Le guerre marcomanniche, o guerre marcomanne come sono state definite nella Historia Augusta, costituiscono un lungo periodo di conflitti militari combattuti dall'esercito romano contro le popolazioni germano-sarmatiche dell'Europa continentale (dal 167 al 189 circa), ma soprattutto un evento storico di fondamentale importanza poiché rappresentarono il preludio alle grandi invasioni barbariche del III-IV-V secolo.

Contesto storico

Alla morte di Antonino Pio, l'Impero romano, ormai in pace da lungo tempo, subì una serie di attacchi contemporanei lungo molti dei suoi fronti. I Pitti nella Scozia premevano contro il vallo di Antonino, la Spagna subiva le continue scorrerie dei pirati mauri, mentre in Germania, tra l'alto Danubio e il Reno, i Catti e i Cauci penetravano oltre le frontiere e lungo le coste, invadendo la Gallia Belgica e gli Agri Decumates. Il nuovo sovrano partico Vologese IV, divenuto re nel 148, occupava l'Armenia, ponendo sul suo trono il fratello Pacoro, per poi invadere la vicina provincia romana di Siria (161).

Sembrava di essere tornati al periodo delle grandi guerre dell'epoca di Traiano o di Augusto, mentre nell'Europa centro-orientale il mondo barbaro era scosso da forti agitazioni interne e da movimenti migratori tra le sue popolazioni che tendevano a modificare gli equilibri con il vicino mondo romano.

Nel II secolo, all'interno e ai margini della massa germanica si erano verificati, infatti, movimenti e mescolanze di popoli, tanto da portare a trasformazioni di natura politica, con l'avvento di un fenomeno nuovo tra i Germani: interi popoli (come Marcomanni, Quadi e Naristi, Vandali, Cotini, Iazigi, Buri ecc.), sotto la pressione dei Germani OrientaliDiscesa dalla Scandinavia dei Goti e immigrazione di Sarmati e Vandali da oriente (Giorgio Ruffolo, Quando l'Italia era una superpotenza, Einaudi, 2004, p. 84.) (su tutti i Goti), furono costretti a ristrutturarsi e a organizzarsi in sistemi sociali più robusti e permanenti, ovvero si raggrupparono in coalizioni ("confederazioni") di natura più che altro militare, con la conseguenza che il limes renano-danubiano finì per essere sottoposto a una maggiore pressione. Tale trasformazione fu anche, se non soprattutto, indotta dalla vicinanza e dal confronto con la civiltà imperiale romana, le sue ricchezze, la sua lingua, le sue armi, la sua organizzazione. Fatto sta che alle tribù germaniche guerriere con capi eletti democraticamente tipiche dei secoli precedenti subentrarono coalizioni (come quella degli Alemanni, dei Franchi, etc.) rette da un'aristocrazia guerriera, prefigurazione della futura nobiltà feudale(Giorgio Ruffolo, Quando l'Italia era una superpotenza, Einaudi, 2004, p. 84.. Alla fine la pressione violenta di altri popoli migranti (Goti, Vandali, Sarmati) finì per costringere queste confederazioni di popoli confinanti con l'Impero Romano, che di fronte a loro non disponevano di ampi spazi su cui trasferirsi, a decidere di dare l'assalto direttamente alle province renano-danubiane.

I primi a muoversi, sul Danubio, furono i Marcomanni e i Quadi. La loro offensiva fu facilitata anche dal fatto che i Romani avevano dovuto sguarnire buona parte del settore di Limes danubiano per il trasferimento in Oriente (per la guerra partica del 161-166) di una parte dei contingenti militari che difendevano il confine renano-danubiano. Fu così che, appena terminata la guerra partica, cominciava lungo la frontiera europea una nuova guerra contro le popolazioni germano-sarmatiche dell'Europa continentale, nota col nome di guerre marcomanniche.

