Educata cristianamente, attraversò una grave crisi spirituale a seguito della morte del fratello, giungendo a dichiararsi atea, ma tornò alla fede nel 1922. Successivamente assunse i voti come Oblata Benedettina, col nome di Maria della Trinità.
Fu autrice di una serie di scritti teologici sul tema della Presenza e Inabitazione trinitaria nell'uomo durante la vita terrena, che per lei viene a coincidere totalmente con la fede cristiana.
Biografia Nata alla Spezia in Via Cernaia 28 da Pasquino e Luigia Bianchini, entrambi maestri elementari atei poco sensibili alla vita religiosa cristiana.
Itala Mela trascorse gli anni dal 1905 al 1915 insieme ai nonni materni, di fede cattolica, che la prepararono spiritualmente alla Prima Comunione e alla Cresima. Nella Cappella della Pia Casa di Misericordia, il 9 maggio 1915 ricevette la Prima Comunione, e il 27 maggio la Cresima.
Scoppiata la Prima guerra mondiale, padre e fratello furono inviati al fronte italiano.
Il 27 febbraio 1920 morì il fratello Enrico, di nove anni, al termine di una lunga malattia. Il dolore e il trauma di questo episodio portarono Itala ad un distacco dalla religione.
Durante questo vissuto famigliare travagliato, Itala Mela era iscritta al locale liceo classico "Lorenzo Costa", una delle scuole più rinomate e selettive del luogo, meritocratica, in modesta misura elitaria.
Uniche ragazze in classi prettamente maschili, Angela Gotelli fu la sua compagna di classe con la quale nacque un'amicizia cristiana durata per tutta la vita.
Itala Mela si distinse subito per l'impegno profuso nello studio e per i brillanti risultati scolastici, legata ad un disinteresse personale verso piani futuri e ambizioni particolari di successo. Il contesto di quegli anni furono una famiglia ed un ambiente scolastico culturalmente e moralmente elevati. Il liceo fu per lei il punto di incontro con persone di opposta estrazione confessionale e politica, prima della conversione che indirizzò le sue frequentazioni nell'ambito cattolico.
L'11 novembre 1922 iniziò gli studi all'Università di Genova, dimorando presso l'Istituto delle Suore di Nostra Signora della Purificazione. Frequentò la facoltà di Lettere Classiche, dove si laureò nel 1928. Dopo un'adolescenza tenacemente atea, durante gli anni dell'università si convertì radicalmente, grazie all'aiuto di due sacerdoti genovesi della FUCI. Questi nuovi elementi biografici emersero durante il IV Convegno Ecclesiale Italiano (Verona, 2006). Tema del convegno era il ruolo dei cristiani quali testimoni del Cristo risorto e "motore politico" di una società divinamente ordinata e giusta.
Nel 1922 Itala visse una profonda crisi spirituale, che la riavvicinò alla fede. Alla Vigilia dell'Immacolata Concezione si confessò dai cappuccini con Padre P. B. Marchisio. Nella Messa del giorno seguente partecipò al sacramento eucaristico.
Nel 1923 entrò a far parte della FUCI, che tra la fine degli anni '20 e l'inizio dei '30 si stava riorganizzando sotto la guida di monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI. Qui, ritrovò Angela Gotelli che della FUCI diventerà presidente nazionale, mentre Itala Mela assumerà responsabilità gradualmente più importanti, fino ad essere nominata dirigente nazionale. Le personalità di Itala Mela e Angela Gotelli furono specificamente ricordate anche durante il convegno nazionale della FUCI, svoltosi a Genova nel 2004. Erano membri del direttivo della FUCI, fra gli altri, i beati Moscati e Pampuri, il servo di Dio Ludovico Necchi e il beato Pier Giorgio Frassati.
Gli anni dell'associazionismo "fucino" furono critici nella formazione di eminenti personalità del mondo cattolico italiano, e perciò anche la conferma ecclesiale di un valore storico dei movimenti sorti nel solco dell'Azione Cattolica, come punto di riferimento degli universitari e dei laureati italiani. Alla FUCI, Itala Mela ebbe contatti con Aldo Moro, Giulio Andreotti, padre Agostino Gemelli, fece conoscenza del cardinale Ildefonso Schuster, di mons. Adriano Bernareggi, e di Giovanni Battista Montini, assistente ecclesiastico nazionale dell'associazione.
