La frammentazione della Democrazia Cristiana ebbe luogo negli anni '90, a seguito della crisi politica italiana che vide la rottura dei vecchi equilibri politici, la nascita di partiti autonomisti come la Lega Lombarda, il crollo della cortina di ferro e le inchieste giudiziarie di Mani pulite. Il partito fu formalmente sciolto nel 1994, lasciando come eredità la formazione di tanti piccoli gruppi politici che in vario modo cercarono di prenderne l'eredità.

Il monolitismo cattolico preesistente Nell'ottobre 1942 la fondazione della Democrazia Cristiana (DC) realizzò la fusione fra il disciolto Partito Popolare Italiano di Alcide De Gasperi ed il Movimento Guelfo d'Azione di Piero Malvestiti permettendo così la polarizzazione del voto dei cattolici italiani, indicata come "unità politica dei cattolici". Una nota dell'Osservatore Romano del 1945 affermò espressamente che solo la DC aveva titolo per rappresentare i cattolici in politica.Adriano Ossicini, Un'isola sul Tevere, Editori Riuniti, Roma, 1999, pag. 244 Per oltre cinquanta anni (1942-1994) la DC sarà sempre il primo partito d'Italia (con l'unica eccezione delle elezioni europee del 1984), punto di riferimento privilegiato, in chiave anticomunista, della Santa Sede. Il tema dell'unità dei cattolici in politica era ben presente nel magistero della Chiesa cattolica. Ancora nel 1985, il papa Giovanni Paolo II, nel suo intervento al Convegno ecclesiale italiano di Loreto, ricordò come, pur mantenendo distinto l'impegno di apostolato da quello politico e pur accettando cordialmente la struttura democratica dello Stato, tra i cattolici avesse sempre prevalso la tendenza verso un impegno unitario «soprattutto nei momenti in cui lo richiedeva il bene supremo della nazione». «Questo insegnamento della storia», concluse il pontefice, non andava dimenticato: al contrario, esso doveva essere tenuto ancora ben presente «nei momenti delle responsabili e coerenti scelte» che il cittadino cristiano era chiamato a compiere in quel periodo della storia d'Italia"Proprio la forma di governo democratica, che l'Italia ha conseguito e che come cittadino ogni cristiano è impegnato a salvaguardare e a rafforzare, offre lo spazio e postula la presenza di tutti i credenti. I cristiani mancherebbero ai loro compiti se non si impegnassero a far sì che le strutture sociali siano o tornino ad essere sempre più rispettose di quei valori etici, in cui si rispecchia la piena verità sull'uomo. A questo riguardo mi piace ricordare l'antica e significativa tradizione di impegno sociale e politico dei cattolici italiani. La storia del movimento cattolico, fin dalle origini, è storia di impegno ecclesiale e di iniziative sociali che hanno gettato le basi per un'azione di ispirazione cristiana, anche nel campo propriamente politico, sotto la diretta responsabilità dei laici in quanto cittadini, tenendola ben distinta dall'impegno di apostolato, proprio delle associazioni cattoliche. Essa ricorda che nello svolgersi degli avvenimenti non sono mancate tensioni e divisioni, ma è sempre prevalsa la tendenza verso un impegno che, nella libera maturazione delle coscienze cristiane non poteva non manifestarsi unitario soprattutto nei momenti in cui lo ha richiesto il bene supremo della nazione. Questo insegnamento della storia circa la presenza e l'impegno dei cattolici non va dimenticato: anzi, nella realtà dell'Italia di oggi, va tenuto presente nei momenti delle responsabili e coerenti scelte che il cittadino cristiano è chiamato a compiere. Come ho avuto occasione di dire, precisamente nel 1981, ai partecipanti al Congresso promosso dalla CEI nel novantesimo anniversario della Rerum novarum: “Esiste, deve esistere un'unità fondamentale, che è prima di ogni pluralismo e sola consente al pluralismo di essere non solo legittimo, ma auspicabile e fruttuoso... La coerenza con i propri principi e la conseguente concordia nell'azione ad essi ispirata sono condizioni indispensabili per l'incidenza dell'impegno dei cristiani nella costruzione di una società a misura d'uomo e secondo il piano di Dio” (Giovanni Paolo II, Ad eos qui conventui Romae habito, LXXXX expleto anno ab editis Litteris Encyclicis “Rerum Novarum”, interfuere coram admissos, 3, 31 ottobre 1981: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV/2 522.523)".. Malgrado il mondo cattolico prevedesse al suo interno una larga diversità di sensibilità, la DC coagulò su di sé la maggior parte del consenso elettorale dei cattolici e fu l'unico soggetto politico rilevante di ispirazione dichiaratamente cristiana.

