I cattolici tradizionalisti sono una parte di cattolici che professano la dottrina e partecipano alle celebrazioni religiose secondo le norme e i riti della Chiesa cattolica antecedenti al Concilio Vaticano II (1962-1965), deplorando più o meno fortemente gli aggiornamenti successivi. Aderiscono alla dottrina cattolica come è esposta nel Catechismo di Pio X e praticano determinate devozioni pubbliche e private.
Terminologia I cattolici tradizionalisti preferiscono definirsi semplicemente "cattolici", rifacendosi alla lettera apostolica di papa Pio X Notre charge apostolique del 1910, la quale afferma che "I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti".Radicali nella Fede, ottobre 2014, editoriale: «"I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti". Chi oserebbe oggi parlare così nella Chiesa? Chi avrebbe il coraggio di ripetere queste parole di Papa San Pio X, di cui cade quest'anno il centenario della morte? Le scrisse nella lettera “Notre charge apostolique”, del 1910, indirizzata ai vescovi e arcivescovi di Francia. Certo, S. Pio X lì tratta della concezione secolarizzata della democrazia, ma queste parole possono benissimo riferirsi anche alla situazione della Chiesa, avvelenata oggi al suo interno da una medesima secolarizzazione» ( di don Alberto Secci]).
Posizioni teologiche e dottrinali Atteggiamento verso il Concilio Vaticano II
Cesar Andrade Alves osserva che, mentre l'interpretazione della dottrina del Concilio Vaticano II secondo un'"ermeneutica della discontinuità e della rottura" porta l'ala progressista a stimare negativamente la Chiesa preconciliare e ad attribuire valore positivo a quella postconciliare, "anche l'estremo che si manifesta presso i tradizionalisti adopera effettivamente una ermeneutica della rottura. Nel suo giudizio sul Vaticano II, il tradizionalismo attribuisce valore solamente al tempo preconciliare; i papi da Giovanni XXIII in poi, il Concilio Vaticano II stesso e la Chiesa posteriore vengono negativamente valutati come rovesciamento dei valori di prima e quindi come rottura riguardo alla Tradizione della Chiesa".
Certi tradizionalisti avanzano sospetti di modernismo nei confronti della Chiesa cattolica contemporanea, uscita dal concilio Vaticano II. Tale dottrina (cioè il modernismo) è stata ufficialmente condannata dall'enciclica Pascendi Dominici gregis del 1907 di papa Pio X, ma secondo essi è stata in buona parte accolta nella "Chiesa del Vaticano II",Sodalitium N. 60 anno 2007 Editoriale, p. 2: «Nel 1907 non finiva, ma iniziava la guerra contro il modernismo, guerra per fede e contro l'errore. Le istanze dei modernisti non state accolte dalla Chiesa. Esse, tuttavia, sono state in buona parte accolte nella Chiesa del Vaticano II e da coloro che ne custodiscono gelosamente l'eredità». che sotto papa Paolo VI si sarebbe aperta ad esso.: «S. Pio X, nella sua enciclica "Pascendi" contro il "Modernismo", aveva scritto che i fautori dell'errore s'erano cacciati, ormai anche nell'interno della Chiesa, "nel seno stesso della Chiesa", e che i loro "consigli di distruzione" li agitavano "non al fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si nasconde quasi nelle vene stesse e nelle viscere di Lei"!»: « Contro il modernismo [...] Essi hanno l'odio verso tutto quello ciò che è tradizionale e sacro». (S. Pio X).» Alcuni obiettano che la Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II abbia assunto caratteristiche nuove o abbia perduto la sua identità e parlano di una «Chiesa conciliare», intendendo che il modernismo si sia infiltrato come eresia interna nella Chiesa o anche che la Chiesa conciliare sia una realtà diversa dalla Chiesa cattolica.
Papa Francesco ha affermato il 19 maggio 2022 che «Il restaurazionismo è arrivato a imbavagliare il Concilio. Il numero di gruppi di «restauratori» [...] è impressionante. [...] Non hanno mai accettato il concilio Vaticano II. Il problema è proprio questo: che in molti contesti questo concilio non è stato accettato. È anche vero che talvolta ci vuole un secolo prima che un Concilio si radichi. Avremmo dunque ancora quarant'anni per farlo attecchire». Ha aggiunto alla fine dell'incontro che «il problema di molta Chiesa contemporanea è proprio la non accettazione del Concilio».
