Le sette città di Cíbola, note anche come sette città d'oro, erano un insieme di città leggendarie che gli esploratori spagnoli del XVI secolo ritenevano esistessero nelle regioni settentrionali della Nuova Spagna, nell'area corrispondente all'odierno Sud-ovest degli Stati Uniti.

La leggenda acquisì particolare importanza negli anni 1530, quando nella Nuova Spagna iniziarono a circolare notizie su grandi e ricchi insediamenti situati molto a nord del Messico. Nel 1539 il viceré Antonio de Mendoza inviò il francescano Marcos de Niza, accompagnato dall'esploratore africano Estevanico, a verificare tali racconti. Estevanico raggiunse il territorio degli Zuñi e venne ucciso presso Hawikuh, mentre Marcos de Niza, tornato in Messico, affermò di aver scorto da lontano una grande città chiamata Cíbola.

Le sue notizie contribuirono all'organizzazione della grande spedizione di Francisco Vázquez de Coronado del 1540-1542. Quando Coronado raggiunse Hawikuh nel luglio 1540 scoprì che Cíbola non era una città ricoperta d'oro, ma una regione abitata da popolazioni pueblo e caratterizzata da grandi insediamenti costruiti in pietra e adobe. La delusione non pose tuttavia fine alla ricerca di favolose ricchezze: l'anno seguente Coronado attraversò le Grandi Pianure alla ricerca di un'altra regione leggendaria, Quivira, che raggiunse nell'attuale Kansas senza trovarvi l'oro sperato.

La leggenda di Cíbola appartiene al più vasto insieme di miti geografici che accompagnarono l'esplorazione europea delle Americhe, insieme a quelli di El Dorado, Paititi, della Città dei Cesari, della Sierra de la Plata e di Quivira.

Origini della leggenda Le origini precise della leggenda sono controverse. Un motivo europeo più antico era quello delle Sette città di Antillia, legato a una tradizione medievale secondo la quale, durante la conquista islamica della penisola iberica, sette vescovi cristiani sarebbero fuggiti verso un'isola dell'Atlantico e vi avrebbero fondato altrettante città. Antillia compare anche nella cartografia europea precedente alla conquista delle Americhe.

Non è tuttavia possibile stabilire una derivazione semplice e diretta della Cíbola cinquecentesca dalla leggenda medievale. Nel XVI secolo il motivo delle sette città si fuse infatti con informazioni reali, ma spesso deformate durante la trasmissione, sulle grandi comunità agricole sedentarie dell'America settentrionale.

Un ruolo importante ebbero le notizie portate nella Nuova Spagna dai quattro superstiti della disastrosa spedizione di Narváez: Álvar Núñez Cabeza de Vaca, Andrés Dorantes de Carranza, Alonso del Castillo Maldonado ed Estevanico. Dopo anni trascorsi attraversando l'America settentrionale, i quattro raggiunsero territori controllati dagli spagnoli nel 1536. I loro racconti sulle regioni settentrionali, sulle popolazioni incontrate e sulle notizie ricevute lungo il viaggio alimentarono l'interesse del viceré Antonio de Mendoza per le terre ancora inesplorate.

Già prima del loro ritorno circolavano tuttavia nella Nuova Spagna racconti di ricche comunità situate verso nord. Nuño Beltrán de Guzmán, per esempio, aveva raccolto informazioni su grandi insediamenti settentrionali durante le sue campagne nella parte occidentale del vicereame.

La spedizione di Marcos de Niza Nel 1539 Antonio de Mendoza incaricò il francescano Marcos de Niza di esplorare le regioni settentrionali e verificare le informazioni ricevute. Lo accompagnava Estevanico, un africano originario del Marocco che era stato schiavizzato dagli spagnoli e che, grazie agli anni trascorsi tra numerose popolazioni indigene durante la spedizione di Narváez e il successivo viaggio verso il Messico, possedeva una notevole esperienza delle lingue e delle consuetudini locali.

Estevanico procedeva generalmente molto avanti rispetto al gruppo principale e inviava messaggeri a Marcos de Niza. Nel corso della primavera del 1539 raggiunse infine il territorio degli Zuñi, nell'attuale Nuovo Messico, e giunse presso il grande pueblo di Hawikuh. Le circostanze esatte degli avvenimenti successivi variano nelle fonti scritte e nelle tradizioni orali, ma Estevanico venne ucciso poco dopo il contatto con gli abitanti di Cíbola.

