La fotocamera (composto da foto-, greco antico phôs phōtós «luce», e -camera, dal latino camera obscura «camera oscura») o màcchina fotogràfica, è l'apparecchio per ottenere le fotografie (immagini statiche bidimensionali della realtà). Normalmente è uno strumento ottico, costituito essenzialmente da un corpo/scatola a tenuta di luce detta camera oscura, fornita di un obiettivo fotografico solitamente intercambiabile, e di un supporto fotosensibile (pellicola fotografica o sensore digitale) sul quale avviene la ripresa delle immagini ottiche, che può dividere le tipologie tra fotocamera a pellicola (tecnologia chimica) e fotocamera digitale (tecnologia elettronica).

I modelli particolari che si differenziano da questa normalità della fotocamera, prendono nominativi differenti e più specifici, ad esempio: se l'obiettivo non è intercambiabile è detta fotocamera compatta, se è provvista di uno specchio è detta fotocamera reflex, se usa uno specchio e due ottiche per funzionare è detta reflex biottica, ecc.

In base all'utilizzo, può essere specificatamente costruita, dimensionata ed accessoriata di un mirino (il quarto elemento) per il puntamento del soggetto e la scelta dell'inquadratura, dei vari comandi per la messa a fuoco, lo scatto del otturatore, la regolazione del diaframma, del tempo di esposizione e della sensibilità, più tutti gli eventuali meccanismi per farla funzionare adeguatamente.

Storia Sin dal 1500, la camera oscura veniva usata dai pittori, permettendo loro di disegnare i contorni del soggetto, inquadrato su un foglio, posto dietro all'obiettivo (in quell'epoca era stenopico o una semplice lente piano convessa), oppure, più facilmente sul lato alto della fotocamera, grazie a un sistema a specchio (antesignano delle reflex), tipo a pozzetto, coprendo solo il foglio da disegno e la propria testa mediante un telo nero. Quando la camera oscura era una vera e propria camera, o aveva le dimensioni di una piccola cabina, l'artista poteva trovarsi all'interno dell'apparecchio.

La fotocamera è nata negli anni 1830 insieme alla fotografia, sulla base della radiazione luminosa e dell'emulsione chimica; inizialmente forniva immagini solo in bianco e nero, e le rendeva oggetti visibili tramite la stampa fotografica. Nel tempo, parte della tecnologia è cambiata, nel XX secolo si aggiunge la fotografia a colori, molti meccanismi vengono automatizzati e resi a controllo elettronico, come la messa a fuoco, e poi verso la fine secolo, negli anni 1990-2000, viene sostituita la chimica con l'opto-elettronica e avviene la conversione alla fotografia digitale; così, molta stampa è stata sostituita dalla visione diretta delle immagini fotografiche su monitor e display, poiché raramente si stampano più le fotografie digitali.

Quasi tutte le fotocamere digitali possono riprendere anche i filmati, come le cineprese, ma in quelle più semplici, dei telefoni cellulari e degli smartphone (telefoni intelligenti), i vari mezzi meccanici, quali il diaframma e l'otturatore, sono in genere assenti.

XIX secolo

Il primo antenato della fotocamera, la più antica messa in commercio, è il dagherrotipo costruito nel 1839 dalla Susse Frères di Parigi, che utilizzava un sistema di cassette scorrevoli l'una dentro l'altra, per realizzare la corretta messa a fuoco sulla lastra fotografica, posta nella parete opposta all'obiettivo. L’idea venne concepita da Joseph Nicéphore Niépce durante il 1826, il quale mise a punto un processo che denominò eliografia. Mediante questa tecnica riuscì ad imprimere su lamina di peltro, cosparsa di bitume di Giudea, la prima fotografia della storia dell’umanità (Veduta della finestra a Le Gras). Durante il 1827 visitando Parigi, Niépce conobbe Louis Jacques Mandé Daguerre, con il quale collaborò alla realizzazione della citata dagerrotipia. Fotocamere di questo tipo vengono chiamate dagli anglosassoni Sliding Box Camera (Babilonia a cassette scorrevoli).

