Il Regno indo-greco (talvolta Regno greco-indiano)La denominazione corretta sarebbe "greco-indiano", in quanto in costruzioni simili, come "afro-americano" e "indo-europeo", l'area di origine viene indicata prima di quella di destinazione. La forma "indo-greco" viene preferita per la sua maggiore diffusione. si estese su varie zone collocate a nord e a nord-ovest del subcontinente indiano tra il 180 a.C. e il 10 d.C., venendo governato da una successione di più di trenta sovrani elleni ed ellenistici,Eutidemo I era, secondo quanto riportato da Polibio (11.34) un greco di Magnesia; dunque il figlio Demetrio I, fondatore del Regno indo-greco, era ellenico almeno per discendenza paterna. Demetrio sposò la figlia del re seleucide Antioco III, di discendenza in parte persiana, sempre secondo quanto riferito da Polibio. L'etnicità dei successivi signori indo-greci è meno chiara: per esempio, Artemidoro (80 a.C.) potrebbe essere stato di discendenza indo-scita. Del resto è plausibile che vi siano stati matrimoni inter-etnici, come già accaduto ad Alessandro Magno, che sposò Rossane, e a Seleuco I, che sposò Apama I. spesso in contrasto tra di loro.
Il regno ebbe origine dall'invasione dell'India da parte del sovrano del Regno greco-battriano Demetrio I, nel 180 a.C., che portò alla creazione di un'entità statale che si separò infine dall'originario regno, centrato in Battria (il moderno Afghanistan settentrionale). Il regno ebbe numerose capitali, anche contemporanee l'una all'altra, in considerazione del fatto che sotto il nome di Regno indo-greco si riuniscono diverse linee dinastiche; una delle prime capitali fu Taxila, nel Pakistan settentrionale, mentre altre dinastie ebbero la propria sede a Pushkalavati e Sagala (la più vasta capitale) e, secondo quanto scritto da Claudio Tolomeo nella sua Geografia e quanto deducibile dai nomi degli ultimi sovrani, la città di Theophila nel sud fu ad un certo punto una sede regale o quantomeno satrapale.
Durante i due secoli di governo indo-greco, i sovrani combinarono le lingue e i simboli greci e indiani, come visibile sulla loro monetazione, operando una commistione di pratiche religiose greche, induiste e buddiste, come diviene chiaro esaminando i resti delle loro città. La cultura indo-greca raggiunse un elevato grado di sincretismo, il cui influsso è sentito ancor oggi, specialmente attraverso la diffusione dell'arte greco-buddhista.
Gli indo-greci terminarono di essere un'entità politica indipendente intorno all'anno 10, a seguito delle invasioni degli indo-sciti, sebbene sia plausibile ritenere che enclavi di popolazioni greche rimasero per secoli sotto le dominazioni indo-sasanidi e dell'Impero Kushan.
Storia Origini Prime presenze greche in India
Nel 326 a.C. Alessandro Magno conquistò la parte nord-occidentale del subcontinente indiano, fino al fiume Hypasis, fondando satrapie e diverse città, come Alessandria Bucefala, finché le sue truppe si rifiutarono di avanzare ulteriormente a oriente. Le satrapie indiane del Punjab vennero lasciate ai re Poro e Tassile, cui vennero rinnovate col trattato di Triparadiso del 321 a.C., mentre le truppe greche di stanza in queste satrapie vennero poste sotto il comando del generale Eudemo. Dopo il 321 a.C. Eudemo rovesciò Tassile e regnò fino al 316 a.C., quando lasciò l'India. Un altro generale di Alessandro governò l'India, Peitone,«Alle colonie stabilite in India venne inviato Peitone, figlio di Agenore.» Marco Giuniano Giustino, Epitome delle Storie Filippiche, xiii.4 finché non partì per Babilonia nel 316 a.C. Un ultimo generale, Sofite, potrebbe aver regnato nel Punjab settentrionale fino al 294 a.C. circa.
