L'espressione prêt-à-porter, mutuata dalla lingua francese e che tradotta letteralmente significa "pronto da portare", indica nel campo della moda il settore dell'abbigliamento costituito da abiti realizzati non su misura del cliente ma venduti finiti in taglie standard, pronti per essere indossati. Si contrappone quindi agli abiti di sartoria, categoria di cui fanno parte i capi d'alta moda.

Storia

Abbigliamento uomo e bambino Le uniformi militari prêt-à-porter furono prodotte in serie negli Stati Uniti durante la guerra del 1812. Gli indumenti prêt-à-porter da uomo di alta qualità divennero generalmente disponibili nei decenni successivi, poiché i tagli semplici e i toni tenui della moda dell'epoca rendevano possibili taglie proporzionate nella produzione di massa. La prima fabbrica di abbigliamento confezionato fu fondata a New York City nel 1831. Durante la guerra civile americana la necessità di uniformi confezionate aiutò la crescita del settore dell'abbigliamento negli Stati Uniti.

Nel 1868, Isidore, Benjamin e Modeste Dewachter offrirono abbigliamento prêt-à-porter per uomo e bambino alla clientela belga con l'apertura della prima catena di grandi magazzini, Dewachter frères (Fratelli Dewachter)Le Pantheon de L'Industrie, Paris, 1891, Page 20Annexes to the Belgian Monitor of 1875. Acts, Extracts of Acts, Minutes and Documents relating to Corporations, Book #3, Page 67. Nel 1904, la catena era gestita dal figlio di Isidore, Louis, ed era cresciuta fino a raggiungere 20 città e paesi in Belgio e Francia, con alcune città che avevano più negozi. Louis Dewachter divenne anche un paesaggista di fama internazionale, dipingendo sotto lo pseudonimo di Louis Dewis.

Verso la fine del XIX secolo, l’abbigliamento confezionato non era più considerato un prodotto destinato esclusivamente alle classi inferiori, ma iniziò a diffondersi anche tra la classe media, grazie a un cambiamento nella percezione del valore dell’apparenza sociale. Questa tendenza ebbe origine negli Stati Uniti e, inizialmente, trovò maggiore apprezzamento tra gli uomini rispetto alle donne. Alla fine degli anni Sessanta dell’Ottocento, il 25% degli indumenti prodotti negli Stati Uniti era già confezionato. Nel 1890 questa quota era salita al 60%. Nel 1951, il 90% degli abiti venduti nel Paese era ormai confezionato. Nello stesso periodo, in Francia circa due terzi dei capi venduti erano già pronti all’uso.

Abbigliamento femminile All’inizio del XIX secolo la moda femminile era molto elaborata e richiedeva capi adattati con grande precisione alla figura. Per questo motivo gli indumenti prêt-à-porter femminili si diffusero solo ai primi decenni del XX secolo. In precedenza, per restare al passo con le tendenze, le donne intervenivano sui propri abiti già esistenti, modificandoli secondo gli stili del momento. Le donne più agiate potevano acquistare capi nuovi su misura, realizzati secondo la moda corrente. Le donne della classe media e di quella lavoratrice, invece, aggiornavano i loro abiti adattandoli: aggiungevano colletti nuovi, accorciavano le gonne oppure stringevano la vita delle camicie, in modo da seguire l’evoluzione dello stile senza dover investire in un guardaroba interamente nuovo.

L’adozione su larga scala dell’abbigliamento prêt-à-porter riflette una combinazione di fattori, tra cui le disparità economiche, il desiderio di affermare un’industria della moda autonoma e la crescente attenzione dei media. La domanda di capi femminili alla moda ma a prezzi accessibili ha spinto designer e grandi magazzini a produrre abiti in serie, rendendoli disponibili a donne di ogni classe sociale e livello di reddito. Con l’emergere del mercato statunitense del prêt-à-porter, creazioni come il tubino di Chanel o i cataloghi di vendita per corrispondenza inviati alle fattorie rurali da Sears hanno permesso alle donne di acquistare vestiti più velocemente e a un prezzo più conveniente. L'introduzione del concetto di prêt-à-porter è stata attribuita a Sonia Delaunay, in seguito all'esposizione dei suoi modelli geometrici all'Exposition Internationale des Arts Décoratifs del 1925 a Parigi.

