Con il termine musicologia si intende lo studio della musica di carattere teorico, diverso dall'approccio tecnico-pratico (della pratica musicale svolta dai musicisti).

Storia della disciplina La musicologia moderna si è gradualmente sviluppata a partire dalla seconda metà dell'Ottocento in diversi paesi dell'Europa occidentale: Germania, Austria, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Belgio, Francia, Italia e Spagna, approdando poi negli Stati Uniti d'America già nella prima metà del XX secolo. In tempi più recenti gli studi musicologici si sono diffusi anche in paesi dell'Europa orientale e dell'estremo Oriente.

La moderna musicologia nacque in Germania e in Austria, e si sviluppò nella seconda metà del XIX secolo in ambiente tedesco e francese, per influenza del positivismo. Ebbe il carattere di un complesso di discipline che si occupavano dei diversi aspetti dei fenomeni musicali, riprendendo a modello altre discipline umanistiche e scientifiche, denominando Musikwissenschaft ("scienza della musica") la nuova disciplina. In pratica, i musicologi adottarono i criteri e le metodologie derivate dalle scienze naturali, con tutte le dovute riserve possibili, per descrivere e classificare i fenomeni musicali, assumendo criteri come, per esempio, gli stili, i generi e le forme, la modalità e la tonalità, al fine di classificare e ordinare qualunque espressione della musica. Di rilievo anche gli studi di carattere filologico finalizzati alla ricostruzione e all'edizione critica dei testi musicali che hanno mantenuto un costante interesse fino ad oggi. In tempi più recenti la musicologia si è aperta al dialogo con altri settori delle scienze umane, come sociologia, antropologia, psicologia. Il termine è derivato infatti dal tedesco Musikwissenschaft, entrato in uso nel corso del XIX secolo.

Nel XXI secolo, e in particolare negli ultimi anni, anche in ambito musicologico sono emerse riflessioni sulla sostenibilità delle pratiche di ricerca e sulla conservazione dei contenuti digitali. In contesti di discussione scientifica è stato affrontato il problema della salvaguardia dei siti internet specificamente dedicati alla ricerca musicologica e umanistica.XXIX Colloquio di Musicologia del «Saggiatore musicale» (Bologna, 21 novembre 2025), Tavola rotonda I: Preservare i prodotti digitali della ricerca umanistica: problemi, modelli, strumenti. Più in generale, il crescente volume di pubblicazioni accademiche e il fenomeno dell'information overload a livello internazionale hanno sollevato interrogativi sulla sostenibilità dei modelli di produzione della conoscenza, evidenziando difficoltà di orientamento e possibili ricadute sulla qualità della ricerca.Shahrzadi, Leila et al. (2024). "Causes, consequences, and strategies to deal with information overload: A scoping review", International Journal of Information Management Data Insights, DOI: 10.1016/j.jjimei.2024.100261. In questo contesto, sono stati proposti approcci orientati a una maggiore sostenibilità epistemologica della disciplina.Bizzarini, Marco (2026). Musicologia sostenibile. Un cambio di paradigma negli studi umanistici. Napoli: FedOA Press, DOI: 10.6093/978-88-6887-419-3.

Campo d'indagine Secondo l'articolazione proposta a fine Ottocento dal musicologo austriaco Guido Adler e perfezionata da altri studiosi, la musicologia si divide sommariamente in tre grandi aree: sistematica; storica; etnomusicologica. La corrente musicologia tende tuttavia a non considerare rigidamente separate queste tre aree, ma a sfruttarne le interrelazioni. La musicologia ha sviluppato forti relazioni con altre discipline umanistiche (letteratura, filosofia, filologia, pedagogia, arti visive, teatro, cinema) e con altre scienze (psicologia, sociologia, acustica e acustica applicata).

