La Dalmazia (AFI: ; , , in montenegrino e , ) è una regione storico-geografica sulla costa orientale del mare Adriatico, che si estende dalle isole Quarnerine a nord-ovest, sino al fiume Boiana, attuale confine tra Montenegro e Albania, a sud-est, politicamente suddivisa tra Croazia, Montenegro e Bosnia ed Erzegovina (quest'ultima nel breve tratto presso la localitá portuale di Neum).

Geograficamente è una sottile striscia di terra corrispondente al versante marittimo delle montagne balcaniche che costeggiano il mare Adriatico, che solo nella sua parte centrale si estende fino a verso l'entroterra (Zagora), fino alle Alpi Dinariche. Il suo nome deriva dall'antico popolo dei Dalmati (in latino Dalmatae o Delmatae: a sua volta questo nome deriva dalla parola illirica delmë, che significa pecora) e venne utilizzato ufficialmente per denominare la regione quando la Dalmazia fu staccata dall'Illirico e costituita come provincia romana (10 d.C.).

Geografia politica La Repubblica di Croazia possiede la maggior parte del territorio dalmata, compreso nelle quattro contee, i cui capoluoghi sono Zara, Sebenico, Spalato e Ragusa. Ricadono nella regione geografica dalmata anche parte delle odierne contee croate di Segna e di Fiume (ovvero le rispettive isole e lo stretto tratto di costa che corre ai piedi delle Alpi Dinariche, a partire dalla linea Fiume-Passo di Vrata o Porta Liburnica).

Il Montenegro possiede la regione dalmata delle Bocche di Cattaro, comprendente le città di Castelnuovo di Cattaro, Teodo, Cattaro, Budua, e a sud-est delle Bocche di Cattaro il litorale adriatico di Antivari, Dulcigno e parte della municipalità di Cettigne, senza però che a questo territorio corrisponda anche una regione amministrativa.

La Bosnia-Erzegovina possiede un breve tratto di costa lungo circa attorno alla cittadina di Neum, sul canale della Narenta, che costituisce anche il suo unico sbocco al mare.

Orografia, isole e idrografia La parte settentrionale della Dalmazia, a nord del fiume Zermagna - o Morlacchia - è una stretta regione corrispondente all'incirca al versante marittimo dell'ala settentrionale della Grande Cappella (dal passo di Urata fino all'incontro coi Velebiti) e dei monti Velebiti.

La sua parte meridionale (a sud del fiume Cettina), consta del versante marino delle alture erzegovine dei monti Albi () e montenegrine. Le cime più importanti della Dalmazia sono il Troglav (), il Dinara (), il Monsaureo (), il monte Capraro e il monte Orjen ().

Fanno parte della Dalmazia tutte le isole dell'Adriatico orientale. Le principali isole dalmate, escludendo le isole quarnerine, sono: Pago, Isola Lunga, Ugliano, Pasman, le Incoronate, Brazza, Lesina, Curzola, Lissa, Lagosta e Meleda.

I fiumi più importanti della Dalmazia sono la Zermagna, la Cherca, la Cettina e il delta della Narenta, fiume erzegovese che sfocia a sud dei monti Albi.

Il principale specchio d'acqua dolce dalmata, il lago di Vrana, si trova nella Dalmazia settentrionale, sulla costa fra Zara e Sebenico.

Il terreno è di natura calcarea, per cui sono molto frequenti fenomeni carsici come la formazione di doline, foibe e grotte. La Dalmazia ha una ricca idrografia sotterranea.

Clima La Dalmazia centrale è separata dal resto della penisola balcanica dalle Alpi Dinariche.

La Dalmazia gode di clima mediterraneo, con inverni miti e piovosi ed estati calde e secche, grazie alle catene montuose che riparano la regione dalle correnti d'aria fredda provenienti dai Balcani.

Comunicazioni Ai tempi dell'Impero austro-ungarico venne realizzata la ferrovia Dalmata, che collega Tenin a Spalato con diramazione da Percovich a Sebenico. Tale linea fu collegata al resto della rete jugoslava dalle linee della Lika e dell'Una. È presente anche la linea Tenin-Zara.

Più a sud è presente un breve tratto della linea Sarajevo-Porto Tolero.

