Anni d'America. La ricostruzione 1944-1951 è un'opera del 1984 di Egidio Ortona.

L'Autore fornisce in questo testo la versione di fatti dei quali fu parte attiva e/o testimone oculare e la sua interpretazione delle loro cause, remote ed attuali, e delle implicazioni ad essi relative. Gli eventi esposti Anno 1944 Raffaele Mattioli, Enrico Cuccia, Quinto Quintieri, Mario Morelli e Ortona, questi erano i componenti la delegazione che il 3 novembre 1944 partì per Washington al fine di richiedere al governo statunitense aiuti per l'Italia che stava per avviare una faticosa ricostruzione post-bellica. Si era alla vigilia delle elezioni statunitensi e Franklin D. Roosevelt, che si presentava per la sua terza volta alla carica di presidente, aveva una particolare attenzione ai voti degli italo americani, influenti e numerosi. La missione italiana fu sollecitata, all'insaputa degli inglesi, dallo stesso segretario di stato statunitense, Cordell Hull, e doveva avere carattere puramente tecnico per illustrare la situazione italiana al Dipartimento del Tesoro ed al Congresso. In quei mesi l'atteggiamento più duro e intransigente sulle clausole dell'armistizio era tenuto dal Regno Unito e da Winston Churchill in particolare, che ne voleva una rigida applicazione, oltre a propendere per una soluzione conservativa e monarchica del dopoguerra italiano. Uno dei problemi principali era rappresentato dalle am-lireValuta che l'AMGOT mise in circolazione in Italia dopo lo sbarco in Sicilia del luglio 1943; il rapporto am-lire / dollaro statunitense era 100:1., la moneta emessa dalle truppe di occupazione per i pagamenti degli stipendi ai militari e per le forniture. Gli alleati, agli inizi di ottobre, avevano chiesto di porre le spese dei supplies and services (forniture e servizi) a carico diretto del bilancio, interrompendo la prassi del pagamento con le amlire e questo avrebbe aggravato notevolmente lo stato dei nostri conti che già versavano in condizioni drammatiche. Questo passo avrebbe inoltre comportato l'accettazione di quelle clausole dell'armistizio maggiormente vessatrici nei nostri confronti, che la missione italiana intendeva modificare. Roosevelt, negli stessi giorni, introduceva una sorta di sanatoria per una parte delle amlire emesse dagli organi di occupazione, in modo tale che una parte del loro ammontare fosse considerato come credito in dollari a favore di acquisto merci da parte dell'Italia. Ciò, fra l'altro, comportava un'interpretazione a noi favorevole di alcune clausole dell'armistizio e una apertura, soprattutto relativamente all'art. 23 delle disposizioni addizionali del 29 settembre 1943, che stabiliva l'obbligo dell'Italia di «mettere a disposizione la valuta italiana che le Nazioni Unite domanderanno e a riscattare la valuta emessa dalle Nazioni Unite durante le operazioni militari o l'occupazione». Di fatto questa formulazione si prestava a diverse interpretazioni e l'atto di Roosevelt poneva le premesse formali per una via più a noi favorevole in termini monetari ed economici, escludendo una cessione non rimborsabile, e apriva la possibilità, fino ad allora preclusa, di effettuare da parte nostra acquisti all'estero. Con queste premesse il mandato della missione italiana divenne molto più ampio di quello previsto dagli americani per una semplice delegazione tecnica che doveva illustrare la situazione italiana e venivano redatte tre lettere di presentazione indirizzate rispettivamente al Presidente Roosevelt, al segretario di Stato Cordell Hull e al Segretario al Tesoro Henry Morgenthau Jr..

Anno 1945 La missione Quintieri – Mattioli si conclude con un nulla di fatto mentre il vertice di Jalta tra Churchill, Iosif Stalin e Roosevelt risentì, nella formulazione finale, della precaria condizione di salute del Presidente statunitense, che morì pochi mesi dopo, il 12 aprile del '45. Harry Truman, che in qualità di vicepresidente ne raccolse la successione, era allora ancora considerato un oscuro senatore dello Stato del Missouri, scelto dal suo predecessore proprio perché non in grado di oscurarne l'immagine. I fatti smentirono presto questa superficiale impressione. La situazione italiana era caratterizzata dall'instabilità politica: si ebbero infatti due governi Bonomi, un governo Parri e, alla fine dell'anno, venne formulato il primo governo di Alcide De Gasperi. Fu nominato ambasciatore negli Stati Uniti Alberto Tarchiani che, dietro diretto consiglio di Mattioli, continuerà ad avvalersi della collaborazione di Ortona. Gran parte dell'attività della nostra diplomazia era indirizzata al proseguimento degli obiettivi della precedente missione, con vicende e successi alterni. Segretario di Stato statunitense fu nominato Edward Reilly Stettinius, personalità instabile e non all'altezza del compito da svolgere. L'azione finanziaria della nostra diplomazia si svolse su tre fronti: l'UNRRA, l'Export Import Bank e la FEA (Federal Economic Administration) per quanto concerneva il military program, con atteggiamenti non sempre coerenti tra le diverse entità. Per l'UNRRA infatti, gli aiuti dipendevano dalla dimostrazione di non poter rifondere quanto ricevuto, per l'EIB l'esatto contrario. L'Italia peraltro, non fu invitata alla conferenza di San Francisco dove vennero tracciate le basi per la creazione dell'ONU, alla quale verremo ammessi solo dieci anni dopo. Altre questioni discusse in quel periodo erano la nostra dichiarazione di guerra al Giappone, fatto puramente formale, e il problema di Trieste. Per quanto riguarda la prima, cui tenevano in particolar modo gli statunitensi, essa fu formulata il 15 luglio, quando già era in corso l'incontro di Potsdam; per Trieste fu decisivo l'atteggiamento di Truman, che si pronunciò decisamente contrario a che gli alleati non ottenessero il diretto controllo della città unitamente a Pola, Monfalcone e Gorizia, posizione che provocò un duro proclama del generale Harold Alexander che fugava ogni dubbio sulle intenzioni alleate. Il 14 agosto il Giappone si arrese e terminò così la seconda guerra mondiale. Il 10 dicembre Alcide De Gasperi divenne Presidente del Consiglio.

