Il monte Musinè (mont Musiné in piemontese) è una montagna delle Alpi Graie alta 1.150 m s.l.m.
Si trova all'inizio della Val di Susa e interessa i comuni di Caselette, Almese e Val della Torre. Escludendo le Colline del Po, è la montagna più vicina a Torino insieme al Monte San Giorgio a Piossasco, dai 12 ai 25 km in linea d'aria a seconda della posizione in città, ma nonostante la vicinanza a volte a causa della foschia in pianura e nella bassa valle non risulta visibile.
Etimologia Il nome Musinè viene generalmente considerato una contrazione del piemontese monte degli asini (Mont Asiné), ma è un luogo comune tanto diffuso quanto sbagliato; l'origine storica del nome è ben diversa. Numerose attestazioni in documenti medievali lo indicano come mons Vicinea (in un documento del 1020)Monumenta Novalicensia vetustiora, a cura di C. Cipolla, I, Roma 1898, p. 142, Vesenius (intorno al 1150)Cronaca della Novalesa, a cura di G. C. Alessio, Torino 1982, p. 228, Vesinerius (nel 1208)Archivio di Stato di Torino, Sez. Prima, Serie III, Vol, II, doc. 3, Vixinerius (nel 1302)Archivio Storico del Comune di Caselette, F 41: varianti di un unico termine derivato da vicus (= villaggio); il mons Vicinea era cioè la "montagna del villaggio" ed il suo nome ricorda un'antica organizzazione (forse già di età romana) di una comunità che vi esercitava diritti di uso su terre comuniG. Serra, Contributo toponomastico alla teoria della continuità nel Medioevo delle comunità rurali romane e preromane nell'Italia superiore, Cluj 1931, pp. 6, 11, 20. L'espressione "monte Asinaro" compare in documenti d'archivio ai primi del Settecento; ma accanto ad essa si trova spesso la voce "Musinero", che è lo sviluppo volgarizzato della denominazione medievale, mentre "monte Asinaro" è probabilmente il risultato di un'interpretazione pseudo-erudita che cercava di spiegare l'etimologia di "Musinero" senza conoscerne (o senza saperne riconoscere) l'antecedente medievaleE. Patria, Almese. Una terra tra le Alpi e la pianura, Almese 1993, p. 30; D. Vota, Sui confini della colonia di Augusta Taurinorum, in Caselette. Uomini e ambienti ai piedi del Musiné dalle origini all'Ottocento, Borgone 1999, pp. 66-67.
Descrizione Il Musinè è la montagna più orientale della lunga cresta spartiacque che separa il bacino della Dora Riparia da quello della Stura di Lanzo; la vetta principale presenta un'anticima settentrionale (il Truc dell'Eremita, 1.101 m) ed è circondata da una serie di elevazioni satelliti: a est il rilievo a quota 535 sul quale sorge il santuario di Sant'Abaco, a ovest il Truc Randolera (666 m) e a nord-est il monte Calvo (551 m). Il Musinè è separato dal vicino monte Curt (1.323 m) da una lunga costiera boscosa che ha il suo punto più basso nel colle la Bassetta (948 m). Tele valico rappresenta per il Musinè il punto di minimo, che ne determina una prominenza topografica di 202 metri. Sul versante sud della montagna è situato il Piano Domini a circa 450 di quota. Il pianoro è lungo all'incirca 700 metri ed offre un ampio panorama che spazia dalla pianura torinese alle vette dell'alta Valsusa. Per Pian Domini passa la cosiddetta pista tagliafuoco, che parte dalla località Rivera di Almese e, dopo aver dato origine a una diramazione verso Madonna della Bassa, finisce presso il campo sportivo di Caselette ovvero il punto di partenza più noto per l'ascesa alla vetta del Musinè.
Situato a circa 20 km a ovest di Torino, il Musinè ricade nei territori comunali di Caselette e Almese (a loro volta appartenenti alla Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone) e in quello di Val della Torre (Comunità Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone). La montagna è completamente inclusa, assieme ai laghetti a nord di Caselette, nel Sito di Interesse Comunitario (SIC) della rete europea Natura 2000 “Monte Musiné e Laghi di Caselette” (codice IT1110081).