In passato, erano in esercizio alcune linee a scartamento ridotto: la Spalato-Signo e la Čapljina-Zelenica con diramazione Uskoplje-Ragusa.

Le comunicazioni automobilistiche avvengono maggiormente lungo le rotabili costiere, ed un'autostrada Zagabria-Zara-Spalato-Porto Tolero (Dalmatina) si affianca alla ferrovia.

Data la natura del territorio, buona parte del trasporto è su acqua, e tutte le principali città dalmate sul mare hanno un porto.

Economia

La Dalmazia non ha vaste estensioni di terreno adatte all'agricoltura. Come altre regioni costiere del Mediterraneo limita la propria produzione alla vite da vino, all'ulivo e ad altre colture arboricole. Nella regione centromeridionale (fra Spalato e Ragusa) è diffusa la coltivazione del tabacco. Nel delta del Narenta si espande la produzione dei mandarini, delle arance e del kiwi.

Il sottosuolo è povero, eccezion fatta per alcuni giacimenti di bauxite, che alimentano una piccola industria siderurgica sulla costa, a Sebenico ed a Punta Lunga. Sulla costa si ricava il sale marino. Nei pressi di Spalato si estrae minerale di calcio, che alimenta i locali cementifici.

La natura montuosa del territorio - tuttavia - ha consentito la realizzazione di impianti idroelettrici, attualmente gli unici della Croazia.

Eccezion fatta per il polo industriale di Spalato (cementifici, impianti chimici, cantieri navali, industria conserviera) la principale attività economica della regione resta il turismo, attratto dalle bellezze naturali e storiche dalmate.

Natura L'immenso numero di cale, isole e canali, rende la Dalmazia particolarmente attraente per le regate ed il turismo nautico in generale. Inoltre esiste un discreto numero di porti turistici. La Dalmazia è anche protetta da diversi parchi nazionali che sono attrazioni turistiche: Paklenica, l'arcipelago delle Incoronate, le rapide del fiume Cherca (Nacionalni park Krka) e l'isola di Meleda. Nella Dalmazia centrale si trova la grotta di Vranjača.

Storia

Protostoria

Si suppone che al momento della prima invasione indoeuropea dell'Europa, l'area adriatica, e quindi anche la Dalmazia, fu occupata da un gruppo di popolazioni affini fra loro, i Liburni, i Giapidi o Japudes e glIstri, nell'area orientale, gli Apuli o Japigi nell'area occidentale, sulla penisola italiana.Si notino le affinità semantiche tra -pikeni, ja-pudes, ja-pigi, a-pulji, li-burni. L'area della Dalmazia odierna probabilmente era occupata da tribù di pastori, dediti occasionalmente anche alla pesca e alla pirateria, i Dalmati (Dalmatae) o Delmati.

Tale area si congiungeva, nella sua parte più settentrionale, in prossimità del golfo del Quarnero, con quella occupata dai popoli che diedero vita alla cultura dei castellieri. Il centro urbano principale dei dalmati era Delminium, oggi probabilmente in Erzegovina (poi Duvno, attuale Tomislavgrad), e forse perché originari di questa città già dal 170 a.C. presero il nome con cui sono noti ancora oggi. .

Già dal 153 a.C. i Dalmati erano uniti in una lega e nemici del popolo romano. Publio Cornelio Scipione Nasica li sconfisse per la prima volta e distrusse Delminio. Alcuni storici ricordano anche incursioni celtiche nella costa dalmata, che raggiunsero Salona, arginate poi dai romani.

Età romana L'area della Dalmazia era tradizionalmente compresa in un vasto territorio corrispondente grossomodo alla Ex-Jugoslavia definito Illiria. Già dal III secolo a.C. Roma inviò ambasciate e spedizioni militari in quest'area per contrastare la pirateria e per favorire i commerci dei cittadini nell'area balcanica. Nel 169 a.C. i Giapidi e i Liburni del Quarnero, popoli all'epoca dediti alla pirateria che ostacolavano i commerci fra l'Epiro e l'area padano-veneta, furono sconfitti dal console Gaio Cassio Longino: la loro sottomissione definitiva avvenne però solo quaranta anni più tardi, nel 129 a.C.

