La letteratura occitanica — talvolta ancora chiamata letteratura provenzale — si sviluppò nel sud della Francia con una produzione di liriche prevalentemente amorose in lingua d'oc e si svolse parallelamente alla produzione letteraria in lingua d'oïl che diede l'avvio alla letteratura francese.

Essa nacque nelle ricche e raffinate corti feudali, in un ambiente di costumi detti per questo cortesi e canta soprattutto l'amore secondo quel modello che verrà teorizzato nel trattato De amore, scritto in prosa latina da Andrea Cappellano nella corte di Champagne verso il 1184.

Nella lirica provenzale la donna amata viene rappresentata dai trovatori come castellana o signora (domina), l'amante come vassallo fedele, l'amore come servizio (omaggio e devozione assoluta). Si tratta quindi di un amore-vassallaggio, frutto evidente della mentalità feudale.

L'amore cortese si basa sull'idea che amore e desiderio siano una cosa sola, e si realizza quindi nel mantenimento di una costante mezura, misura, distanza, tra desiderio di essere appagati e paura di suggellare in tal modo la scomparsa dello stesso: così si spiega quel sentimento complesso proprio dell'amore, fatto di sofferenza e piacere, di angoscia ed esaltazione. Per questa ragione, anche, esso non può realizzarsi dentro il matrimonio, e l'amore cortese è quindi adultero per definizione. Esso è desiderio fisico, ma soprattutto motivo di elevazione spirituale nell'uomo: serve a nobilitarne l'animo e non può esistere in un animo volgare, ma solo in un animo cortese, dando modo così all'amante vassallo (pertanto senza feudo) di raggiungere i propri signori, se non ad una parità nobiliare almeno spirituale.

La lirica occitanica pertanto non rappresenta l'amore come una reale passione ma attraverso formule di alta astrazione.

Il Medioevo Introduzione La letteratura occitanica inizia nell'XI e XII secolo in diversi centri, espandendosi gradualmente in buona parte della Francia meridionale e poi in Catalogna, Galizia, Castiglia, Portogallo e in ciò che adesso è L'Italia settentrionale. Al tempo del suo massimo sviluppo (XII secolo) l'arte di comporre in lingua volgare non esisteva, o almeno stava appena iniziando il suo cammino, a sud delle Alpi e dei Pirenei. Nel nord, nella regione dove si parlava il francese, la poesia in volgare era in piena fioritura; ma tra i distretti in cui si era sviluppata, Champagne, Île-de-France, Piccardia e Normandia e la regione in cui la letteratura occitana era sorta, sembra esserci stata una zona intermedia formata da Borgogna, Bourbonnais, Berry, Touraine e Anjou che, durante il medioevo, sembra essere rimasta quasi priva di letteratura volgare.

Al suo sorgere la letteratura occitana aveva completamente una sua fisionomia e nel suo sviluppo a lungo continuerà ad essere altamente originale, presentando in diversi punti analogie autentiche con la letteratura francese; queste analogie sono dovute principalmente ad alcuni elementi originari comuni a entrambe, più che a una mutua contaminazione.

È necessario chiedersi, tuttavia, quanta originalità possa esprimere ogni letteratura romanza nel medioevo, foss'anche la più originale. In tutte le regioni romanze iniziano proprio allora a comparire composizioni in volgare, mentre il costume di scrivere in latino ancora si conserva, attraverso una tradizione ininterrotta. Anche durante i periodi più barbarici, quando la vita intellettuale era ai suoi minimi livelli, il latino restava comunque la lingua in cui erano composti i sermoni, le vite di santi più o meno apocrife, i racconti di miracoli destinati ad attrarre pellegrini ad alcuni santuari, gli annali monastici, i documenti legali e i contratti di tutti i tipi. Quando l'erudizione inizia a rivivere, come nel caso della Francia settentrionale e centrale sotto l'influenza di Carlomagno e successivamente nell'XI secolo, la letteratura latina riceverà naturalmente un sostegno maggiore nella scrittura.

