La teoria della comunicazione è lo studio teorico sui fondamenti della trasmissione di segnali tra un sistema e un altro di uguale o diversa natura.

Descrizione Definizioni Comunicare, dal latino communis = che appartiene a tutti, significa propriamente condividere, "mettere qualcosa in comune con gli altri". L'atto della comunicazione ha infatti lo scopo di trasmettere a qualcuno informazioni e messaggi. È comunemente accettato tuttavia che "non è possibile non comunicare", secondo un'idea centrale del lavoro di Paul WatzlawickIl cui lavoro principale è Pragmatica della comunicazione umana, scritto con Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson, colleghi di Palo Alto. La trad. italiana di Massimo Ferretti è pubblicata da Astrolabio, Roma 1971 e successive ed.. Anche la comunicazione non efficiente è una comunicazione. Rifiutare di comunicare è comunicare che non si vuole comunicare.

In questo senso si differenzia dalla Teoria dell'informazione, che può riguardare anche la comunicazione tra macchina e macchina. In ambito umano, per esempio, non esistono ridondanza o rumore, quel che viene comunicato in eccesso ha comunque valore connotativo. I modi di comunicare sono numerosi e vari, come varie e numerose sono le informazioni che si possono trasmettere. Tuttavia, al di là di tanta varietà, è possibile individuare il meccanismo della comunicazione e le caratteristiche fondamentali che sono comuni a ogni atto comunicativo.

La relazione tra chi parla e chi ascolta è sempre bilaterale, nel senso che riguarda entrambi coloro che si relazionano al messaggio, possono scambiarsi di posto e si adattano a riconsiderare il codice comune (negli atti principali e reciproci di comprensione e apprendimento), sia a livello verbale sia a livello non verbale. La teoria della comunicazione ha inoltre a che fare con la sociologia (formazione e conformazione alle norme sociali del linguaggio), l'estetica (accuratezza della forma), psicologia (relazioni interpersonali svolte attraverso gli atti e gli eventi comunicativi) ecc.

Il principio di Shannon e Weaver Claude Shannon e Warren Weaver, in ambito matematico, avevano elaborato nel 1949 una teoria matematica della comunicazione basata sugli esperimenti di trasmissione elettrica di informazioni.

Il loro schema prevede:

Una sorgente dell'informazione: essa «genera un messaggio o una sequenza di messaggi che devono essere comunicati al terminale ricevente». Un trasmettitore: esso «opera in qualche modo sul messaggio per produrre un segnale adatto alla trasmissione sul canale». Un canale: «è [...] il mezzo impiegato per trasmettere il segnale dal trasmettitore al ricevitore». Il canale potrebbe essere soggetto a dei disturbi, provocati da una fonte del rumore, a causa dei quali il messaggio ricevuto potrebbe manifestare «alterazioni, [...] errori, [...] materiale estraneo [...]». Un ricevitore: «compie [...] l'operazione inversa di quella compiuta dal trasmettitotre, ricostruendo il messaggio dal segnale». Una destinazione: «è la persona (o la cosa) cui è diretto il messaggio».

La fonte codifica un messaggio, che diventa un segnale (eventualmente privato di parte o tutta la ridondanza) che viaggia su un canale (che può introdurre rumore) e diventa segnale ricevuto, che va decodificato affinché diventi il messaggio ricevuto in forma comprensibile dal destinatario.

Jakobson e le sei funzioni della comunicazione

Il linguista Roman Jakobson ha schematizzato sei aspetti fondamentali della comunicazione verbale, che sono tuttavia riconducibili anche ad altre forme di comunicazione, comprese quelle che utilizzano un linguaggio non verbale ma che si servono, ad esempio, di suoni o di gesti.

Egli ha individuato: un mittente (o locutore, o parlante) che è colui che invia un messaggio che è l'oggetto dell'invio un destinatario (o interlocutore), che riceve il messaggio, il quale si riferisce a un contesto (che è l'insieme della situazione generale e delle circostanze particolari in cui ogni evento comunicativo è inserito). Per poter compiere tale operazione sono necessari un codice che risulti comune a mittente e destinatario, e un contatto (o canale) che è una connessione fisica e psicologica fra mittente e destinatario, che consenta loro di stabilire la comunicazione e mantenerla.

Secondo Jakobson, ai sei fattori della comunicazione verbale corrispondono sei funzioni del linguaggio: la funzione referenziale (riferita al contesto) la funzione emotiva (riferita al mittente) la funzione conativa (riferita al destinatario) la funzione fàtica (riferita al contatto, o canale) la funzione poetica (riferita al messaggio) la funzione metalinguistica (riferita al codice).

Si ha funzione referenziale (puntamento verso ciò di cui si parla) quando, nel comunicare qualcosa, il parlante collega due serie di elementi: le parole con i referenti, compiendo un'operazione che è alla base del linguaggio, la referenza. Il parlante, per poter compiere questo processo, deve possedere una conoscenza extra-linguistica che gli permetta di comprendere e utilizzare il fenomeno della correferenza oltre che condividere il codice per una competenza testuale comune.

Si ha funzione emotiva quando il mittente cerca di mostrare, nel proprio messaggio, lo stato d'animo, utilizzando vari mezzi, come una particolare elevazione o modulazione del tono della voce, espressioni "forti" o alterazione del normale ordine delle parole.

Si ha funzione conativa (dal latino conari = intraprendere, tentare) o persuasiva quando il mittente cerca di influire sul destinatario, come mediante l'uso del vocativo o dell'imperativo.

Si ha funzione fàtica (dal latino fari = pronunciare, parlare e dalla radice di grado forte "φα-" del verbo greco "φημί") quando ci si orienta sul canale attraverso il quale passa il messaggio e si cerca di richiamare l'attenzione dell'ascoltatore sul funzionamento dello stesso ("pronto?", "mi senti?", "attenzione, prova microfono!").