Il dominio romano nell'area fu molto instabile, non furono costituiti municipia, salvo che Iadera (59 a.C.), Salonae (155 a.C.), Narona ed Epidaurum (167 a.C.) nel Regnum Illyricum, e le popolazioni locali erano sempre pronte a ribellarsi, tanto che la conquista effettiva avvenne solo nel 118 a.C. ad opera di Lucio Cecilio Metello, che respinse un'invasione dei Celti nell'area, e quindi nel 33 a.C. con la nascita della provincia romana di Dalmatia.

Nei cinque secoli successivi la Dalmazia fu completamente romanizzata, dando all'Impero romano finanche alcuni imperatori.

Cristianesimo e la Repubblica di Venezia

Il cristianesimo si affermò sulla costa dalmata già nel I secolo, ma penetrò nell'entroterra della provincia di Dalmazia molto lentamente, con un notevole ritardo rispetto ad altri territori romani.

Sebbene la più antica sede episcopale risalga al 65 secondo la tradizione, Salona, di cui vescovo sarebbe stato il discepolo di Paolo Tito, le prime diocesi territoriali risalgono al III secolo e sono quella metropolitana di Salona (san Venanzio vescovo dopo il 250, san Doimo vescovo martire nel 304, traslata a Spalato nel VII secolo), Zara (prima del 341), Epidauro (prima del 530, traslata a Ragusa nel VII secolo), Scardona (prima del 530, unita al Sebenico nel 1828), Macaria (prima del 532), Traù (dopo il 970).

Fu occupata temporaneamente dai Visigoti nel 399 ma tornò quasi immediatamente sotto il dominio romano; in seguito all'assassinio del generale Ezio (455), assassinato dall'Imperatore Valentiniano III, il generale romano Marcellino, amico di Ezio e comes di Dalmazia, si ritenne dispensato dall'essere fedele all'imperatore, ritagliandosi di fatto un dominio in Dalmazia, che tenne come comes rei militaris dell'Illyricum.

In seguito alla morte di Marcellino, suo nipote Giulio Nepote divenne imperatore d'Occidente ma venne deposto (475) dal generale Oreste (padre di Romolo Augusto) e costretto alla fuga in Dalmazia, che governò fino al 480, anno della sua uccisione. In seguito alla morte di Nepote, venne conquistata dagli Eruli solo nel 482, entrando poi in seguito nel Regno ostrogoto (493).

Nel 535 fu conquistata dell'Impero romano d'Oriente in seguito alle campagne di Belisario, divenendo quindi una provincia bizantina, formalmente fino al 1186. Da ca 600 al 900 l'area fu devastata da guerre e anarchia, dalle invasioni degli Avari, degli Slavi e degli Ungari, che spinsero gli Slavi fino alla costa dalmata. Dall'VIII secolo Nona (Nin), Bijaći e Tenin (Knin) furono le sedi dei principi e re croati, nello stesso periodo iniziò la conversione al cristianesimo latino dei croati. Nel X secolo tra la Drava e il mar Adriatico sorse poi il primo stato croato sotto il regno di Tomislao I.

La Dalmazia bizantina fu ridotta a cinque città costiere (Zara, Traù, Spalato, Ragusa e Cattaro) e le isole, mentre il priore di Zara fungeva spesso da stratega nominale del Thema Dalmatia.

La poca popolazione latinizzata cercò di resistere alle invasioni barbariche rifugiandosi sulle isole e nelle città fortificate legate all'Impero romano d'Oriente e quindi ai nuovi regni che si andavano formando nell'entroterra: Croazia, Ungheria, Rascia o Serbia e successivamente alle repubbliche marinare di Venezia e Ragusa, appartenenti all'area bizantina.

Bisanzio concesse la Dalmazia interna ai re croati Tomislao (Tomislav) come stratega del temato, Dirzislao o Držislav come Patriarca ed Esarca di Dalmazia e Croazia e Cressimiro IV come rex Dalmatiae et Chroatiae. Le isole e le città subirono gradualmente una parziale slavizzazione.Zara nel 1177 accolse papa Alessandro III, immensis laudibus et canticis altisone resonantibus in eorum sclavica lingua, cioè con grandi lodi e canti di gente dall'interno del contado zaratino, che risuonavano nella loro lingua slava, come riporta il Liber Pontificalis La lingua romanza autoctona dei Dalmati scomparve poco alla volta: mentre a Ragusa il dalmatico resistette fino al XIV secolo, a Veglia si estinse nel XIX.