Mons. Montini e mons. Bernareggi definirono Itala Mela rispettivamente "una ribelle anarchica" e ignara della mistica cristiana. Itala Mela era ancora una giovane studentessa di Lettere a Genova, quando furono espressi questi giudizi, cui nei decenni successivi seguirono alcune dichiarazioni pubbliche di elogio.
Durante l'estate 1924 iniziò a manifestarsi la vocazione religiosa di Itala, osteggiata da alcuni esponenti del clero, e, in seconda istanza, dalla famiglia.
Itala Mela proseguì comunque nel suo cammino spirituale. Nel 1925 prese a comporre una tesi dal titolo "L'epistolografia cristiana e S. Cipriano". Le ricerche bibliografiche avevano luogo contestualmente alle letture bibliche, ai ritiri e agli esercizi spirituali, di cui era assistente locale il genovese mons. Giacomo Moglia (1881-1941), fondatore della Congregazione Figlie della Chiesa.
Nell'autunno del 1925, Padre Marchisio si ammalò e mons. Moglia divenne il direttore spirituale di Itala. Il 1º maggio la mistica fece voto di obbedienza, e il primo venerdì di giugno voto di verginità. Mons. Bernareggi seguì personalmente la sua vocazione monastica e l'ingresso presso i benedettini.
Nel 1928 Giuseppe Siri fu nominato professore di teologia dogmatica a Genova, fra i massimi esperti mondiali di tomismo.
Nella primavera del 1928, Itala Mela discusse con l'abate Schuster un progetto di rinascita della vita monastica femminile in Italia, che avrebbe dovuto dare origine a Civitella, una comunità di sorelle, che avrebbero preventivamente condotto il periodo di noviziato ad Amélie, per concluderlo nell'Abbazia di Santa Scolastica a Dourgne.
Il 3 agosto 1928, a Pontremoli, mentre era raccolta in preghiera nella chiesa del seminario diocesano, visse la più importante esperienza mistica della sua vita terrena. Nei suoi manoscritti, raccontò di essere stata colta da una luce abbagliante che proveniva dal Tabernacolo, e di aver udito la voce di Dio che la chiamava a diffondere nel mondo il Divino Mistero della partecipazione umana alla vita trinitaria e dell'Inabitazione, in onore del quale scelse il nome di Maria della Trinità.
Questo fondamentale momento della sua vita fu la sorgente di una radicale riflessione e ispirazione teologica, intrisa dalla lettura e personale rielaborazione teologica degli scritti all'esperienza di Paolo di Tarso. Con la biografia dell'apostolo dei Gentili, condivideva un radicale rifiuto della fede cristiana, seguito dalla conversione secondo modalità similari (unitamente al tema dell'Inabitazione trinitaria, come descritta in Atti degli Apostoli 22,6-30).
Letture e meditazioni segnarono l'inizio nutrirono la sua vocazione religiosa e le sue esperienze mistiche.
Partita per Milano, le fu assegnato mons. Adriano Bernareggi quale direttore spirituale. Il giorno di Pentecoste promise a Dio di consacrare la propria esistenza «all'amore misericordioso», offrendo il proprio impegno e la propria penitenza in segno di sacrificio riparatore. La domenica seguente, festa della Santissima Trinità, assunse il nome di Maria della Trinità. Questa particolare devozione animava le religiose che intendevano vivere ad imitazione, immagine e somiglianza di Gesù Cristo in quanto Agnello di Dio crocifisso e risorto, condividere la sua Passione, offrendo la propria penitenza, pur senza colpa, per procurare la misericordia a favore dei peccatori impenitenti.
A settembre terminò una concertazione con l'abate Vandeur e mons. Bernareggi per accedere alla vita monastica. Dom Eugene Vandeur (1875-1968), monaco a Maredsous e dal 1909 priore di Mont César (a nord di Lovanio), fu il fondatore di una comunità femminile a Bruxelles, cui cinque anni dopo seguì l'affidamento del monastero benedettino "Ancilla Domini" (sul Mònt-Vierge, vicino a Wépion, in Belgio).
