Le sue abilità in campo e l'impatto che ha avuto gli sono valsi negli anni i soprannomi di The Big Ticket, The Kid, The Franchise e The Revolution.

Dopo aver frequentato la Farragut Career Academy, viene chiamato con la quinta scelta al draft NBA 1995, diventando il primo giocatore ad essere scelto subito dopo l'high school in venti anni. Garnett, nonostante la giovane età, diventa subito uomo franchigia dei Minnesota Timberwolves arrivando, dopo sole due stagioni, a firmare il contratto più ricco per l'epoca. Ad oggi è primo per partite giocate, punti, rimbalzi, assist, palle rubate e stoppate nella storia della franchigia del Minnesota, unico nella storia ad essere primo in tutte e cinque le statistiche per una franchigia.

Dopo aver portato i Timberwolves ai playoff otto volte in dodici stagioni ed aver vinto il premio di MVP della stagione 2003-2004, nel 2007 passa ai Boston Celtics, dove si consacra vincendo il titolo NBA e il Defensive Player of the Year Award nella sua prima stagione. Dopo una parentesi ai Brooklyn Nets, si ritira con i Timberwolves nel 2016.

Considerato tra i migliori cestisti della sua generazione e tra le migliori ali grandi di sempre, nel complesso vanta quindici convocazioni all'All-Star Game (del quale è stato nominato MVP nel 2003), nove selezioni agli All-NBA Team e dodici selezioni agli All-Defensive Team; di queste, nove sono First Team, record condiviso con Michael Jordan, Kobe Bryant e Gary Payton.

Acclamato per il suo atletismo e la sua versatilità, dal 2020 è membro del Naismith Memorial Basketball Hall of Fame e nel 2021, in occasione del 75º anniversario della lega, viene inserito nella lista dei migliori 75 ad aver mai giocato in NBA.

Caratteristiche tecniche Ala grande estremamente versatile, capace di giocare stagioni da ala piccola e centro all'occorrenza, è stato uno dei migliori cestisti della propria generazione. Dotato di atletismo straripante, eccelleva in entrambe le fasi di gioco, in difesa era un ottimo rimbalzista, abile a difendere su tutti gli avversari, e a stoppare le loro conclusioni. In attacco era pericoloso per via del suo ottimo tiro dalla media e dalla medio-lunga distanza (soprattutto in considerazione del suo ruolo di lungo), oltre che spalle e fronte a canestro. Era dotato di grande personalità e foga agonistica, tanto che spesso è stato protagonista di alterchi anche coi compagni di squadra.

Carriera Primi anni Kevin Garnett è nato a Greenville, Carolina del Sud da Shirley Garnett e O'Lewis McCullough. Per disputare il suo anno da senior si è trasferito alla Farragut Career Academy di Chicago, Illinois. Ha condotto la Farragut a un record di 28-2 e venne nominato giocatore dell'anno di tutte le high school nazionali da parte di USA Today. È stato nominato Mr. Basketball per lo Stato dell'Illinois dopo aver realizzato in media 25,2 punti, 17,9 rimbalzi, 6,7 assist e 6,5 stoppate con il 66,7% dal campo. Nei quattro anni di high school, Garnett ha messo a referto in totale di 2533 punti, 1807 rimbalzi e 739 stoppate. È stato nominato MOP (Most Outstanding Player) del McDonald's All-American Game dopo aver realizzato 18 punti, 11 rimbalzi, 4 assist e 3 stoppate, dopodiché si dichiarò eleggibile per il draft NBA del 1995.

NBA Minnesota Timberwolves Garnett venne chiamato con la quinta scelta nel draft NBA 1995 dai Minnesota Timberwolves. Fin dal loro esordio in NBA, nella stagione 1989-90, i Timberwolves non andarono mai oltre le 29 vittorie stagionali. Nella stagione da rookie di Garnett, i Timberwolves vivevano una fase di transizione. Sostituirono Bill Blair con Flip Saunders come allenatore, e durante la stagione, realizzarono una grande quantità di scambi. Garnett iniziò il suo anno da rookie partendo per il più delle volte dalla panchina, ma, con l'avvicendamento in panchina tra Blair e Saunders, iniziò a trovare sempre più spazio in quintetto. In quella stagione, Garnett e l'appena arrivato Tom Gugliotta erano i pilastri della squadra. Garnett però non saltò direttamente a livello di star come avrebbero fatto più tardi giocatori come Amar'e Stoudemire, LeBron James e Dwight Howard, ma comunque ebbe un'annata da rookie rispettabile. Tenne una media di 10,4 punti, 6,3 rimbalzi e 1,8 assist a partita e venne votato per la seconda squadra degli All-Rookie. Pur avendo alcuni promettenti giocatori, i Timberwolves patirono la loro settima stagione consecutiva sotto le 30 vittorie e non centrarono i play-off. Al tempo Garnett era il più giovane giocatore in NBA della storia con soli 19 anni e 11 mesi.