Un altro fattore significativo nato con l’industria del prêt-à-porter fu lo sviluppo, negli Stati Uniti, di uno stile finalmente autonomo rispetto all'Europa. Il mercato della moda americano iniziò infatti a prendere le distanze dal modello parigino, orientandosi verso un’industria dell’abbigliamento più personalizzata e promossa attraverso campagne pubblicitarie mirate e articoli su riviste come Women's Wear Daily, Harper's Bazaar e Ladies Home Journal.

Il prêt-à-porter ha anche contribuito a diffondere un maggiore interesse per salute, bellezza e dieta poiché gli abiti fabbricati stabiliscono taglie specifiche e standardizzate nell'abbigliamento al fine di aumentare le quantità a scopo di profittoBrumberg, J. (2011). “Fasting Girls: The Emerging Ideal of Slenderness in American Culture.” In Women’s America: Refocusing the Past. (2) 7. New York: Oxford University Press.. Le donne che necessitavano di taglie maggiori rispetto alla media avevano difficoltà a trovare abbigliamento nei grandi magazzini, poiché la maggior parte dei produttori manteneva e vendeva taglie limitate in tutta la nazione.

Nel complesso, la moda prêt-à-porter ha avvicinato le donne agli stili e alle tendenze più aggiornate, contribuendo allo stesso tempo a un notevole incremento dei profitti delle fabbriche statunitensi: dai 12.900.583 dollari del 1876 si passò infatti a 1.604.500.957 dollari nel 1929.

L’interesse per il prêt-à-porter fu stimolato da Yves Saint Laurent, primo stilista a lanciare una vera e propria collezione di moda confezionata. Nel 1966 inaugurò Rive Gauche, la sua prima boutique dedicata al prêt-à-porter, segnando una svolta decisiva nel settore. Se sia riuscito a democratizzare la moda è una questione aperta, dal momento che pochi potevano permettersi i suoi modelli, ma ha comunque aperto la strada alla moda prêt-à-porter e allo scambio reciproco di influenze (che si verifica quando la collaborazione porta risultati positivi per i soggetti coinvolti) tra haute-couture e moda di larga diffusione che persiste ancora nel 21º secolo.

Caratteristiche e diffusione Il prêt-à-porter rappresenta il passaggio dalla sartoria artigianale e dal vestito su misura all'industrializzazione del tessile con la standardizzazione delle taglie che permette la produzione in serie degli abiti. Oggi la maggior parte delle case di moda si dedica alla sola produzione di modelli prêt-à-porter, l'alta moda rimane solo come vetrina delle capacità tecniche e creative della casa.

Conseguenze sulla produzione La diffusione del prêt-à-porter ha comportato un profondo cambiamento nella progettazione del prodotto. I modelli vengono progettati in modo da consentire una chiara suddivisione delle fasi di lavoro tra i diversi addetti. L'ottimizzazione riguarda sia i tempi di produzione sia la riduzione del lavoro necessario. Da ciò deriva la tendenza a utilizzare grandi unità produttive (talvolta con centinaia di dipendenti) dotate di impianti di taglio automatico e di ampi magazzini.

In Italia si affermò anche il concetto opposto: piccole strutture basate sulla terziarizzazione delle singole fasi produttive, con l'intento di riuscire a soddisfare in breve tempo le esigenze del mercato e il vantaggio di ridurre al minimo i rischi di invenduto; tale struttura venne denominata "pronto moda".

Successivamente, la produzione fu spesso delocalizzata in paesi dell'Europa orientale e del terzo mondo.Una differenziazione semantica del termine prêt-à-porter individua i capi pronti in piccola serie, anche se prodotti in paesi lontani, mentre a volte si preferisce il termine "pronto moda" per indicare le produzioni locali di rapida realizzazione.

Note

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