Origini La poesia occitana appare per la prima volta nell'XI secolo. Il testo più antico che ci è rimasto è il bordone (ing. "burden", fr. "refrain", it. "ritornello") provenzale allegato a una poesia latina del X secolo.Zeitschrift für deutsche Philologie, 1881, p. 335 Il testo non è ancora stato interpretato in modo soddisfacente. La qualità dei documenti residuali più antichi fa pensare alla perdita dell'opera originaria.

La poesia più antica è del X secolo, Tomida femina, una formula per un incantesimo, di diciassette versi, probabilmente con lo scopo di attenuare il dolore del parto. Molto più lungo è un frammento dell'XI secolo di duecentocinquantasette (257) versi decasillabi conservati in un manoscritto di Orléans, per la prima volta stampato da Raynouard.Choix des poesies originales des troubadours, 1817 Si crede provenga dal Limosino o Marche, la parte settentrionale della regione occitana. Lo sconosciuto chierico, autore e del poema didattico, prende come punto di riferimento il trattato De consolatione philosophiae di Boezio. La Cançó de Santa Fe risale al 1054–1076, ma probabilmente rappresenta un dialetto catalano che si evolve in una lingua distinta dall'occitano. Dello stesso secolo è il Las, qu'i non sun sparvir, astur, un componimento poetico che tratta dell'amor profano.

Del secolo successivo sono i componimenti di Guglielmo (Guilhem) IX, il nonno di Eleonora d'Aquitania, costituiti di undici diversi "brani" strofici, destinati ad essere cantati, molti dei quali sono canzoni d'amore. La sola che può essere approssimativamente datata venne composta intorno al 1119, quando Guglielmo era in Spagna a combattere i saraceni. In essa viene espresso il rimpianto dello scrittore per la frivolezza della sua vita passata e le sue apprensioni dicendo addio alla sua patria e al suo giovane figlio. Sappiamo anche da Orderico Vitale che Guglielmo compose varie poesie sugli eventi sfortunati della Crociata del 1101, mentre in uno dei suoi componimentiBen voil que sapchon ii plusor fa un'allusione al partimen.

Le origini di questa poesia sono incerte, non avendo relazioni né con la poesia latina, né con il folclore. Le composizioni in volgare sembrano essere state dapprincipio (e durante l'XI secolo) prodotte a scopo di divertimento (o nel caso della poesia religiosa, per la formazione) di quella parte della società laica che viveva nell'agiatezza e possedeva terre, e che reputava il passatempo intellettuale una delle cose buone della vita.

Nel XII e XIII secolo, le opere storiche e i trattati popolari in merito alla scienza contemporanea venivano composti in volgare.

La poesia occitana può aver avuto origine tra i giullari, alcuni dei quali, lasciando la buffoneria ai membri rozzi e meno portati alla professione, si dedicarono alla composizione di brani pensati appositamente per essere cantati. Nel nord, i giullari produssero le chansons de geste intrisi di racconti di battaglie e combattimenti, mentre nelle corti nobiliari del sud diedero vita alle canzoni d'amore.