Anno 1946 A metà marzo l'Italia riusciva ad essere ammessa alla riunione dell'UNRRA che si svolse ad Atlantic City, dove iniziò a manifestarsi un aperto dissidio tra gli statunitensi e i sovietici. Erano i giorni in cui Churchill pronunciava il famoso discorso di Fulton nel Missouri introducendo l'immagine della cortina di ferro eretta dai sovietici nel cuore dell'Europa e con la quale era di fatto stato proposta un'alleanza anglo – statunitense in chiave antisovietica. L'Italia riuscì ad essere ammessa in due importanti organismi che si costituirono il quell'anno: il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Banca Mondiale), adesione che avvenne con il versamento paritetico di quote per 180 milioni di dollari. Ai vertici dell'amministrazione statunitense James Francis Byrnes, avvocato, successe a Stettinius. Si aprì in agosto la conferenza di pace a Parigi, dove Byrnes fu l'unico a stringere significativamente la mano ad Alcide De Gasperi quando scese dal palco. La partenza di Don Sturzo dagli USA, inizialmente programmata per l'ottobre del 1945, venne rimandata, anche su preghiera del cardinale Amleto Cicognani, poiché si era alla vigilia del referendum tra monarchia e repubblica. Sturzo, dopo essere stato inizialmente abbastanza blando nell'incolpare la monarchia, aveva successivamente assunto una posizione di assoluto favore per la soluzione repubblicana, non proprio coincidente con quanto pensavano alcuni vertici ecclesiastici e parte della stessa Democrazia Cristiana. Ortona rientrò momentaneamente in Italia dove, nel frattempo, il ministero degli esteri era stato affidato, il 18 ottobre, a Pietro Nenni. Ortona incontrò Luigi Einaudi, governatore della Banca d'Italia, Donato Menichella, direttore generale della medesima, Guido Carli, direttore dell'Ufficio italiano cambi, e Mario Ferrari Aggradi che ricopriva ancora la carica di segretario generale del Comitato per la Ricostruzione. In Italia le elezioni amministrative del 10 novembre, nelle quali furono coinvolte importati città (Roma, Torino, Genova, Firenze, Napoli e Palermo) videro l'incremento dei partiti di sinistra, specificatamente comunisti e socialisti, e della destra estrema a discapito della Democrazia Cristiana, per la quale si pose il problema di una scelta di indirizzo. Questa scelta fu precisata da Attilio Piccioni in un articolo su Il Popolo del 10 dicembre, nel quale egli affermò che «la DC farà blocco a sé», ed a questa decisione s'allinearono tutte le correnti del partito. Si andava preparando il viaggio di De Gasperi negli Stati Uniti.

Anno 1947 De Gasperi giunse negli Stati Uniti il 5 gennaio 1947 e la decisione di questa visita fu il frutto di una concomitanza di intenti sia del governo italiano, sia di quello statunitense. Il pretesto era stato l'invito della rivista Time a partecipare a un forum, organizzato dal Council of Word Problems a Cleveland, al quale avrebbero dovuto partecipare vari statisti europei per dibattere i problemi del dopoguerra. Chiaramente questo invito era stato anche sollecitato dal governo statunitense e dal futuro ambasciatore a Roma, Jimmy Dunn. Ad accompagnare il nostro Presidente del Consiglio vi erano Pietro Campilli, ministro per il Commercio Estero, Menichella, direttore generale della Banca d'Italia, Carli, capo dell'Ufficio Cambi, Vittorio Zoppi, Segretario generale del Ministero degli Esteri, e la figlia del Presidente del Consiglio, Maria Romana. Dopo una partenza stentata, la vista si svolge bene anche grazie alla concessione all'Italia da parte della Banca Import Export di un prestito di 100 milioni di dollari e alla formale assicurazione della concessione di 50 navi Liberty. Proprio in quei giorni il Segretario di Stato statunitense Byrnes lasciava la sua carica, dissentendo da Truman sulla politica dura da tenersi con il blocco sovietico, e venne sostituito dal generale George Marshall. Il successo, seppure più formale che sostanziale, del viaggio in USA e la netta virata della politica statunitense nei confronti del blocco comunista determinarono anche in Italia un cambiamento nella formulazione del terzo dicastero di De Gasperi, che nel rimpasto dei primi di febbraio affidò solo tre ministeri alle forze di sinistra, che vennero poi definitivamente estromesse dalla compagine governativa nel governo che si formò il 6 giugno successivo. Ai primi di marzo l'Inghilterra comunicava agli Stati Uniti di non poter proseguire nel programma di aiuti alla Grecia e chiedeva agli Usa di intervenire in questo senso anche in Turchia. Questo fatto determinò un punto di svolta nella politica statunitense, che si vide costretta ad un intervento diretto per arginare l'espansione comunista. Si andava quindi formulando quella che verrà definita successivamente la dottrina Truman, compendiata in due punti essenziali: «deve essere politica degli Stati Uniti recare aiuti ai popoli che stanno resistendo ai tentativi di soggiogamento da parte di minoranze armate o di pressioni esterne»; «gli Stati Uniti debbono assistere i popoli liberi a forgiare a loro modo il proprio destino».