Si ha funzione poetica quando, orientandoci sul messaggio, si pone al centro dell'attenzione l'aspetto fonico delle parole, la scelta dei vocaboli e della costruzione formale. Questa funzione poetica non appare solamente nei testi poetici e letterari, ma anche nella lingua di tutti i giorni, nel linguaggio infantile o in quello della pubblicità.

Si ha funzione metalinguistica quando all'interno del messaggio sono presenti elementi che definiscono o ridefiniscono il codice stesso, come chiedere e fornire chiarimenti su termini, parole e grammatica di una lingua.

Queste funzioni non compaiono quasi mai isolatamente, e sono in potenza sempre presenti tutte, ma può accadere che un messaggio sia volutamente e contemporaneamente emotivo e conativo, oppure poetico ed emotivo.

M.A.K. Halliday e le tre funzioni fondamentali nel linguaggio dell'adulto M.A.K. Halliday, linguista britannico, individua nel linguaggio dell'adulto tre funzioni fondamentali:

funzione ideativa, che serve per esprimere l'esperienza che il parlante possiede del mondo reale, compreso il suo mondo interiore; funzione interpersonale che permette l'interazione tra gli uomini e serve per definire le relazioni che intercorrono tra il parlante e l'interlocutore; funzione testuale che serve per costruire testi ben formati e adatti alla situazione cui si riferiscono.

Il fenomeno del linguaggio umano è complesso e inesauribile e molti sono gli studi ad esso riferiti, studi che inglobano e accomunano discipline diverse, non solo la linguistica, ma anche la psicologia, la sociologia, la filosofia, l'antropologia.

Comunicazione narrativa In narratologia, che studia la comunicazione narrativa e letteraria, il modello si complica con altre figure, per cui il mittente reale ha un mittente modello (la propria rappresentazione all'interno del testo) e un lettore modello (come si immagina sia il proprio lettore) diverso dal destinatario reale, il quale a sua volta ricostruisce un suo modello di autorePer una introduzione ai concetti si vedano Maria Corti, Principi della comunicazione letteraria, Bompiani, Milano 1976 e Cesare Segre, Avviamento all'analisi del testo letterario, Einaudi, Torino 1985..

Questi studi hanno coinvolto studiosi come Seymour Chatman, Gérard Genette, Umberto EcoDi cui in particolare si vedano il Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano 1975 e Lector in fabula, ivi, 1979. e, in particolare nello studio dei personaggi Vladimir Propp, Claude Bremond, Gerald Prince, Algirdas Julien Greimas e altri.

Comunicare in psicologia Oltre ad avere contenuto, infatti, un atto di comunicazione ha un livello che può essere persino indifferente a cosa sta dicendo di per sé, ma che in genere è ben incastrato dentro il messaggio stesso, questo è il piano della relazione. La comunicazione quindi è un'interazione interpersonale e psicologica. Parlando si decidono le leadership, influenzando il rapporto tra i comunicanti.

Valgono in questo settore i concetti di classe, individuo, regola, ridondanza, persuasione, variazione lessicale, come usare o meno una sintassi condivisa, riferire termini tecnici o stabilire attraverso il linguaggio gerarchie e posizioni di privilegio, anche attraverso prossemica e cinesicaSi veda Pio Ricci Bitti e Bruna Zani, La comunicazione come processo sociale, Il Mulino, Bologna 1990..

Oltre a parlare di codice, si parla qui anche di repertorio linguistico, come insieme di risorse che può essere impiegato o meno, e di patrimonio linguistico, come regole di interpretazione delle conoscenze comuni. In questo senso si considera, come a livello sociologico, la comunicazione come scambio, negoziato, offerta di inferenza e, come in estetica, di quali limiti siano accettabili nell'atteggiamento interpretativoSi veda ancora Umberto Eco, I limiti dell'interpretazione, Milano: Bompiani, 1990 e Interpretazione e sovrainterpretazione, ivi, 1995..

Comunicazione in pedagogia Alcuni studi sulla comunicazione riguardano la formazione del linguaggio nei bambini, come si sviluppa dalle prime reazioni alla voce della madre ai propri suoni di lallazione, attraverso i processi di educazione e istruzione, fino alla competenza linguistica adulta.

Comunicare in sociologia, etnografia e antropologia Se comunicare è mettere in comune, esiste un ambito di analisi che riguarda la comunicazione come rapporto tra linguaggio e società, con la concezione rituale e di conservazione della società che attraverso la comunicazione instaura pratiche di conferma dei propri riti.

Insomma, la comunicazione avviene sempre all'interno di una situazione sociale. In questo senso si vedano gli studi di Erving Goffman o Barnett W. PearceDi quest'ultimo si veda soprattutto Comunicazione e condizione umana, a cura di Claudio Baraldi e Pietro Barbetta, Franco Angeli, Milano 1993.. E si consideri anche la funzione del dialetto e di altre comunità linguistiche.

Nelle relazioni dialogiche e possono esserci alternanza, in cui si parla selezionado linguaggi diversi, co-occorrenza, in cui nella conversazione si sovrappongono linguaggi diversi, o sequenza, in cui vige l'ordine di norme a cui riferirsi.

Anche nel rapporto con il potere (come suo strumento e nella relazione con il segreto), la comunicazione è un controllo sociale, con procedure di esclusione, verificabilità, organizzazione rituale delle discipline e indottrinamento coatto. In questo ambito gli studi di Michel Foucault possono fornire una prima analisiSi veda per esempio L'ordine del discorso, trad. Alessandro Fontana, Einaudi, Torino 1972..

Comunicazione tecnica