Fu patrono di Puteoli e dello scrittore Giulio Firmico Materno, che gli dedicò il proprio trattato di astrologia,

Biografia Lolliano, che era pagano,Così è definito nell'Inscr. 2 (dedica a Ercole, dove è anche chiamato pater religiosus). era forse discendente di L. Egnazio Vittore Lolliano.PIR² E 36. Ebbe almeno due figli: Placido Severo e Quinto Flavio Mesio Cornelio Egnazio Severo Lolliano, quest'ultimo patrono di Pozzuoli e di Suessa.Firmico Materno, Mathesis, VIII, 33, 3.

La sua prima carriera comprende, nell'ordine, le cariche di praetor urbanus, augur publicus populi Romani Quiritium, curator albei Tiberis et cloacarum sacrae urbis, curator operum publicorum e curator aquarum.

Fu quindi consularis Campaniae (governatore della Campania) dal 328 al 335,. comes Flavialis dal 329 al 335, comes Orientis dal 330 al 336 (la data potrebbe essere il 336, secondo la dedica di Firmico Materno), proconsole d'Africa dal 334 al 337, praefectus urbi dal 1º aprile al 7 luglio 342, console nel 355 (insieme a Flavio Arbizione) e prefetto del pretorio in Illirico nel 355-356.

Durante il proconsolato d'Africa, lo scrittore siciliano di rango senatoriale Giulio Firmico Materno gli dedicò il trattato astrologico Matheseos libri VIII, da lui stesso incoraggiato a scriverlo, definendolo già allora console designato; il consolato promessogli, tuttavia, non si concretizzò in quell'occasione, forse per una caduta in disgrazia legata proprio alla dedica dell'opera astrologica.

Mentre esercitava la carica di prefetto al pretorio in Illirico, nel 356, smascherò assieme al comes largitionum Ursulo (fatto venire appositamente dal comitatus a Milano) una falsa denuncia di lesa maestà a carico dello schiavo Dano, che era stato accusato dalla moglie di aver rubato la veste di porpora dalla tomba di Diocleziano. Dopo uno scrupoloso interrogatorio scoprì infatti che la delazione era stata escogitata da Rufino, funzionario del pretorio (già protagonista di un caso analogo a Sirmio nel 354), per coprire il suo adulterio con la donna. Furono entrambi condannati a morte.Ammiano Marcellino, Res Gestae, XVI, 8, 3 e 8, 7.

Ammiano lo definì «uomo dotato di grande fermezza di carattere» (vir sublimis constantiae).Ammiano Marcellino, Res Gestae, XVI, 8, 5.

Mavorzio e Mamozio Nel XVIII secolo fu ritrovata a Pozzuoli una statua acefala di Mavorzio; la statua, restaurata, entrò nel folklore locale come "santo Mamozio".

Note

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