Kratos (in greco antico , lett. "forza", "vigore", "robustezza", e/o "potenza e disciplina”) è un personaggio immaginario, e il protagonista e antieroe della serie di videogiochi God of War.
Oltre che in tutti i titoli della serie è apparso anche in: Soulcalibur: Broken Destiny, in LittleBigPlanet (come costume DLC), in Mortal Kombat, in PlayStation All-Stars Battle Royale, in Shovel Knight e in Fortnite Battle Royale (come skin acquistabile dal giocatore).
Creazione e concezione Il nome di Kratos (in greco "forza", "potere") deriva da Cratos, personaggio che nella mitologia greca si alleò con Zeus contro i Titani. Fu anche colui che legò Prometeo alla montagna dove egli poi sconterà la punizione per aver portato il fuoco agli uomini. Nel gioco, invece, Kratos uccide il titano gettandolo nel Fuoco Primordiale proprio per liberarlo dalla sua condanna.
Nell'ottobre 2018 David Jaffe, il creatore del primo capitolo, ha rivelato che per la maggior parte del tempo e dello sviluppo il nome Kratos fu scelto all'ultimo momento, esattamente poco prima che il gioco fosse pubblicizzato alla stampa, e che il nome originale scelto per il personaggio era Dominus.
Biografia Kratos è figlio di una donna, Callisto, proveniente da un anonimo villaggio greco dal quale era fuggita verso Sparta per le accuse di adulterio che gravano su di lei. Da bambino viveva assieme al fratello minore Deimos, privo della forza e della dedizione al combattimento che già contraddistinguevano Kratos.
Uno sventurato giorno Sparta fu attaccata da un esercito comandato da due strane figure venute per prendere Deimos, dato che il re degli dei, Zeus, venne a conoscenza di una profezia in cui un uomo marchiato avrebbe distrutto l'Olimpo, e il ragazzo aveva proprio un marchio su tutto il corpo sin dalla nascita, che lo contraddistingueva da tutti. Kratos, nel tentativo di fermarli, venne colpito all'occhio destro, sul quale avrà per sempre la cicatrice; incapace di muoversi, vide il fratellino allontanarsi per sempre mentre una delle due figure gli si avvicinò chiedendogli perdono: colei non era altro che Atena, la dea della giustizia, e suo fratello Ares, il dio della guerra. Kratos non dimenticò mai quel giorno, e avendo fallito nel salvare suo fratello giurò di non perdere mai contro niente e nessuno, e per onorare il fratello che credeva già morto, dato che gli dèi raramente lasciavano superstiti se catturavano qualcuno, si tatuò sulla pelle un tatuaggio rosso che partiva dalla testa fino al braccio sinistro proprio come il segno che aveva Deimos. Divenuto un formidabile guerriero, Kratos divenne il temuto generale del più grande esercito di tutta la Grecia; successivamente sposò una donna, Lysandra, e da lei ebbe una figlia, Calliope. Alla nascita di sua figlia, la sua pelle venne afflitta da una piaga che l'avrebbe uccisa se non fosse stata curata per tempo con un raro materiale, l'ambrosia. Tutto ciò fu orchestrato da Ares, che maledisse l'intera Grecia intenzionalmente così che Calliope si sarebbe ammalata di sicuro, come prova di fedeltà per Kratos: questo però Kratos non lo sapeva. Dopo aver superato molte avversità e ucciso numerosi campioni che come lui volevano mettere le mani su questo materiale, Kratos riuscì ad ottenere l'ambrosia salvando sua figlia dalla piaga mortale. Ares, vedendo la determinazione di questo guerriero, gli garantì la carriera militare che meritava. Come generale era temuto e rispettato da alleati e nemici, mentre Lysandra era l'unica che, a parte l'amore, lo rimproverava apertamente su ciò che non le piaceva, e Calliope lo vedeva come un padre affettuoso.