Sulla liturgia
Principalmente si muovono critiche alla dottrina promossa dal Concilio Vaticano II, ma gli effetti più evidenti riguardano la riforma liturgica. che seguì, in particolare la sostituzione della Messa (Messa tridentina in lingua latina, detta anche Messa di San Pio V) con la cosiddetta Novus Ordo Missae in lingua vernacolare, diversamente strutturata, anche nelle formule, con molte aggiunte, omissioni e sostituzioni rispetto all'anteriore liturgia (per esempio, l'"Offertorio" sostituito con la "Presentazione dei doni", tre nuove preghiere eucaristiche in aggiunta al Canone romano recitato a voce alta, con il celebrante rivolto verso il popolo a un altare da loro chiamato "tavolo", celebrando – essi dicono – un memoriale o ricordo in modo da diminuire la presenza reale dell'eucaristia e dandone l'aspetto di una cena fraterna: «Affermano che l'opposizione tra l'insegnamento tradizionale della Chiesa ed il Novus Ordo risulta sia dall'Institutio, che ne dà i principi teorici, che dall'Ordo con la sua applicazione pratica: in entrambi i documenti si diminuisce o si nega la fede cattolica nei tre punti essenziali della dottrina eucaristica: 1) la Messa è un Sacrificio propiziatorio; 2) il Sacerdote non è un semplice presidente dell'assemblea, ma un vero altro Cristo che agisce in sua persona; 3) Nostro Signore è presente sostanzialmente nel SS.mo Sacramento e tale presenza non è in nessun modo paragonabile o assimilabile a quella puramente spirituale esistente nella lettura della S.Scrittura o nelle riunioni in nome di Gesù. Direttamente poi il N.O.M. si oppone al Canone 9 sulla Messa del Concilio di Trento (Dz.. 956 che afferma: "Se qualcuno dice che il rito della Chiesa Romana nel quale la parte del Canone e le parole della consacrazione sono pronunciate a voce bassa sia da condannare; o che la Messa debba essere celebrata solo in lingua volgare... sia anatema (scomunica solenne)". Ora l'Institutio afferma che per sua natura, e quindi sempre, il canone della Messa deve essere recitato ad alta voce, condannando così implicitamente ma chiaramente la pratica tradizionale opposta, "per insinuare che il sacerdote agisce semplicemente come delegato del popolo" (Institutio generalis, n. 12; da Silveira, op. cit., p. 32).; alla commissione Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia era segretario Annibale Bugnini;Annuario Pontificio 1969, pp. 1047-1048 come osservatori alla redazione della nuova messa erano presenti dei pastori protestanti su invito di Paolo VI, la cui intenzione sarebbe di realizzarla in chiave ecumenica:«La nocività della riforma liturgica è sotto gli occhi di tutti i suoi effetti, ed è ancor una messa ancor della causa finale, vale a dire lo scopo "ecumenico".. Max Thurian, della Comunità di Taizé, affermò: «Uno dei frutti del nuovo Ordo sarà forse che le comunità non cattoliche potranno celebrare la santa cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica. Teologicamente è possibile». Tale realizzazione del Novus Ordo Missae sarebbe contrario alle direttive del Concilio di Trento e alla bolla pontificia Quo primum tempore di papa San Pio V, la quale vieta in perpetuo di apportare modifiche al messale romano.
Il vescovo Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità sacerdotale San Pio X, afferma che la nuova messa non è invalida, ma «essa conduce lentamente all'eresia».
I sedevacantisti e i sedeprivazionisti definiscono la nuova messa invalida.The Reign of Mary, autunno 1977.Anthony Cekada, Frutto del lavoro dell'uomo - Una critica teologica alla messa di Paolo VI, Centro Librario Sodalitium, 2019, ISBN 978-88-89596-39-5Sodalitium N.50 1999, Editoriale - p.2 «Noi pensiamo che il nuovo messale sia invalido».
