La Djet era un'autovettura sportiva prodotta dal 1962 al 1968 dalla Casa automobilistica francese Matra in collaborazione con il piccolo costruttore di auto sportive Automobiles René Bonnet.
Storia e profilo Genesi del modello René Bonnet e Charles Deutch erano i titolari della DB, piccola fabbrica di automobili sportive con motori Panhard; nel 1961 ruppero il loro sodalizio, poiché il primo aveva ottenuto un accordo commerciale con la Renault per la realizzazione di una nuova piccola sportiva. Charles Deutch prese molto male l'accaduto e si giunse quindi alla brusca rottura del rapporto professionale tra i due. Fu così che René Bonnet si mise in proprio per lavorare alla realizzazione della nuova vettura sportiva, che nelle intenzioni del vulcanico pilota e costruttore doveva essere una berlinetta a due posti secchi realizzata in maniera artigianale e caratterizzata dalla soluzione del motore sistemato centralmente, alle spalle del pilota. Fu pertanto fondata la Automobiles René Bonnet.
In quel periodo, Bonnet conobbe Marcel Chassagny, presidente e fondatore della Matra, un'azienda fino a quel momento impegnata nel settore degli armamenti e dell'aeronautica, ma che stava affacciandosi in quel periodo su altri settori industriali, tra cui quello dell'automobile (nei decenni seguenti si sarebbe espansa anche nel campo aerospaziale e delle telecomunicazioni). Chassagny vide in Bonnet un potenziale socio con cui stringere accordi finalizzati alla costruzione di autovetture.
All'inizio degli anni 1960 la Matra aveva già cominciato ad interessarsi anche alla lavorazione della vetroresina, soprattutto grazie all'acquisizione della Générale Application Plastique (GAP), un'azienda francese specializzata in tali lavorazioni, e pertanto Bonnet, al corrente di ciò, commissionò alla Matra la realizzazione della carrozzeria per la nuova vettura. La Matra, dal canto suo, fiutando nuove prospettive commerciali, fornì a Bonnet anche lo stabilimento di Romorantin per l'assemblaggio delle vetture.
La Renault entrò in gioco al momento di fornire gli organi meccanici della vettura stessa: il motore era lo stesso dell'allora neonata Renault 8, mentre il cambio fu preso pari pari da quello del furgone Estafette. Il risultato fu la Djet, una vettura presentata alla stampa l'11 luglio 1962 e al pubblico nell'ottobre del 1962 al Salone di Parigi. Fu lo stesso anno in cui fu introdotta anche una delle sue più strette rivali, la Alpine A110.
Già nell'estate del 1962, subito dopo la presentazione alla stampa, per la Djet cominciò già l'attività sportiva. La Djet inizialmente doveva chiamarsi Jet, proprio come i noti velivoli, ma si ritenne che i francesi avrebbero avuto difficoltà a pronunciarlo correttamente e quindi utilizzò la lettera D come espediente per una pronuncia corretta. La vettura suscitò consensi per la sua linea molto sportiva, armoniosa ed equilibrata, nonché per l'originale disposizione meccanica.
Caratteristiche
Dal punto di vista stilistico, la Djet era caratterizzata dai classici stilemi delle piccole berlinette sportive degli anni 1960. Il frontale era pulito ed aerodinamico grazie anche ai classici fari anteriori carenati. Il paraurti era pressoché assente, sostituito semplicemente da due rostri, separati da una piccola presa d'aria ovale. Il parabrezza panoramico era di origine Alfa Romeo 1900 SS. Lungo le fiancate si snodava la linea scattante del basso e compatto corpo vettura. La prima versione della Djet non presentava soluzioni come passaruota e carreggiate allargati, fatto che limitava l'esuberanza della vettura su pista e a cui sarebbe stato posto rimedio solo nelle versioni successive. La coda, dall'andamento tronco, era leggermente rivolta verso l'alto ed era dominata dal grosso lunotto avvolgente, quest'ultimo integrato direttamente nel portellone che, aprendosi, permetteva l'accesso al vano motore, direttamente dietro i sedili. La vettura era dunque tecnicamente un 3 porte. Una presa d'aria a listelli cromati orizzontali era posizionata in basso e provvedeva allo smaltimento del calore accumulatosi nel vano motore stesso. Un'altra caratteristica della parte posteriore era rappresentata dai due rostri a sviluppo verticale lungo i due lati della coda: anche in questo caso, come nel frontale, svolgevano il ruolo di paraurti. Completavano il quadro i piccoli fari posteriori di forma tonda.