Durante una terribile battaglia contro un'orda di barbari, che aveva decimato il suo esercito, Kratos stava per soccombere dinanzi al martello del comandante avversario, il Re dei Barbari Alrik, che fu uno dei campioni in cerca dell'ambrosia, di cui lui voleva farne uso per salvare suo padre, e perdendo giurò vendetta su Kratos. Kratos, ormai alla fine, chiese aiuto ad Ares, a cui era devoto, senza sapere che era lo stesso che rapì Deimos anni prima: se Ares lo avesse aiutato, la sua anima sarebbe stata sua per sempre. Ares lo accontentò e scese dall'Olimpo per dargli le Lame del Caos, due grandi lame infuocate saldate alle sue braccia per mezzo di catene e simbolo della sua forza sottomessa alla volontà del dio: con queste straordinarie armi Kratos uccise il Re Barbaro decapitandolo, e si salvò la vita.
Per molti anni Kratos saccheggiò, razziò e uccise in nome di Ares commettendo crudeltà inimmaginabili finché, durante un attacco ad un villaggio, violò il sacro tempio dedicato Atena ed entró, nonostante l'oracolo l'avesse avvertito di non farlo per nessuna ragione al mondo. Ignorando l'avvertimento Kratos sfondò la porta e, accecato dalla rabbia, uccise chiunque gli si trovasse davanti. All'improvviso Ares teletrasportò di proposito sua moglie e sua figlia nel tempio, e Kratos involontariamente le uccise. L'oracolo allora gli scagliò una maledizione; "le ceneri di sua moglie e di sua figlia resteranno appiccicate alla sua pelle per l'eternità, sbiancandolo, così che tutti sappiano le atrocità compiute". E fu così che Kratos, reso bianco nell'aspetto da questo castigo, fu soprannominato da quel giorno Il fantasma di Sparta, divenne conosciuto e odiato in tutta la Grecia e le sue notti furono perseguitate dall'incubo di quell'ultima uccisione infame in nome di Ares.
Le Furie - God of War: Ascension
Kratos era tormentato dalle allucinazioni riguardo alla sua famiglia; un giorno, sei mesi dopo l'assassinio di sua moglie e sua figlia, un'ombra lo raggiunse e gli rivelò che le Furie erano alla sua ricerca, informandolo inoltre che l'unico modo per combattere le visioni era recarsi a Delfi per consultare l'Oracolo, Aletheia. Kratos partì dunque per Delfi e dopo aver attraversato il villaggio di Cirra riuscì a raggiungere il tempio grazie a un ponte attivato da tre statue di serpenti giganti. Il viaggio non fu comunque privo di rischi e Kratos venne attaccato da svariati mostri, tra i quali addirittura una Chimera e una Manticora. Raggiunto il tempio Kratos fu costretto a scontrarsi con Castore e Polluce, guardiani dell'Oracolo fusi in un unico corpo: dopo un intenso scontro i guardiani decisero di far precipitare l'Oracolo da un precipizio per impedire allo spartano di raggiungerla, ma Kratos riuscì a scaraventare giù anch'essi e a ucciderli. Dal loro corpo Kratos ottenne la Gemma di Uruboro, con la quale acquisì la capacità di sanare o deteriorare edifici e costruzioni. Lo spartano raggiunse così l'Oracolo, ormai morente: essa gli rivelò che l'ombra altri non era che la Furia Orkos e che il modo per liberarsi dalle illusioni era raggiungere la Lanterna di Delo, morendo subito dopo. Kratos, così, raggiunse il porto e si imbarcò alla volta di Delo.
Sulla nave, Kratos incontrò Orkos, che gli rivelò di essere il figlio di Ares e della regina delle Furie, Aletto. Ares pensava infatti di aver creato il guerriero perfetto con cui avrebbe rovesciato Zeus, ma Orkos lo deluse e da allora aiutò le madri a far mantenere i giuramenti; tuttavia il patto ingiusto di Orkos gli fece capire la crudeltà delle sue madri, e quindi prese la decisione di aiutare Kratos. Lo spartano ha infatti compiuto tre prove di sangue per Ares (ha versato il sangue dei nemici, degli innocenti e della sua famiglia), il quale lo vuole usare per sconfiggere Zeus.
Raggiunta Delo, Kratos iniziò un percorso per raggiungere la lanterna, ma venne più volte ostacolato da un mostro marino. Kratos venne poi raggiunto dalle Furie Megera e Tisifone, che lo affrontarono in un paesaggio a metà tra realtà e illusione. Durante questo scontro il mostro marino affondò la Lanterna di Delo. Quando Kratos era sul punto di avere la meglio sulle Furie, venne immobilizzato dalla loro regina, Aletto, ma venne salvato da Orkos, che gli permise di fuggire e gli affidò la sua Pietra del Giuramento, che donerà allo spartano il potere di sdoppiarsi temporaneamente.