La crisi degli anni Novanta

L'emergere della Lega Nord e la fine dell'Unione Sovietica L'unità venne meno nel corso degli anni novanta, con all'esterno il crollo dell'Unione Sovietica e all'interno l'emergere della Lega Nord. La fine della guerra fredda aprì nuovi orizzonti anche per le politiche dei vari paesi europei, allentando i condizionamenti ideologici e le paure per la minaccia alla libertà che il comunismo rappresentava per tutti. La Lega Nord, dal canto suo, determinò un deciso cambiamento di rotta nel tradizionale elettorato democristiano delle Regioni settentrionali (in particolare Lombardia, Piemonte e Veneto), con un guidato da Umberto Bossi, con marcate tinte separatiste.

Il movimento referendario di Mariotto Segni Ulteriore elemento di rivolgimento del sistema politico fu rappresentato dal movimento referendario animato e guidato dall'esponente democristiano Mariotto Segni, che nel 1990 riuscì a portare all'esame della Corte costituzionale tre quesiti referendari che miravano ad apportare significative modifiche al sistema elettorale italiano (abolizione del quorum del 65% per far scattare l'elezione con sistema uninominale al Senato, abrogazione della preferenza plurima alla Camera e introduzione di quella unica, estensione del sistema uninominale a tutti i Comuni italiani a prescindere dalle dimensioni). La Consulta bocciò due dei tre quesiti e ammise al voto quello sulla preferenza unica alla Camera. Il referendum si svolse il 9 giugno 1991 e, nonostante gli inviti all'astensione di Craxi e Bossi e il disinteresse della DC, andarono a votare due terzi degli aventi diritto. Il risultato fu un plebiscito a favore del SÌ e della conseguente abrogazione della preferenza plurima che ottenne il 95,6% dei voti espressi, costituendo un enorme successo per i promotori e per Segni in particolare, che divenne uno dei punti di riferimento dell'agognata riforma istituzionale. Sull'onda del successo ottenuto, i referendari con Segni in testa diedero vita al movimento politico Popolari per la Riforma, confluito poi in Alleanza Democratica, che aveva come obiettivo la prosecuzione della campagna referendaria per ottenere la totale trasformazione del sistema elettorale da proporzionale a maggioritario. A marzo del 1993 poi, Mariotto Segni, che non aveva accettato le proposte di assumerne la guida, abbandonò la Democrazia Cristiana e si dedicò totalmente all'organizzazione, insieme ai radicali, del nuovo referendum che, nell'aprile del 1993, vide un'altra netta affermazione dei SÌ con l'82,70% dei voti espressi e l'introduzione del sistema maggioritario al Senato. La vicenda politica di Segni proseguì con la creazione di un partito, il Patto Segni, che si alleò con il Partito Popolare Italiano alle elezioni politiche del 1994 e che lo vide indicato dalla coalizione di centro come candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La netta sconfitta elettorale del Patto per l'Italia (la coalizione tra PPI e Patto Segni), il superamento della questione elettorale con l'approvazione di una nuova legge elettorale complessiva (il cosiddetto Mattarellum) e l'incapacità dell'esponente sardo di riconvertirsi a un'azione politica di respiro più generale ne segnarono il declino politico. Tuttavia, anche l'esperienza che vide in Segni il proprio leader fu uno degli elementi più importanti nel complesso processo che portò alla trasformazione del sistema politico italiano di quegli anni, alla nascita della cosiddetta Seconda Repubblica e al tracollo dei partiti tradizionali. Pesò in particolare sulla Democrazia Cristiana la scelta di Segni di non assumere la guida del partito e anzi di abbandonarla, seguendo in questo l'esempio del conterraneo e compagno di partito Cossiga.

Le "picconate" di Francesco Cossiga Un deciso scossone alle fondamenta dell'edificio politico-istituzionale esistente dal dopoguerra e alla Democrazia Cristiana in modo specifico fu assestato proprio dal principale custode del buon funzionamento delle istituzioni, il Presidente della Repubblica in carica Francesco Cossiga.