Membro di una famiglia agiata, sentì fin da giovane la chiamata al sacerdozio, nonostante il padre, cattolico non praticante, desiderasse per lui una carriera da avvocato. Adempiute le volontà paterne, Dehon iniziò gli studi teologici, venendo consacrato sacerdote a Roma. Stenografo al Concilio Vaticano I, fu poi nominato vicario parrocchiale a San Quintino, dove si diede a un'intensa opera pastorale e cominciò a maturare una profonda devozione nei confronti del Sacro Cuore di Gesù, che nel 1878 lo portò a fondare gli Oblati del Sacro Cuore di Gesù e, dopo un'esperienza fallimentare, i Sacerdoti del Sacro Cuore nel 1888. Divenuto portavoce delle istanze del socialismo cristiano di Leone XIII, Dehon divenne famoso anche al di fuori dei confini della Francia, estendendo la sua congregazione nei principali Paesi europei e poi nel resto del mondo. Il suo processo di beatificazione, avviato nel 1961, fu interrotto per via della morte di Giovanni Paolo II e fu poi rinviato sine die durante il pontificato del suo successore Benedetto XVI, a causa di alcune frasi presenti nei suoi scritti contenenti accuse contro gli ebrei.

Biografia

La giovinezza

La famiglia Léon Gustave Dehon nacque il 14 marzo 1843 a La Capelle da Alexandre-Jules Dehon (1814-1882)., membro di una famiglia di possidenti terrieri, e da Stéphanie Vandelet. Il bambino fu battezzato il 24 marzo da don Prospero Hécart.. I Dehon, proveniente dall'Hainaut, riporta degli studi compiuti dallo stesso Leone in merito alla sua famiglia, scoprendo che erano già nobili nel corso del Medioevo e che poi, in seguito alla conquista dell'Hainaut da parte del re di Francia Luigi XIV (1643-1715), divennero francesi perdendo al contempo il loro status nobiliare., aveva la denominazione de Hon fino al XVIII secolo, quando cambiarono il prefisso nobiliare de aggiungendolo alla località di cui erano feudatari, per evitare rappresaglie durante i torbidi della Rivoluzione francese.. L'ambiente famigliare in cui crebbe Léon non favoriva la pratica cristiana: il padre, difatti, si professava tale soltanto di nome, dato che non partecipava ai sacramenti. L'unico spiraglio di una vita cristiana vissuta genuinamente gli venne dalla madre Stéphanie, cresciuta nella devozione al Sacro Cuore di Gesù, che trasmise al figlio..

L'educazione ad Hazebrouck (1855-1859)

Dopo un'educazione sommaria ricevuta a La Capelle, caratterizzata da un atteggiamento turbolento e indisciplinato di Léon, i genitori decisero di inviarlo insieme al fratello Henri al collegio di Hazebrouck, località al confine con le Fiandre, dove entrarono il 1º ottobre 1855.. Dehon aveva appena 12 anni, ma dimostrò un ingegno precoce e un vero e proprio talento naturale per lo studio, tanto da ottenere il baccalaureato in lettere il 16 agosto 1859, all'età di soli 16 anni e .. Il collegio di Hazebrouck non fu soltanto un luogo in cui Léon forgiò il suo sapere culturale, ma anche quello che gli fece coltivare l'idea di farsi sacerdote.. Sotto la guida del direttore Jacques Dehaene e grazie alla severa spiritualità che regnava nel collegio, Dehon si convinse sempre di più a intraprendere la strada del sacerdozio, consapevolezza maturata appieno nel Natale del 1856..

Il soggiorno parigino (1860-1864)

Gli studi al Barbet e alla Sorbona

Il padre, saputo della decisione del figlio di farsi sacerdote, si rifiutò fermamente di assecondare questo suo desiderio: «Mio padre... respinse ben lontano il mio progetto», scrisse il giovane.. Il padre desiderava, infatti, avviarlo agli studi scientifici del Politecnico di Parigi, perché vi ricevesse una formazione scientifica positivistica, tipica della mentalità dell'epoca., decisione cui Léon si sottomise. Superati gli esami di maturità scientifica presso l'Istituto Barbet nel 1860., continuò a seguire i corsi di diritto alla Sorbona, ateneo presso cui si era già iscritto mentre frequentava il Barbet. L'intelligenza e la predisposizione del giovane lo aiutarono ad ottenere un dottorato in diritto nel giro di soli quattro anni, il 2 aprile 1864.:

Il circolo di San Sulpizio Questi titoli accademici, però, erano vissuti da Dehon soltanto come un'anticipazione alla sua missione sacerdotale e spirituale, come un dovere nei confronti del padre. Nel tempo libero si ritagliò spazi rivolti alla spiritualità, frequentando la parrocchia di San Sulpizio, che, oltre che un luogo di ritiro e di preghiera, fu anche un centro culturale dove si tenevano incontri e conferenze sull'attualità politica e religiosa che tanto contraddistinsero il panorama della Chiesa di Francia nel XIX secolo., una Chiesa di cui il giovane Dehon notò le profonde carenze nell'ambito intellettuale e nella formazione dei sacerdoti.. Nel contempo si iscrisse alle conferenze di San Vincenzo, contribuendo a dare una mano ai poveri della città.

I viaggi La frenetica dinamicità di Dehon non si sfogava solo all'interno dei circoli di ispirazione cattolica. Insieme all'amico Léon Palustre, il giovane studente di diritto cominciò, tra il 1861 e il 1863, a visitare i principali Paesi europei: prima la Gran Bretagna (dice aveva già passato tre mesi nel 1861.), poi l'Europa centrale e infine la Scandinavia, inoltrandosi fino in Norvegia. Dopo che il figlio si laureò in diritto civile a Parigi, il padre Alexandre notò che la sua intenzione di diventare sacerdote persisteva. Pertanto, attraverso la mediazione di Palustre, che era presente ai colloqui tra Léon e il padre a La Capelle., decise di inviare il figlio a fare un lungo viaggio in Medio Oriente (importante fu la tappa in Palestina, a GerusalemmeLéon era intenzionato più che mai a visitare Gerusalemme e i luoghi in cui visse Gesù Cristo durante la Settimana Santa, come testimoniato da una lettera inviata ai genitori (Si veda: ).), perché ne venisse distratto. Dopo 10 mesi di questo grand tour, Léon prese una decisione radicale: essendo ancora fermamente convinto della sua chiamata sacerdotale, anziché ritornare in Francia dalla famiglia, si fermò a Roma, sfidando la volontà paterna.

Roma: dal seminario al Vaticano I (1865-1871)

Gli studi teologici e la consacrazione presbiterale

Giunto nella Città Eterna il 14 giugno 1865, Léon riuscì ad avere un colloquio con papa Pio IX, il quale appoggiò la sua volontà di farsi sacerdote e lo invitò a studiare a Roma, e non a San Sulpizio.. Fino al 1868, anno in cui sarebbe stato ordinato sacerdote, Léon soggiornò presso il seminario francese di Santa Chiara, affidato ai sacerdoti della Congregazione dello Spirito Santo, studiando durante il giorno al Collegio Romano, ovvero l'attuale Pontificia Università Gregoriana.. Gli studi e l'assimilazione della spiritualità di quest'ordine religioso contribuirono a rafforzare nell'animo del giovane seminarista quanto aveva assorbito nell'infanzia dalla madre: l'unione con Cristo. Seguendo la scuola religiosa francese del XVII secolo, Dehon «sarà dominato da questa esigenza di interiorità [...] In questa prospettiva, in quanto sacerdote, Léon Dehon cercherà di essere in tutta la sua vita... "un altro Cristo"».. Il 19 dicembre 1868 fu ordinato sacerdote nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Fu un giorno di gioia sia per aver conseguito ciò che da tanto tempo aveva desiderato, sia per vedere suo padre, cattolico non praticante, partecipare alla sua prima messa..