Sulla vetta è stata eretta nell'anno 1901Museo civico di storia naturale di Milano, Atti della Società italiana di scienze naturali e del Museo civico di storia naturale di Milano, vol. 47, ed. La Società, 1908, p. 140 una croce di vetta bianca in cemento armato, alta ben 15 metriAldo Molino, Musinè Monte del mistero, articolo pubblicato sulla rivista Piemonte Parchi n. 128, giugno/luglio 2003, pagg. 46-47 (restaurata nel 1991), la quale permette di distinguere facilmente il Musinè da tutte le altre montagne del gruppo. Sulla cima del monte, che è costituita da un grande piazzale erboso disseminato di rocce affioranti, si trova anche una tavola di orientamento, in acciaio inossidabile, con l'indicazione delle principali montagne (tra cui il Cervino) visibili da quel punto a occhio nudo nelle giornate di bel tempo. A sua volta il Musinè domina la pianura torinese ed è visibile anche da molto lontano, per esempio dalle Alpi Biellesi.
Geologia Da un punto di vista geologico il Musinè è noto come uno dei migliori esempi di affioramento in superficie del mantello terrestre. Si tratta di una scaglia di mantello continentale che venne sollevata e portata alla luce da movimenti tettonici di rifting. Le rocce di cui è costituito sono principalmente di tipo ultrabasico (con presenza di peridotiti, olivina, spinello) e si presentano in uno stato molto vicino a quello originario, non essendo state trasformate del metamorfismo che ha invece interessato varie altre zone della catena alpina. Perifericamente rispetto alla cima in alcune aree le rocce originarie si sono trasformate in serpentiniti. Alle falde del Musinè sono presenti depositi morenici caratterizzati da tessitura molto variabile e che comprendono frammenti rocciosi anche di grandi dimensioni (massi erratici). Questi depositi fanno parte della morena laterale sinistra dell'Anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana. Sul lato valsusino il Musinè definisce, assiema al già citato Monte Curt, un ampio circo glaciale drenato dal Rio Morsino (un affluente del Messa) e dal un fitto reticolo idrografico che lo alimenta.
Storia
Indagini archeologiche hanno segnalato il Musinè come area di presenze pre e protostoriche: in territorio di Caselette tracce di una capanna di fine Età del Bronzo Antico (circa 1700 a.C.) in zona vicino alle vecchie cave di magnesite segnalano la più antica frequentazione per ora accertata nell'area del MusinèA. Bertone e altri, in "Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte" 11 (1993), pp. 274-276, mentre la Tarda Età del ferro (ultimi secoli a.C.) è documentata da più ritrovamenti: in territorio di Almese da reperti ceramici presso il monte Truc RandoleraA. Bertone, in "Quad. Sopr. Arch. Piem." 3 (1984), pp.279-280 e in quello di Caselette da qualche traccia sulla cima del Moncalvo e soprattutto da un probabile sito rituale alle Rocchette (III-I secolo a.C.) oltre che in un punto poco sotto la vetta del monteA. Bertone, in "Segusium" 47 (2008), pp. 11-34, in part. pp. 16, 24-25.
In epoca romana l'inserimento della zona tra Torinese e Valle di Susa nella sfera di influenza di Roma (avvenuto in età augustea, negli ultimi anni del I secolo a.C.) è ben rappresentato ai piedi del Musinè da due edifici: una villa rustica a Caselette in zona Pian e una grande villa residenziale ad Almese presso le Grange di RiveraE. Lanza, G. Monzeglio, I Romani in valle di Susa, S. Ambrogio 2001, pp. 71-76 e 92-97; D. Vota, Duemila anni fa in Valle di Susa. Il tempo dei Cozii, Borgone 2010, pp. 190-195 e 207-210, con bibliografia di riferimento.
