Biografia La gioventù e la carriera militare Apparteneva alla famiglia di antica nobiltà piemontese dei Cordero di Montezemolo, originaria di Mondovì (CN), e di tradizioni militari. Il padre Demetrio era Generale di Brigata. La madre Luisa era la figlia del Generale Giuseppe Dezza. Il fratello Mario, già Sindaco del Comune di Montezemolo, era nonno dell'imprenditore Luca Cordero di Montezemolo, presidente dal 1991 al 2014 della casa automobilistica Ferrari.
Partecipò alla Grande guerra come volontario nel 3º Reggimento Alpini. Al termine del conflitto continuò la sua carriera nel Genio militare. Iscrittosi all'università, nel 1923 conseguì la laurea in ingegneria civile. Rientrato nell'esercito nel 1924, fu promosso capitano nel 1928, fu incaricato di insegnare presso la Scuola di applicazione dell'Esercito.
Nel 1935 divenne addetto allo Stato Maggiore e nel 1937 partì volontario per la guerra di Spagna con Corpo Truppe Volontarie, dove gli venne affidato un battaglione del Genio telegrafisti, poi fu nominato capo di stato maggiore del Comando della II Brigata Mista “Frecce Nere”Mario Avagliano, Il partigiano Montezemolo, Dalai editore, 2012, p. 65 e promosso tenente colonnello per meriti di guerra.
Nel 1940 fu nuovamente chiamato allo Stato Maggiore, passando così al Comando Supremo dell'Esercito (Superesercito). Inviato in Africa settentrionale, fu promosso colonnello nel 1943. È decorato di medaglia d'argento e di bronzo, e di Croce di Ferro dai tedeschiP. Maurizio, Via Rasella, cinquant'anni di menzogne, p. 30. Paolo Monelli in Roma 1943 scrive che Montezemolo partecipò all'incontro di Feltre (BL) del 19 luglio 1943 fra Mussolini e Hitler in qualità di interprete.
Dal 25 luglio 1943 alla clandestinità Dopo la caduta del regime fascista il 25 luglio 1943, il nuovo capo del governo, maresciallo Pietro Badoglio, gli affidò la direzione della sua segreteria. Fu designato comandante dell'11º raggruppamento Genio motocorazzato. In occasione dell'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre 1943, mentre re e governo lasciavano Roma nel frattempo dichiarata città aperta Montezemolo fu lasciato nella capitale, a fianco del generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, genero del re, che assunse poco dopo il comando della "Città aperta", d'accordo con il comandante tedesco Albert Kesselring e nel nome del Regio governo. Montezemolo fece parte della delegazione italiana che trattò direttamente col feldmaresciallo tedesco le condizioni del cessate-il-fuoco nella capitale il 10 settembre 1943 sulla via TuscolanaLa bandiera bianca che precedette la delegazione italiana è tuttora conservata nel museo di Via Tasso in Roma, proprio nella cella d'isolamento dove fu detenuto Montezemolo. Cfr. il sito istituzionale del museo. seguito ai sanguinosi scontri ingaggiati spontaneamente da militari e civili per tentare di impedire l'occupazione tedesca di Roma. Calvi nominò Montezemolo suo vice e a capo dell'Ufficio affari civili del Comando della Città Aperta, incarico nel quale durerà pochi giorni, perché si rifiutò di prestare giuramento alla RSI.
Infatti già il 23 settembre le forze germaniche – prendendo a pretesto un'aggressione compiuta da alcuni militi italiani della guarnigione della Città Aperta ai danni di loro uominiGioacchino Solinas, I granatieri di Sardegna nella difesa di Roma ed.f.c. – rompono gli indugi e si impossessano dei comandi della Città Aperta: irrompendo nel Ministero della Guerra, arrestano Calvi, mentre Montezemolo – d'accordo col suo superiore – riuscì a fuggire, vestendo abiti civili e passando dai sotterranei del ministero, per darsi alla clandestinitàP. Maurizio, Via Rasella... cit. p. 30.