Secondo fonti indiane, truppe greche (yavana) sostennero Chandragupta Maurya nel suo tentativo di rovesciare la dinastia Nanda e nella formazione dell'Impero Maurya.Sulla partecipazione degli yavana alle campagne di Chandragupta: "Kusumapura (Patna) fu assediata da ogni direzione dalle forze di Parvata (Poro) e Chandragupta: Shakas, Yavanas, Kiratas, Kambojas, Parasikas, Bahlikas e altri si riunirono su consiglio di Chanakya." Mudrarakshasa, 2. (dalla traduzione francese in Le Ministre et la marque de l'anneau, ISBN 2-7475-5135-0.) A partire dal 312 a.C. circa, Chandragupta aveva raccolto sotto il proprio dominio vasti territori dell'India nord-occidentale.
Nel 303 a.C. Seleuco I portò un esercito fino all'Indo, dove incontrò Chandragupta: il confronto terminò con un trattato di pace e un "accordo per matrimoni misti" (epigamia), o un matrimonio dinastico o un accordo per matrimoni tra indiani e greci; secondo questo trattato, Seleuco cedette i propri territori nordorientali, forse fino ad Arachosia, a Chandragupta, in cambio di 500 elefanti da guerra, che giocarono un ruolo fondamentale nella battaglia di Ipso:
Venne anche deciso di inviare diversi greci, tra cui lo storico Megastene e Deimaco e Dionisio, a vivere alla corte maruyana; le due corti continuarono a scambiarsi doni.Le fonti classiche riportano che a seguito del loro trattato di pace, Chandragupta e Seleuco si scambiarono dei doni, come quando Chandragupta inviò diversi afrodisiaci a Seleuco: "E Teofrasto dice che alcuni medicamenti sono di grande efficacia in queste cose [come rendere le persone innamorate]. E Filarco concorda con lui, riferendo di alcuni dei dono che Sandrakottus, re degli Indiani, inviò a Seleuco; che dovevano agire come incantesimi nel produrre un meraviglioso effetto di affezione, mentre altri, al contrario, dovevano bandire l'amore." (Ateneo di Naucrati, Deipnosophistai, i.32.
Pare che le popolazioni greche siano rimaste nella parte nord-occidentale del subcontinente indiano durante la dinastia maurya. Il nipote di Chandragupta, Ashoka, si convertì al buddismo e fece professione di fede negli editti di Ashoka, che vennero incisi nella pietra; alcuni di essi sono scritti in greco e riferiscono che le popolazioni greche del suo reame si erano anche loro convertite al buddismo:
Nei suoi editti Ashoka afferma di aver inviato emissari buddisti ai sovrani greci, fino al Mediterraneo (editto numero 13) e di aver promosso lo sviluppo della produzione di erbe officinali nei loro territori, per il bene delle persone e degli animali (editto numero 2).
I Greci d'India sembrano aver giocato un ruolo attivo nella diffusione del buddismo, tanto che alcuni degli emissari di Ashoka, come Dharmaraksita, sono descritti dalle fonti in pali come importanti monaci buddisti greci (yona) attivi nel proselitismo.Mahavamsa, xii. Si ritiene anche che i Greci contribuirono alla scultura dei pilastri di Ashoka."I pilastri più belli vennero scolpiti da scultori greci o greco-persiani; gli altri da artigiani locali, con o senza supervisione straniera". Marshall, The Buddhist art of Gandhara, p. 4.
Ancora nel 206 a.C. il re seleucide Antioco III condusse un esercito in India, dove ricevette elefanti da guerra e altri doni dal re Sofagaseno:
Dominio greco in Battria e ascesa dei Shunga
Alessandro Magno aveva fondato numerose città anche nella vicina Battria, come Alessandria sull'Oxus (moderna Ai-Khanum) e Alessandria del Caucaso (la medioevale Kapisa, la moderna Bagram). Dopo la morte di Alessandro nel 323 a.C., la Battria fu controllata da Seleuco I Nicator, che fondò l'Impero seleucide; il Regno greco-battriano fu fondato da Diodoto I, satrapo di Battria, che proclamò l'indipendenza dall'Impero seleucide intorno al 250 a.C. A seconda delle ricostruzioni, l'indipendenza sarebbe avvenuta nel tra il 255 e il 246 a.C.;J. D. Lerner, The Impact of Seleucid Decline on the Eastern Iranian Plateau: the Foundations of Arsacid Parthia and Graeco-Bactria, (Stuttgart 1999) la prima ipotesi spiegherebbe la scarsa coniazione battriana del sovrano seleucide Antioco II con un'indipendenza avvenuta molto presto durante il suo regno,F. L. Holt, Thundering Zeus (Berkeley 1999) mentre la datazione più bassa collegherebbe la secessione battriana allo scoppio della Terza guerra siriaca, un conflitto catastrofico per i Seleucidi.