Forze in campo

Gli eserciti d'invasione furono numerosi nel corso di questo lungo periodo di guerre durato circa un ventennio. Uno di questi potrebbe essere stato descritto nel De munitionibus castrorum, che secondo recenti studi apparterrebbe proprio al periodo delle guerre marcomanniche.J.M. Carriè, Eserciti e strategie, vol.18, in "Storia Einaudi dei Greci e dei Romani", Milano, Einaudi, 2008, pp.104-105. Ecco come ci viene descritto:

Vi erano poi tutta una serie di fortezze legionarie, forti e fortini ausiliari dislocati lungo l'intero fronte settentrionale (limes renano e limes danubiano), a supporto dell'armata d'invasione. Si trattava di un esercito che poteva contare su un numero di armati superiore alla metà dell'intero sistema difensivo romano. Qui di seguito trovate l'elenco dettagliato di come erano disposte le unità legionarie nel 172: N. fortezze legionarie unità legionaria località antica località moderna provincia romana1Legio XXX Ulpia VictrixVeteraXantenGermania inferiore2Legio I MinerviaBonnaBonnGermania inferiore3Legio XXII PrimigeniaMogontiacumMagonzaGermania superiore4Legio VIII AugustaArgentorataeStrasburgoGermania superiore5Legio III ItalicaCastra ReginaRatisbonaRezia6Legio II Italicavicino a LauriacumAlbingNorico7Legio X GeminaVindobonaViennaPannonia superiore8Legio XIV GeminaCarnuntumPetronell-CarnuntumPannonia superiore9Legio I AdiutrixBrigetioKomáromPannonia superiore10Legio II AdiutrixAquincumBudapestPannonia inferiore11Legio IIII Flavia FelixSingidunumBelgradoMesia superiore12Legio VII ClaudiaViminaciumKostolacMesia superiore13Legio XIII GeminaApulumAlba IuliaTre Dacie14Legio V MacedonicaPotaissaTurdaTre Dacie15Legio I ItalicaNovaeSvištovMesia inferiore16Legio XI ClaudiaDurostorumSilistraMesia inferiore

Cronologia delle guerre

Prime penetrazioni dei barbari (166-167) La Historia Augusta scrive che «mentre si combatteva ancora la guerra partica, scoppiò la guerra con i Marcomanni…». Le guarnigioni del Danubio erano state gravemente indebolite con lo spostamento di una parte dell'esercito legionario e ausiliario in Oriente. Gli eserciti erano stremati: 4 lunghi anni di guerre nelle aride pianure della Mesopotamia e la peste ne avevano ridotto pesantemente gli effettivi.

Sul finire del 166, un gruppo di tribù della Germania settentrionale invadeva la Pannonia superiore. Si trattava di armati tra Longobardi e Osii,Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXII, 1a. che grazie all'acquiescenza dei Quadi, avevano potuto attraversare le loro terre e invadere i territori romani. I barbari erano, però, intercettati da alcune unità di fanteria e di cavalleria nella zona di Brigetio-Arrabona (l'attuale Győr), battuti e ricacciati nelle loro terre. Gli invasori erano stati respinti ancor prima che potessero arrecare danni all'interno della provincia.

In seguito a questi eventi ben 11 tribù (tra cui Marcomanni, Longobardi, Osii, Vandali Victuali, Quadi, Naristi, Cotini, ecc.) mandarono i loro messaggeri a Iallo Basso, governatore della Pannonia superiore, per chiedere la pace, scegliendo come loro portavoce il re dei Marcomanni, un certo Ballomar. Gli ambasciatori dei barbari riuscirono a ottenere la pace con Roma e tornarono nelle loro terre. La situazione sembrava tornare alla calma. Anche se questa apparente pace poteva destare dei sospetti in Marco Aurelio.

Sempre nel corso del 167, i Sarmati Iazigi sfondavano il limes dacico (forse insieme ad alcune tribù di Vandali), e battevano l'esercito romano accorrente lungo la frontiera occidentale della provincia della Dacia superiore, causando la morte dell'allora governatore di provincia, un certo Calpurnio Proculo. Fu per questi motivi che la legio V Macedonica, appena tornata dalle campagne orientali, veniva trasferita dalla vicina Mesia inferiore (posizionata a Troesmis, attuale Iglita), in Dacia nei pressi di Potaissa (attuale Turda).