L'organizzazione della resistenza militare romana e i rapporti col CLN
Montezemolo decise di celarsi sotto il nome di "ingegner Giacomo Cataratto" poi cambiato in "professor Giuseppe Martini". L'8 ottobre viene avvicinato da emissari del Regio Governo che gli ordinano di prendere contatto diretto con Brindisi. Già il 10 ottobre 1943 riesce a ristabilire il contatto radio con Brindisi, e da lì ottiene l'incarico di comandare il Fronte Militare Clandestino, che avrebbe dovuto organizzare e coordinare le formazioni partigiane romane con diramazioni in tutta ItaliaP. Maurizio, Via Rasella..., cit. p. 30. Il Fronte Militare Clandestino, già creato dal Generale Giacomo Carboni, era composto da Ufficiali, Sottufficiali e Soldati (e soprattutto Carabinieri) come lui rimasti fedeli al giuramento verso la CoronaGiorgio Pisanò, Storia della Guerra Civile in Italia, CED, 1964, tomo I.
I comandi alleati conferiranno in seguito a Montezemolo anche l'incarico di curare per conto del XV Gruppo d'Armate i collegamenti con il neonato CLNAI, nel Nord-ItaliaAlessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito, Donzelli, 1999. Pp. 167 e ss..
In clandestinità, con la collaborazione di pochi fidatissimi uomini (fra cui il suo capo di Stato Maggiore Ugo de Carolis), Montezemolo si sposta continuamente, evitando accuratamente di fornire al controspionaggio e alla polizia tedesca e fascista elementi che potessero coinvolgere i suoi familiari, tanto per proteggerli quanto per evitare che – se catturati – potessero essere usati come ostaggi per ricattarlo.
Il 10 dicembre 1943, come comandante riconosciuto dal governo Badoglio a Bari, dirama a tutti i raggruppamenti militari nell'Italia occupata dai nazifascisti la circolare 333/op, nella quale vengono indicati gli obbiettivi dell'organizzazione clandestina e le direttive per la condotta della guerriglia per la liberazione dell'Italia dal nazifascismo e il suo inserimento tra le nazioni democratiche..
Parola d'ordine della sua organizzazione militare era "guerra al tedesco et tenuta ordine pubblico", e le direttive erano "organizzare segretamente la forza per assumere al momento opportuno l'ordine pubblico in Roma a favore del governo di Sua Maestà il Re". La sua organizzazione diventava così direttamente concorrente ai GAP, e – in caso di arrivo delle truppe alleate o improvvisa ritirata di quelle dell'Asse, i suoi uomini e in particolare i Regi Carabinieri avrebbero dovuto garantire l'occupazione dei nodi strategici (radio e ministeri) prima che eventuali bande partigiane non monarchiche potessero appropriarsene.
Per evitare rappresaglie da parte nazista sui civili, Montezemolo vieta di compiere attentati dinamitardi e omicidi contro i tedeschi: "nelle grandi città – scrive infatti il Colonnello – la gravità delle conseguenti rappresaglie impedisce di condurre molto attivamente la guerriglia"Portelli, cit. nonché G. Pisanò, op. cit.. La nota – che fa parte di un ordine d'operazioni intitolato "Direttive per l'organizzazione e la condotta della guerriglia", prosegue: "Vi assume preminente importanza la propaganda atta a mantenere nelle popolazioni spirito ostile ed ostruzionistico verso il tedesco, propaganda che è compito essenzialmente dei partiti; e l'organizzazione della tutela dell'ordine pubblico, compito militare sia in previsione del momento della liberazione, sia per l'eventualità che il collasso germanico induca l'occupante ad abbandonare improvvisamente il territorio italiano".P. Maurizio, Via Rasella... cit. p. 31. Maurizio sostiene che queste direttive segnarono "la condanna a morte" del colonnello, notando come esse ricalcassero essenzialmente quelle impartite alla formazione marxista Bandiera Rossa, e dunque fossero invise ai vertici del PCI.
Quando cominciano le persecuzioni naziste contro gli ebrei della capitale, Montezemolo si adopera per far trovare documenti falsi e salvacondotti alle migliaia di ebrei sfuggiti al "sacco" condotto dalle SS contro la comunità israelitica di RomaUgo Finetti La resistenza cancellata, Ares 2003, p. 271.
