La Geografia del comportamento, o Geografia della percezione, è una branca della geografia umana che studia i rapporti tra comportamento e cognizioni umane da un lato, e la dimensione spaziale e territoriale dall'altro. Da questo punto di vista, presenta molti punti in comune con la psicologia ambientale; i geografi che si occupano di quest'ambito svolgono però la loro attività ponendo una maggiore attenzione alle variabili socio-economiche e territoriali, rispetto agli psicologi ambientali che lavorano soprattutto in contesti di laboratorio.

I geografi del comportamento si occupano delle rappresentazioni cognitive sottostanti il ragionamento spaziale, i processi di decision-making topologico, la costruzione di mappe mentali, l'attaccamento ai luoghi, gli atteggiamenti verso il territorio, le capacità di orientamento e di wayfinding; parte importante del settore è anche lo studio delle rappresentazioni spaziali e territoriali, la percezione del rischio territoriale ed i comportamenti umani su "microscala geografica".

Il nome deriva dal behaviourismo (in italiano, il comportamentismo), paradigma dominante in psicologia negli anni '60 e '70, durante la nascita e lo sviluppo di tale branca di studi nella cultura geografica anglosassone; in realtà, il nome corretto sarebbe cognitive geography. Allo stesso modo, il termine "percezione" è erroneamente invalso nell'uso, e viene usato al posto di quello che sarebbe invece più scientificamente corretto ("rappresentazione", termine più appropriato in un contesto cognitivista).

Bibliografia John R. Gold, Introduzione alla Geografia del Comportamento, Milano, Fratelli Angeli, 1985 (edizione italiana a cura di Marcella Arca Petrucci e Silvia Gaddoni).

Categoria:Geografia umana