Il Cantico delle creature (Canticum o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è un cantico di San Francesco d'Assisi composto intorno al 1224 fra San Damiano e il Vescovado di Assisi (le ultime due strofe). È il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l'autore (ma permangono incertezze sul fatto che possa essere il più antico in assoluto: non è ancora del tutto chiara infatti la data di composizione dell'anonimo Quando eu stava in le tu' cathene, una canzone d'amore che è stata datata in passato tra il 1180 e il 1220, salvo poi ricollocarla al 1226). Secondo una tradizione, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1226. È comunque più probabile che, come riportano le biografie di Francesco, la composizione sia stata scritta in tre momenti diversi.
Il Cantico è una lode a Dio e alle sue creature che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medievali (come quella instaurata da Jacopone da Todi). La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.
Testo e parafrasi Di seguito si riporta il testo del componimento poetico:Per il testo, cfr. Storia della letteratura italiana / diretta da Emilio Cecchi e Natalino Sapegno (Milano, Garzanti, 1965, rist. 1984, v. 1. Le origini e il Duecento, p. 535-536)., La letteratura italiana / diretta da Carlo Muscetta (Bari, Laterza, 1970, v. 1. Il Duecento, parte prima, p. 148-149).
Analisi Composto in volgare umbro del XIII secolo (folta la presenza di -u finale – plurale di terza persona in -ano "konfano" – l'epitesi di ène – la congiunzione ka – il verbo "mentovare"), con influssi toscani e francesi, e latinismi. Alcuni latinismi sono puramente grafici, causa di ricorrenti errori di lettura, come ad esempio la dentale doppia ct (tucte, fructi = tutte, frutti) e il grafema cti di sanctissime (=santissime). La critica ha discusso a lungo, senza precise conclusioni, il valore da attribuire alla preposizione "per": il suo uso è infatti centrale nella definizione della natura "laudatoria" del componimento. Numerose le interpretazioni che ne sono state date: 1) valore causale; 2) strumentale; 3) agente; 4) mediale; 5) di stato in luogo; 6) circostanziale.
Il Cantico ha la forma di prosa ritmica assonanzata. Il testo era fornito di accompagnamento musicale, composto dallo stesso Francesco, andato perduto. La semplicità del sentimento espresso è rispecchiata da una sintassi semplice, nella quale i termini sono spesso coordinati per polisindeto (esempio: "et per aere et nubilo et sereno et onne tempo", verso 13) e gli aggettivi sono numerosi. I versi sono raggruppati in piccoli blocchi facilmente riconoscibili, differenziati dal punto di vista tematico. L'omogeneità di tali blocchi è assicurata da calcolati artifici formali, che la critica moderna ha riabilitato come raffinati e attenti, non ingenui come si pensava in epoca romantica.
Struttura I modelli strutturali della tradizione La critica più recente, in particolare Vittore Branca, ha individuato in due soli "luoghi" biblici i veri modelli di riferimento del componimento: il e il cantico dei tre fanciulli nella fornace . La discendenza da queste fonti coinvolge non solo i contenuti ma anche la struttura formale del Cantico. Entrambi i testi della Bibbia si dividono in cinque parti che costituiscono:
Lode di Dio in assoluto; Chiusura esortativa.
Francesco organizza il componimento adottando le stesse partizioni: 1) lode assoluta di Dio; 2) firmamento; 3) elementi; 4) uomo; 5) chiesa.
La struttura del Cantico di San Francesco Come in molti testi medievali, la numerologia biblica gioca un ruolo strutturale fondamentale:
Ciascuno dei Quattro elementi è accompagnato da 4 indicatori: Vento: "aere", "nubilo", "sereno", "onne [ciascun] tempo"; Acqua: "utile", "humile", "pretiosa", "casta"; Fuoco: "bello", "iocundo", "robustoso", "forte"; Terra: "diversi fructi", "coloriti flori". Al firmamento, diviso in 3 parti [luna, sole, stelle], corrisponde una triade qualificativa attribuita alle stelle: "clarite, pretiose et belle". Sole = utile, perché è la luce che "enallumina" del giorno Luna e stelle = clarite, pretiose, belle A Dio corrispondono 3 appellativi: "altissimo, onnipotente, bon Signore"; 3 omaggi: "tue so' le laude, la gloria et l'onore" e 3 azioni: "benediciate, rengraziate et serviateli". Nel settore dell'uomo troviamo il: perdonano, sostengono; infermità, tribolazioni; guai, beati; peccati, sante volontà.
Per ciò che riguarda la ripartizione strofica, si consideri che nel manoscritto del codice 338 si hanno 12 lettere maiuscole a delimitare l'inizio di altrettante lasse: tutte quelle del testo riportato sopra, più una per la A del v. 2 (Ad te solo) e per la E del v. 8 (Et ellu è bellu). Branca,Vittore Branca, Il Cantico di Frate Sole. Studio delle fonti e testo critico, Firenze, 1950 rispetto all'assisiate, aggiunge altre due partizioni, fra i vv. 24 e 25 e fra i vv. 28-29. ContiniGianfranco Contini, Poeti del Duecento, Milano-Napoli, Ricciardi, 1960 accorpa i vv. 5-9 e separa, come Branca, fra 24 e 25, ottenendo 12 lasse. La ripartizione qui adottata (già in Casella, Il Cantico, pp. 119–20Mario Casella, Il Cantico delle Creature, testo critico e fondamenti di pensiero, in «Studi medievali», n.s., XVI, 1943-50. e riproposta da Pozzi, Il Cantico, p. 6Giovanni Pozzi, Il Cantico di Frate Sole di San Francesco in Letteratura Italiana Einaudi. Le Opere, vol. I, a cura di Alberto Asor Rosa, Torino, Einaudi, 1992.) è armonica sia sintatticamente che numericamente: in tal modo, infatti, all'interno delle dieci lasse, ogni discorso risulta compiuto e nessun termine rinvia ad una lassa precedente: d'altronde, con le sottopartizioni di II, VIII e IX, non si perde l'elemento partitivo di ordine strutturale-melodico, per il quale ogni gruppo melodico non può essere più lungo di tre versi., già in Composizione numerica ed estetica nel Cantico di San Francesco, in E vós tágides minhas. Miscellanea in onore di Luciana Stegagno Picchio, a cura di M. J. De Lancastre, S. Peloso, U. Serani, Viareggio-Lucca, 1999, pp. 201-216. L'attenzione alla numerologia, tipica del Medioevo, è confermata dal fatto che i versi totali sono 33, numero significativo in quanto multiplo del 3 che simboleggia la Trinità divina e numero cristologico per eccellenza.Paolo Canettieri, Iacopone da Todi e la poesia religiosa del Duecento, Milano, Rizzoli, 2001.
