Il caso Estermann è un triplice omicidio avvenuto il 4 maggio 1998 nella Città del Vaticano. Le vittime erano il comandante della Guardia Svizzera Pontificia Alois Estermann, sua moglie Gladys Meza Romero e il vicecaporale Cédric Tornay.
La ricostruzione fornita dalle autorità vaticane stabilì che si trattava di un omicidio-suicidio, il cui autore sarebbe stato il vicecaporale Cédric Tornay che, dopo aver sparato ai due coniugi, si sarebbe tolto la vita. Sulla base di alcuni particolari, tale ipotesi fu ripetutamente contestata dalla madre del giovane vicecaporale.
Storia Il 4 maggio 1998, in un palazzo della Città del Vaticano, vennero ritrovati in una stanza i cadaveri di Alois Estermann, 43 anni, comandante da poche ore del Corpo delle Guardie Svizzere, della moglie venezuelana Gladys Romero e di Cédric Tornay, suo subordinato. La comunicazione ufficiale fu affidata a Joaquín Navarro, portavoce della Santa Sede, giunto appena un'ora dopo sul luogo del delitto: il pomeriggio precedente il giovane Tornay aveva prestato servizio nell'aula Paolo VI, dove si stava svolgendo un sinodo dei vescovi asiatici. Tornato sotto la pioggia in caserma, aveva scritto una lettera affidandola al suo compagno di stanza e, circa un'ora dopo, si era recato nella palazzina accanto per suonare all'abitazione di Estermann. Pochi minuti dopo le 21 furono uditi cinque colpi di arma da fuoco e «tutti e tre sono caduti come di schianto, senza lasciare segni di tentativi di fuga»Bruno Bartoloni, Il dolore del Papa: nel mio cuore domande e angosce, in Corriere della Sera, 6 maggio 1998, p. 2. La tragedia fu attribuita a una follia momentanea di cui il ragazzo era stato vittima, tanto che Navarro aveva aggiunto: «Ho troppa stima di Estermann per immaginare un'altra possibilità»Luigi Accattoli, Un atto grave quanto l'attentato contro il Pontefice, in Corriere della Sera, 6 maggio 1998, p. 2
La quarantaquattrenne madre di Tornay, Muguette Baudat, fu avvertita dell'accaduto attraverso il parroco del paese svizzero in cui risiedeva. Una volta appresa la tragica notizia, la signora si recò a Roma, dove alcuni prelati le consigliarono di far cremare il corpo, in modo da poter più agevolmente far ritorno in patria. Il giorno dopo la donna decise tuttavia di non firmare l'autorizzazione; nel frattempo le venne consegnata l'ultima lettera d'addio scritta dal figlio.
La magistratura vaticana, nella persona del giudice Gianluigi Marrone, incaricato di seguire le indagini, nel febbraio 1999 archiviò l'inchiesta basandosi su 10 perizie, 5 rapporti di polizia e 38 testimonianze, dichiarando che Cédric Tornay aveva ucciso Alois Estermann e sua moglie Gladys Meza in preda a un raptus, per poi suicidarsi.Luigi Accattoli, L'omicidio in Vaticano. Il caso è archiviato: «Fu un raptus di follia», in Corriere della Sera, 9 febbraio 1999, p. 16</ref> La lettera del giovane confermava quanto detto dal portavoce vaticano sulle possibili cause del raptus: in quelle dodici righe Cédric riassumeva le sue frustrazioni, perché l'intero servizio prestato gli appariva come una serie di ingiustizie, di cui aveva spesso parlato a sua madre e alle sue sorelle. Quello stesso mattino era apparso in caserma l'elenco delle guardie che avrebbero avuto l'onorificenza nella festa del Giuramento: il suo nome non c'era. E nello stesso giorno veniva annunciata la nomina di Estermann a comandante, quel tenente colonnello che il 12 febbraio gli aveva mandato una lettera di biasimo per essere più volte venuto meno alle norme di disciplina, e che avrebbe quindi assunto un ruolo decisivo nel suo futuro. Alla cerimonia funebre, un amico di Tornay affermava di averlo sentito al telefono la stessa mattina dell'omicidio e che non sembrava avesse motivi per suicidarsi, ma confermava l'esistenza di un rapporto estremamente conflittuale con Estermann, che lo aveva preso di mira, lo sottoponeva spesso a punizioni e gli diceva di cercarsi un altro lavoro. Tornay infatti aveva fissato un colloquio di lavoro in Svizzera come addetto alla sicurezza di una grande impresa e, in caso positivo, si sarebbe congedato dal servizio in Vaticano.Giovanna Cavalli, La madre di Tornay abbraccia i genitori di Estermann. Giornale tedesco: il comandante era una spia della Stasi, in Corriere della Sera, 8 maggio 1998, p.7
L'autopsia sul giovane, eseguita a Roma dal professor Giovanni Arcudi, confermò la dinamica dell'omicidio-suicidio anche dai risultati dello stub, positivo solo sulle sue mani che avrebbero esploso i primi due colpi contro Estermann, un terzo colpo andato a vuoto, un quarto contro la moglie e il quinto contro sé stesso. Il riscontro autoptico rivelò la presenza di una cisti nel cervello che comprimeva la parte anteriore del lobo frontale di sinistra e che, secondo alcune tesi, poteva essere causa di un comportamento "disinibito, irriverente e irresponsabile". Nelle urine erano inoltre presenti tracce di un metabolita della cannabis e altre tracce su mozziconi di sue sigarette. Secondo la versione fornita dalla Santa Sede, il suicidio sarebbe evidente a causa del foro di proiettile fuoriuscito dalla parte posteriore del cranio, e quindi sparato in bocca, mentre la rottura degli incisivi del giovane sarebbe stata causata dal rinculo dell'arma.