Quando la notizia raggiunse Marcos de Niza, il francescano non entrò a Hawikuh. Secondo il rapporto che presentò al ritorno, osservò invece Cíbola da una posizione elevata e giudicò l'insediamento estremamente grande e prospero. Le sue descrizioni, nelle quali la città appariva paragonabile o persino superiore ai grandi centri della Nuova Spagna, furono successivamente considerate fortemente esagerate.

Nell'estate del 1539 Marcos tornò nella Nuova Spagna e riferì al viceré che le ricche terre settentrionali esistevano realmente. Il suo rapporto convinse Mendoza a organizzare una spedizione molto più grande.

La spedizione di Coronado

Il comando della nuova impresa fu affidato a Francisco Vázquez de Coronado, governatore della Nuova Galizia. Il 6 gennaio 1540 Mendoza lo nominò capitano generale della spedizione e il 23 febbraio l'esercito partì da Compostela. Ne facevano parte diverse centinaia di spagnoli, un numero molto maggiore di alleati indigeni e numerosi animali da trasporto e da allevamento.

Desideroso di raggiungere rapidamente Cíbola, Coronado avanzò con un contingente scelto più velocemente del resto dell'esercito. Il 7 luglio 1540 arrivò a Hawikuh, nell'attuale Nuovo Messico.

Il contrasto con le aspettative fu enorme. Hawikuh non era una metropoli traboccante d'oro, ma un grande pueblo costruito soprattutto in arenaria e adobe. Dopo il fallimento dei tentativi iniziali di negoziazione, gli spagnoli attaccarono l'insediamento e costrinsero gli abitanti ad abbandonarlo. Coronado vi stabilì temporaneamente il proprio quartier generale.

Il nome Cíbola venne applicato dagli spagnoli alla regione e ai pueblos degli Zuñi. Le fonti archeologiche e storiche identificano sei principali insediamenti Zuñi dell'epoca: Hawikuh, Kechipbowa, Halona, Matsaki, Kiakima e Kwakina. La tradizionale «settima città» non è stata identificata con certezza e il numero sette sembra quindi appartenere almeno in parte alla costruzione leggendaria che precedette l'arrivo degli spagnoli.

La scoperta della realtà di Cíbola provocò grande delusione tra gli uomini della spedizione e Marcos de Niza, le cui descrizioni avevano alimentato le aspettative di ricchezza, venne rimandato verso il Messico.

Coronado non abbandonò tuttavia l'esplorazione. Da Cíbola inviò distaccamenti in varie direzioni. Pedro de Tovar raggiunse i pueblos degli Hopi, mentre García López de Cárdenas e i suoi uomini furono i primi europei di cui si abbia notizia a osservare il Grand Canyon del Colorado. Un altro gruppo, guidato da Hernando de Alvarado, avanzò verso est fino ai pueblos del Rio Grande e a Cicuye, o Pecos.

Quivira Durante le esplorazioni orientali gli spagnoli entrarono in contatto con un indigeno delle Grandi Pianure al quale diedero il soprannome di el Turco, «il Turco». Questi raccontò dell'esistenza, molto più a est, di una regione chiamata Quivira, che descrisse come estremamente ricca.

Le notizie riaccesero le speranze di Coronado. Il 23 aprile 1541 il grosso dell'esercito lasciò gli accampamenti sul Rio Grande e si inoltrò nelle Grandi Pianure. Dopo settimane di viaggio Coronado rimandò indietro la maggior parte degli uomini e proseguì con un contingente più piccolo.

La spedizione attraversò vaste praterie popolate da enormi mandrie di bisonti e raggiunse infine Quivira nell'attuale Kansas centrale. Gli abitanti erano popolazioni agricole considerate antenate degli odierni Wichita, che vivevano in numerosi villaggi di case ricoperte d'erba e coltivavano soprattutto mais, fagioli e zucche.

Coronado trovò una regione fertile e popolosa, ma nessuna delle favolose ricchezze descritte dal Turco. Accusato dagli spagnoli di averli ingannati, quest'ultimo venne ucciso. Dopo aver trascorso alcune settimane a Quivira, Coronado fece ritorno nel Nuovo Messico.

