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Gaio Giulio Cesare è eletto questore. Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso sono eletti consoli: i due operano per smantellare la costituzione sillana (reinseriscono i cavalieri nei tribunali riguardanti la concussione, ridanno l'appalto delle province asiatiche ai cavalieri, riallargano le possibilità di cursus honorum dei tribuni della plebe, restituiscono loro i diritti di veto e di intercessio), incrementando il potere della classe dei cavalieri (a cui Crasso appartiene) e dei populares. Infine, nominano nuovi censori, i quali espellono dal Senato per indegnità ben 84 senatori nominati da Silla. Gaio Licinio Verre viene processato per gli abusi commessi in Sicilia: concussione, furti di opere d'arte e supplizi inflitti ai cittadini. Inizialmente i pretori, parteggianti per Verre, riescono a rinviare più volte il processo; tuttavia Cicerone, con le sue famose orazioni Verrine, riesce a far condannare Verre ad una multa di dracme.

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