Il nuovo regno, altamente urbanizzato e considerato uno dei più ricchi d'Oriente,«Opulentissimum illud mille urbium Bactrianum imperium», «L'estremamente prosperoso impero battriano delle mille città», Giustino, XLI,1 divenne più potente e si espanse verso Oriente e Occidente:
I Greco-battriani mantennero una cultura di forte impronta ellenistica in prossimità dell'India durante l'Impero Maurya, come chiaramente visibile negli scavi archeologici di Ai-Khanoum. Quando l'Impero Maurya fu rovesciato dai Shunga, i Greco-battriani ebbero l'occasione di espandersi in India; infatti in India, nel 185 a.C. Pusyamitra Shunga, comandante in capo delle forze imperiali maurya e bramino, assassinò l'ultimo imperatore maurya Brihadrata, fondando un regno che giunse a controllare il Punjab.
Fonti buddiste come lAsokavadana riferiscono che Pusyamitra era ostile ai buddisti e che perseguitò la loro fede. Un gran numero di monasteri buddisti (vihara) sarebbero stati convertiti in templi induisti, in luoghi come Nālandā, Bodhgaya, Sarnath o Mathura. Sebbene sia stato dimostrato che all'epoca induismo e buddismo erano in competizione, e che i Sunga favorivano il primo, studiosi moderni rigettano le notizie di persecuzione sunga come un'esagerazione delle fonti buddiste.Étienne Lamotte, History of Indian Buddhism, Institut Orientaliste, Louvain-la-Neuve 1988 (1958), p. 109; Romila Thapar, Asoka and the Decline of the Mauryas, Oxford University Press, 1960, p. 200.
Fondazione del Regno Ricostruzione della conquista greca
Il re greco-battriano Demetrio I, figlio di Eutidemo I, invase l'India da nord-ovest intorno al 180 a.C., guidando le proprie truppe attraverso l'Hindu Kush. L'invasione greca sembra essere avanzata fino alla capitale di Pataliputra, per poi arretrare e consolidarsi nell'India nord-occidentale. Apollodoto, pare un parente di Demetrio, guidò l'invasione verso meridione, mentre Menandro, uno dei generali di Demetrio, diresse la penetrazione verso oriente. Per le sue conquiste, Demetrio ricevette l'appellativo ανικητος ("aniketos"), "l'invincibile", un titolo mai assunto da alcun re prima di lui.Il titolo "aniketos" compare sulle monete di Agatocle, che fanno riferimento ai suoi antenati.
La campagna di invasione greca è ricostruibile in base alle monete e alle prove architettoniche; le fonti letterarie sono sia greche, Strabone e Marco Giuniano Giustino, sia sanscrite, con citazioni presenti nei lavori di Patañjali e Kālidāsa e nella Yuga Purana.
Fonti greco-romane I Greco-Battriani, dopo aver attraversato l'Hindu Kush, tentarono prima di rioccupare l'area di Arachosia, dove le popolazioni greche avevano vissuto sin dalla concessione di quel territorio a Chandragupta Maurya da parte di Seleuco I: Isidoro di Carace descrive le città greche della zona, una delle quali è chiamata Demetrias, probabilmente in onore del conquistatore Demetrio I.Nel I secolo a.C., il geografo Isidoro di Charax riferisce del dominio parto sulle popolazioni e sulle città greche in Arachosia: «Oltre c'è Arachosia. E i Parti la chiamano India Bianca; ci sono la città di Biyt e la città di Pharsana e la città di Chorochoad e la città di Demetrias; infine Alexandropolis, la metropoli di Arachosia; è greca, e attraverso di essa scorre il fiume Arachontus. Fino a questo luogo la terra è sotto il dominio dei Parti» Isidoro di Charax, Stazioni parte, I secolo a.C. (citato in Bopearachchi, Monnaies Greco-Bactriennes et Indo-Grecques, p. 52; Testo originale al paragrafo 19 di "Parthian stations".
Secondo Strabone, l'avanzata greca raggiunse temporaneamente la capitale dei Sunga, Pataliputra (moderna Patna), nell'India orientale: