La famiglia Curti è nota in Italia come un antico casato lombardo, ma secondo le Cronache dell'alto medio evo (richiamate da G. Corti nel suo saggio "Famiglia Curti"Cfr. G. Corti: "La Famiglia Curti (di Milano), in: Giornale Araldico-Genealogico-Diplomatico 28 (1901), pag. 96.) le sue origini erano francesi, e strettamente legate a quelle delle famiglie Stampa e Casanova, assieme alle quali si stabilì nel 1020 a Gravedona, sul Lago di Como.Giuseppe Stampa: Notizie storiche intorno al comune di Gravedona ed alle principali sue famiglie dai tempi più remoti fino al 1865, Milano 1866, p. 63. Si può ipotizzare che le origini della famiglia siano in Borgogna, nell'attuale regione delle Alpi francesi.Cfr. G. Romegialli - Storia della Valtellina Vol. I, pag. 132; A.M. Stampa - Annali Gravedonesi, 1715 (rist. anast. ediz. Como 1903) - editrice Delta, Gravedona, 1986; G. Corti in Giornale Araldico Genealogico. Bari, 1901, pag. 96; A. Alciati - Rerum patriae. Milano 1625, Libro III, pag. 191. Lo Stampa in proposito nei suoi "Annali Gravedonesi" riporta che i più illustri studiosi della storia della Lombardia e di Milano (tra i quali l'Alciati, il Fagnani, il Merola ed il Marinoni) sostengono l'origine delle varie famiglie Curti di Francia dai Curtii romani, senza tuttavia fornirne prove storico-genealogiche. Una nobile famiglia di questo nome, i signori di Briançon, è effettivamente documentata in quella regione: la sua prima menzione risale al 996, quando Richard Curt fondò il priorato di Saint-Martin a Moûtiers.Léon Vercoutere: Les Seigneurs de Briançon et d'Aigueblanche en Tarentaise du Xe au XIVe siècle, Paris 1933, pp. 15-16.
Le origini Dunque secondo le antiche CronacheA.M. Stampa: Annali Gravedonesi, 1715 (rist. anast. ediz. Como 1903) - editrice Delta, Gravedona 1986. (citate da G. Corti nel suo già ricordato saggio) Pietro Curti, un nobile di alto rango e sua sorella Isabella, imparentati con Costanza d'Arles moglie del re di Francia Roberto il Pio, appartenevano alla corte reale di Francia. Avvenne che Isabella Curti, che era cugina della Regina e sua damigella di corte, sposò segretamente e contro il volere del Re il conte Viviano Chiaramonte, originario della Lorena, nel 1018.Cfr. F. S. Quadrio: Dissertazioni Critico storiche intorno alla Rezia cisalpina detta oggi Valtellina, Vol. I, p. 173; G.P. De' Crescenzi: Anfiteatro Romano...delle famiglie antiche di Milano. Parte prima, p. 201; G. Rebuschini: Storia del Lago di Como, Vol. I, p. 88; C. Cantù: Storia della città di Como esposta in dieci libri [...] Vol. V, p. 357, in nota; G. Stampa: Notizie storiche intorno al comune di Gravedona, Milano 1886.
Per sfuggire alla collera del Re di Francia, il nobile Pietro Curti con la figlia Giulietta, la sorella Isabella, il marito Viviano, il cognato Tomasolo Casanova ed altri congiunti dovettero lasciare in gran segreto la corte, e si portarono dapprima nella Lorena, terra di origine dello sposo, quindi in Franconia, presso la corte del re Corrado II futuro imperatore del Sacro Romano Impero, in seguito a Bellinzona ed infine a Locarno, ove strinsero una solida amicizia con il governatore imperiale di Milano Lanfranco Stampa, ivi costretto all’esilio dai tumulti popolari, e divennero così accesi sostenitori della causa imperiale. Sempre a Locarno i Curti furono raggiunti da altre famiglie rimaste fedeli all’Impero, e da gruppi di cittadini Gravedonesi, che si dichiararono onorati di poter ospitare nelle loro terre dei personaggi tanto illustri.
Fu così che nell'anno 1020 Pietro Curti si stabilì con i suoi congiunti.Cfr. G. Stampa: Notizie storiche intorno al comune di Gravedona, Milano 1886. a GravedonaIn quella stessa occasione si stabilirono in Gravedona anche le famiglie Stampa e Canova, che divennero in seguito le fazioni in conflitto per la supremazia nel Comune. Cfr. G. Stampa: Notizie storiche intorno al comune di Gravedona, Milano 1886., (antichissimo comune sul lago di Como) perpetuandovi la famiglia, che divenne tra le più importanti della cittàCfr. G. Stampa – Notizie storiche intorno al comune di Gravedona. Milano, 1886.; nell'anno 1030 Corrado II il Salico, Imperatore del Sacro Romano Impero e già re di Franconia insignì lo stesso Pietro Curti della Contea di Omazzo (così nelle fonti, dovrebbe corrispondere all'attuale Lomazzo) e delle terre vicine (Casorate, Rosate) per la fedeltà dimostrata nel periodo successivo all'insurrezione di Milano contro il dominio imperiale (1020), e lo nominò Capitano della Cavalleria imperiale.
