I Ruffo di Calabria sono una delle famiglie più antiche e blasonate della Calabria, già annoverata tra le sette più grandi casate del Regno di NapoliLe "Serenissime Sette Grandi Case del Regno di Napoli" comprendevano: Acquaviva, Celano, Evoli, Marzano, Molise, Ruffo, Sanseverino; estintesi le famiglie d'Evoli, Marzano e Molise, queste furono sostituite da quelle dei d'Aquino, del Balzo e Piccolomini (in merito si vedano: Archivio di Stato di Napoli scheda famiglia Sanseverino ; B. Filangieri di Candida Gonzaga, op.cit, ad voces; Spreti, op.cit, ad voces)..

Una discendente della famiglia è Paola, sesta regina dei Belgi, figlia di Fulco Ruffo di Calabria e consorte del sovrano Alberto II del Belgio.

Le origini L'antichità delle origini della Magna DomusOvvero "La Gran Casa", termine encomiastico adottato probabilmente in età spagnola con cui si era soliti riferirsi alla famiglia Ruffo (Imhoff, op.cit., p. 283). dei Ruffo di Calabria è stata per lungo tempo argomento degli scritti di agiografi e genealogisti. Simone da Lentini, vescovo di Siracusa, nella seconda metà del XIII secolo così ne scriveva: «Rufa nobilissima et vetustissima familia, tempore romanae reipublicae magnopere vixit et usque ad meum tempus potentissime vivit»Ovvero, "La nobilissima e antichissima famiglia Ruffo visse grandiosamente al tempo della repubblica romana e ancor oggi (fino al mio tempo) maestosamente vive" (riportato da Imhoff, op. cit., p. 283).. Giovanni Fiore, trattandone nel XVII, più compiutamente annotava: «ai Ruffo di Calabria si attribuiscono origini remote, come se il loro nome derivasse dal latino Rufo. I cronachisti narravano che i Ruffo e i Giuliani, sarebbero stati signori di vasti territori, tanto che circa il Mille "l'imperador di Costantinopoli, con esso loro collegatosi, ricuperò la Puglia e la Calabria". Altri li stimano di origine normanna: Filippo ed Errigo Ruffo, al servizio del Guiscardo, occuparono Terra d'Otranto e Basilicata»Fiore, op. cit, p. 603..

Per certo le fonti storiche attestano unanimemente il fatto che i Ruffo fossero già fiorenti in Calabria prima dell'anno Mille. Quanto alla presunta origine romana e alle fantasiose ricostruzioni genealogiche proposte, queste non possono che essere lette se non come una sorta di mito fondativo, una leggenda politicamente legittimante alla cui costruzione la famiglia non dovette essere, menandone gran vanto nel corso dei secoli successivi, del tutto estranea. Meno implausibile, come si vedrà, appare l'ipotesi dell'origine bizantina, per cui tuttavia valgono le stesse considerazioni espresse per la romana; quella dell'origine normanna, pur sempre su base congetturale, appare invece la più attendibile.

Ipotesi romana

Secondo questa suggestiva quanto fantasiosa ipotesi, basata esclusivamente sull'assonanza del nome e che rivendicava nientemeno che la parentela con Silla, i Ruffo sarebbero discesi dalla Gens Cornelia, e, in particolare, da un loro ramo, quello consolare dei Rufi, il cui capostipite eponimo sarebbe stato quel Cornelio Rufo che secondo i libri Sibillini propose l'istituzione dei ludi apollinaresE che per tale ragione fu soprannominato Sibilla e fu il primo in seguito ad essere chiamato Silla per alterazione del nome (Sara Fattor, Scrittura Sibillina, I libri fatales della storia romana, Tesi di laurea, Trieste 2007, pp. 121-122, nota 326. ). In questo senso, un non meglio identificato "Tamusio Tinga"Potrebbe, forse, trattarsi di Tanusius Geminus, storico citato da Svetonio di cui non ci è pervenuta l'opera; oppure, più probabilmente, di una falsa fonte citata in qualche testo antico alla maniera di Alfonso Ceccarelli. si spinse addirittura oltre, scrivendo che la famiglia aveva avuto principio in Ascanio Silvio, figlio di Enea, e precisamente dal suo terzogenito RufusGiovanni Ruffo, op. cit..

