Nacque a Creta, allora parte della Repubblica di Venezia e centro, all'epoca, di un importante movimento pittorico post-bizantino chiamato Scuola cretese. Dopo l'apprendistato come pittore di icone, diventò maestro d'arte seguendo il corso di quella tradizione artistica, prima di intraprendere, all'età di 26 anni, il viaggio verso Venezia, usuale meta dei pittori greci dell'epoca.. Nel 1567 si trasferì nella Serenissima, lasciando Creta e la propria moglie, probabilmente per trovare nuovi sbocchi di mercato e per confrontarsi direttamente con le famose botteghe di Tiziano, Bassano, Tintoretto e Veronese.. Nel 1570 si recò anche a Roma, dove aprì una bottega e dipinse una serie di opere.
Durante il soggiorno in Italia modificò il suo stile in modo sostanziale, arricchendolo con elementi tratti dal manierismo e dal Rinascimento veneziano, ispirati soprattutto al Tintoretto nelle linee sinuose e allungate, nel senso del movimento e nella drammaticità dell'illuminazione, e al tardo Tiziano nell'uso del colore.Ian Chilvers, Dizionario dell'arte, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2008. ISBN 978-88-6073-115-9. Nel 1577 si trasferì a Toledo, in Spagna, dove visse e lavorò fino al giorno della morte. Proprio a Toledo ricevette numerose importanti commissioni e realizzò alcune delle sue opere più importanti e conosciute.
Lo stile drammatico ed espressionistico di El Greco era guardato con perplessità dai suoi contemporanei, ma è stato molto apprezzato e rivalutato nel corso del XX secolo. La sua personalità e le sue opere sono diventate fonte di ispirazione per poeti e scrittori come Rainer Maria Rilke e Nikos Kazantzakis. Alcuni studiosi moderni lo hanno definito come un artista assai singolare e difficilmente inquadrabile nelle scuole pittoriche tradizionali.. È famoso per le sue figure umane sinuosamente allungate e per i colori originali e fantasiosi di cui spesso si serviva, frutto dell'incontro tra l'arte bizantina e la pittura occidentale..
Biografia La famiglia e la gioventù
Nacque nel 1541 nel villaggio di Fodele o a Candia (denominazione veneziana di Chandax, oggi Heraklion) a Creta. Il dibattito circa il luogo di nascita è ancora aperto: la maggior parte dei ricercatori e degli studiosi lo identifica in Candia.; ; .Nondimeno, secondo il celebre giornalista greco Achileus A. Kyrou, El Greco nacque a Fodele e le rovine della casa della sua famiglia sono ancora presenti nel luogo dove sorgeva la vecchia Fodele (il villaggio in seguito fu spostato per proteggersi dalle incursioni dei pirati). La pretesa di Candia di avergli dato i natali si basa su due documenti tratti da un processo del 1606, quando il pittore aveva 65 anni. I sostenitori della teoria di Fodele ipotizzano che probabilmente El Greco, quando era in Spagna, disse a tutti che era di Heraklion perché era la città più vicina, tra quelle conosciute, alla piccola Fodele. El Greco faceva parte di una ricca famiglia di città, probabilmente trasferitasi a Candia tra il 1526 e il 1528, una volta fuggita dalla Canea in seguito a una rivolta contro i veneziani.. Il padre di El Greco, Geórgios Theotokópoulos (morto nel 1556), era un mercante ed esattore delle imposte. Nulla si sa della madre, se non che anch'ella era greca... Il fratello maggiore, Manoússos Theotokópoulos (1531 – 13 dicembre 1604), diventò a sua volta un agiato mercante e trascorse gli ultimi anni della sua vita nella casa di El Greco a Toledo.; .