A seguito di questa investitura i conti Curti di Gravedona aggiunsero al proprio stemma il capo dell'Impero, cioè la fascia superiore d'oro, all'aquila di nero coronata del campo (cfr. paragrafo relativo allo stemma). Secondo quanto sopra accennato, la famiglia Curti risulta storicamente attestata da oltre un millennio, il che la pone tra le più antiche famiglie del mondo occidentale tuttora fiorentiCfr.J.H. De Randeck – Les plus anciennes familles du monde. Ginevra, 1984.Vol. I, pag. 387..
Diffusione in Lombardia e nelle altre regioni italiane Attorno alla metà del 1100 troviamo a Gravedona Bene e Buiniolo Curti, entrambi Consoli della Comunità. Nell’anno 1199 abbiamo un Gerolamo Curti elencato tra i nobili presenti all’insediamento dell’Arcivescovo di Milano, Filippo da Lampugnano. Nel 1226 un Viviano Curti viene annoverato tra i partecipanti all’Assemblea di Mantova, e nello stesso anno un Severino Curti intervenne alla Lega dei sostenitori dell’autorità del Papa, in contrasto con le ingerenze imperiali.
Sempre a Gravedona troviamo nel 1265 Ser Alberto Curti (figlio di un Anrico) notaioCfr. A. Crosta di Moncalvo - Famiglia Crosta, genealogia di una famiglia italiana dal 1350 ad oggi., e nel 1301 suo figlio Giacomo. La professione di notaio venne esercitata da molti membri della famiglia anche nei secoli successivi. Nel 1323 i fratelli Giovanni Battista e Gerolamo furono tra i 32 membri del Supremo Consiglio di Gravedona, istituito in quello stesso anno per meglio sopperire alle esigenze difensive del Comune di Gravedona contro le minacce provenienti dal Ducato di MilanoCfr. G. Stampa – Notizie storiche intorno al comune di Gravedona.. Nel 1403 un Antonio fu tra i compilatori degli Statuti di Gravedona, in seguito riconosciuti dal Ducato di Milano. Nel 1404 Pasquale e Gerolamo furono tra i Capitani delle compagnie gravedonesi scese in campo a fianco delle truppe del Ducato di Milano nell’assedio di Como.
Nel XVI secolo i Curti di Gravedona con Giovanni Alessandro ebbero parte nel governo e nelle vicende politiche della piccola Repubblica delle Tre Pievi (costituita dai Comuni di Gravedona, Dongo e Sorico), ottenendo il privilegio di inquartare nel vessillo della Repubblica le proprie armi gentilizie; il figlio Giovanni Andrea fu sindaco fiscale delle Tre Pievi superiori del lago di Como in nome di papa Pio IV (1564, 1574, 1575), e divenne il capostipite del ramo dei Curti di MilanoCfr. G.B. Di Crollalanza – Dizionario Storico – Blasonico delle famiglie nobili e notabili. Pisa, 1886 Vol.I, pagg. 344, 345. L'ultimo podestà di Gravedona fu Giorgio Curti, che risulta in carica nel 1518.
Lo stabilimento dei Curti da Gravedona a Milano si può assegnare al 1247, quando per sottrarsi alle lotte intestine che laceravano il paese nativoSi deve qui fare riferimento alla secolare contesa tra gli Stampa e i Canova per la supremazia su Gravedona. Cfr. G. Stampa - Notizie storiche di Gravedona (Milano 1866), emigrarono portando la loro dimora nella capitale d’Insubria, dove vennero ascritti trent’anni dopo nella Matricola degli Ordinari. Un Francescolo sedette al Decurionato nel 1388 per la Parrocchia di S. Raffaele, e sotto il duca Giovanni Maria Visconti i Curti vennero privilegiati di esenzioni fiscali sopra i possedimenti della Contea di Omazzo, Casorate Primo e Rosate a compenso dei danni patiti in quelle loro terre, e per l’attaccamento dimostrato alla casa DucaleCfr. G. Corti in Giornale Araldico Genealogico, pag. 96.. Con Decreto del 23 aprile 1787 dell’I.R. Consiglio di Governo fu riconosciuta l’antica e generosa nobiltà di questa famiglia, in persona dei fratelli Don Gerolamo e del Capitano Don Luigi. Secondo la genealogia provata nel 1787, il capostipite di questo ramo dei Curti fu il suddetto Giovanni Andrea, nativo di Gravedona e Sindaco Fiscale delle Tre Pievi in nome del papa Pio IVCfr. V. Spreti - Enciclopedia storico-nobiliare italiana. Vol I, pagg.678-679..
