Larte ravennate è la produzione artistica che ebbe come fulcro Ravenna nel periodo tardo-antico e alto-medievale, quando la città fu capitale dell'Impero romano d'Occidente (402-476), del Regno ostrogoto d'Italia (493-540) e dell'Esarcato bizantino d'Italia (584-751). Le testimonianze artistiche ravennati pervenuteci mostrano uno stile peculiare nell'architettura, nella scultura su avorio e nell'arte del mosaico, ispirato all'estetica neoplatonica che mirava all'elevazione spirituale e contemplativa.

In particolare Ravenna è provvista di alcuni dei migliori esempi di arte musiva di tutta Europa e bacino del Mediterraneo in un arco di tempo di quasi due secoli (V-VI secolo), poiché la quasi totalità di testimonianze coeve nell'Impero romano d'Oriente vennero distrutte nel VII secolo con il periodo dell'iconoclastia.

Dello splendido periodo di fioritura artistica di Ravenna restano alcuni monumenti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

La nuova capitale

Onorio ricevette l'Impero romano d'Occidente alla morte di suo padre Teodosio I (395), mentre a suo fratello Arcadio venne affidato l'Impero romano d'Oriente. La capitale imperiale allora si trovava a Mediolanum (Milano), ma sotto la minaccia dei Visigoti di re Alarico I, venne spostata a Ravenna, che presentava una serie di vantaggi: Migliori collegamenti con l'Oriente tramite il porto di Classe a fronte di un'altrettanto comoda rete viaria romana La protezione, soprattutto, offerta dalle lagune paludose che circondavano la città, che la rendevano di fatto inavvicinabile da vasti eserciti e artiglierie.

Con il passaggio della sede vescovile da Classe a Ravenna alla fine del IV secolo, venne iniziata una nuova cattedrale, la Cattedrale Ursiana (dal nome del vescovo Orso (Ursus) (†396 circa), della quale sopravvivono pochi resti inglobati nell'attuale Duomo di Ravenna e nell'attiguo Museo arcivescovile.

Il Battistero Neoniano (o Battistero di San Giovanni in Fonte)

Più o meno contemporaneamente venne iniziato anche il Battistero Neoniano (dal nome del vescovo Neone, che verso il 458 lo fece decorare a mosaico) o degli Ortodossi (per distinguerlo dal successivo Battistero degli Ariani), che si trova tuttora a fianco della cattedrale.

Per via della subsidenza tipica di Ravenna oggi è interrato di circa 2 metri; in pianta presenta la forma ottagonale, esternamente ha un semplice rivestimento in laterizio con lesene e arcate cieche che risalgono alla costruzione originaria e furono riprese da modelli settentrionali (cfr. la Basilica Palatina di Costantino a Treviri o la Basilica di San Simpliciano a Milano).

Il soffitto, originariamente piano, venne sostituito da una cupola (alleggerita da tubi fittili) verso il 458 dal vescovo Neone, il quale fece provvedere anche alla decorazione a mosaico. In particolare sul soffitto, entro tre anelli concentrici sono rappresentati vari soggetti:

L'anello esterno, a fondo azzurro, presenta una serie di finte architetture tripartite, che creano un effetto di alternanza tra concavo e convesso; al centro delle nicchie si trovano otto altari, di cui quattro con i vangeli aperti degli Evangelisti alternati a quattro troni con le insegne di Cristo (letimasia). La seconda fascia è la più interessante e presenta i dodici apostoli su sfondo azzurro, con le vesti (toga e pallio) alternate nei colori bianco e oro. Dieci apostoli hanno una corona tra le mani, mentre Pietro le chiavi e Paolo i rotoli della legge. Le immagini presentano ancora una notevole consistenza plastica e un senso di movimento, che testimoniano gli ininterrotti rapporti con l'ambiente romano; contemporaneamente indice di rapporti con il mondo bizantino sono la vivace policromia, la monumentalità e la ieraticità delle figure. Gli apostoli non presentano aureola (solo drappi di stoffe coprono le teste) e sono intervallati da candelabre, che simboleggiano la Passione di Cristo. Nel tondo centrale, su sfondo oro, si trova la scena del Battesimo di Gesù con San Giovanni Battista nell'atto di somministrare il sacramento al Cristo immerso fino alla vita nel Giordano; del fiume compare anche una personificazione a destra, sottolineata dalla scritta Iordañ (il fiume Giordano), mentre sopra il Cristo svetta la colomba dello Spirito Santo. I volti di Gesù e del Battista furono rifatti nel XVIII secolo dal restauratore romano Felice Kibel, per cui la parte centrale della scena, dai contorni ben visibili, non è più quella originale. In particolare il battesimo avveniva per immersione come si può notare nel battistero degli Ariani.

