La criminalità informatica è un fenomeno criminale che si caratterizza nell'utilizzo di strumenti e tecnologie dell'informatica sia hardware che software, per la commissione di uno o più crimini.

La casistica e la tipologia sono piuttosto ampie; alcuni crimini in particolare sono finalizzati allo sfruttamento commerciale della rete internetMann and Sutton 1998: >>Netcrime: More change in the Organization of Thieving. British Journal of Criminology; 38: 201-229. Oxfordjournals.org, altri crimini insidiano i sistemi informativi di sicurezza nazionale di uno Stato.Internet Security Systems. March-2005.

Storia Gli anni 1980 ed i primi casi Le condanne per reati informatici, o per hacking, iniziarono già nel 1983 con il caso dei 414's nel Milwaukee. In tal caso, sei adolescenti fecero irruzione in sistemi informatici di prestigio, tra cui il Los Alamos National Laboratory, il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center e il Security Pacific Bank. Il 1º maggio 1983 Gerald Wondra fu condannato a due anni di libertà vigilata. Nel 2006, una pena detentiva di quasi cinque anni è stata inflitta a Jeanson James Ancheta, il quale aveva creato centinaia di computer zombie per eseguire i suoi ordini tramite reti botnet giganti.pg 26— Egli ha poi venduto le botnet al miglior offerente che a sua volta li ha usati per l'attacco denial of service.

L'esigenza di punire i crimini informatici emerse già alla fine degli anni ottanta, tanto che, il 13 settembre 1989, il Consiglio d'Europa emanò una Raccomandazione sulla Criminalità Informatica dove venivano discusse le condotte informatiche abusive. I reati vennero divisi in due liste: facevano parte della prima lista, detta lista minima, quelle condotte che gli Stati sono invitati a perseguire penalmente quali: La frode informatica che consiste nell'alterare un procedimento di elaborazione di dati con lo scopo di procurarsi un ingiusto profitto; Il falso in documenti informatici; Il danneggiamento di dati e programmi; Il sabotaggio informatico; L'accesso abusivo, associato alla violazione delle misure di sicurezza del sistema; L'intercettazione non autorizzata; La riproduzione non autorizzata di programmi protetti; La riproduzione non autorizzata di topografie di prodotti a semiconduttore.

Facevano invece parte della seconda lista, detta lista facoltativa, condotte "solo eventualmente" da incriminare, quali: L'alterazione di dati o programmi non autorizzata, sempre che non costituisca un danneggiamento; Lo spionaggio informatico, inteso come la divulgazione di informazioni legate al segreto industriale o commerciale; L'utilizzo non autorizzato di un elaboratore o di una rete di elaboratori; L'utilizzo non autorizzato di un programma informatico protetto, abusivamente riprodotto.

Gli anni 1990 e la legislazione Internazionale Successivamente, in occasione del XV Congresso dell'Associazione Internazionale di Diritto Penale del 1990, emerse la necessità di perseguire non solo i reati previsti dalla lista minima ma anche le condotte descritte nella lista facoltativa. Le varie legislazioni informatiche che hanno seguito il suddetto congresso hanno tenuto conto delle indicazioni date dall'associazione e nel settembre 1994 il Consiglio d'Europa ha aggiornato la precedente Raccomandazione ampliando le condotte perseguibili penalmente, inserendo: Il commercio di codici d'accesso ottenuti illegalmente; La diffusione di virus e malware.

Gli anni 2000 e l'estensione del fenomeno A partire dagli anni 2000 il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha evidenziato che il crimine informatico ha assunto forme che coinvolgono le strategie di politica globale. Nel 2007 si sono verificati degli attacchi contro il sistema informatico dell'Estonia da parte di hackers di origine russa. Analogamente nel 2008 la Russia ha denunciato attacchi da parte dei terroristi ceceni. Nel timore che questi attacchi possano prefigurare l'estensione del conflitto su più ampia portata, le forze di spionaggio militare si sono da tempo attivate per predisporre strategie tese ad individuare i campanelli di allarme e prevenire conflitti in futuro"War is War? The utility of cyberspace operations in the contemporary operational environment" U.S. Army War College, February 2010.. La più lunga condanna comminata prima del 2012 per reati informatici è quella ad Albert Gonzalez per 20 anni.

Le successive condanne più lunghe sono quelle di 13 anni per Max Butler, 108 mesi a Brian Salcedo nel 2004 e confermata nel 2006 dalla Corte d'Appello degli USA, e 68 mesi a Kevin Mitnick nel 1999.

Caratteristiche e ambito di indagine Il crimine informatico può essere generalmente definito come un'attività criminale che coinvolge la struttura della tecnologia dell'informazione, compreso l'accesso illegale (l'accesso non autorizzato), intercettazione (con mezzi tecnici di trasmissioni non pubbliche di dati informatici verso, da o all'interno di un sistema informatico), interferenze di dati (danneggiamento, cancellazione, deterioramento, alterazione o soppressione di dati informatici), sistemi di interferenza (interferenza con il funzionamento di un sistema informatico mediante l'immissione, trasmissione, danneggiamento, cancellazione, deterioramento, alterazione o soppressione di dati informatici), uso improprio di dispositivi, contraffazione, furto d'identità, frode informatica ed elettronica. Le persone che commettono questi crimini, se catturate vengono condannate per l'accusa di aver compiuto reati informatici, come accessi non autorizzati in computer o reti di computer.