La musicologia ha carattere scientifico: in campo storico la ricerca si fonda sullo studio delle fonti, sia musicali, sia archivistiche. Attraverso lo studio, la critica e l'analisi delle fonti, edite o inedite, il musicologo presenta nelle sue pubblicazioni elementi di novità, relative sia all'acquisizione di nuovi dati, sia ad una diversa interpretazione di essi. In questo senso appare chiara la differenza tra lo scopo e gli esiti della musicologia da quelli di tipo critico-giornalistico o saggistico-divulgativo, normalmente di carattere compilativo e condotti su dati talvolta non verificati, se non addirittura smentiti dagli studi musicologici.

Le discipline che si occupano dei diversi aspetti dei fenomeni musicali e sono comprese nella musicologia possono essere indicate come: musicologia sistematica: comprende le discipline che affrontano la musica in senso teorico, come l'acustica, organologia; l'analisi musicale, e l'estetica della musica; musicologia storica: studia la musica colta, a partire dal Medioevo, usando metodi e strumenti storici, come l'uso di fonti primarie (musicali, testuali, archivistiche, visive). Lo studio della storia della musica non concepibile soltanto come storia delle composizioni musicali: particolare interesse è oggi rivolto alle persone che hanno determinato il corso della storia della musica colta nella sua costante evoluzione, sia come singoli (compositori, committenti, editori ecc.), sia come gruppi (pubblico), sia come istituzioni (corti, enti ecclesiastici, associazioni, accademie, enti teatrali e concertistici ecc.). La musicologia storica si avvale anche dell'ausilio di discipline come la filologia, la paleografia musicale, l'iconografia. etnomusicologia: nasce come branca dell'etnologia del sec. XIX, proponendosi ai suoi albori di comparare e analizzare le espressioni musicali di popolazioni extra-europee con i sistemi della musica europea. Nel corso del Novecento si sono intraprese tuttavia campagne di ricerca di tradizioni musicali popolari ancora esistenti in diversi paesi europei. L'etmomusicologia si propone di raccogliere, documentare e ordinare le testimonianze di musiche e pratiche musicali popolari di ogni paese, cogliendole nel vivo dei contesti culturali (cerimonie, riti ecc.) in cui esse si manifestano.

Di recente, gli studi musicologici si sono inoltre allargati ad aree extra-antropologiche, nella convinzione (sostenuta da un numero sempre maggiore di studiosi) che la musica sia un fenomeno "transpecifico" (proprio cioè anche delle altre specie e non solo dell'uomo), con forte matrice biologica, non solo culturale. Espressioni di questa tendenza teorica sono la biomusicologia e soprattutto la zoomusicologia nonché la più universale etnomusicologia.

Diffusione La musicologia è notevolmente coltivata soprattutto nei Paesi europei (Germania, Austria, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, e americani (Stati Uniti d'America, Canada). Solo in tempi relativamente recenti essa ha conosciuto un notevole sviluppo anche in Italia, così come in quelle nazioni europee ed extraeuropee dove il patrimonio della musica colta ha avuto notevole importanza anche nel passato, come Spagna, Ungheria, Romania, Repubblica Ceca, Polonia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Grecia, Turchia, Messico, Argentina, Brasile e altri.

In campo universitario, a confronto con altri paesi europei (Germania, Austria, Gran Bretagna) e americani (Stati Uniti, Canada), in Italia la musicologia, pur annoverando rare figure di studiosi in attività presso alcuni atenei dagli anni Sessanta-Settanta del Novecento, come Massimo Mila a Torino, Nino Pirrotta all'Università di Roma La Sapienza, Luigi Rognoni, prima a Palermo e poi a Bologna, ha conosciuto un radicamento in ambito universitario solo a partire dagli anni Settanta del Novecento, per raggiungere un massimo di docenti all'inizio del sec. XXI; sono circa un centinaio i musicologi di ruolo (professori ordinari, associati e ricercatori) nelle università italiane distribuiti in diverse sedi.