Dal comando di Montezemolo dipende anche il Raggruppamento Monte Amiata, che opera – con soldati italiani in uniforme ed ex prigionieri di guerra – fra Toscana e Lazio come resistenza monarchicaFriedrich Andrae, La Wehrmacht in Italia : la guerra delle forze armate tedesche contro la popolazione civile, 1943-1945, Roma, Editori riuniti, 1997, pag. 109. Almeno sulla carta l'organico del Fronte Militare Clandestino doveva arrivare a circa diecimila uomini, anche se si stimava che solo tremila di questi sarebbero stati operativi e armati in caso di improvvisa necessitàG. Pisanò, op. cit.. Diverse altre bande militari sono organizzate in tutta l'Italia centrale e coordinate da MontezemoloUgo Finetti op. cit..
Montezemolo si adopera alacremente per coordinarsi con gli altri elementi del CLN romano e in particolare con Giorgio Amendola, del PCI, con il quale pianifica anche le operazioni militari successive allo sbarco di AnzioIbidem, operazioni che non avranno inizio per l'incapacità alleata di marciare risolutamente sulla capitaleErik Morris, La guerra inutile, Longanesi&C 1994. Il Fronte Militare Clandestino era comunque stato determinante per fornire ai Gruppi di Azione Patriottica esplosivi, dati e informazioni fondamentali per gli attacchi contro le linee ferroviarie usate dai tedeschi per rifornire le truppe sulla Linea GustavGiovanni Cerchia, Giorgio Amendola: un comunista nazionale, Rubbettino, 2004, p. 398. Secondo RoggeroOneri... cit. p. 256, lo sforzo di coordinazione con tutte le forze politiche antifasciste presenti a Roma all'indomani dello sbarco di Anzio sarebbe stato determinato anche dal "timore di una insurrezione pilotata dai soli comunisti".
Nonostante la collaborazione fra Fronte Militare e CLN, secondo Giorgio Bocca "Montezemolo e i suoi sono fuori, a volte contro il movimento unitario, non ne condividono la politica, tentano una concorrenza di tipo decisamente reazionario. Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo è un ufficiale virtuoso e capace. In vita e in morte lui e i suoi più stretti collaboratori sono degni di ammirazione. Ma il giudizio storico sul movimento, il giudizio dei fatti, è negativo: esso è un freno alla Resistenza nazionale, un motivo di confusione e paralisi"Storia dell'Italia partigiana, Oscar Mondadori, p. 96.
Anche CorriasUn diplomatico... cit. p. 100 sostiene che "le dicotomie fra i due schieramenti non tardarono a manifestarsi", essendo obbiettivo del FMC quello di raccogliere informazioni e garantire l'ordine pubblico in caso di ritirata tedesca, mentre per "le altre componenti militari della Resistenza, nella quasi totalità espressione della militanza di sinistra (...) l'obbiettivo andava ben oltre la consegna della città al Governo Badoglio".
Le ipotesi sulla cattura Il 25 gennaio 1944 al termine di una riunione clandestina con il Generale Armellini, Montezemolo viene arrestato dai nazisti assieme all'amico e compagno di lotta Filippo De Grenet. Entrambi sono rinchiusi nelle carceri di via Tasso. Sulle circostanze e le modalità della cattura esistono diverse versioni"Sul retroscena di tali arresti vi sono state supposizioni inquietanti". Cfr. Francesco Corrias Un diplomatico italiano del '900: l'ambasciatore Angelino Corrias (1903-1977), Rubbettino, 2003, p. 101.
Alcune insistono sulla possibilità che Montezemolo sia stato lasciato catturare dal governo di Brindisi. I suoi buoni rapporti – nonostante la sua dichiarata fede di "anticomunista sfegatato"Giorgio Amendola, Lettere a Milano – con i dirigenti comunisti potrebbero essere stati all'origine dell'invio da Brindisi come superiore, il 10 gennaio 1944, del generale Quirino Armellini – fedelissimo di Pietro Badoglio – sebbene diversi altri generali in clandestinità (Simone SimoniCaduto alle Ardeatine, Sabato Martelli Castaldi, Dardano Fenulli) abbiano accettato di buon grado d'essere sottoposti al comando dell'abile colonnello. Secondo Pietro de CarolisCitato in A. Portelli, op. cit. i medesimi buoni rapporti potrebbero averlo portato alla cattura da parte del controspionaggio tedesco, dietro delazione da parte di elementi interessati a non consentire la formazione di un blocco compatto fra partigiani comunisti e resistenza militare lealista.