Le Patron: è questo il soprannome coniato da Jacques RivetteJacques Rivette, Cinéastes de notre temps: Jean Renoir, le Patron, titolo di film-intervista dedicata al regista, girato per la televisione nel 1966. e utilizzato dai registi francesi della Nouvelle Vague per definire Jean Renoir. Éric Rohmer scrive nel 1979: "Renoir contiene tutto il cinema".Éric Rohmer, Il gusto della bellezza, testi raccolti e presentati da Jean Narboni, ed. it. a cura di Cristina Bragaglia, Parma, Pratiche Editrice, 1991, p. 306.
La sua è una lunga carriera che si sviluppa dal 1924 al 1969: inizia negli anni venti, durante i quali gira nove film muti; negli anni trenta, in Francia, gira quindici film sonori; trasferitosi a Hollywood, negli anni quaranta, gira sei film; ritornato in Francia, fra gli anni cinquanta-sessanta, gira i suoi ultimi otto film.
Alcuni dei suoi film più rappresentativi: La grande illusione, La regola del gioco, La cagna, Boudu salvato dalle acque, Una gita in campagna, La Marsigliese, Nanà, L'angelo del male, L'uomo del Sud, Il fiume, La carrozza d'oro, French Cancan.
Biografia
Nato da Pierre-Auguste Renoir, il celebre pittore impressionista, e da Aline Charigot (1854-1915), modella d'origini contadine, aveva due fratelli: Pierre, divenuto l'attore, e Claude (1901-1969), divenuto produttore cinematografico.da non confondere con Claude Renoir (1913-1993), figlio di Pierre, che sarà un direttore della fotografia, anche per lo zio
Dopo studi mediocri al "Collège Notre-Dame de Sainte-Croix" di Neuilly-sur-Seine e a un liceo di Nizza, abbandonato prima del diploma, Renoir si arruolò nel Corpo dei Dragoni, nel 1912. Soldato nel 1914, fece parte dell'aeronautica dal 1916. Durante la guerra in Alsazia venne ferito a una gamba e rimase zoppo per tutta la vita.
Nel 1920 sposò una modella di suo padre, Andrée Heuchling (1900-1979), che in seguito figurò nei suoi primi film con il nome d'arte di Catherine Hessling, e cominciò a lavorare come ceramista, stabilendosi vicino a Fontainebleau.Célia Bertin, Jean Renoir, Paris, Librairie Académique Perrin, 1986.Pascal Mérigeau, Jean Renoir, Flammarion, Paris, ottobre 2012.
Gli inizi L'uscita, nel 1921, del film di Erich von Stroheim Femmine folli, cambiò la sua carriera.In diverse occasioni Renoir riferisce che vide il film una decina di volte e che Stroheim, così come Chaplin e Griffith, erano i suoi maestri cinematografici, Cfr. per esempio C. F. Venegoni, Renoir, La nuova Italia, 1975, pp. 5-6. Scrisse, in collaborazione con Pierre Lestringuez, la sceneggiatura di un film per la giovane moglie, Catherine ou Une vie sans joie (1924), rimontato e presentato nelle sale con il titolo Une vie sans joie, nel 1927, diretto da Albert Dieudonné.
Il suo primo lungometraggio da regista, La ragazza dell'acqua (1924), è una favola bucolica sull'estetica impressionista, nel quale recitò ancora sua moglie e suo fratello maggiore, Pierre Renoir. La tiepida accoglienza riservata al film non scoraggiò il cineasta, che si lanciò poco dopo in un'altra produzione costosa, Nanà (1926), dal romanzo di Émile Zola, alla quale seguirono il cortometraggio Sur un air de Charleston (1927) e il film Marquitta (1927), finite le riprese del quale ebbe un brutto incidente automobilistico, ma nuovamente non volle arrendersi.Con Marquitta si interrompe la collaborazione con lo sceneggiatore Pierre Lestringuez che poi lavorò con registi minori e nel 1950 con Mario Soldati in Donne e briganti, suo ultimo film.