Altre critiche tradizionaliste Genericamente presso i tradizionalisti fanno una similitudine fra il Concilio Vaticano II e la rivoluzione francese con i motti di Liberté, Égalité, Fraternité: « Presso i movimenti tradizionalisti era molto diffuso paragonare il Concilio Vaticano II alla Rivoluzione francese ed alle sue fasi successive. Come nel 1789, attraverso la Dichiarazione dei diritti universali dell'uomo, nella storia furono introdotti principi di Libertà, di Fraternità, di Uguaglianza, allo stesso modo dal 1962 al 1965, con il principio della Libertà religiosa, con l'Ecumenismo e con il concetto di Popolo di Dio, fecero ingresso nella Chiesa gli stessi principi rivoluzionari. Come in seguito Napoleone istituzionalizzò la Rivoluzione e la fondazione dell'Impero Francese, allo stesso modo Giovanni Paolo II fece con il Vaticano II pubblicando il nuovo Codice di diritto canonico.». Si critica la libertà religiosa com'è definita nella dichiarazione Dignitatis Humanae del 7 dicembre 1965, in cui appare come diritto (e non come, al massimo, concessione) la libertà religiosa in foro esterno.: «Ora, il 7 dicembre 1965, il Cardinal Montini ha prolungato, impegnando almeno [cf.(3)] il Magistero ordinario universale, una proposizione concernente la "libertà religiosa" che sostiene l'opposizione di contraddizione con la dottrina infallibilmente definita da Pio IX nell'enciclica "Quanta cura" legata al "Syllabus" [08 XII 1864]»: concetto che il magistero precedente, aveva sempre unanimemente condannato. Il contenuto dei nuovi catechismi viene giudicato in ambito tradizionalista in contraddizione con l'insegnamento precedenteSodalitium N.56 Numero Speciale: risposta al Dossier sul Sedevacantismo anno 2003 p.16 «La rivista Itinèraires (diretta da Jean Madiran) era la più prestigiosa rivista francese che avesse preso posizione contro i nuovi catechismi e contro la nuova messa».Sodalitium N.56 Numero Speciale: risposta al Dossier sul Sedevacantismo anno 2003 p. 27 «L'abbè de Nantes e P. Barbara nel 1968 a Parigi ad una conferenza sul nuovo catechismo».. Viene criticata la facoltà data ai cattolici di procedere alla pratica della cremazione contro la tradizione cristiana di seppellire i mortiSodalitium N.60 anno 2007 p. 53 (Nota)« Naturalmente, i cremazionisti citano (per convincere i cattolici) le parole con le quali vien detto che la cremazione non è cattiva in sé, e non è più proibita in ogni caso. Omettendo invece le altre parole del testo dove viene ancora ricordato che la Chiesa si è sempre studiata di inculcare la inumazione dei cadaveri, sia circondando tale atto con riti destinati a mettere in risalto il significato simbolico e religioso, sia comminando pene canoniche contro coloro che agissero contro una sì salutare prassi (...). Deve essere usata ogni cura perché sia fedelmente mantenuta la consuetudine di seppellire i cadaveri dei fedeli; perciò gli ordinari con opportune istruzioni ed ammonimenti cureranno che il popolo cristiano rifugga dalla cremazione dei cadaveri (...)". Parole al vento, e lo si poteva e doveva prevedere! Tutto quello che è rimasto del decreto del 1963, è, come si dice, che 'la Chiesa non proibisce più la cremazione'! Il colpo era preparato da tempo: ne dà testimonianza una lettera del vescovo Bruno B. Heim, collaboratore a suo tempo del nunzio Angelo Giuseppe Roncalli (futuro Giovanni XXIII) alla nunziatura di Parigi, il quale scrive che il barone Marsaudon, amico di Mons. Roncalli, "venne (a trovarlo) per proporre la soppressione del divieto della cremazione; a suo dire ciò non aveva più nulla a che vedere con l'ideologia massonica (in Controrivoluzione, n°67-68/2000, p. 28). Ah, peccato che Marsaudon fosse Ministro di Stato del Supremo Consiglio di Francia del Rito Scozzese Antico e Accettato...».Sì sì no no 15 gennaio 1990 - La Chiesa e la cremazione..