Contenuti dottrinali e teologia della lode L'atteggiamento di Francesco nei confronti di Dio rispecchia una semplicità che non è però assenza di profondità. Tra le due possibilità che il panorama dottrinale dei Dottori della Chiesa offriva all'epoca, Francesco propende per la celebrazione della Gloria divina attraverso il rapimento e l'estasi, piuttosto che per l'enunciazione speculativo-filosofica. L'azione della lode di Dio appare qui come un itinerario dal Creato al Creatore, un itinerario dei sensi più che della mente, attuato per gradi.
Questa azione liturgica – che tale appare essere la finalità del Cantico – è composta da tre elementi: un locutore, un messaggio e un destinatario. Il locutore è l'officiante del rito e compie la funzione di invitare le creature a dirigere la loro lode a Dio. Il messaggio è l'esaltazione dell'amore di Dio, che si manifesta nelle creature stesse il cui compito è quello di lodarlo. Il destinatario è naturalmente Dio.
Sul locutore pesa però il dubbio delle parole stesse con cui il Cantico si apre: "… et nullu homo ene dignu te mentovare". Come scrive Giovanni Pozzi: «Le creature non possono pronunciare lodi confacenti a Dio. E allora perché le lodi di Dio sarebbero sue se non nel comune senso passivo […] ma in senso attivo, perché Lui solo può dirle adeguatamente, perché Lui solo può mentovarsi come agente e locutore della lode?» [Torino 1992]. A sostegno di questa interpretazione concorre la lunga e autorevole tradizione della teologia negativa di stampo neoplatonico e agostiniano, per la quale nessun discorso è possibile su Dio, se non da parte di Dio stesso.
Sui contenuti del messaggio, è forse opportuno chiarire che la lista delle creature offerta dal Cantico non è una "semplice presenza" di elementi esistenziali a diretta portata dall'uomo, ma rappresenta – sul modello biblico sopra citato – il sistema enciclopedico di tutta la realtà cosmica allora concepita, strutturata in un ordine poetico dotato di grande sinteticità oratoria.
Questa complessità strutturale trova conferma nell'analisi dei riferimenti agli elementi del creato. Subito troviamo che tutte le creature sono viste in modo positivo e sono chiamate "fratello" e "sorella": Francesco pone l'uomo al loro livello, in quanto anch'egli creatura, ma chiamato ad una maggiore responsabilità morale, in quanto dotato di libero arbitrio: l'uomo trova beatitudine solo nel rispetto della legge divina (v. 30) e nell'imitazione di Cristo (vv. 23-26). La lode al Signore trova inizio con l'ammirazione degli astri, dei quali sono sottolineate la bellezza ed utilità: al Sole è dedicata maggior attenzione, anche perché porta in modo particolare "significatione" di Dio.
Francesco quindi passa alla lode per i quattro elementi fondamentali: il vento, l'acqua, il fuoco e la terra. Al vento (o allaria)Aa.Vv., Un libro della natura: poesia, ambiente, montagna, a cura di Gianni Gasparini, Milano, Mimesis, 2018. e ad ogni variazione del tempo non sono collegati grandi eventi distruttivi, ma essi sono descritti e lodati per ciò che naturalmente sono, ossia fonte di sostentamento per le creature; il vento è però anche simbolo di Dio. La visione positiva porta infatti a vedere gli elementi non nelle catastrofi, ma nella loro più semplice funzione ed esistenza: qui ricordiamo, per esempio, l'episodio biblico di Elia che trova Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto, e neppure nel fuoco, ma nel vento leggero . Anche lacqua è vista come "utile" e "pretiosa"; la sua umiltà e castità, inoltre, la caratterizzano come mezzo di purificazione, nei sacramenti del battesimo e della penitenza.
Il fuoco trova importanza come fonte di luce e calore, ma, come l'acqua, rientra in una chiave di lettura simbologica cristiana, essendo riferibile allo Spirito Santo (e dunque anche qui, come nell'elemento vento, vi è un richiamo alla Pentecoste). La terra, infine, è la madre che nutre le sue creature: si può intravedere il richiamo all'immagine della terra che fa crescere il grano della parabola del seminatore (), ma anche un parallelismo con la terra nella quale ha riposato il corpo morto di Gesù e dalla quale il risorto è tornato. Da notare dunque il marcato parallelismo simbolico agli eventi della salvezza ed ai sacramenti. Il tono della lauda ora muta: l'inno si incentra sull'uomo che, come abbiamo visto, solo con Dio può essere beato.