Islamofobia è il neologismo che indica un senso di avversità dettato da pregiudizi nei confronti dell'islam. Ciò si riversa in un senso di paura, diffidenza e discriminazioni verso la cultura e la religione islamica e verso i musulmani come credenti.

Utilizzo del termine Il termine può essere utilizzato per indicare due cose: l'odio o la paura verso l'islam o verso i musulmani in genere; un'attitudine xenofoba verso i musulmani e, per analogia, verso gli abitanti indigeni (o dei quali i genitori sono originari) dei paesi a maggioranza musulmana (Medio Oriente, regioni del Magreb, Turchia, Africa subsahariana islamizzata)Definizione tradotta dal dizionario Le Robert edizione 2006: "forma particolare del razzismo diretto contro l'islam ed i musulmani, che si manifesta in Francia attraverso atti di animosità ed una discriminazione etnica contro gli immigrati magrebini", ed in questo caso è analogo al neologismo giudeofobia.

Questa attitudine talvolta sfocia in iniziative pubbliche atte a bloccare o rendere difficile la pratica della fede islamica, come i tentativi di vietare o bloccare la costruzione di moschee.

Il significato di islamofobia non coincide con quello di antislamismo, termine che invece indica l'opposizione alle dottrine e pratiche politiche che mirano alla creazione di uno Stato che trovi nella religione islamica i principi guida per regolarne la sfera economica, politica e sociale oltre che religiosa (islamismo).

Due definizioni di islamofobia Islamofobia come pregiudizio contro l'islam e i musulmani Per Doudou Diène, consigliere generale delle Nazioni Unite, il termine islamofobia si

Per Vincent Geisser (ricercatore del CNRS e docente) "[l'islamofobia] è un razzismo antimusulmano".Vincent Geisser, La nouvelle islamophobie, p21

WordReference così definisce:

Runnymede Trust utilizza il termine "islamofobico" per caratterizzare particolari punti di vista sulla religione musulmana. Afferma, inoltre, che l'islamofobia è fonte di pericolo per la comunità musulmana e anche per l'insieme della società:

La rivista Le Reflet, utilizza il termine per indicare "degli attacchi satanici ed intollerabili verso l'islam", e poi ne individua le vittimeLe Reflet del 07/02/06, nell'articolo riprodotto sul sito africatime - Côte d'ivoire :

Nel testo Pour le droit à la libre critique des religions sul sito Atheisme.org si può leggere invece che "il termine islamofobia non esprime altro che il disgusto ed il rigetto dell'islam in quanto religione, in quanto sistema di pensiero totalizzante. L'islamofobia è il rifiuto dell'islam, non il rifiuto dei musulmani né il rifiuto degli arabi o dei magrebini". E inoltre:"I lettori di atheisme.org che si riconoscono nell'opposizione radicale alle religioni sono vivamente sollecitati a dichiararsi pubblicamente islamofobi al fine di creare un movimento coraggioso di contestazione verso questa religione, che non vale più delle altre."Islamophobes, dénonçons-nous !

Claude Imbert, membro dell'Alto Consiglio per l'integrazione, fondatore ed editorialista del settimanale Le Point, il 24 ottobre 2003 afferma sulla catena LCI:

L'arabista Enrico Galoppini, che ha dedicato un'opera al problema dell'islamofobiaEnrico Galoppini, Islamofobia. Attori, tattiche, finalità, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 2008 , ritiene che il fenomeno sia irresolubilmente legato alle "politiche atlantiste", e dunque coscientemente creato ad arte per inclinare l'opinione pubblica occidentale a favore delle campagne degli USA, della NATO e di Israele nel cosiddetto Grande Medio Oriente. Ad un livello più profondo - sostiene Galoppini constatando che è l'intero spettro delle opzioni politiche occidentali a contribuire, in un modo o nell'altro, alla formazione dell'idea di un "Islam come problema" - l'islamofobia tradisce la doppia valenza della formula dello "scontro di civiltà": strumentale (a livello di propaganda politica) e sostanziale (il dominio occidentale significa la diffusione di una società materialista, che vede quella islamica come un ostacolo poiché postula la presenza di una realtà divina).