Prima della stagione successiva (1996-97), i Timberwolves fecero uno scambio nel giorno del draft per prendere il playmaker Stephon Marbury di Georgia Tech con la speranza che lui e Garnett seguissero le orme di John Stockton e Karl Malone. Durante la stagione Garnett mostrò miglioramenti realizzando in media 17,0 punti, 8,0 rimbalzi, 3,1 assist, 2,1 stoppate e 1,7 rubate a partita. Fece anche due partite in cui mise a referto 8 stoppate. Con un record di 40-42, i Timberwolves fecero la loro prima apparizione nei play-off nella storia della franchigia, Garnett e Gugliotta fecero la loro prima apparizione all'All-Star game, e Marbury si impose come la migliore guardia giovane. In ogni caso, gli Houston Rockets, condotti da Hakeem Olajuwon, li sconfissero con un secco 4-0 nel primo turno dei Playoff NBA del 1997.

Durante la stagione NBA 1997-98, i Timberwolves e Garnett si accordarono su un'estensione di sei anni del contratto sulla base di 126 milioni di dollari americani. La cosa scioccò tutta l'NBA, e i Timberwolves furono usati come capro espiatorio per il "lock-out" che avvenne la successiva stagione. Il contratto era una mossa rischiosa e molti esperti specularono dicendo che questo avrebbe reso impossibile ai Timberwolves prendere nuovi giocatori o tenere i propri. Nonostante il clamore sul suo nuovo contratto, Garnett continuò a migliorare, realizzando in media 18,5 punti, 9,6 rimbalzi, 4,2 assist, 1,8 stoppate e 1,7 rubate a partita. Di nuovo, fu chiamato all'All-Star game, e i Timberwolves terminarono con il loro primo record positivo (45-37) nella storia della franchigia. Per il secondo anno consecutivo i giovani Timberwolves vennero estromessi dai play-off al primo turno, stavolta perdendo 3-2 contro i Seattle SuperSonics di Gary Payton. Le due vittorie contro i Sonics erano dunque le prime partite di sempre vinte nei play-off. La stagione successiva cominciò in maniera triste per i Timberwolves poiché il realizzatore di 20 punti a partita Tom Gugliotta partì per andare ai Phoenix Suns nella off-season.

Nella ridotta stagione successiva (1998-99), Garnett fece molti passi avanti. Mettendo a referto statistiche di 20,8 punti, 10,4 rimbalzi, 4,3 assist e 1,8 stoppate a partita, venne inserito nella terza squadra All-NBA. In ogni caso, nel mezzo della stagione Stephon Marbury venne ceduto ai New Jersey Nets, dopo una lite su una sua possibile estensione del contratto. Sebbene i Wolves ricevettero il due volte All-Star Terrell Brandon in cambio, essi non furono capaci di passare oltre il caso e arrivarono a stento nei play-off come ottava testa di serie col record di 25-25. I Wolves furono nuovamente sconfitti al primo turno, perdendo per 3-1 contro i futuri campioni NBA San Antonio Spurs condotti dalla giovane stella e futuro MVP delle finali Tim Duncan. Nell'anno successivo, Garnett continuò nel suo grande gioco, realizzando in media 22,9 punti, 11,8 rimbalzi, 5,0 assist, 1,6 stoppate e 1,5 rubate a partita ed entrò nella prima delle sue tre apparizioni nella prima squadra All-NBA. Coadiuvato dall'ala dal tiro veloce Wally Szczerbiak (rookie) e dal veterano Brandon, i Wolves misero a referto un record di 50-32 che costituiva il miglior risultato di sempre della franchigia, ma persero di nuovo al primo turno dei playoff contro i Portland Trail Blazers per 3-1.