Certamente non può essere presa per prova dell'origine romana, né di un'antichissima conversione al cristianesimo, la vantata "parentela" e la particolare venerazione tributata dalla famiglia a san Rufo martire, terzo vescovo di Capua, vissuto nel I secoloL'altare della cappella del palazzo Ruffo di Bagnara è a lui dedicato ed è pure ricordato nella chiesa di San Giuseppe dei Ruffi dove la Famiglia Ruffo di Bagnara deteneva un altare di patronato..

Ipotesi bizantina Alla pari della precedente, anche questa ipotesi genealogica non è suffragata da documentazione storica e può considerarsi nient'altro che una vulgata familiare. La presenza presso la corte imperiale di Bisanzio di personalità di rilievo, consoli e generali, dal cognome Rufus è però storicamente attestata. Gli antichi agiografi di Casa Ruffo, non particolarmente attendibili, ricordavano tra gli altri ascendenti:

Marcus Antonius Rufus I, vissuto nel IV secolo, probabilmente convertito al cristianesimo, già generale di Costanzo Cloro, combatté contro Massenzio alla Battaglia di Ponte Milvio a fianco di Costantino I che in segno di gratitudine avrebbe fatto della sua famiglia una delle più cospicue della rifondata Costantinopoli; Lucius Rufus (figlio del precedente), vissuto nel IV secolo, fu ufficiale di Costantino II nella sfortunata campagna contro Costante I trovandovi la morte intorno al 340. Lucius Antonius Rufus, vissuto nel V secolo, generale di Valentiniano III combatté contro il vandalo Genserico, l'armata romana di cui forse era comandante venne sconfitta nel 431. Marcus Antonius Rufus II, vissuto nella seconda metà del VII secolo, generale distintosi in Macedonia, fedele all'imperatore Giustiniano II Rinotmeto venne rimosso dall'usurpatore al trono imperiale Leonzio e quindi assassinato intorno al 695.

Sempre in accordo alla tradizione familiare, nel corso dei secoli i Ruffo si sarebbero legati alle dinastie imperiali bizantine degli eracliani, degli isaurici e dei macedoni, che avrebbero loro affidato il governo della CalabriaNon si dà conto, se non in nota, dei due matrimoni che, sempre secondo i genealogisti citati in bibliografia, avrebbero imparentato i Ruffo bizantini con due imperatori: nel IX secolo, Basilio I avrebbe sposato una tal Berenice Rufa e, nel XII, Andronico I Comneno una certa Yole, o Giovanna, figlia di un Giovanni Fulcono Ruffo governatore di Macedonia..

Ipotesi normanna È certamente l'ipotesi più plausibileDi questa opinione è ad esempio Ernesto Pontieri (op. cit.); sulle origini normanne del casato scrisse anche il prelato Angelo Braschi, il futuro papa Pio VI, quand'era segretario del cardinale Tommaso Ruffo.; infatti, personaggi dal cognome Ruffus, o Rufus si trovano nell'XI e nel XII secolo, cioè nel periodo durante il quale i Ruffo sono per la prima volta storicamente attestati in Calabria, sia in Inghilterra che in Sicilia e nell'Italia meridionale. Va comunque notato che questa teoria potrebbe coesistere con la precedente, senza escluderla, ipotizzando un'origine normanno-bizantina della famiglia, mercenari vareghi e normanni sono infatti presenti a Costantinopoli fin dal IX secoloTramontana, op. cit., p.91, nota 25..