Islamofobia come xenofobia contro i musulmani Il dizionario Le Robert, edizione 2006, definisce l'islamofobia: "forma particolare del razzismo diretto contro l'islam ed i musulmani, che si manifesta in Francia attraverso atti di animosità ed una discriminazione etnica contro gli immigrati magrebini"dizionario Le Robert, edizione 2006.

L'islamofobia definisce così un'attitudine xenofoba verso i musulmani, presente nei paesi occidentali"La paura nei confronti del Turco (etichetta che a lungo ha indicato l’infedele per antonomasia, al di là di definizioni di ordine strettamente etnico) non è certamente un sentimento ignoto agli europei. A partire dalla prima apparizione della religione musulmana in età medievale, il mondo occidentale ha dovuto fare i conti con un nemico minaccioso e violento, pronto a colpire i cristiani sin nel cuore dell’Europa pur di conquistare nuovi territori e nuove anime alla causa della Shari’a": Angela De Maria, Conoscere l’Islam, Mondoperaio, n. 1/2017, p. 89., e per analogia, verso gli abitanti indigeni (o dei quali i genitori sono originari) dei paesi a maggioranza musulmana (Medio Oriente, regioni del Magreb, Turchia, Africa subsahariana), ed in questo caso è analogo al neologismo giudeofobia.

Il capo della delegazione turca all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, Talip Küçükcan, il 10 marzo 2017 presentò la richiesta di mettere all'ordine del giorno dell'Assemblea la materia European values under threat: addressing rising populism, xenophobia, antisemitism and islamophobia in Europe: in una successiva intervista, ricollegò il termine al tentativo di tenere la Turchia ai margini dell'Unione europeaALI ÜNAL, Professor Küçükcan: Anti-Turkish sentiments in Europe not sustainable, Daily Sabah, 3 dicembre 2017..

Controversia sull'utilizzo del termine L'utilizzo del termine "islamofobia" ed i suoi equivalenti nelle diverse lingue sono di uso controverso: mentre alcuni movimenti ed istituzioni l'utilizzano senza problemi, altri lo rifiutano o considerano il suo uso come problematico, soprattutto pensando all'uso che ne fece Khomeini per sbarazzarsi del Tudeh (Partito Comunista) Iraniano all'indomani della Rivoluzione islamista del 1979 che depose l'ultimo shah di Persia Reza Pahlevi.

Contrari all'utilizzo Caroline Fourest e Fiammetta Venner, fondatrici della rivista ProChoix, vi scrivono: "la "parola “islamofobia” è stata coniata dagli islamisti per intrappolare il dibattito e volgere l'antirazzismo a vantaggio della loro lotta contro la blasfemia. È vitale non impiegarlo più per combattere un nuovo razzismo ma piuttosto per designare la critica laica all'islam." Con altri intellettuali o protagonisti dei media nell'appello del 2006 "Insieme contro il nuovo totalitarismo", detto anche "Manifesto dei dodici" affermano: "Noi rifiutiamo di rinunciare allo spirito critico per paura di incoraggiare l'«islamofobia», idea sfortunata che confonde la critica dell'islam in quanto religione con il biasimo ai credenti."

Thomas Deltombe scriveva nel 2005 in L'islam imaginaire: "in funzione delle possibili definizioni delle parole utilizzate, si devono distinguere due posizioni: l'islamofobia di tipo razzista («musulmano» come categoria etnica) o xenofoba (l'islam come elemento «straniero») e la critica legittima dei dogmi religiosi, qualsiasi essi siano."Thomas Deltombein L'islam imaginaire: La construction médiatique de l'islamophobie en France, 1975-2005, Editions La Découverte ISBN 2-7071-4672-2, p.312

Didier Delaveleye, per il Mrax, scrive nel 2007 in Quando l'islamofobia mette a rischio la laicità: "ed ecco una parola che è nella hit-parade di quelle problematiche: islamofobia. Questo termine si è imposto oggi per indicare l'ostilità specifica verso la popolazione di religione o di origine musulmana. Tuttavia, questa semplice definizione pone già un problema perché letteralmente l'islamofobia non indica la paura del musulmano ma la paura di una particolare religione: l'Islam."

