Questo principe marāthā - di casta (o varṇa) contadina, ovverosia un vaiśya - della città di Bijapur, guidò il suo popolo in una guerra vittoriosa contro l'Imperatore moghul Aurangzeb nel 1664.
Ottenuta l'autonomia, riuscì in circa 10 anni ad assoggettare buona parte del Deccan.
Il suo status di ChhatrapatiOssia «signore dell’ombrello regale». dei Marāthā - titolo che gli fu conferito secondo il rituale brahmanico - fu ufficialmente riconosciuto nel 1674 dallo stesso imperatore mughal, dopo una nuova guerra.
Discendenza Shivaji nacque in una famiglia del clan maratha dei Bhonsle, che si diceva discendente della famiglia reale Rajput Suryavanshi Sisodia di Udaipur. Maloji, nonno paterno di Shivaji, aveva un fratello minore, Vithoji. Maloji (1552–1597) era stato un generale influente del Sultanato di Ahmadnagar e fu insignito del titolo onorifico sovrano di "Raja", ricevendo diritti deshmukhi su Pune, Supe, Chakan e Indapur per le sue spese militari. Gli fu assegnato il Forte Shivneri come residenza sua e della sua famiglia, intorno al 1590.Marathi book Shivkaal (Times of Shivaji) by Dr V. G. Khobrekar, Maharashtra State Board for Literature and Culture, First edition 2006. Chapter 1
Gioventù Shivaji nacque nel Forte di Shivneri, vicino alla città di Junnar, in quello che è il Distretto di Pune. Gli studiosi discutono sulla sua data di nascita. Il governo del Maharashtra indica il 19 febbraio del calendario giuliano (equivalente al 1º marzo 1630 in quello gregoriano) Altri studiosi indicano invece il 6 aprile 1627 o date vicine. Shivaji ricevette il suo nome in onore della divinità femminile Shivai.Sarkar, Shivaji and His Times, 1920, p. 19. Il padre di Shivaji, Shahaji Bhonsle, era un generale maratha che aveva prestato servizio nei Sultanati del Deccan. Sua madre si chiamava Jijabai ed era figlia di Lakhuji Jadhavrao di Sindhkhed, un sardar fedele ai Mughal che si diceva discendente di una famiglia reale Yadav di Devagiri.
Al tempo in cui nacque Shivaji, il potere in Deccan era diviso fra tre Sultanati musulmani: il Sultanato di Bijapur, quello di Ahmednagar e Golkonda. Shahaji spesso garantì la sua lealtà ai Niẓāmshāhī di Aḥmadnagar, oppure agli ʿĀdilshāhī di Bijapur o anche ai Mughal, ma mantenne sempre il suo feudo (jagir) a Pune e un suo piccolo esercito.
Educazione Shivaji era assai legato alla madre Jijabai, che era profondamente religiosa. Anche i suoi studi sull'epica religiosa hindu, il Rāmāyaṇa e il Mahābhārata, influenzarono la sua costante difesa dei valori induisti. Era assai interessato allo studio religioso e regolarmente ricercava la compagnia dei santoni hindu.Sarkar, Shivaji and His Times, 1920, p. 26. Il padre Shahaji si sposò una seconda volta, con Tuka Bai della famiglia Mohite. Avendo concluso una pace coi Mongoli, cedendo loro sei fortini, andò a servire nel Sultanato di Bijapur e fece trasferire a Pune Shivaji e Jijabai da Shivneri, lasciandoli alle cure del suo jagir (amministratore), Dadoji Konddeo, a cui va riconosciuto il merito di aver supervisionato l'istruzione e la formazione del giovane Shivaji.Sarkar, Shivaji and His Times, 1920, pp. 20–25. Molti dei compagni di Shivaji, e poi un gran numero dei suoi soldati, provenivano dalla regione del Malwa, inclusi Yesaji Kank, Suryaji Kakade, Baji Pasalkar, Baji Prabhu Deshpande e Tanaji Malusare. Shivaji viaggiò per le colline e le foreste di Sahyadri coi suoi amici Maval, affinando i suoi talenti e prendendo familiarità col territorio: cosa che gli sarebbe stata poi utile nella sua carriera militare. Lo spirito indipendente e i suoi legami con la gioventù del Malwa non erano condivisi da Dadoji, che se ne lamentò senza successo con Shahaji.Sarkar, History of Aurangzib, 1920, pp. 22–24.