Le tipologie di reato in Internet possono essere di svariati tipi: dal messaggio offensivo inviato per posta elettronica, alla diffusione di immagini diffamatorie o pedopornografiche, o al download di risorse protette dal diritto d'autore. L'identificazione dell'autore di un reato online è resa problematica da molteplici fattori: in un sistema, quale Internet, non controllato da alcuna autorità sovranazionale, che consente agli utenti l'assoluto anonimato, dove i dati si diffondono con rapidità elevatissima oltre i confini nazionali, e dove cancellare le tracce è relativamente semplice, identificare il responsabile di un reato è un'operazione davvero complessa che difficilmente è eseguita con successo.

Atti tipici Il crimine informatico abbraccia un ampio ventaglio di attività che possono essere schematicamente in suddivise in due categorie:

L'utilizzo della tecnologia informatica via internet per compiere l'abuso: Cyberstalking Furto d'identità Attacchi informatici

L'utilizzo dei un computer nella commissione del reato: Frode informatica Virus informatico

Spam

L'inatteso invio di email per fini commerciali è illegale, ma mentre le leggi anti-spam sono relativamente nuove, le comunicazioni inattese esistono da lungo tempo. "Spammare" significa anche il necropost di un articolo su un forum oppure l'invio ripetuto di messaggi, a volte indesiderati.

Frode

La frode informatica è associata alla frode "tradizionale" con la differenza che è realizzata per mezzo di uno strumento informatico. La legge 547 del 1993 aggiunge al Codice Penale l'art. 640-ter per punire chiunque cerchi di ottenere un arricchimento interferendo abusivamente nell'elaborazione dei dati. Non è identificato come frode informatica l'indebito utilizzo di carte di pagamento magnetiche che è invece disciplinato dall'art. 55 del decreto legislativo 231 del 21 novembre 2007. Altri reati previsti sono:

La falsificazione di documenti informatici. I documenti informatici sono equiparati a tutti gli effetti ai documenti tradizionali e l'art. 491-bis c.p. prevede l'applicabilità delle disposizioni sulla falsità in atti pubblici e privati. La falsificazione in comunicazioni informatiche ricalca invece il delitto di falsità in scrittura privata (art. 485 c.p.). Le aggressioni all'integrità dei dati. La legge 547 del 1993 amplia le precedenti disposizioni in materia e integra al Codice Penale l'art. 635-bis sul danneggiamento dei sistemi informatici e telematici, l'art. 615-quinquies sulla diffusione di virus e malware, l'art. 392 sulla violenza sulle cose (a tal proposito la legge 547 del 1993 precisa le situazioni dove le aggressioni riguardano beni informatici) ed infine l'art. 420 sul reato di attentato ad impianti di pubblica utilità. Forse l'unico caso giudiziario di diffusione di virus per cui si è celebrato un dibattimento (sia in primo grado, sia in appello) è quello deciso dal Tribunale penale di Bologna con la sentenza 1823/05 (la cui decisione è stata parzialmente ribaltata in appello) a proposito del "Caso Vjierika". Le aggressioni alla riservatezza dei dati e delle comunicazioni informatiche. Riguardo alle forme di intrusione nella sfera privata altrui si incriminano l'accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.), la detenzione o diffusione abusiva di codici di accesso (art. 615-quater c.p.) e la rivelazione del contenuto di documenti segreti (art. 621 c.p.), includendo i documenti protetti contenuti su supporti informatici.

Molestie e cyberbullismo

Mentre alcuni contenuti possono offendere in maniera indiretta, le molestie informatiche possono colpire la sensibilità di chiunque, quali commenti sul genere, etnia, religione e orientamento sessuale. Spesso si verificano nelle chat, nei newsgroup, nelle conferenze virtuali, ecc.

Circa le aggressioni alle comunicazioni informatiche è ampliato il concetto di corrispondenza contenuto nel quarto comma dell'art. 616 c.p. che ingloba anche la corrispondenza informatica e telematica e punisce l'intercettazione e l'interruzione di comunicazioni informatiche (art. 617-quater c.p.) e l'installazione di apparecchiature atte ad intercettare o impedire comunicazioni informatiche (art. 617-quinquies), qualora tali condotte non siano esplicitamente autorizzate.

La legge 48/2008 che recepisce la Convenzione di Budapest sul crimine informatico ha modificato il codice penale e quello di procedura penale riconoscendo implicitamente il ruolo dell'informatica forense nel processo penale.

Spaccio di sostanze illecite I trafficanti di droga stanno ottenendo vantaggi economici tramite messaggi criptati e altre tecnologie virtuali. Gli acquirenti frequentano determinati locali come, ad es., i coffee shop o i milk bar utilizzando siti web finti allo scopo di individuare intere partite di pillole e quantità di anfetamine o altri stupefacenti in chat room.

L'aumento dello spaccio via internet potrebbe essere attribuito alla carenza di comunicazioni dirette in modo da stimolare qualsiasi persona ad acquistare la droga. Gli effetti che sono spesso associati allo spaccio di droga, infatti, sono minimizzati e filtrati dai processi che intervengono dall'interazione virtuale.

Terrorismo Agenti governativi e di sicurezza hanno registrato un sensibile incremento dei problemi virtuali sin dal 2001. Ma c'è una buona parte di coloro che ritengono le intrusioni come parte di un disegno terroristico più grande.