La Djet era caratterizzata da un telaio a trave centrale, per un peso di appena 17 kg, mentre la carrozzeria era in vetroresina, una soluzione veramente all'avanguardia in quegli anni. Va detto però che poco prima della presentazione a Parigi, alcune Djet con telaio a traliccio tubolare avevano corso in alcune importanti manifestazioni sportive, peraltro imponendosi all'attenzione del pubblico e della stampa. Ma per la versione stradale da produrre in serie si scelse la soluzione a trave centrale perché ritenuta meno costosa. Il motore era sistemato in posizione centrale longitudinale, anche questa una vera novità: di fatto, la Djet è stata la prima vettura di serie al mondo con motore centrale. Per la primissima versione della Djet prodotta in serie, fu scelto un normalissimo C1E di origine Renault 8 con cilindrata di 1108 cm³ e potenza massima di 70 CV. In alternativa fu però possibile scegliere lo stesso motore, ma con testata a camere di scoppio emisferiche e potenza massima di 80 CV. La meccanica telaistica della Djet prevedeva sospensioni a ruote indipendenti sui due assi. L'avantreno era a triangoli sovrapposti con molle elicoidali ed ammortizzatori idraulici telescopici, mentre il retrotreno era a quadrilateri sovrapposti con due ammortizzatori idraulici e due molle elicoidali per ruota. L'impianto frenante era a quattro dischi, mentre lo sterzo era a cremagliera. Quanto al cambio, era derivato dal furgone Estafette, ed era manuale a 4 marce con frizione monodisco a secco.
La carriera commerciale
Inizialmente commercializzata come René Bonnet Djet, questa vettura fu lanciata al suo debutto in due varianti, corrispondenti ai due livelli di potenza menzionati poco sopra. A seconda di quale di questi livelli si sceglieva, la sigla relativa alla variante poteva essere C.R.B 1 o C.R.B 2, in ogni caso acronimo di Coach René Bonnet. La produzione della Djet si sarebbe articolata in più serie: quella descritta finora, che è stata la primissima Djet destinata alla produzione in serie, è nota tutt'oggi come Djet I. Le cinque serie successive si sarebbero distinte l'una dall'altra utilizzando i numeri successivi.
Alla fine dell'estate 1963, la gamma si espanse con l'arrivo della Djet II, caratterizzata da un motore da 996 3 elaborato da Gordini e capace di sviluppare fino a 82 CV di potenza massima. Poco dopo arrivarono anche le Djet III e IV, equipaggiate da un motore da un litro ed utilizzate solo in campo agonistico. La Djet III montava lo stesso motore della Djet II come anche la Djet IV che, però, è esistita anche equipaggiata con una variante bialbero in testa del motore della Djet I. In ogni caso, la produzione di Djet III e Djet IV fu limitata a pochi esemplari, tutti impiegati nel mondo delle competizioni. La Djet fu infatti subito introdotta nelle gare su pista, dove riportò anche alcuni successi. Ben presto, però, la piccola Casa francese cominciò ad avere dei problemi finanziari a causa delle scarse vendite della Djet e si trovò ben presto nei guai.