Probabilmente originaria di Gravedona, la Famiglia Curti per antichità e censo era ritenuta tra le più cospicue di Ventimiglia, e da remoto tempo fu ascritta alla nobiltà cittadinaCfr. F. A. Bono – La nobiltà ventimigliese. Genova, 1924.Pagg. 21 – 22.. Fra i personaggi distinti che appartennero alla nobile famiglia Curti si ricordano Ugo, che nel 1149 sedeva tra i Consoli del Comune di Ventimiglia; in un atto del 1258 inerente alle famiglie ventimigliesi e alla gestione di terreni, viene esplicitamente citato un Guillelmo Curto; Matteo, che nel 1642 era tra i Sindaci di Ventimiglia; Don Melchiorre, Dottore in teologia ed in ambe leggi, Preposito della Cattedrale e Vicario Generale nel 1695 per il trasferimento di Monsignor Naselli alla sede di Sarzana; Giovanni Maria (1722), sacerdote e Dottore in legge, del quale ci restano alcuni lavori letterari, storici e religiosi. I Curti ebbero cappella di giuspatronato con sepolcreto nella chiesa di S. Francesco dei Conventuali. Un ramo di questo nobile casato, si trasferì in Roma nella prima metà del XVII secolo nella persona di Giovanni Matteo Curti, che fu erede del patrimonio del facoltoso congiunto Giovanni Andrea Olignani, colà deceduto senza prole. Il 1° aprile del 1747 questa nobilissima famiglia, nella persona di Giovanni Andrea Curti veniva ascritta al Patriziato Romano.
Dalla Lombardia un ramo dei Curti si stabilì già nel XIII secolo a Mazzara e Trapani, e godette di nobiltà anche a Mineo e Palermo. Il Mugnos nel suo "Vespro Siciliano" ricorda infatti un Ugone De Curtibus barone al tempo di re Pietro I (1239–1285), ed un Antonio sotto Federico II nel 1296; un Giordano fu arcivescovo di Messina nel 1348Cfr. V. Spreti in Enciclopedia storico-nobiliare italiana. Milano, 1928. Vol I pagg. 679, 680; Vol.II pag. 591, Appendice, pag.665.. Nel 1507 troviamo che la Baronia della salina di S. Todaro insieme con la tonnara chiamata "la Grotta Malfitana" fu concessa ad Andrea Curto del ramo di Trapani; tale ramo successivamente si trasferì a Spaccaforno (oggi Ispica, RG) nella prima metà del XVII secolo; quivi furono capitani di giustizia: Antonio I nell'anno 1689; Antonio II negli anni 1751-1753, ed infine Pasquale nell'anno 1810. Gli attuali discendenti del ramo di Spaccaforno sono i germani Antonio (Francesco, il figlio) e Giombattista Curto, ed i germani Vittorio (Giovanni, il figlio e Lorenzo il nipote) e Pietro (Alessandro il figlio, Niccolò Vincenzo e Riccardo, i nipoti). Attuale rappresentante del ramo di Mineo è Orazio Curtò. Il titolo di marchese di Balsamo fu posseduto per primo da Mario, già Proconservatore in Licata per investitura del 1 dicembre 1790, e quindi dal figlio Antonino, per investitura del 7 dicembre 1795.
Camillo Curti originario di Gravedona fu giureconsulto, e si stabilì alla fine del secolo XVI a Roma, dove acquistò una casa con terra presso la chiesa di S. Girolamo della Carità, nei pressi di Via GiuliaCfr. T. Amayden – La storia delle famiglie romane. Roma, 1911.Vol. I pagg.371, 372, 384 / 387, 415; Vol. II pagg. 18 e 19.; tale dimora divenne poi l'attuale Palazzo Curti, sito in Via in Caterina nº 89, attribuito alla scuola di Antonio da Sangallo; lungo il cornicione dell'ultimo piano sono riportati in stucco gli emblemi araldici della famiglia. Camillo fu il capostipite dei conti Curti di Roma, morì nel 1640 e fu sepolto nella Chiesa del Gesù, dove ancora si legge la sua pietra sepolcrale, nei pressi della cappella di Sant'Ignazio di Loyola.