Girò quindi La piccola fiammiferaia (1928), dal racconto di Hans Christian Andersen,In realtà Renoir, pur riconoscendogli un valore minore tra i suoi film, era molto affezionato a La piccola fiammiferaia che aveva girato nel Théâtre du Vieux-Colombier costruendo tutto là, sviluppando e stampando, inventando sistemi di illuminazione, scenografie, modellini e tecniche di ripresa con un forte spirito artigianale. Il gruppo elettrogeno, per esempio, era un vecchio motore smontato da un'automobile e raffreddato da un rubinetto d'acqua corrente, vedi La vita è cinema, cit., p. 35. Tire-au-flanc (1928), commedia militare, Le tournoi dans la cité (1928) e Le bled (1929), considerati di ispirazione minore.A cominciare da Le bled Renoir si farà aiutare al montaggio da Marguerite Houllé, compagna nella vita che pur non sposando si farà chiamare, per la verità tra tanti altri pseudonimi, Marguerite Renoir. Lei monterà tutti i suoi film fino alla partenza di lui per gli Stati Uniti.
Nel 1930 divorziò da Catherine Hessling e girò il primo film sonoro, La purga al pupo (1931), tratto da Georges Feydeau e girato in soli quattro giorni, ma anche questo film continuò a non convincere il pubblico.
Il periodo realista Se Renoir esordì quindi nel cinema muto, si mise però in luce con il sonoro, a partire da La cagna (1931), che segnò una svolta nella sua opera. Fu uno dei primi film parlati, tratto da un feuilleton di Georges de La Fouchardière; La cagna, offrì a Michel Simon uno dei suoi ruoli più belli, quello di un piccolo borghese geloso, assassino e vigliacco; narra di un torbido ménage à trois tra un impiegato, una prostituta e il suo protettore. È un'opera anomala nel cinema classico per quanto riguarda la collocazione in un genere e la caratterizzazione dei personaggi. La cagna è un ibrido tra dramma e commedia, che miscela morte e ironia; e rifiuta la divisione tradizionale buoni/cattivi: la macchina da presa osserva senza partecipazione figure contraddittorie, vittime e carnefici insieme.
Dopo La notte dell'incrocio (1932), dal romanzo di Georges Simenon, dove il fratello Pierre Renoir interpretò il commissario Maigret, il regista girò una serie impressionante di capolavori: Boudu salvato dalle acque (1932), nuovamente con Michel Simon, Toni (1934), che vide tra gli aiuti-regista, per la prima volta, Luchino Visconti, Il delitto del signor Lange (1935), con Jules Berry, Una gita in campagna (1936), uscito nel 1946, del quale suo nipote Claude Renoir curò la fotografia, e Verso la vita (1936), con Louis Jouvet. Prendendo ispirazione dai romanzi di Maksim Gor'kij o dalle novelle di Guy de Maupassant, grazie anche all'impegno dello scrittore Evgenij Ivanovič Zamjatin come sceneggiatore, Jean Renoir diede prova di avere un senso acuto del reale, che mise al servizio di un vero e proprio naturalismo poetico.Unica eccezione, per alcuni, fu il disastroso Madame Bovary (1933), tratto da Gustave Flaubert, girato per Gaston Gallimard con protagonista l'attrice Valentine Tessier. È anche vero che la versione che voleva Renoir durava oltre 3 ore e mezza e quella distribuita, nonostante fosse di circa la metà, risultava noiosa. Renoir raccontava che Bertolt Brecht, uno dei pochi che aveva visto il director's cut ne era entusiasta.
L'impegno politico Poco a poco chiamò a raccolta alcuni collaboratori (Jacques Prévert, Roger Blin) che diedero alla sua produzione una certa dimensione apertamente politica, segnata dalle idee del Fronte Popolare: La vita è nostra (1936, tra gli assistenti Jacques Becker e Henri Cartier-Bresson); Il delitto del signor Lange, La Marsigliese (1936). In quegli anni è suo collaboratore anche Luchino Visconti, sul set di Toni e de Una gita in campagna (Une partie de campagne).
Prima della seconda guerra mondiale, Renoir cercò, con La grande illusione (1937), di promuovere un messaggio di pace, facendo recitare, quale omaggio, suo padre spirituale Erich von Stroheim insieme a Jean Gabin. Il film è ambientato durante la grande guerra: alcuni ufficiali francesi sono prigionieri dei tedeschi in una fortezza comandata da un capitano di nobili natali, von Rauffenstein, interpretato da Erich von Stroheim. I rapporti tra i personaggi si articolano lungo linee trasversali, in base alle differenze sociali. La questione del rapporto tra la civiltà dell'Ottocento e quella del Novecento, che è al centro della "grande illusione", è una delle possibili chiavi di lettura del cinema di Renoir degli anni trenta. L'influenza della pittura (prima di tutto del padre) e della letteratura del XIX secolo è molto forte, e da alcuni critici è considerato il suo film migliore.Renoir però arrivò a dire che non distingueva più tra film buoni e cattivi, e che quello che aveva importanza per lui era imparare ogni volta come lavorare una particolare scena, cfr. Tutta la vita, cit. , p. 38. "Il cinema non è che un eterno ricominciare", dirà in un altro articolo, ivi, p. 47.