Anche le pareti del battistero presentano una sfarzosa decorazione con stucchi, affreschi, mosaici e marmi policromi, che ha diversi altri termini di raffronto nei monumemti ravennati d'arte paleocristiana.

L'età di Galla Placidia

Inizialmente l'imperatore Onorio scelse Ravenna come capitale provvisoria dell'Impero romano d'Occidente perché maggiormente difendibile dalle pressioni longobarde rispetto alla capitale Milano. Appena sei anni dopo questa scelta avvenne nel 410 il sacco di Roma.

Con la morte di Onorio (423) la città entrò nell'orbita della reggente Galla Placidia, che governò per conto del figlio ancora minorenne Valentiniano III. Risale a quest'epoca la trasformazione di Ravenna in splendida capitale e città cristiana, un processo cui Onorio non si era potuto granché dedicare perché perlopiù impegnato a difendere i confini dell'impero dai Longobardi e da altre popolazioni.

La chiesa di San Giovanni Evangelista

Vicino alla probabile zona della residenza imperiale (la Regio Caesaris, forse vicina al cosiddetto Palazzo di Teodorico, in realtà una chiesa) Galla Placidia fece costruire dopo il 426 la chiesa di San Giovanni Evangelista; sebbene parecchio rimaneggiata essa è molto importante per due elementi di derivazione tipicamente costantinopolitana: i due ambienti rettangolari che chiudono le navate laterali (chiamati pastoforia e di funzione simile a quella della sagrestia) e l'uso di pulvini (tronchi di piramide rovesciati) sopra i capitelli delle colonne, che danno maggior slancio a queste ultime. Anche la presenza di finestre al pian terreno, oltre che in alto, è un elemento tipicamente ravennate.

Il Mausoleo di Galla Placidia

La creazione più famosa di questa epoca è il cosiddetto Mausoleo di Galla Placidia, in realtà forse un sacello dedicato a San Lorenzo (come farebbe pensare un mosaico interno), poiché le fonti riportano che Galla Placidia morì e fu sepolta a Roma.

Anche qui come in altri monumenti ravennati, la subsidenza ha abbassato di molto la struttura originaria, che oggi appare con il soffitto dei bracci a meno di due metri dal suolo, ma che anticamente si trovavano ben più in quota. L'interno è decorato sfarzosamente da un ciclo di mosaici che, sebbene periodicamente restaurato di secolo in secolo, oggi si presenta integro.

La cupola centrale domina l'edificio, ed è affiancata sui lati da quattro lunette ed altre tre lunette si trovano alle estremità dei bracci, mentre le volte a botte dei bracci sono coperte da un tappeto stilizzato di fiori su sfondo azzurro di influenza iranica-sassanide.

Al centro della cupola si trova la Croce in un tappeto di stelle su sfondo azzurro, mentre alle quattro estremità si trovano i simboli degli evangelisti. Le lunette della cupola presentano coppie di santi e di apostoli, con le braccia alzate in adorazione verso il centro ideale dell'edificio, la Croce.

Ai bracci spiccano le lunette nord e sud, con San Lorenzo e con il celebre Buon Pastore, cioè Cristo, raffigurato imberbe seduto su una roccia e circondato da pecore che si rivolgono tutte verso di lui. La lunetta ovest è decorata da cervi tra tralci di arbusti che cercano una fonte (derivati da un passo dei Salmi come un cervo cerca l'acqua, così l'anima cerca Dio).