Il Concilio Vaticano I e l'ultimo periodo romano

Il sacerdote novello fu scelto per essere uno dei ventiquattro stenografi che avrebbero registrato le sedute del Concilio voluto da papa Pio IX per la proclamazione dell'infallibilità papale., aperto l'8 dicembre 1869. Una parte dei padri, in particolar modo italiani, si schierò a favore della proclamazione del dogma; un'altra, costituita da tedeschi e francesi, era decisamente contraria o, quantomeno, non riteneva opportuno proclamare dogmaticamente l'infallibilità pontificia per questioni teologiche o per eventuali rotture diplomatiche con i vari Stati. Dopo la vittoria della frangia favorevole alla proclamazione del dogma dell'infallibilità, dovuta anche all'ingerenza del pontefice nell'assise conciliare, il Concilio fu sospeso sine die a causa della breccia di Porta Pia e all'annessione di Roma al Regno d'Italia..

Per quanto breve, l'esperienza fu assai significativa per Dehon in quanto poté entrare in contatto, seppur solo come "tecnico", con le varie voci della Chiesa cattolica dell'epoca e constatare la sua lontananza di vedute rispetto alla maggior parte del clero francese, capeggiata dal vescovo di Orléans Félix Dupanloup, riguardo alla questione dell'infallibilità; . Sempre in questo periodo, ampiamente descritto da Dehon nelle numerose riflessioni sul suo diario (annotazioni confluite poi nel Diario del Concilio Vaticano), il giovane sacerdote francese ebbe modo di conoscere la personalità dell'allora cardinale Gioacchino Pecci, futuro Leone XIII.. Dopo la chiusura del Concilio rientrò momentaneamente in patria, dove visse il trauma della guerra franco-prussiana del 1870, vista come una punizione divina nei confronti della Francia per aver lasciato senza protezione militare il pontefice nella questione risorgimentale.. Il 18 marzo 1871 Dehon fece ritorno nell'ormai capitale italiana., dove conseguì a giugno il dottorato in teologia e a luglio quello in diritto canonico. presso il Collegio Romano, obiettivi che intese raggiungere per perfezionare quel carisma di apostolato intellettuale che ormai si era prefissato..

Vicario a Saint-Quentin (1871-1877)

Un ministero pastorale

Tornato in patria nel 1871, Léon venne nominato cappellano della basilica di Saint-Quentin, un grosso centro industriale della Piccardia che all'epoca contava abitanti. e che tuttora fa parte della diocesi di Soissons. Questo ministero prettamente pastorale non rientrava nelle intenzioni di Dehon il quale desiderava piuttosto un'attività intellettuale:

Nonostante differisse dalle aspirazioni iniziali di Dehon, egli si immerse profondamente nel tessuto sociale della città di Saint-Quentin, della quale scoprì la profonda povertà spirituale dovuta non solo agli strascichi ideologici della Rivoluzione., ma anche alla diffusa idea che la pratica religiosa fosse soprattutto un'occupazione da donneCitazione di Dehon in : «...e da ogni parte si segnalava l'indifferenza o l'irreligiosità degli uomini».. Inoltre, come sottolinea lo stesso Dehon, la pastorale finora adottata non riusciva a penetrare negli animi delle persone, il che ne comportava una totale rivisitazione in termini più pragmatici.. Come scrisse Giuseppe Manzoni: «progressivamente Leone Dehon sostituisce, al ministero strettamente sacramentario, una pastorale integrale ove l'elemento umano, sociale, spirituale si completino a vicenda»..

Sulla base di questa volontà riformatrice, oltre al pesante carico di lavoro che lo attendeva come settimo vicario, Dehon impostò la sua azione pastorale a Saint-Quentin cercando di animare intorno a sé l'opera di San Vincenzo e le forze vive della città per una maggiore attenzione verso gli strati più indigenti: «L. Dehon crede fermamente che il solo rimedio al malessere sociale crescente sia l'associazionismo cattolico».. A questo scopo decise di sfruttare la stampa e fondò Le Conservateur de l'Aisne, giornale cattolico deputato a tenere viva l'informazione riguardo alla situazione sociale cittadina.. In quanto sacerdote, gli fu affidata l'educazione religiosa dei ragazzi. Su questo punto Dehon intendeva andare oltre alla semplice catechetica, proponendosi come obiettivo quello di «fare uomini e cristiani formati, istruiti».. Questa volontà comportò la fondazione del patronato "San Giuseppe", che dall'estate del 1872 trovò spazio concreto in un giardino in rue des Bouloirs, dove i giovani potevano discutere di temi legati alla vita cristiana..

Direttore spirituale delle Ancelle del Sacro Cuore