Attestazione storica Le prime notizie storiche riguardanti la famiglia dei Ruffo di Calabria risalgono all'anno Mille, nella Chronica Monasterii Casinensis di Leone Ostiense si legge infatti della già menzionata alleanza tra l'imperatore d'Oriente e le famiglie Ruffo e Giuliani per recuperare la Calabria e la Puglia ai bizantiniIl MS. 276 (f. 310) della Biblioteca Angelica di Roma attesta inoltre un Ademaro Ruffo nel 1046.. Circa un secolo più tardi figura un Pietro Ruffo, la cui nascita si fa risalire al 1118, creato cardinale da Papa Gelasio II, e si ha notizia di un Gervasio Ruffo, nominato nel 1125 strategoto di MessinaArena, op. cit., tav. XXVII; Giovanni Ruffo (op. cit.) considera il titolo affine di stratiota con cui Gervasio è altrove qualificato, come prova dell'origine bizantina della famiglia, Cfr. vedi oltre. ed elevato da Ruggero II di Sicilia nel 1146 al rango di signore di Mizzillicar e ChabucasIl documento è conservato presso l'Archivio di Stato di Napoli (); i due toponimi Mizzillicar e Chabucas, probabilmente di origine araba, siti nel territorio di Sciacca non sono identificati; stando a Giovanni Ruffo (Op.cit.) qui Gervasio è indicato col titolo di "stratiota".. Un probabile discendente di quest'ultimo, ricordato come Ruggero de Gervasio, è nominato da Federico II vallectus camerae nel 1223Il privilegio, tradotto dal greco, è pubblicato da Paolucci (Op.cit p.38)., nello stesso periodo si ricorda un Serio Ruffo, gran maresciallo del regno, che prese parte alla scorta della salma dell'imperatore a Taranto.

Ruffo di Calabria conti di Catanzaro La grande fortuna della famiglia iniziò certamente con il conte di Catanzaro, Pietro ICosì detto per distinguerlo da un suo omonimo discendente.L'investitura a conte di Pietro I è tradizionalmente fatta risalire a Federico II, Pontieri (Op.cit.) la data invece al 1253 attribuendola a Corrado IV; l'appellativo "di Calabria" ed il diritto quasi sovrano di intitolare i propri atti con la formula Dei gratia Comes Catanzaris è attestato in una Bolla di papa Innocenzo IV dell'ottobre 1254 nella quale, riconferrnando a Pietro I Ruffo la concessione della contea di Catanzaro, si legge tra l'altro: «Tu ed i tuoi eredi terrete in perpetuo queste concessioni immediatamente dalla Chiesa Romana, non riconoscendo d'ora innanzi alcun signore superiore a voi al di fuori di essa» (Dal Reg..Vaticano 23 - CCCCXXXMIIII, 198 v. e 199 r.); è probabile che altri Ruffo avessero precedentemente ottenuto la corona comitale di Catanzaro, ma Pietro I resta il primo di cui si conservi memoria documentata, in ogni caso è certo che la famiglia detenesse da tempo sulla città una qualche forma di signoria. (m.1257), che fu cortigiano dell'imperatore Federico II e da questi nominato giustiziere, gran maresciallo del regno di Sicilia e balioProbabilmente nel significato di tutore piuttosto che di Balivo. del figlio Corrado. Prive di fondamento, se non addirittura false ed atte solo a sminuirne la figura, appaiono le notizie contenute nella Historia de rebus gestis Frederici II imperatoris del cosiddetto Nicolò Jamsilla (Pseudo-Jamsilla), secondo cui Pietro I era di povere ed umili origini«Curiam ipsius Imperatoris federici pauper ingressus» (Nicolò Jamsilla, Op.cit. col. 547) ovvero «Pietro I entrò che era povero alla corte dell'imperator Federico»; l'Amari (Op.cit., p. 15), che altrove confonde Pietro I con Pietro II, rifacendosi all'anonimo autore dellHistoria ne diede questo ritratto: «Sedea viceré in Sicilia da molti anni, e governava sì le Calabrie, Pietro Rosso o Ruffo. L'Imperator Federigo, da vil familiare l'avea levato a' sommi gradi, com'avviene in corte ai più temerari e procaccianti»; è oggi acclarato che l'anonimo, forse identificabile nel notaio Goffredo da Cosenza giustiziato dagli angioini nel 1269, fosse un partigiano di Manfredi, il suo intento era innanzi tutto quello di fornire un resoconto ufficiale e legittimante quest'ultimo, motivo per cui Pietro I viene dipinto come un opportunista successivamente macchiatosi di fellonia ed alto tradimento.. Nominato vicario in Sicilia e Calabria da Corrado IV, venne riconfermato in questi incarichi da Corradino, ma schieratosi apertamente contro Manfredi fu privato di tutti i suoi beni e costretto all'esilio, morendo assassinato dai partigiani dell'Hohenstaufen a Terracina.