La rappresentazione, ricca di colori, mostra ancora l'abilità di rendere il volume e la disposizione realistica nello spazio dei corpi, con figure in primo e in secondo piano, secondo uno stile ancora legato all'arte antica. Non mancano i richiami ai simboli cristiani, come le colombe che bevono alla fonte (simbolo delle anime cristiane che si abbeverano alla grazia divina) e i cervi.

L'età di Teodorico

Nel 476 il re degli Eruli Odoacre depose l'ultimo imperatore romano Romolo Augusto, nella data che in seguito, sebbene di relativa importanza per i contemporanei, divenne il confine tradizionale tra evo antico ed evo medio. Odoacre rappresentò una breve parentesi e venne presto sconfitto da Teodorico, re degli Ostrogoti, inviato dall'Imperatore bizantino Zenone poiché cresciuto alla corte di Costantinopoli, con un'educazione d'impronta quindi classica. Una volta sconfitto l'avversario, Teodorico si dichiarò Patrizio d'Oriente e Re degli Ostrogoti ed assunse il controllo dei territori italiani da Ravenna, rifiutandosi di consegnare i territori conquistati all'Imperatore bizantino. Bonificò in parte i territori attorno alla città ed ebbe come consiglieri uomini di grande cultura, quali Cassiodoro, Boezio ed Ennodio, che lo aiutarono ad organizzare il suo regno in maniera diversa dai regni tipicamente "barbarici".

Il nuovo Battistero

Essendo di religione ariana, decise di far convivere pacificamente i Goti (ariani appunto) e i latini ("ortodossi", nel senso di seguaci della dottrina canonica), tenendo però le due etnie divise. Questa scelta comportò quartieri separati e doppi edifici di culto in città. Il palazzo della Regio Caesaris venne ampliato e fu edificata una basilica per ariani (l'attuale chiesa di Santo Spirito), e un battistero, oggi detto degli Ariani, per distinguerlo da quello Neoniano. Rispetto ai precedenti mosaici della cupola dell'altro battistero, la superficie è più piccola, quindi gli anelli concentrici sono solo due, con una decorazione simile all'altro (dodici apostoli in atto di offrire corone e stoffe divisi da palmeAnche la palma, come la candelabra, aveva una simbologia legata ai Salmi, dove si può leggere che come fiorirà la palma così farà il giusto, cioè la pianta fiorisce quando sembra ormai morta, come i martiri che avranno la loro ricompensa in paradiso. al posto delle candelabre, trono vuoto dell'etimasia, Battesimo di Cristo con San Giovanni Battista, la personificazione del Giordano e la colomba dello Spirito Santo) ma semplificata, con figure più statiche e ripetitive nell'aspetto, con abiti più semplici (solo la toga bianca), i volumi appiattiti e calligrafici (le pieghe sembrano solo disegnate).

Spicca inoltre l'affermazione ormai dominante del fondo oro, che si stava imponendo in tutto il mondo Mediterraneo come veicolo per rappresentazioni più astratte e simboliche, inondate da una luce ultraterrena, in accordo con la concezione filosofica di Plotino secondo cui la bellezza estetica avrebbe dovuto elevare allo spirito intellegibile, che trascende le forme della dimensione mondana smussandone i contrasti, inducendo alla contemplazione ascetica dell'Uno....

Sant'Apollinare Nuovo

Vicino al palazzo venne edificata la basilica di Sant'Apollinare Nuovo (inizio del VI secolo), usata probabilmente come chiesa palatina. La basilica è a tre navate con pianta longitudinale e con finestre sia nel cleristorio che al pian terreno, secondo la tipologia tipicamente ravennate. Le dodici colonne che separano le navate sono in marmo del Proconneso e con capitelli corinzi scolpiti a Bisanzio, sormontati da pulvini. La decorazione a mosaico è ricchissima e, se sono andati perduti i mosaici nell'abside, sono ben conservate le tre fasce longitudinali che corrono sopra le arcate che separano le navate, anche se solo quelle superiori e una parte di quelle inferiori risale all'epoca di Teodorico (il resto venne sostituito un secolo dopo dagli inviati di Giustiniano).