El Greco iniziò il proprio apprendistato artistico come pittore di icone della Scuola cretese, dove si era sviluppato il nucleo principale dell'arte post-bizantina. Oltre alla pittura, studiò probabilmente i testi classici dell'antica Grecia e forse anche quelli latini; alla sua morte lasciò una raccolta di 130 testi personali, tra cui la Bibbia in greco e una copia commentata de Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori del Vasari.. Candia era un centro di attività artistica in cui le culture orientale e occidentale coesistevano in armonia, dove nel XVI secolo risiedevano circa duecento pittori in attività che si erano organizzati in una gilda sul modello di quelle italiane. Nel 1563, a ventidue anni, venne definito in un documento come un "maestro" ("maestro Domenigo"), il che significa che era già maestro della gilda e quindi presumibilmente gestiva una propria bottega.. Tre anni dopo, nel giugno 1566, come testimonia un contratto, firmava come μαΐστρος Μένεγος Θεοτοκόπουλος σγουράφος, ovvero "Maestro Menégos Theotokópoulos, pittore".Questo documento proviene dagli archivi notarili di Candia e fu reso pubblico nel 1962. Menego è la forma dialettale veneziana per Domenicos, mentre Sgourafos (σγουράφος=ζωγράφος) è il termine greco che significa pittore.
La maggior parte degli studiosi ritiene che "la famiglia Theotokópoulos fosse quasi certamente di religione greco-ortodossa",; . anche se alcune fonti lo vogliono nato cattolico.Le argomentazioni delle fonti cattoliche si basano sull'assenza di un archivio dei registri battesimali ortodossi a Creta e sul fatto che El Greco in gioventù avesse disinvoltamente adottato sia riti cattolici sia ortodossi. Basandosi sull'assunto che la sua arte riflette lo spirito religioso della Spagna degli Asburgo e su un'annotazione del testamento, dove si descrive come "devoto cattolico", alcuni studiosi sostengono che El Greco facesse parte della minoranza cattolica cretese o almeno che si fosse convertito al cattolicesimo prima di lasciare l'isola... Al pari di molti emigranti ortodossi in Europa dell'epoca, dopo il suo arrivo apparentemente si convertì al cattolicesimo, e sicuramente lo professò in Spagna, dove nel suo testamento si descrisse come un "devoto cattolico". Le approfondite ricerche d'archivio condotte fin dall'inizio degli anni sessanta da ricercatori come Nikolaos Panayotakis, Pandelis Prevelakēs e Maria Constantoudaki suggeriscono comunque che la famiglia e gli antenati di El Greco fossero greco-ortodossi. Uno dei suoi zii era un prete ortodosso e il suo nome non viene menzionato nell'archivio dei registri battesimali di Creta. Prevelakēs si spinge oltre, esprimendo il dubbio che in realtà l'artista non abbia mai praticato il cattolicesimo.
Il periodo italiano
Dal momento che Creta era, fin dal 1211, un possedimento della Repubblica di Venezia, fu naturale per il giovane El Greco continuare la propria carriera a Venezia. Anche se l'anno esatto del trasferimento non è noto, la maggior parte degli studiosi concorda nello stabilirlo attorno al 1567.Secondo il risultato di ricerche d'archivio condotte verso la fine degli anni novanta, all'età di 26 anni El Greco si trovava ancora a Candia. Le sue opere, create secondo lo stile e lo spirito della scuola di pittura cretese post-bizantina, erano molto apprezzate. Il 26 dicembre 1566 El Greco chiese alle autorità veneziane il permesso di vendere «un quadro della Passione del Nostro Signor Giesu Christo, dorato». L'icona in stile bizantino del giovane Domenico venne valutata e venduta il 27 dicembre 1566 a Candia per un prezzo di settanta ducati d'oro (l'opera era stata valutata da due diversi artisti; uno di loro era l'esecutore di icone Georgios Klontzas. Una valutazione fu di ottanta ducati, l'altra di settanta), lo stesso valore attribuito all'epoca ad opere di Tiziano o del Tintoretto. Sembra quindi che El Greco sia andato a Venezia dopo tale data. In uno dei suoi ultimi articoli Wethey rivedette le sue valutazioni precedenti e accettò il fatto che El Greco avesse lasciato Creta nel 1567. Secondo altro materiale d'archivio, ovvero dei disegni che mandò a un cartografo cretese, l'artista nel 1568 si trovava a Venezia. Non si sa molto degli anni trascorsi in Italia da El Greco. Visse a Venezia fino al 1570 e, secondo quanto scritto in una lettera da un suo più anziano amico, il più grande miniaturista dell'epoca, Giulio Clovio, fu "discepolo" di Tiziano, che allora aveva circa ottant'anni, ma era ancora in attività. Questo potrebbe significare che abbia lavorato nella grande bottega di Tiziano, ma ciò non è sicuro. Clovio lo descrisse come «un talento raro nell'arte della pittura»..