Nella stagione 2000-01, la guardia dei Timberwolves Malik Sealy morì in un incidente stradale e l'NBA stabilì che la firma del free agent Joe Smith era illegale. L'NBA punì la squadra per la manovra illegale togliendo il team dall'opportunità di scegliere tra i primi tre nel draft successivo, multando Glen Taylor (il proprietario della squadra) per 3,5 milioni di dollari, e deferendo il general manager Kevin McHale per un anno. Garnett condusse i Wolves a un record di 47-35 ed entrò nella seconda squadra All-NBA, ma nuovamente i Timberwolves non sopravvissero a lungo nei play-off perdendo al primo turno contro gli Spurs per 3-1.

Nella stagione 2001-02, realizzando in media 21,2 punti, 12,1 rimbalzi, 5,2 assist, 1,6 stoppate e 1,2 rubate a partita sufficienti alla nomina per la seconda squadra All-NBA. Comunque, i Timberwolves furono eliminati dai play-off al primo turno per la sesta volta consecutiva, stavolta perdendo malamente 3-0 contro i Dallas Mavericks di Michael Finley, Steve Nash e Dirk Nowitzki. Nella stagione seguente, Garnett ebbe una delle migliori stagioni della sua carriera, i suoi 23 punti, 13 rimbalzi, 6 assist, 1,6 stoppate e 1,4 palle rubate di media nella stagione gli fecero ricevere la sua seconda nomina nella prima squadra All-NBA e il secondo posto nella lotta al titolo di MVP. I Timberwolves piazzarono un buon record di 51-31, ma, per la settima volta consecutiva, non riuscirono ad andare oltre il primo round dei playoff, stavolta perdendo contro i Los Angeles Lakers per 4-2.

Nella stagione 2003-04, i Timberwolves ingaggiarono i ottimi free agent Latrell Sprewell e Sam Cassell – quest'ultimo già vincitore di due titoli NBA –, che scavalcò Troy Hudson nel ruolo di playmaker. In più, il centro difensore Ervin Johnson si aggiunse allo spesso inconsistente pivot Michael Olowokandi. Avendo a supporto la migliore squadra della sua carriera, Garnett realizzò in media 24,2 punti, 13,9 rimbalzi, 5,0 assist, 2,2 stoppate e 1,5 rubate a partita, ricevendo il suo primo premio di Most Valuable Player. Con il record di franchigia di 58-24, i Wolves arrivarono ai play-off e ottennero la loro prima serie vincente ai playoff sconfiggendo i Denver Nuggets per 4-1 nel primo turno. Dopo aver anche eliminato i temibili Sacramento Kings per 4-3 nelle semifinali della Western Conference, Garnett e i Timberwolves incontrarono i Lakers. Contro i Lakers, il playmaker Cassell cadde infortunandosi alla schiena. Con anche l'altro playmaker infortunato, i Timberwolves alternarono in quel ruolo il terzo playmaker Darrick Martin alla guardia Fred Hoiberg, o anche facendo partire Garnett sia da ala piccola sia da guardia. I Lakers ottennero una vittoria per 4-2 e i Timberwolves non sono mai più arrivati sino a lì.

Nella stagione 2004-05, i Timberwolves si ritrovarono a far fronte a seri problemi interni poiché Cassell e Sprewell premevano per un aumento contrattuale e Hudson era scontento di essere una riserva. Garnett venne nominato per la seconda squadra All-NBA, ma con un mediocre record di 44-38, i Wolves fallirono l'accesso ai playoff dopo otto anni consecutivi di presenza. La stagione 2005-06 portò maggiore frustrazione a Garnett. Con Sprewell e Cassell riluttanti a restare con una squadra mediocre i Timberwolves ottennero un record di 33-49. Nonostante il gioco di Garnett, la squadra incappò nel peggiore record da quando KG era arrivato. Il 10 maggio 2007 Garnett venne inserito nella terza squadra All-NBA.

Durante la off-season 2007, Taylor ha ammesso la possibilità di una cessione di Garnett con ottime offerte di scambio. Il lunedì 25 giugno 2007, il nome di Garnett è stato accostato a varie squadre in varie voci di mercato che coinvolgevano Lakers, Warriors, Pacers, Celtics e Suns.

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