I critici e detrattori del termine, molti dei quali autodefinitisi semplicemente "anti-Islam" in quanto non aventi "paura" in senso stretto dell'Islam o anche anti-islamisti, affermano che suddetto termine è privo di fondamento scientifico e che la paura di molti aspetti dell'Islam (come ad esempio la Sharia, la Jihad, diversi versi del Corano e hadith contro i non-musulmani, le donne e gli omosessuali, o anche aspetti controversi del profeta fondatore Maometto ed eventi storici di terrorismo islamico come l'11 Settembre 2001 e il 7 Ottobre 2023) è da considerarsi razionale, e che la critica religiosa e cultista è un diritto inalienabile di ogni società libera.

A favore dell'utilizzo A loro volta, le posizioni dei nomi sopracitati sono state criticate, in quanto accusate di essere fortemente ideologizzate. Tra gli stessi intellettuali favorevoli all'utilizzo del termine “islamofobia”, non tutti dimostrano una posizione acritica verso il mondo islamico, fra i musulmani stessi come fra gli studiosi non-musulmani.

Abbiamo, difatti, degli intellettuali nordafricani di religione e cultura musulmana fin dalla nascita ma residenti in Europa come gli algerini Khaled Fouad Allam e Tahar Ben Jelloun nonché l'egiziano Sherif El Sebaie, che riconoscono sì - specie nelle sue manifestazioni più provocatorie - il concetto di “islamofobia”, ma ritengono dialetticamente altrettanto opportuno distinguere fra “musulmani” e “Islamisti politici”, sia in Occidente sia nei Paesi islamici, a reciproco beneficio di entrambi, confidando così nel "fare cultura".

Il giornalista e scrittore italiano (convertito all'Islam) Pietrangelo Buttafuoco, in maniera problematica che alterna storia e attualità, riconosce nell'“islamofobia” d'inizio millennio un uso strumentale della storia medievale ad opera della stessa matrice culturale materialista del laicismo anticlericale dell'Ottocento. Di stampo culturale tardo-illuminista, il laicismo mirerebbe così alla “secolarizzazione” di ogni società e popolo presenti nel mondo. Pietrangelo Buttafuoco, siciliano, è inoltre consapevole e istruttivo circa l'importanza della cultura araba in Sicilia; assieme alle altre: greco-romana pagana e normanna cristiana soprattutto.

Non senza destare polemiche nel proprio milieu culturale di cattolicesimo tradizionalista, l'apologeta cattolico Vittorio Messori si è avvicinato in età più matura alle suddette posizioni di Pietrangelo Buttafuoco.

Islamofobia e critiche all'Islam nella storia

Contemporanei di Maometto Tra i primi a criticare l'Islam furono gli arabi pagani e gli ebrei che abitavano il sud dell'Arabia, in particolare le tribù ebree di Medina che accusarono Maometto di aver copiato i loro testi sacri e di averne travisato il significato.

Medioevo Un autore che criticò l'Islam fu Giovanni Damasceno (676-749), teologo cristiano originario della Siria che, nel secondo capitolo del suo trattato "La fonte della conoscenza", intitolato De Haeresibus, citando passi del Corano e dei ḥadīth direttamente in arabo parla dell'Islam come «eresia degli ismailiti» - forse il primo dei grossolani equivoci cristiani verso l'Islam, considerata erroneamente come un'eresia e non già come una nuova e originale fede, per quanto necessariamente indebitata nei confronti dell'Ebraismo e del Cristianesimo, specie quella del giudeo-cristianesimo.

Dante Alighieri, nella Divina Commedia pone Maometto e il genero Ali all'Inferno, tra i "seminatori di discordia"Dante, Inferno, Canto XXVIII, mentre l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo scrisse:

Dal XIV al XVIII secolo Durante l'età moderna criticarono l'Islam, tra gli altri, Martin Lutero, Blaise Pascal e gli illuministi. Per Montesquieu è una religione «che parla solo attraverso la spada, ancora agisce sugli uomini con quello spirito distruttivo che l'ha fondata».