Nel 1570 si trasferì a Roma, dove eseguì una serie di opere fortemente caratterizzate dallo stile appreso nel suo apprendistato veneziano. Non si sa quanto a lungo sia rimasto a Roma, anche se potrebbe essere tornato a Venezia (verso il 1575-76) prima di partire per la Spagna. A Roma, dietro raccomandazione di Giulio Clovio,Catholic Encyclopedia (1913)/Domenico Theotocopuli (El Greco) su en.wikisource. fu accolto come ospite a Palazzo Farnese, che il cardinale Alessandro Farnese aveva trasformato nel centro artistico e intellettuale della città. Lì entrò in contatto con lélite intellettuale romana, tra cui l'erudito Fulvio Orsini, la cui collezione in seguito incluse sette dipinti dell'artista (tra cui Veduta del Monte Sinai e un ritratto di Clovio)..
Diversamente da altri artisti cretesi trasferitisi a Venezia, modificò il suo stile in modo sostanziale e cercò di distinguersi inventando interpretazioni nuove e insolite dei soggetti religiosi tradizionali.. Le opere dipinte in Italia furono influenzate dallo stile del Rinascimento veneziano dell'epoca e presentano figure allungate che rievocano quelle del Tintoretto e un uso del colore che riconduce a Tiziano. I pittori veneziani gli insegnarono anche a organizzare sulla tela le sue composizioni di varie figure, creando scenari pieni di vita e con una luce capace di creare atmosfera.
Grazie al periodo trascorso a Roma, i suoi dipinti si arricchirono di caratteristiche tipiche del manierismo dell'epoca. All'epoca del suo arrivo in città, Michelangelo e Raffaello erano già morti, ma il loro esempio continuava a essere estremamente importante, praticamente inevitabile per tutti i giovani pittori. El Greco era deciso a lasciare la propria traccia a Roma, difendendo le sue convinzioni artistiche, le sue idee e il suo stile.; . Apprezzò molto il lavoro del Correggio e del Parmigianino ma non esitò a criticare duramente il Giudizio universale di Michelangelo realizzato nella Cappella Sistina;Mancini riporta che El Greco disse al Papa che se l'intera opera avesse dovuto essere demolita, l'avrebbe rifatta lui stesso in maniera corretta e appropriata.. fece a papa Pio V la proposta di lasciarlo ridipingere interamente l'affresco secondo i dettami della nuova e più rigida dottrina cattolica.. Quando, successivamente, gli venne chiesto che cosa pensasse di Michelangelo, rispose che «era un brav'uomo, ma non sapeva dipingere».. Si è quindi posti di fronte a un paradosso: si sa che rigettò con forza o addirittura condannò l'opera di Michelangelo, ma allo stesso tempo gli fu impossibile sfuggire alla sua influenza. L'influenza di Buonarroti infatti si può vedere in opere più tarde, come lAllegoria della Lega Santa.. Realizzando i ritratti di Michelangelo, Tiziano, Clovio e, presumibilmente, Raffaello in uno dei suoi dipinti (La purificazione del tempio), non solo espresse la sua gratitudine nei loro confronti, ma di fatto reclamò di poter essere messo sullo stesso piano di quei grandi maestri. Come si può leggere nei suoi stessi commentari, vedeva quegli artisti come modelli da emulare. Nelle sue Cronache, scritte nel XVII secolo, Giulio Mancini lo incluse tra i pittori che avevano promosso, in vari modi, una rivalutazione degli insegnamenti di Michelangelo.