Monetazione del 166-167ImmagineValoreDrittoRovescioDatazionePeso; diametroCatalogazioneaureoM ANTONINVS AVG ARM PARTH MAX, testa laureata verso destra di Marco Aurelio con corazza e paludamentum;TR P XXI IMP IIII COS III, la Vittoria che avanza verso sinistra, tiene una corona e un ramo di palma.167; potrebbe trattarsi del primo episodio di sfondamento del limes danubiano, a cui parteciparono tra Longobardi e Osii, oppure della fine delle campagne partiche di Lucio Vero.20 mm, 7.27 gr, 11 h;RIC Marcus Aurelius, III 174; MIR 18, 149-2/37; Calicó 1995.

Prima spedizione germanica (168)

La pace che era stata concordata l'anno prima con i barbari non lasciava però tranquillo Marco Aurelio che decise di recarsi di persona (insieme al fratello adottivo e co-reggente Lucio Vero) lungo il limes pannonico per controllare quali fossero le reali intenzioni dei barbari. I due imperatori attraversarono le Alpi e si fermarono a Carnuntum, base della Legio XIIII Gemina e quartier generale del governatore della Pannonia superiore.

Nel corso di quest'anno i Marcomanni e i Vandali Victuali avevano provocato disordini ovunque lungo la frontiera settentrionale. La Historia Augusta racconta che la maggior parte dei re si ritirarono con i loro popoli, e uccisero i promotori della ribellione, chiedendo perdono per aver rotto il trattato di pace. Gli stessi Quadi non avrebbero riconosciuto alcun re senza il beneplacito dei due imperatori.

A Lucio Vero sembrava fosse più che sufficiente, egli non vedeva l'ora di far ritorno a Roma. Del resto, era stato assente dalla capitale per tanti anni a causa delle guerre partiche appena concluse e di cui era stato il comandante in capo. Egli riuscì a convincere il fratello, Marco, a tornare ad Aquileia per l'inverno ora che la situazione sembrava tornata sotto controllo.Historia Augusta, Vita di Marco, 14.6. Nel corso di questi primi anni di guerra Marco potrebbe aver iniziato a scrivere i Colloqui con sé stesso, unica opera pervenutaci dell'"imperatore filosofo". Opera che pur non raccontando in modo evidente le guerre di questi anni, comunica al lettore tutto il disagio di Marco Aurelio uomo, in relazione a eventi tanto infausti.

Guerra contro gli Iazigi (169-170) Erano gli inizi del 169 quando Lucio Vero fu colpito da infarto, a soli due giorni di viaggio da Aquileia, lungo la strada che conduceva da Concordia Sagittaria ad Altino. I due imperatori avevano deciso di far ritorno a Roma, dietro le insistenti pressioni del fratello Lucio, che moriva tre giorni dopo. Marco Aurelio era così costretto a tornare a Roma per le esequie del fratello.

Il grosso dell'esercito, anche in mancanza dei due imperatori, potrebbe essersi andato a concentrare lungo i confini della piana del Tisza. Marco voleva punire i Sarmati per aver compiuto, l'anno precedente, un'incursione nella provincia della Dacia, ora che aveva concluso trattati di pace con le popolazioni suebe (Quadi, Marcomanni e Naristi) che gravitavano lungo i confini del medio Danubio.

Il conflitto sarmatico si rivelò molto difficile per i Romani, costretti a lasciare sul campo di battaglia altri due governatori delle tre Dacie: Calpurnio Agricola e Claudio Frontone, mentre solo con la fine dell'anno, Marco fu in grado di raggiungere il fronte in questione, accompagnato dal nuovo genero Claudio Pompeiano (nominato primo consigliere militare), che aveva sposato di recente la figlia Lucilla, vedova di Lucio Vero.

Monetazione del 169-170ImmagineValoreDrittoRovescioDatazionePeso; diametroCatalogazionesesterzioM ANTONINVS AVG TR P XXIIII, testa laureata verso destra di Marco Aurelio;Profectio di Marco Aurelio a cavallo, con in mano una lancia, che avanza verso destra, preceduto da un soldato romano e seguito da tre.17029 mm, 25.04 gr;RIC Marcus Aurelius, III 977; MIR 18, 191-6/30; Cohen 502.

Grande invasione germanica (170)