La portatilità, a partire dalle prime esperienze di Daguerre, era una esigenza molto sentita, data la necessità di sviluppare le lastre fotografiche appena impressionate in tempi brevi, e vista la tecnica usata del collodio umido, che sarebbe durata fino al 1870.

Nel 1851, per migliorare la portatilità delle fotocamere, Lewis padre e figlio introdussero il soffietto estensibile, prima in stoffa e poi in pelle ripiegato a fisarmonica, che permetteva il basculaggio e il decentramento dell'obiettivo, movimenti impossibili con le più datate tecnologicamente cassette scorrevoli. Tuttavia, secondo alcuni l'invenzione risalirebbe al barone Armand Pierre de Séguier, mentre secondo altri è del russo S. L. Levitsky (1819-1898).Alfredo Corrao Fotocamere: l'evoluzione tecnica fino ai primi del '900 , Imago Romae Questo tipo di fotocamere, chiamata in inglese folding, venne prodotta in vari formati, sia a pellicola che a lastre, per diverse decine di anni. Le più recenti tra le portatili risalgono agli anni sessanta e la tecnica è ancora oggi utilizzata nei modelli professionali da studio: gli apparecchi a banco ottico. Al 1842 risale l'invenzione della «fotocamera binoculare» o fotocamera stereoscopica, anche conosciuta come stereocamera, per opera di John Benjamin Dancer, un ottico di Manchester, un particolare tipo di fotocamera che permetteva la visione stereoscopica dell'immagine fotografica ottenuta, utilizzando l'impressione di due immagini con due obiettivi uguali e paralleli su una pellicola.

Nel 1858 lo stereoscopio di Brewster venne presentato alla Esposizione Universale di Londra, suscitando l'interesse della regina Vittoria, che ne volle subito uno per sé. Visto l'enorme interesse riscosso dall'oggetto, dapprima la ditta parigina Duboscq & Soleil, poi svariate altre ditte soprattutto inglesi, francesi e americane, produssero in serie lo stereoscopio Brewster, che divenne in breve tempo di enorme successo presso la borghesia europea e americana; negli Stati Uniti Oliver Wendell Holmes ne realizzò una versione più economica.

Lo stereoscopio ottocentesco, che utilizzava stereogrammi su carta, scomparve quasi completamente dalla scena, nel giro di pochi anni, sopravvivendo sotto forma di giocattolo economico; al suo posto si sviluppò lo stereoscopio che si serve di diapositive su pellicola fotografica, che ebbe come pionieri il Tru-Vue e, soprattutto, il View-Master.

Nel 1888 George Eastman intuì il potenziale commerciale di una fotocamera a basso costo e di facile gestione nello sviluppo delle foto e fondò la Kodak (nome di fantasia), azienda che poi diventò Eastman Kodak Company. L'intuizione commerciale, concretizzata nella «Kodak Box mod. 1» era una fotocamera a cassetta con dimensioni piuttosto piccole (~ 16 × 9 cm), priva di regolazioni di sorta, e dotata solamente del pulsante di scatto, di un mirino per l'inquadratura e del sistema di avanzamento della pellicola.

Il motto pubblicitario era: fu un successo enorme, che fece diventare la fotografia negli Stati Uniti un fenomeno di massa. La fotocamera veniva venduta sigillata, con una pellicola utile per cento pose. Una volta scattate le 100 pose, la fotocamera doveva essere rispedita alla Kodak, che provvedeva a sviluppare e stampare le foto, restituendo dopo una settimana la fotocamera ricaricata e le stampe ottenute; la camera veniva venduta al prezzo di 25 dollari comprensivi dello sviluppo di 100 foto, mentre le successive ricariche costavano 10 dollari.Langford, p. 421

Nel 1898 George Eastman comprò il brevetto dell'azienda SN Turner, che consisteva in un foglio di carta nera, con numerazione progressiva dei fotogrammi, la quale ricopriva la pellicola fotografica rendendola insensibile alla luce del giorno e consentendo così il caricamento della fotocamera anche in pieno giorno. La fotocamera a cassetta ebbe un gran successo commerciale, che è continuato fino agli anni '60 del secolo scorso.