Poesia dei trovatori Sebbene non sia stato il creatore della poesia lirica occitanica, Guglielmo, conte di Poitiers, per averla personalmente coltivata, diede a essa una posizione privilegiata contribuendo, indirettamente, in modo molto efficace ad assicurare il suo sviluppo e la sua conservazione. Presto, dopo di lui, compaiono in vari luoghi centri di attività poetica, prima nel Limosino e Guascogna. Nella precedente provincia viveva Ebolus cantator (un cantore chiamato Ebolo), che durante la seconda parte della vita di Guglielmo di Poitiers sembra sia stato in qualche modo a lui correlato e, secondo uno storico contemporaneo, Geoffroy, priore di Vigeois, erat valde gratiosus in cantilenis ("dava un grande apporto di piacere con le sue canzoni"). Nessuna delle sue composizioni ci sono pervenute; ma sotto la sua influenza Bernart de Ventadour viene ad essere iniziato alla poesia, il quale, sebbene fosse soltanto il figlio di uno degli uomini di servizio del castello, riuscì ad ottenere l'amore della signora di Ventadour, e quando la loro relazione amorosa venne scoperta e fu costretto ad andarsene altrove, riceve comunque una cortese accoglienza da parte di Eleonora d'Aquitania, consorte (dal 1152) di Enrico II d'Inghilterra. Delle composizioni di Bernart possediamo circa cinquanta canzoni di un elegante semplicità, alcune delle quali potrebbero essere considerate come gli specimen più perfetti della poesia d'amore che la letteratura occitanica abbia mai prodotto. Bernart era dunque già rinomato prima della metà del XII secolo e la sua carriera poetica si estende abbondantemente oltre l'inizio del secolo successivo.

Nello stesso periodo, o probabilmente un po' prima, fioriva Cercamon, un poeta certamente inferiore a Bernart, a giudicare dai pochi brani che ci ha lasciato, ma nonostante tutto di un'importanza non trascurabile fra i trovatori, sia per il periodo più arcaico in cui fu attivo, sia perché le informazioni ben circoscritte che lo riguardano si sono conservate. Egli era un guascone e compose, dice il suo antico biografo, pastorali secondo il suo antico costume (pastorelas a la uzansa antiga). Ciò rappresenta un'attestazione della comparsa nella Francia meridionale di una forma poetica che acquisisce un largo sviluppo. Il periodo in cui Cercamon visse viene determinato da un componimento dove allude in modo molto evidente all'approssimarsi del matrimonio del re di Francia, Luigi VII, con Eleonora d'Aquitania (1137). Tra i primi trovatori si possono anche annoverare Marcabru, allievo di Cercamon, della cui opera ci sono pervenuti circa quaranta componimenti, approssimativamente databili dal 1135 al 1148 o giù di lì. Questo poeta ha una grande originalità di idee stile. Le sue canzoni, molte delle quali storiche, sono libere dai luoghi comuni del loro genere e contengono curiose critiche sulla corruzione del periodo.

Non possiamo qui fare altro che enumerare i trovatori principali e brevemente indicare in quali condizioni la loro poesia si venne a sviluppare e attraverso quali circostanze andò decadendo fino a scomparire del tutto: Peire d'Alvernha, che sotto certi aspetti deve essere classificato insieme a Marcabru; Arnaut Daniel, notevole per il suo complicato stile poetico (l'inventore della sestina) verso cui Dante e Petrarca espressero un'ammirazione incondizionata; Arnaut de Mareuil, benché meno famoso di Arnaut Daniel, certamente supera quest'ultimo nella semplicità elegante della forma e nella delicatezza sentimentale; Bertran de Born, oggi il più conosciuto fra tutti i trovatori, sapeva, a quanto si dice, destreggiarsi sia con la spada che con i suoi sirveniescs nel conflitto tra Enrico II d'Inghilterra e i suoi figli ribelli, benché la rilevanza della sua parte negli eventi del tempo sembra sia stata esagerata in modo piuttosto abnorme; Peire Vidal di Tolosa, un poeta di ispirazione variegata, arricchitosi con i doni concessigli dai più grandi nobili del tempo; Guiraut de Borneil, lo macsire dels trobadors, e in ogni caso maestro nell'arte del cosiddetto "stile chiuso" (trebar clus), sebbene ci abbia anche lasciato alcune canzoni di incantevole semplicità; Gaucelm Faidit, di cui abbiamo un toccante lamento (plaint) sulla morte di Riccardo Cuor di Leone; Folchetto di Marsiglia, il più potente pensatore tra i poeti del meridione, il quale da mercante diventa trovatore e successivamente abate, e infine vescovo di Tolosa (morto nel 1231).