Nel 1542, riconosciuto definitivamente il fallimento della ricerca delle grandi ricchezze settentrionali, l'esercito ritornò nella Nuova Spagna. La spedizione non aveva trovato né Cíbola né Quivira nella forma immaginata dagli spagnoli, ma aveva enormemente ampliato le conoscenze europee sulla geografia e sulle popolazioni dell'interno dell'America settentrionale.

Cíbola storica Dietro la città leggendaria esisteva dunque una realtà geografica e culturale ben precisa. Cíbola era il nome con il quale gli spagnoli indicarono il territorio dei pueblos Zuñi, nell'odierno Nuovo Messico occidentale.

Hawikuh era il più grande degli insediamenti Zuñi incontrati dagli spagnoli. Le testimonianze del XVI secolo e le indagini archeologiche mostrano che era costituito da grandi complessi di edifici in pietra e adobe, articolati intorno a passaggi e piazze e sviluppati in alcuni punti su più piani. La sua popolazione al momento dell'arrivo di Estevanico e Coronado è stata stimata in diverse centinaia di abitanti.

L'immagine di una città d'oro derivò quindi non da una città realmente ricoperta di metalli preziosi, ma dall'interazione tra informazioni frammentarie sui grandi pueblos settentrionali e le aspettative degli esploratori spagnoli, profondamente influenzate dalle recenti conquiste degli imperi azteco e Inca e dalla ricerca di nuove regioni altrettanto ricche.

Nella cultura di massa La leggenda delle sette città di Cíbola ha avuto una notevole fortuna nella letteratura, nel cinema, nei fumetti, nella televisione, nella musica e nei videogiochi.

Letteratura Nel romanzo Il quinto del re (The King's Fifth, 1966) di Scott O'Dell una spedizione immaginaria alla ricerca dell'oro viene narrata dal punto di vista di un giovane cartografo.

Nel romanzo L'ombra dello scorpione di Stephen King, il personaggio conosciuto come Pattumiera riceve l'ordine di raggiungere Cíbola, nome che nella vicenda viene associato a Las Vegas.

Cibola Burn (2014), quarto romanzo della serie fantascientifica The Expanse di James S. A. Corey, richiama nel titolo la leggenda di Cíbola, in riferimento alla nuova corsa verso territori e risorse precedentemente inaccessibili.

Cinema e televisione Il film statunitense Le sette città d'oro (Seven Cities of Gold, 1955) utilizza il nome della leggenda, sebbene la trama sia ambientata durante l'espansione spagnola in California nel XVIII secolo e ruoti attorno alla spedizione di Gaspar de Portolá e all'attività missionaria di Junípero Serra.

Nel film Il mistero delle pagine perdute (National Treasure: Book of Secrets, 2007), Cíbola viene reinterpretata come un'enorme città d'oro nascosta sotto il Monte Rushmore.

La serie animata franco-giapponese Esteban e le misteriose città d'oro, trasmessa per la prima volta nel 1982, utilizza liberamente il tema delle città d'oro delle Americhe.

Fumetti Nel 1954 Carl Barks scrisse e disegnò Zio Paperone e le sette città di Cibola (The Seven Cities of Cibola), pubblicata originariamente su Uncle Scrooge n. 7. Nella storia Paperon de' Paperoni, Paperino e Qui, Quo e Qua scoprono le leggendarie città durante una spedizione nel Sud-ovest degli Stati Uniti.

La leggenda compare anche in una storia di Zagor, Le sette città di Cibola, scritta da Mauro Boselli e disegnata da Alessandro Chiarolla, pubblicata nel 1995.

Musica Seven Cities of Gold è un brano dei Rush, pubblicato nell'album Clockwork Angels del 2012. Il testo, scritto da Neil Peart, riprende esplicitamente l'immagine di Cíbola e della ricerca delle leggendarie città d'oro.

Videogiochi The Seven Cities of Gold, progettato da Danielle Bunten Berry e pubblicato da Electronic Arts nel 1984, è un videogioco strategico incentrato sull'esplorazione e la colonizzazione europea delle Americhe.

Nel videogioco Uncharted: L'abisso d'oro del 2011, Nathan Drake segue le tracce di Quivira e delle sette città di Cíbola.