Ne L'angelo del male (1938), nuovamente con Jean Gabin, con il quale aveva girato Verso la vita e La grande illusione, si sforzò di rappresentare lo scenario sociale dell'epoca.
Ne La regola del gioco (1939), da molti considerato il suo capolavoro, previde il crollo dei valori umanisti e descrisse senza compiacenza delle usanze della società francese.
Il periodo statunitense Renoir abbandonò la Francia occupata dai nazisti ed espatriò negli Stati Uniti d'America nel 1941, sbarcando a New York l'8 febbraio senza conoscere una sola parola d'inglese e lasciando incompiuto un adattamento cinematografico del dramma La Tosca di Victorien Sardou,La lavorazione del film,Tosca, regia di Carl Koch che si svolgevano a Roma, dove Renoir tenne anche qualche lezione al Centro sperimentale di cinematografia, furono bruscamente interrotte ala dichiarazione di guerra dell'Italia alla Francia. che venne portato a termine, sempre nel 1941, da Carl Koch. Renoir prese la nazionalità statunitense, tuttavia si adattò con difficoltà al sistema hollywoodiano, dirigendo comunque alcuni film: il primo fu La palude della morte (1941), il secondo Questa terra è mia (1943), con Charles Laughton. Dopo il mediometraggio di propaganda Salute to France (1944), realizzò L'uomo del Sud (1945), Il diario di una cameriera (1946), dal famoso romanzo di Octave Mirbeau, con Paulette Goddard, che Renoir ammirava molto avendo lavorato con Charlie Chaplin, e La donna della spiaggia (1946), prima di recarsi in India dove realizzò Il fiume (1951), suo primo film a colori che ebbe un'influenza duratura sullo stesso cinema indiano, nonché su molto cinema francese (discorso valido per tutto il cinema renoiriano).
Finita la guerra, altri registi francesi all'estero tornarono subito in Francia (per esempio René Clair e Julien Duvivier), ma Renoir si attardò anche perché aveva un problema legale, avendo sposato negli Stati Uniti d'America, nel 1944, Dido Freire, senza aspettare le carte del divorzio da Catherine, avvenuto nel 1930 ma non trascritto. Rischiava quindi l'accusa di bigamia.
Gli ultimi film Di ritorno in Europa agli inizi degli anni cinquanta, Renoir girò ancora La carrozza d'oro (1952), tratto dal romanzo di Prosper Mérimée, con Anna Magnani, French Cancan (1955), con Jean Gabin e Françoise Arnoul, (tra gli attori anche un giovane Valentino, non accreditato, che diventerà poi un famoso stilista italiano), Eliana e gli uomini (1956), con Ingrid Bergman e Jean Marais, e Le strane licenze del caporale Dupont (1962), tratto dal romanzo di Jacques Perret.
Incontrando sempre più difficoltà nel produrre i suoi film, si rivolse allora alla televisione (Il teatrino di Jean Renoir,il film comprende 4 episodi: 1. Le dernier réveillon, 2: La cireuse électrique, 3: Quand l'amour meurt e 4: Le Roi d'Yvetot, nell'ed. italiana però nella sequenza 4,3,1,2. 1969-1971) e si dedicò più ampiamente alla letteratura: pubblicò un libro su suo padre, Renoir, mon père (1962), la sua autobiografia, Ma vie et mes films (1974), la raccolta dei suoi articoli di cinema e giornalismo (Scritti 1926-1971, 1974), qualche dramma teatrale (Orvet, 1955), così come alcuni romanzi (Les Cahiers du capitaine Georges, 1966; Le Crime de l'Anglais, 1979).
Nel 1970 si ritirò a Beverly Hills, nella contea di Los Angeles in California, dove morì nel 1979. Il corpo venne poi trasportato in Francia, ed è sepolto al cimitero di Essoyes.
La poetica di Jean Renoir