Questo iniziale successo diede l'avvio alla fortuna commerciale della Kodak, che tanto ha influenzato tutta la storia della fotografia e della tecnologia fotografica, successo condiviso insieme ad altri grandi nomi che hanno fatto la storia della tecnica fotografica, tra questi spicca il marchio tedesco Leica.

XX secolo (I parte) Già nel nuovo secolo, la fotografia era evoluta enormemente in sessanta anni. Le fotocamere di grande formato a lastre, usavano le pellicole piane ed erano già alcuni anni che i formati di pellicola venivano ridotti per rimpicciolire le dimensioni delle fotocamere, facilitandone l'uso a chiunque, dal professionista all'amatore dilettante.

Nel 1912, l'americana Graflex produsse i primi esemplari di fotocamere press formato 5×7 e 4×5 (il formato da 5 pollici), molto usate in seguito dai giornalisti della carta stampata fino agli anni 1970; molte di queste fotocamere professionali offrono la possibilità di basculare l'ottica e modificare le linee cadenti, ma risultano oggi molto pesanti e ingombranti. Circa 17 anni prima, i fratelli lumière avevano già inventato il cinema, ed erano già in vendita varie macchinette semi-cineprese, che in un modo o nell'altro riuscivano ad utilizzare la pellicola cinematografica da 35 mm.

35 mm e formato Leica

Tutto ebbe inizio nel 1913, quando l'ingegnere tedesco Oskar Barnack, lavorando per la E. Leitz di Wetzlar, stava ideando un modo più pratico e più preciso, di quello corrente, di esporre la pellicola cinematografica da 35 mm, per valutare i tempi di esposizione per il girato. Costruì così una sorta di scatoletta (piccola camera oscura) alla quale poteva agganciare un obiettivo foto-cinematografico, e dentro la quale inserire all'incirca 1 metro di pellicola perforata, pronta per essere esposta. Ma per migliorare la valutazione delle esposizioni, nella produzione dei film, decise di raddoppiare la superficie del fotogramma, portandolo da 24×18 a 24×36 mm. E così, la scatoletta di Barnack ebbe un discreto successo in ambiente cinematografico, ma molto di più in ambiente fotografico, diventando la famosa Leica (UR-Leica) che tutti oggi conoscono come la Leica M, fotocamera con mirino a telemetro.

In quel momento, nacque il nuovo formato fotografico 24×36 che tutti conoscono, con un rapporto d'aspetto 3:2, e quindi, differente dal tipico aspetto 4:3 del cinema (24×18 mm), che venne adottato poi anche dalla TV, e di altri formati fotografici similari (grande formato).

Il nuovo formato Leica (così chiamato in onore a Barnack e la sua Leica) prese piede dal primo dopoguerra, tanto che già nel 1934, la Kodak mette in commercio i rullini 135, studiati come pratici caricatori per le varie fotocamere Leica e le altre foto-cinecamere dei tempi, e caricati con la pellicola cinematografica da 35 mm (in genere, 1,6 metri di striscia). Col tempo, il formato 24×36 diventa il formato fotografico più popolare e più comune nella fotografia di massa, sicuramente dal secondo dopoguerra ad oggi, e per quasi un secolo viene usato con le cosiddette fotocamere di "piccolo formato" (per differenziarle da quelle di medio e di grande formato). Ciò impose l'uso della pellicola cinematografica da 35 mm anche in fotografia, che in questo ambito comunque adottò vari altri formati di fotogramma (sulla stessa pellicola), tipo il mezzo formato 24×18 mm ed altri più piccoli e più grandi (anche panoramici). Fu soltanto dopo la prima guerra mondiale, che la fotocamera Leica (da Leitz camera) venne commercializzata, e oggi ricordata come la prima fotocamera 35 mm (in gergo). Dopo i primi test, tra il 1923 e il 1924, che rivelarono il gradimento dell'originale design e che fosse anche in grado di fornire ingrandimenti di stampa di "alta" qualità, nel 1925 venne iniziata la produzione del modello Leica I. Lance Day, Ian McNeil Biographical dictionary of the history of technology, Londra, New York, Routledge, 1998. ISBN 0-415-19399-0