Il Partito Radicale (PR) è stato un partito politico di orientamento liberale, liberista e libertario fondato nel 1955, a seguito di una scissione dal Partito Liberale Italiano da parte della sua corrente di sinistra, e trasformatosi, in occasione del XXXV Congresso tenutosi nel 1989, in un soggetto politico transnazionale, il Partito Radicale Transnazionale. È stato per lungo tempo guidato da Marco Pannella. Si è ispirato, in una prospettiva eclettica, alle tradizioni politiche sia della sinistra storica che della destra storica, del Partito d'Azione e del liberalismo anglosassone, promuovendo la laicità dello Stato, il riconoscimento dei diritti civili e politici dei cittadini, il rispetto dello Stato di diritto e la nonviolenza.
Si è presentato per la prima volta in occasione delle elezioni politiche del 1958, formando una lista comune col Partito Repubblicano Italiano; quindi ha preso parte alle elezioni politiche del 1968 e tutte le elezioni nazionali dal 1976 al 1987, ottenendo il suo massimo storico nel 1979.
Al congresso di Budapest nel 1989, sulla scia di quanto già era stato stabilito nel congresso di Bologna dell'anno precedente, è stata approvata la trasformazione del partito in un soggetto politico a vocazione transnazionale e transpartitica, il Partito Radicale Transnazionale (poi divenuto, nel 2011, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).
Storia Riferimenti culturali
Le origini culturali del Partito radicale sono ravvisabili nel nucleo teorico del radicalismo ottocentesco e del Partito Radicale Italiano promosso da Felice Cavallotti e Agostino Bertani, eredi della cultura risorgimentale e promotori di uno spirito laico e liberale, teso a promuovere l'estensione del suffragio, la laicità del sistema scolastico, il federalismo amministrativo e la riduzione dell'orario lavorativo alle otto ore. Nel 1904, sotto la guida di Ettore Sacchi, la matrice anticlericale, che aveva animato il pensiero politico radicale sin dal principio, non indulge a posizioni antireligiose, ciò che consente al movimento di raccogliere il consenso di don Romolo Murri.
Durante il fascismo gli ideali e la cultura radicale sono accolti e rivendicati da numerosi intellettuali antifascisti: già a partire dal 1925, quando "la piccola confraternita" dei salveminiani – Nello Traquandi, Tommaso Ramorino, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi e Nello Rosselli – danno vita all'esperienza fiorentina del "Circolo della cultura" e, in seguito, a quella ancor più rischiosa di "Italia libera" (associazione di reduci antifascisti indirizzata a propagandare la disobbedienza civile e ad organizzare azioni dimostrative, nata nel 1923 nello studio dell'avvocato Enrico Bocci e diretta da Dino Vannucci, Ernesto Rossi, Carlo Rosselli, Piero Calamandrei e Nello Rosselli).
Nella ricostruzione genealogica del PR non bisogna tralasciare l'importanza dell'esperienza del "foglio clandestino di battaglia", Non Mollare, e del movimento, di orientamento liberal-socialista, Giustizia e Libertà, nato a Parigi nel 1929 per volontà dell'esule Carlo Rosselli.
Origini e fondazione L'8 dicembre 1955 trentadue consiglieri nazionali del Partito Liberale Italiano si dimettono durante il congresso nazionale del PLI, per promuovere con altri autorevoli esponenti del liberalismo la costituzione del "Partito Radicale dei Liberali e Democratici Italiani". La scissione delle correnti di "sinistra" e di parte del centro del PLI vede protagonisti, fra gli altri, Leopoldo Piccardi, Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Nicolò Carandini, Leo Valiani, Guido Calogero, Giovanni Ferrara, Paolo Ungari, Eugenio Scalfari, Marco Pannella e Franco Roccella. La successiva domenica 11 dicembre 1955 i dissidenti tengono il primo comizio a Roma per illustrare il programma del nuovo partito.Cinegiornale (Mondo Libero M227) del 16/12/1955 (Astra Cinematografica)
Il partito si costituisce formalmente il 5 febbraio 1956 al termine di un convegno che elegge un esecutivo di cinque componenti (Carandini, Pannunzio, Piccardi, Valiani e l'ex segretario del PLI Villabruna) e una direzione di quattordici.
Nei primi anni, il Partito ha il suo riferimento culturale nel settimanale Il Mondo diretto da Mario Pannunzio e negli "Amici del Mondo", un gruppo di intellettuali di tradizione socialista, liberale ed azionista, tra cui Ernesto Rossi, promotori di una politica anticlericale e anti-partitocratica in contrapposizione sia alla Democrazia Cristiana sia al Partito Comunista Italiano. Alle elezioni politiche in Italia del 1958 si presenta insieme al Partito Repubblicano Italiano, mentre alle elezioni amministrative del 1960 elegge alcuni consiglieri comunali nelle liste del Partito Socialista Italiano, tra cui Arnoldo Foà, Leopoldo Piccardi e Antonio Cederna.
La prima rinascita del Partito Nel 1962, a seguito del caso Piccardi, gran parte dei dirigenti e dei militanti radicali lasciano il Partito, confluendo nel Partito Socialista o nel Partito Repubblicano; nel rimanente Partito Radicale diviene maggioritaria la componente, fino a quel momento in minoranza, chiamata Sinistra Radicale guidata da Marco Pannella. Il Partito si attiva per contestare la revisione dei Patti Lateranensi, promuove la prima raccolta di firme per un referendum abrogativo del Concordato (dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale), conduce campagne di denuncia sui finanziamenti occulti alla politica, per l'affermazione dell'antimilitarismo e la difesa dei diritti civili. Per evitare le spinte partitocratiche interne, viene abbandonata la precedente struttura organizzativa di stampo socialista-liberale in favore di un modello libertario e anti-gerarchico per cui nei congressi annuali sono rinnovati gli organi statutari e decise le mozioni di indirizzo politico, prevedendo libertà di iscrizione e divieto di espulsione per chiunque, anche se iscritti ad altri partiti.
Sul finire degli anni 1970 il partito è impegnato nelle campagne referendarie per il divorzio e per l'aborto (insieme alla Lega Italiana per l'Istituzione del Divorzio e il Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto), così come sui fronti dell'anti-proibizionismo, anti-militarismo e obiezione di coscienza, sul femminismo e le libertà sessuali dando vita anche al primo movimento italiano per i diritti degli omosessuali (realizzando un patto federativo con il Movimento di Liberazione della Donna e il Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani), la riforma del diritto di famiglia, l'estensione del voto ai diciottenni. Ad un panorama antagonista carico di odio e violenza che sfocia nel terrorismo rosso e nero, il Partito radicale contrappone la nonviolenza gandhiana, con i suoi mezzi atipici di azione politica, come le disobbedienze civili, le autodenunceAd esempio nel 1971 avvenne il caso dell'Autodenuncia di solidarietà a Lotta Continua in cui i radicali, tra cui Marco Pannella e Marcello Baraghini prestarono il loro nome firmando il giornale come direttore responsabile per consentirne la pubblicazione e finirono inquisiti per "reati a mezzo stampa" come vilipendio all'esercito, istigazione alla diserzione ed a delinquere ed altri reati d'opinione, i sit-in, le maratone oratorie, le manifestazioni in fila indiana e moderne forme di comunicazione politica.
Una piccola pattuglia di Radicali in Parlamento Le elezioni del 1976 vedono l'ingresso nel Parlamento italiano di una ristretto numero di radicali candidati in liste autonome con il simbolo della Rosa nel PugnoMarco Pannella acquisirà il simbolo dai socialisti francesi di François Mitterrand cfr. . Questa nuova fase vede i radicali portare nuovi metodi di lotta in Parlamento con l'uso massiccio dell'ostruzionismo e la promozione di iniziative legislative trasversali e la «doppia tessera» come attestazione di impegno comune su battaglie condivise in contrapposizione agli schieramenti prestabiliti su base ideologica. Sul fronte istituzionale i parlamentari radicali si battono per la riforma dell'ordinamento carcerario, la limitazione della carcerazione preventiva, la smilitarizzazione del Corpo degli agenti di custodia. I radicali usano il seguito popolare riscosso nelle piazze per fare ampio ricorso allo strumento referendario, promuovendo i referendum abrogativi del 1978, 1981 e del 1987.
