Il gatto selvatico sardo (Felis silvestris sarda , Pisitu aresti in lingua sarda) è un felino. È il secondo più grande mammifero predatore presente in Sardegna dopo la volpe sarda. Secondo alcune fonti è presente solo in Sardegna.L'areale del gatto selvatico sardo e il grado di endemismo che si può definire dipendono concettualmente dalla collocazione sistematica. Considerandolo come sottospecie del Felis lybica o come sottospecie sarda del Felis silvestris, il gatto selvatico sardo s'interpreta come endemismo sardo. Considerandolo invece come ecotipo della sottospecie Felis lybica, non si dovrebbe più parlare di endemismo in senso stretto, in quanto rappresenterebbe un tipo geografico facente parte di una popolazione di più larga distribuzione (Africa e Medio Oriente).In merito al tipo presente in Corsica, ci sono indicazioni contrastanti. Il biologo Carlo Murgia, uno dei più autorevoli esperti di questo mammifero, cita la sua presenza anche in Corsica. La letteratura attribuisce tuttavia al tipo corso il nome scientifico Felis silvestris reyi, distinguendolo perciò dal tipo sardo. In ogni modo anche il tipo corso farebbe parte, secondo le fonti, del gruppo lybica.
Origine e inquadramento sistematico La collocazione sistematica del gatto selvatico sardo è ancora incerta e controversa, perciò nella letteratura ricorrono nomi scientifici riconducibili a tre differenti posizioni tassonomiche. Una classificazione inquadra il gatto selvatico sardo come ecotipo appartenente alla stessa sottospecie di Felis silvestris lybica (Gatto fulvo d'Egitto o gatto africano). Un'altra classificazione considera il gatto selvatico africano (Felis lybica) una specie distinta da quello europeo (Felis silvestris) e il sardo una sottospecie del nordafricano (Felis lybica sarda). Una terza collocazione, infine, considera il gatto selvatico sardo una sottospecie a parte (Felis silvestris sarda), derivata dalla lybica.
Uno studio scientifico internazionale focalizzato sull'arrivo del gatto domestico in Europa, pubblicato nel 2025 su Science, suggerisce come le popolazioni selvatiche in Sardegna e Corsica non siano strettamente imparentati con il comune gatto domestico, che deriverebbe da un ceppo di F. lybica dell'odierna Tunisia, ma con popolazioni selvatiche dell'odierno Marocco, suggerendo un'origine distinta. Nello stesso studio viene anche affermato come dei resti provenienti da Genoni, risalenti a circa 2200 anni fa, costituiscano il più antico esempio di gatti appartenenti alla specie/sottospecie F. lybica in Europa (quindi distinta dal gatto selvatico europeo), precedente l'arrivo sul continente degli antenati dei gatti domestici di circa due secoli.
Morfologia
Il gatto selvatico sardo ha una lunghezza di 50-70 cm, con una coda lunga circa metà del corpo e un mantello striato a tonalità grigiastre. La testa è rotonda, con muso corto, occhi frontali e orecchie appuntite.
Rispetto al tipo europeo si differenzia per la mole più piccola (1,6 kg la femmina, 3,1-3,3 kg il maschio) e per le caratteristiche del pelame. Il carattere morfologico più evidente è il ciuffo di peli alla punta delle orecchie. Altri caratteri distintivi sono il pelame della coda, meno folto, e i peli dorsali, più lunghi di quelli laterali e ventrali.
La striatura della testa confluisce in una stria che corre lungo tutto il dorso fino alla coda. Dalla stria dorsale partono altre trasversali, meno evidenti. La coda ha invece una striatura anulare.
Etologia e habitat Il gatto selvatico sardo è un animale molto elusivo, sia per lhabitat sia per le abitudini. Durante il giorno resta nascosto nella tana o nella vegetazione, da cui si muove per la caccia solo all'alba e nel crepuscolo. Il suo habitat è rappresentato dalla foresta mediterranea sempreverde, dalla macchia-foresta e dalla fitta vegetazione che si estende nei valloni impervi; è perciò diffuso in tutta l'isola, ma limitatamente agli ambienti forestali di collina. Robusto e agile, si arrampica velocemente sugli alberi, perciò è molto difficile avvistarlo.
Si nutre di piccoli vertebrati, principalmente roditori, anfibi, rettili, passeriformi; prede comuni includono il topo selvatico, il topo quercino, ed il ghiro. In aree dove questi sono comuni, preda anche la pernice sarda, la lepre ed il coniglio selvatico.
Fondamentalmente solitario, il gatto selvatico si riproduce una volta l'anno, accoppiandosi all'inizio della primavera, fra febbraio e marzo. Le nascite si verificano in aprile-giugno e la prole è accudita dalla madre per circa tre mesi.
Stato di rischio I fattori di minaccia più incipienti sono rappresentati dalla riduzione e frammentazione dellhabitat e dalla possibilità d'inquinamento genetico derivante dai possibili incroci con gatti domestici randagi. Un altro fattore di rischio è il bracconaggio.
Considerata specie rara, gode di uno status di protezione definito dalla Legge n. 503 del 1981 Allegato III (che recepisce la Convenzione di Berna), dalla Direttiva Habitat dell'Unione Europea n. 43 del 1992 Allegato D e dalla Legge regionale n. 23 del 1998.
Galleria d'immagini
Note
Voci correlate Felis silvestris Felis lybica
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Categoria:Felidi Categoria:Fauna endemica della Sardegna Categoria:Taxa descritti nel 1885