Kratos, dopo un lungo percorso, riuscì a ricostruire la statua di Apollo che sorreggeva la Lanterna e a farla riemergere dagli abissi. Entrato nella Lanterna, Kratos ottenne gli Occhi della Verità, che gli diedero il dono di smascherare le illusioni delle Furie. Orkos gli rivelò che gli Occhi appartenevano all'Oracolo, alla quale erano stati strappati dalle Furie per impedire che potesse riferire a Zeus del complotto ai suoi danni che aveva visto.
Kratos venne però raggiunto dalle Furie, che lo catturarono e lo portarono alla loro prigione. Aletto gli rubò gli Occhi della Verità, Tisifone la Pietra del Giuramento di Orkos e Megera la Gemma di Uruboro. Mentre era prigioniero, Kratos venne raggiunto da Megera, che lo liberò accidentalmente nel tentativo di colpirlo. Kratos iniziò quindi a inseguire Megera, la quale gli scatenò contro le mani del centimane, infettate dai suoi parassiti; avendo Kratos distrutto diverse mani, Megera risvegliò la testa di Briareo, che però venne pugnalata da una delle sue stesse mani comandata da Kratos. Lo spartano attaccò dunque Megera, uccidendola con le Lame del Caos e recuperando la Gemma di Uruboro dal suo cadavere. Lo spartano, però, cominciò a essere tormentato dalle illusioni create dalla Furia Tisifone, che gli scatenò contro una creatura alata da lei creata, alla quale Kratos strappò la Pietra del Giuramento, tornandone in possesso. La Furia, così, si diede alla fuga.
Lo spartano finì però vittima di un'illusione di Aletto, che si finse sua moglie, e gli chiese di unirsi a loro per rovesciare Zeus. Kratos, però, le rubò gli Occhi della Verità, smascherando l'illusione, e Aletto decise così di ucciderlo. La Furia assunse le sembianze del mostro marino, simile a un calamaro gigante, e attaccò lo spartano con l'aiuto di Tisifone. Dopo un lungo scontro, Kratos riuscì a uccidere entrambe le Furie e a ottenere la sua libertà. Tornato a casa, Kratos incontrò Orkos, che lo informò di essere diventato testimone del patto tra lui e Ares, e che quindi l'unico modo per liberare entrambi dai loro tormenti era quello di ucciderlo. Kratos uccise quindi a malincuore l'amico, e da allora divenne libero ma con un immenso desiderio di vendetta nei confronti di Ares.
La scelta di Kratos - God of War: Chains of Olympus
Kratos capì che sua moglie e sua figlia erano state condotte al tempio per volere di Ares, che, eliminati gli ultimi legami al mondo mortale, avrebbe potuto renderlo la sua perfetta macchina da guerra. Kratos si mise così al servizio degli dèi, cercando il modo per espiare i suoi peccati facendosi cancellare la memoria e al tempo stesso di vendicarsi di Ares. Patrocinato da Atena, ebbe un grande ruolo nella sconfitta dell'esercito persiano che aveva invaso l'Attica, uccidendo il loro re Serse e il suo Basilisco; al ritorno, però, vide che il Carro del Sole guidato dal dio Elio venne fatto precipitare da una forza sconosciuta, entrando nell'Ade.
Approfittando dell'occasione, il dio dei sogni, Morfeo, riuscì a coprire il mondo con una fitta nebbia e Atena, poco prima di entrare in un sonno perenne, ordinò a Kratos di riportare il Sole sulla terra.
Sconfitto da Caronte (successivamente, uscito dal Tartaro, Kratos affronta nuovamente Caronte, sconfiggendolo) ed entrato nel Tartaro, Kratos scoprì che dietro il furto del Sole c'era Persefone, moglie di Ade, che si era ribellata agli dèi che l'avevano costretta a sposarsi con la forza: pur di riavere la sua vendetta, si alleò col titano Atlante, il quale avrebbe distrutto il pilastro che reggeva l'Olimpo e l'intera Terra a patto che egli fosse stato liberato (cosa che Kratos non permise).