Esiste un dipartimento di Musicologia e Beni culturali dell'Università di Pavia con sede a Cremona, che ha origine da una preesistente Scuola di Paleografia e Filologia musicale. In altre sedi la musicologia viene studiata e insegnata all'interno di dipartimenti comprendenti discipline storico-artistiche, letterarie, filologoche. Corsi laurea musicologici, triennali e magistrali, sono attivati all'università di Pavia (sede di Cremona), all'università di Palermo, in collaborazione con la Sorbona di Parigi, all'Università di Bologna, all'Università di Roma - La Sapienza, all'Università di Firenze. Dottorati di ricerca, con curriculum in musicologia, sono attivati in alcuni atenei in consorzio con altre discipline umanistiche.

L'origine della musica Aristosseno, compositore e filosofo di scuola pitagorica, allievo di Aristotele, elaborò nel IV secolo una delle prime teorie estetiche della musica.

Il problema dell'origine della musica e dei suoni appassionò studiosi di varie discipline nella seconda metà del XIX secolo e all'inizio del seguente.

Furono sviluppate due principali teorie, che vedevano rispettivamente l'origine della musica nella melodia oppure nel ritmo.

"Teoria biologica" di Herbert Spencer: la musica deriverebbe dal linguaggio parlato. Le variazioni di intensità e di altezza sono gli effetti fisiologici delle variazioni dei sentimenti; il canto ha avuto origine dal parlare su toni di voce acuti. "Teoria adattativa" di Charles Darwin: in relazione alla sua teoria dell'evoluzione e della selezione naturale delle specie viventi, l'origine della musica viene vista come il risultato dei processi di seduzione tra i due sessi. Il canto dell'uomo è imitazione dei gridi degli animali, soprattutto degli uccelli, in particolare nella stagione degli amori. "Teoria psicologica" di Carl Stumpf: sulla base di fonogrammi registrati presso popoli primitivi, la musica sarebbe nata dalla necessità di produrre dei “segnali” con la voce. Dai segnali ebbero origine suoni di diversa altezza emessi simultaneamente o successivamente e quindi si definirono intervalli, determinati e trasponibili. Si rifà alle tesi di Jean-Jacques Rousseau. "Teoria del ritmo" di Karl Bucher e Richard Wallaschek: sostennero che l'origine dei fatti musicali è nel ritmo che accompagna i movimenti delle attività collettive di lavoro presso le comunità tribali.

Queste teorie erano tutte basate sul presupposto che l'origine della musica fosse un processo unico e uguale. Più tardi si ritenne invece impossibile che una realtà ricca e varia quale è la musica possa aver avuto origini monogenetiche. Nelle ricerche successive, pur nell'obiettiva incertezza, si è quindi cercato di determinare un'origine "assoluta" della musica, indipendente da questa o quella civiltà: un'origine della musica in sostanza "naturale" che ubbidisca a leggi naturali.

Passi avanti furono compiuti da studiosi come Curt Sachs e altri, che si avvalsero della registrazione delle musiche e dei canti di molti popoli primitivi appartenenti a differenti aree tecniche. Lo studio dei fonogrammi e la loro comparazione ha consentito di formulare alcuni principi della musicologia comparata. Prevale la convinzione che non sia possibile individuare i momenti precisi nei quali sia nata la musica e che lo studio si debba rivolgere alla musica dei popoli primitivi più arretrati.

Gli strumenti dei popoli primitivi Uno studio approfondito degli strumenti dei popoli primitivi e una loro classificazione furono compiuti dal musicologo tedesco Curt Sachs. Gli strumenti furono classificati secondo il corpo vibrante e ne fu illustrata la distribuzione geografica e culturale.

Idiofoni: sono strumenti che producono suono mediante la vibrazione del materiale stesso di cui sono composti, senza l'ausilio di parti poste in tensione. Si distinguono in idiofoni: "a percussione" (es metallofoni, vibrafono, xilofono, campane, litofono);