Controversie Dal maggio 1998 al novembre 2011, la signora Muguette Baudat, madre di Cédric Tornay, ha rivolto otto appelli alla Santa Sede affinché venga riaperta l'istruttoria del caso, ma le richieste sono state sempre respinte perché nel frattempo non sono emersi argomenti nuovi. In Italia, due trasmissioni televisive si sono occupate del caso: Chi l'ha visto? (13 ottobre 2008) e Enigma (12 giugno 2009). Nel 2008 a Roma è stato anche messo in scena un dramma teatrale<ref>Emilia Costantini, La guardia svizzera uccisa in Vaticano: giallo anche a teatro, in Corriere della Sera, 19 ottobre 2008 scritto da Fabio Croce che è anche autore di un libro sull'argomento, una sorta di contro-inchiesta rispetto alla versione ufficiale dei fatti.
I punti controversi sono i seguenti:
Per l'avvocato Luc Brossellet, legale della madre di Cédric Tornay, «la ricostruzione della morte di Cédric Tornay nella tesi ufficiale è sbagliata»; l’autopsia effettuata sul giovane a Losanna «mostra ad esempio che egli aveva la testa all'indietro quando fu sparato il colpo in bocca, mentre secondo la versione ufficiale il giovane è descritto in ginocchio la testa in avanti». Inoltre, secondo la madre, l'inchiesta ufficiale «è piena di dissimulazioni, contraddizioni e menzogne fatte nel tentativo di celare una verità probabilmente inconfessabile». Tutti i tre i morti sono stati vittime di una «messa in scena orchestrata per eliminare Estermann e avere un assassino pazzo e morto».
Secondo il risultato delle indagini ufficiali, Tornay uccise i coniugi Estermann e poi si suicidò utilizzando la propria pistola d'ordinanza: una SIG Sauer P220 parabellum. La pistola in questione impiega proiettili da 9 millimetri; durante la prima autopsia in Vaticano e la seconda autopsia a Losanna si è misurato il foro di uscita del proiettile dal cranio di Tornay. In entrambi gli esami autoptici venne riportato che misura 7 millimetri ed è quindi evidentemente incompatibile con i proiettili della SIG Sauer P220. Inoltre il proiettile del presunto suicidio consegnato dal Vaticano alla madre non presenta le deformazioni tipiche di un proiettile sparato.
La lettera di addio del ragazzo, consegnata a mano alla madre da membri della Gendarmeria Vaticana e non spedita tramite posta come le precedenti, presenta imprecisioni, incongruenze e un errore nel computo del periodo di servizio in Vaticano. Tra i vari errori vi è l'uso, nel nome del destinatario, del cognome del precedente marito della signora Baudat, da cui era ufficialmente separata. L'assenza della consueta firma del ragazzo, la frase conclusiva dei saluti, nonché la presenza di numerosi errori grammaticali grossolani e insoliti per una persona di madrelingua francese e di una cultura medio-alta, fanno propendere a una lettera non autentica e forse scritta da ignoti, pur imitando la grafia del giovane. Per quanto concerne il primo interrogativo, esso è sostenuto soggettivamente solo dalla signora Baudat, la quale ricorda la grande precisione del figlio in merito alle date riguardanti il proprio servizio come guardia; per il secondo vi sono spiegazioni giustificabili oggettivamente. L'autore della lettera, nel caso non fosse stato Tornay, avrebbe potuto reperire il cognome paterno negli archivi in cui sono conservati i dati delle Guardie Svizzere; tuttavia quei dati risalivano ai tempi del primo matrimonio della signora Baudat.
Durante Enigma, la trasmissione di Corrado Augias del 12 giugno 2009, Roberta Tacconi, perito grafologo consulente presso il Tribunale di Milano, esaminando una lettera precedente di Tornay e la lettera di addio ha individuato alcune discrepanze che le fanno dichiarare la possibilità che sia stata scritta da un falsario.
Nel periodo immediatamente successivo al delitto emersero alcune piste alternative, improntate di volta in volta all'ipotesi delle relazioni sessuali di Tornay, sia con la moglie che con lo stesso Estermann, al possibile ruolo di Estermann come agente della Stasi anche in relazione ad un furto di documenti che avvenne negli uffici della Guardia Svizzera; si è ipotizzata anche una congiura dei nobili svizzeri, che per tradizione forniscono al Vaticano il comandante delle Guardie, i quali si erano visti scalzati dalla nomina di Estermann.
Note
Bibliografia Fabio Sanvitale, Armando Palmegiani. Sacro sangue. Storie di svizzeri, menzogne e omicidi. Roma, Sovera, 2015. ISBN 9788866523093. Discepoli di Verità. Bugie di sangue in vaticano. il triplice delitto della Guardia svizzera. Milano, Kaos edizioni, 1999. ISBN 9788879530866. Jacques Vergès e Luc Brossollet. Assassinati in Vaticano. Milano, Kaos edizioni, 2002. ISBN 9788879531146. "Strage in Vaticano. Un mistero tuttora irrisolto" L'Opinione 16-01-2006 "Delitto in Vaticano. La verità", Fabio Croce editore, 1999 John Follain, "City of secrets: The truth behind the murders at the Vatican", Harper Collins, London, 2006 "Sangue in Vaticano", Laura Sgrò, Rizzoli, 2022
Voci correlate Alois Estermann Guardia Svizzera Pontificia Attentato a Giovanni Paolo II
Collegamenti esterni
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