Durante un ritiro della FUCI, presentò i sintomi di una particolare forma di febbre che la condusse in punto di morte.
Il 2 marzo 1929 i medici le diagnosticano pleurite ed endocardite. La malattia costrinse Itala ad abbandonare anche l'impegno fucino.
Schuster era intanto divenuto cardinale di Milano: per suo desiderio, e su consiglio di Bernareggi e Moglia, Itala prese alloggio presso il monastero benedettino di Via Bellotti.
Il 20 giugno 1930 rinnovò davanti a mons. Bernareggi i voti di verginità, povertà e obbedienza e, secondo la formula benedettina, di conversio morum.
Il 4 gennaio 1933 concluse il noviziato benedettino con la professione come Oblata dell'Abbazia di San Paolo fuori le Mura di Roma. In privato, davanti a mons. Bernareggi, assunse anche i voti di verginità, povertà, obbedienza e conversione di vita. Il 9 giugno dello stesso anno assunse un quinto voto di consacrazione alla Santissima Trinità. Da quel momento in poi considererà centro della sua vita e della sua missione nella Chiesa far conoscere e proclamare il mistero dell'Inabitazione della Trinità nel cristiano. Il 27 luglio Itala fece ritorno alla Spezia.
Nel 1936 affermò di avere frequenti visioni della Trinità, nonché di essere oggetto di persecuzioni di Satana, anche a causa dei suoi scritti e della sua notevole attività ecclesiale, principalmente svolta nel riserbo monastico, privo di visibilità e di pubblico protagonismo. L'anno successivo soffrì la perdita della madre, e fra varie difficoltà economiche, fu obbligata ad abbandonare l'insegnamento.
Il 21 aprile 1941 mons. Bernareggi, suo padre spirituale, presentò a Pio XII, che lo approvò, il Memoriale di Maria della Trinità, nel quale Itala aveva presentato la sua vocazione. Dal 5 al 15 ottobre 1946 partecipò a Genova agli Esercizi spirituali, concependo il progetto di creare una famiglia sacerdotale.
Trascorse gli ultimi anni di vita alla Spezia, costretta dalle cagionevoli condizioni di salute a non frequentare più la Chiesa dei Santi Giovanni e Agostino, sua parrocchia di riferimento. Dal 18 febbraio al 24 aprile 1957, nonostante la sua afasia, riuscì a farsi capire con i gesti e con lo sguardo, il sorriso e il cenno del capo. Il 25 aprile alle 16:00, dopo un nuovo attacco, entrò in coma per quattro giorni e il 29 aprile alle 18:30 si spense a La Spezia, sua città natale, mentre le campane della Chiesa di San Giovanni e Sant'Agostino suonavano per la benedizione eucaristica. Fu rivestita dell’abito da sposa di una sua allieva che era diventata carmelitana, abito che era stato indossato da questa per il giorno della vestizione. La cameretta in cui si spense fu oggetto dell'omaggio di una folla innumerevole.
Le sue spoglie furono traslate nella cripta della Cattedrale di Cristo Re. Nel luogo in cui sono custodite le sue spoglie, è raffigurato la mano destra con le prime tre dita aperte, simbolo frequente nell'iconografia cristiana dei Dottori della Chiesa.
I suoi scritti originali sono conservati presso l'Archivio Diocesano presso il Seminario vescovile di Sarzana. I reperti di Itala Mela furono dattiloscritti dalle monache del Monastero di Santa Maria del Mare in località Castellazzo. In seguito, una commissione di esperti verificò la fedeltà delle copie dattiloscritte agli originali. L'archivio conserva sia gli scritti autografi di Itala Mela che le copie dattiloscritte (che sono le uniche consultabili per il pubblico).
Dopo la morte Il 21 novembre 1976 fu dichiarata serva di Dio, e iniziò per lei il processo di beatificazione, del quale fu nominato postulatore mons. Franco Ricciardi, direttore spirituale e poi pro-rettore del Seminario diocesano di Sarzana. Nel 1983, la ricognizione canonica delle sue spoglie mortali diede esito positivo. Quote: "corps retrouvé intact en 1983". Il 12 giugno 2014 fu dichiarata Venerabile. Il vice-postulatore della causa di beatificazione fu don Gian Luigi Bagnasco, sacerdote diocesano a Levanto.