Almeno da età medievale (ma forse già da epoca romana) il Musinè ha rappresentato per le comunità insediate ai suoi piedi un "territorio di usi comuni" quale segnalato dal suo stesso nome: preziosa riserva di legname, terreno da pascolo, luogo di raccolta di frutti selvatici, erba e fogliame; il tutto non come proprietà privata ma come terra comune. Per secoli il taglio periodico di lotti di bosco ceduo sul Musinè è stato un'importante fonte di entrata nel bilancio del comune di Caselette e per secoli il pascolo e la raccolta di erba e foglie fu un diritto di uso civico che la comunità cercò sempre di tutelare. Dalla montagna poi, sempre in ambito caselettese, si raccoglievano le acque delle fontane, che erano incanalate ad alimentare il paese. E la montagna offriva anche qualche risorsa mineraria: la presenza di magnesite era già evidente nell'antichità (usata, ad esempio, nella villa rustica di età romana come materiale per pavimenti), ma dopo la metà dell'Ottocento si avviò un suo utilizzo industriale: dal 1875 fino agli anni della seconda guerra mondiale le cave di magnesite alimentarono l'unica attività industriale allora esistente in CaseletteD. Vota, La comunità civica nell'Ottocento, in Caselette. Uomini e ambienti cit., pp. 374-380.
Non stupisce allora se una montagna così legata in modo essenziale alla sopravvivenza della comunità abbia anche visto sorgere su di essa dei segni spirituali, in cui la gente si riconosceva ed esprimeva fede e valori: dal santuario di Sant'Abaco (sorto a metà '500, spazio di aggregazione socio-religiosa assai frequentato e sentito)AA. VV., Mario, Marta, Audiface e Abaco martiri, venerati nel santuario di Caselette, Alpignano 1993 alla Croce monumentale costruita nel 1901D. Vota, Il segno sul monte, Borgone 2001, il Musinè viene anche considerato un "luogo dello spirito".
Ambiente Il Monte Musinè è stato individuato dalla L.R. n.19 del 2009 come SIC (Sito di Interesse Comunitario) con denominazione "Monte Musinè e Laghi di Caselette". I SIC sono parte della rete Natura 2000, una rete ecologica continentale che al di là della tutela di singole specie o aree vuole difendere la vitalità delle popolazioni isolate permettendo lo scambio di individui tra i vari siti. Il codice assegnato al SIC del Monte Musinè è IT1110081; l'area protetta si estende per 1.524 ettari e comprende, oltre al Musinè, anche i rilievi morenici che lo incorniciano e i piccoli laghi intramorenici di Caselette e di San Gillio (Lago Borgarino). L'inclusione di un'area in un SIC deve, per legge, essere tenuta in debito conto nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e Valutazione Ambientale Strategica (VAS) prescritte per la realizzazione di grandi opere (quali le infrastrutture di trasporto). Per ogni SIC la Regione Piemonte deve adottare un Piano di Gestione che fornisca indicazioni per una sua gestione in grado di evitare "alterazioni che ne pregiudichino lo stato di conservazione". A seguito dell'adozione di tale piano nel 2017 il sito è stato designato quale Zona speciale di conservazione.Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 26 maggio 2017 Designazione di 9 zone speciali di conservazione (ZSC) della regione biogeografica alpina, di 13 ZSC della regione biogeografica continentale e di una ZSC della regione biogeografica mediterrane a insistenti nel territorio della Regione Piemonte, ai sensi dell’art.3, comma 2, del DPR 8 settembre 1997, n. 357” (pubblicato sulla G.U. nr. 135 Serie Generale del 13 giugno 2017)
Accesso alla vetta L'ascensione del Musinè è un itinerario di tipo prettamente escursionistico. Il sentiero più frequentato segue tutto il crinale sud-est che parte dal campo sportivo di Caselette (378 m). Prima raggiunge il santuario di Sant'Abaco, dove lungo il sentiero vi sono delle cappellette che funzionano da stazioni della via crucis, poi si inerpica dietro al santuario percorrendo integralmente la cresta sudest, per la quale in poco più di un'ora si può raggiungere la vetta. Dalla cima nelle belle giornate si gode di un buon panorama a 360°. Essendo il versante esposto al sole, il periodo più indicato per effettuare la salita va da ottobre a maggio, in quanto durante la stagione estiva il caldo può risultare fastidioso. Altri sentieri salgono alla cima da Almese, Rivera, Milanere o dalle varie frazioni di Val della Torre.