Fu così che nel 1964 la Matra rilevò la piccola azienda francese di René Bonnet e la Djet fu riproposta con il marchio Matra-Bonnet, ed in due versioni: la Djet V e la Djet V S, quest'ultima elaborata sempre da Gordini. Il motore era ancora una volta l'unità da 1.1 litri derivata dalla R8: nella Djet V la potenza era rimasta a 70 CV, mentre nella Djet V S, dotata di testata emisferica, si poteva disporre di 94 CV. Furono effettuate anche alcune modifiche alla carrozzeria per mano del giovane designer Philippe Guédon: rispetto alla vettura originale, la Djet con marchio Matra subì anche degli aggiornamenti nell'estetica: la coda fu infatti sensibilmente più lunga per via dell'allungamento dello sbalzo posteriore, una soluzione che aveva lo scopo di aumentare la capacità del piccolo vano bagagli sistemato dietro al motore. Così modificata, la vettura fu più lunga, passando da 3,8 a 4,22 m di lunghezza. Anche la larghezza subì un leggero incremento grazie all'allargamento dei passaruota e della carreggiate. Solo il passo rimase invariato a 2,4 metri. Le modifiche alla carrozzeria consentirono di migliorare l'aerodinamica, già curata fin dall'inizio, e raggiungere un valore di Cx pari a 0,25.
Al Salone di Parigi del 1965, la Djet perse la numerazione romana delle sue versioni e il nome Bonnet, divenendo Matra Sports Djet 5. L'anno seguente, inoltre, perse anche la D iniziale, divenendo Jet 5, come nelle iniziali intenzioni di Bonnet. Lo stesso anno fu introdotta anche la Jet 6, con motore da cm³ rivisto ancora una volta da Gordini e con potenza di 105 CV. La Djet fu tolta di produzione nel 1968, dopo essere stata prodotta complessivamente in esemplari, di cui 198 con il marchio René Bonnet: in questa cifra sono inclusi cinque esemplari destinati alle competizioni, tra cui tre della cosiddetta Aerodjet. A questi 198 esemplari vanno aggiunti 16 esemplari di Djet III e Djet IV, anch'essi destinati ad un impiego sportivo.
Tabella caratteristiche
Matra Djet Modello Motore Cilindratacm³ PotenzaCV/rpm CoppiaNm/rpm Massa a vuoto(kg) Velocitàmax Commercia-lizzazione Prezzo aldebutto(in FF) Esemplariprodotti1Djet I(C.B.R 1)C1E110870/600084/48006101701962-6418.000159Djet I(C.B.R 2)80/65001751962-6425.000 Djet IIRenault99685/65001801963-6421.00034Djet III2996-110880-100/6500 - 175-2001963-6425.000161Djet IV230.000Aerodjet2Renault996-110865/6000 - - 155196320.0005Djet V3C1E110870/600084/48006151751964-6819.800916Djet V S394/650098/4000660187-2001964-6723.000355Jet 6Type 8121255105/680098/40007402101966-6823.800222Note:1Secondo le fonti, la produzione totale non comprende gli esemplari di Djet III e Djet IV, che però risultano essere 16 poiché risultano inclusi nei 214 esemplari prodotti fino al 1964 e perché secondo la maggior parte delle fonti, escludendo questi due modelli, la produzione ammonterebbe a 198 esemplariMatra Djet - Serie "Auto Collection" N. 42, pag. 14, SPAL2Modelli destinati alle competizioni3Dal 1965 la denominazione cambia da Djet V a Djet 5, mentre dal 1966 cambia nuovamente perdendo la D iniziale e divenendo quindi Jet 5. Ciò vale anche per la Djet V S
Attività sportiva
La Djet conobbe un'intensa carriera sportiva: il debutto avvenne il 15 luglio 1962, ossia quattro giorni dopo la presentazione alla stampa. La Djet fece il suo esordio al Trofeo di Auvergne dove riscosse per la verità risultati poco lusinghieri (le tre Djet che giunsero al traguardo si classificarono rispettivamente al 12º, 16º e 18º posto), ma lo staff di René Bonnet fu comunque ottimista e si mise subito al lavoro per le necessarie migliorie al motore e al telaio. E infatti la settimana seguente, al Rallye de l'Armagnac, una Djet si classificò al primo posto nella categoria Sport. Dopo un'altra prova opaca a Mont Doré, la Djet si aggiudicò una tripletta di vittorie a Chamrousse, alla Côte d'Urcy e a Montlhéry. Artefice di tale impresa fu il pilota francese Gérard Laureau.