Negli anni più duri del terrorismo, i radicali da soli denunciano il compromesso storico in cui al governo si ritrovano insieme democristiani e comunisti, socialisti e laici praticamente senza contestazioni e alternative, e addirittura aprono un dialogo, nella più pura tradizione gandhiana, con i violenti e i terroristi. Viene poi alla luce, proprio grazie alle inchieste dei radicali, che ampie aree del terrorismo politico sono strettamente interrelate con la massoneria, i servizi segreti e altri apparati dello Stato.
La fondazione di Radio Radicale Il Partito radicale rifiuta di usare il finanziamento pubblico per le proprie attività politiche, in quanto distorsivo del rapporto tra iscritti e dirigenti, ma non può rifiutarlo a favore dei cittadini, quindi decide di finanziare prima una serie di iniziative specifiche tra cui un'emittente radiofonica. Nasce da qui la scelta di riversare il finanziamento pubblico a Radio Radicale, che aveva iniziato le trasmissioni pochi mesi prima e che aveva avuto un ruolo fondamentale nel successo elettorale del Partito radicale. La radio inizia quindi a trasmettere le dirette dal Parlamento e poi si apre alla registrazione non solo della vita politica del Partito radicale stesso ma anche di tutti gli altri partiti e organizzazioni, all'insegna del motto einaudiano del "conoscere per deliberare".
Il Fronte Transnazionale Fin dagli anni ‘60, e per tutti gli anni settanta e ottanta l'impegno dei militanti radicali sul fronte internazionale si rivolge al deficit democratico dei paesi dell'Est. Si organizzano manifestazioni e azioni non-violente di disobbedienza civile che si concludono con arresti e detenzioni. Il Partito radicale, e Marco Pannella personalmente, si mobilitano sulla campagna per un intervento straordinario "contro lo sterminio per fame e sottosviluppo nel mondo", che darà luogo al settore della cooperazione internazionale e anticipando in modo quasi profetico le ondate migratorie degli anni recenti. Gli anni ottanta sono per i radicali un periodo di transizione in cui alla lotta contro l'autoritarismo si associa un'analisi dello Stato Italiano che vede nelle difficoltà della Giustizia uno dei principali ostacoli alla completa attuazione della Costituzione. Il Partito segue il mondo della giustizia, dando attenzione all'esecuzione penale nelle carceri, allo svolgimento dei processi iniziando da quelli per terrorismo o mafia, e alla formazione delle leggi considerate «criminogene». I radicali diventano così il bastione del garantismo italiano. Il vasto eco della battaglia politica e giudiziaria di Enzo Tortora, che si dimetterà da parlamentare eletto con il Partito radicale, per farsi arrestare e processare, porta ai radicali molti consensi e li candida come una forza politica di tutto rilievo all’interno del panorama dei partiti italiani.
I radicali e le elezioni Il comportamento elettorale dei radicali è sempre stato tutt'altro che lineare, non si presentano volontariamente nei primi 20 anni di vita e successivamente, in molte occasioni, non presentano liste, oppure si limitano a sostenere specifici candidati di altri partiti, mentre talvolta si presentano con apparentamenti e in altre occasioni il partito si presenta con il proprio simbolo ma per fare campagna elettorale per l'astensione.
In questa fase in cui il Partito vede continuamente crescere il proprio consenso elettorale, ma lo disperderà per evitare spinte partitocratiche interne nel XXXV Congresso del 1989, tenuto per la prima volta fuori dai confini nazionali a Budapest.
La trasformazione in Partito Radicale Transnazionale