Nel 1639 Shahaji era stazionato a Bangalore, che era stata conquistata dai Nayak che ne avevano assunto il controllo dopo la fine dell'Impero Vijayanagara. Gli fu chiesto di rimanere e di sistemare la zona.Gordon, The Marathas, 1993, p. 55. Shivaji fu mandato a Bangalore dove era stato inizialmente educato con suo fratello maggiore Sambhaji e suo fratellastro Ekoji I. Sposò nel 1640 Saibai, appartenente all'importante famiglia dei Nimbalkar.Gordon, The Marathas, 1993, p. 60. Appena quindicenne, nel 1645, Shivaji espresse il proprio convincimento nella necessità della Hindavi Swarajya (autogoverno indiano), al contrario di quanti pensano che la lotta di Shivaji fosse per ottenere "libertà religiosa" per gli Hindu.
Conflitto con Bijapur In quello stesso anno Shivaji corruppe o persuase Inayat Khan, il comandante bijapuri del Forte Torna, a consegnargli il Forte.Gordon, The Marathas, 1993, p. 61. Il Maratha Firangoji Narsala, che controllava il Forte di Chakan (Maharashtra), gli dichiarò la propria lealtà e il Forte di Kondana fu acquisito da Shivaji tramite corruzione del Governatore di Bijapur.Sarkar, Shivaji and His Times, 1920, p. 34. Il 25 luglio 1648, Shahaji fu imprigionato da Baji Ghorpade per ordine del signore di Bijapur Moḥammed ʿĀdil Shāh, nel tentativo di frenare Shivaji.Kulkarni, A.R., 1990. "Maratha Policy Towards the Adil Shahi Kingdom", su: Bulletin of the Deccan College Research Institute, 49, pp. 221-226.
Secondo Sarkar, Shahaji fu rilasciato nel 1649 dopo la conquista di Jinji (o Sengi) che assicurò la posizione di ʿĀdil Shāh in Karnataka. Nel corso di questi eventi, dal 1649 al 1655 Shivaji si fermò nelle sue azioni guerriere per consolidare quanto aveva conquistato.Sarkar, Shivaji and His Times, 1920, pp. 41-42. Dopo essere stato rimesso in libertà, suo padre Shahaji si ritirò dalla vita pubblica e morì verso il 1664–1665 in un incidente di caccia. Dopo il rilascio paterno, Shivaji riprese le sue incursioni e, nel 1656, in circostanze controverse, uccise Chandrarao More, un vassallo feudale maratha di Bijapur, e gli strappò la vallata del Javali, presso l'attuale Mahabaleshwar.Farooqui, A Comprehensive History of Medieval India, 2011, p. 317.
Combattimento contro Afzal Khan
Il musulmano ʿĀdil Shāh era scontento per le perdite subite per opera delle forze di Shivaji, che il suo vassallo Shahaji aveva formalmente sconfessato. Essendosi concluso il suo conflitto coi Mughal ed esprimendo il suo spiccato talento nel reagire, nel 1657 inviò il suo esperto generale Afḍal Khān ad arrestare Shivaji. Prima di eseguire l'ordine, le forze di Bijapur profanarono il tempio Tulja Bhavani, sacro per la famiglia di Shivaji, e il tempio Vithoba a Pandharpur, sito di un importante pellegrinaggio per gli hindu.Eaton, The Sufis of Bijapur, 2015, pp. 183–184.
Tallonato dalle forze di Bijapur, Shivaji si ritirò nel Forte di Pratapgad, dove molti dei suoi seguaci lo esortarono ad arrendersi. Si creò una situazione di stallo, con Shivaji incapace di rompere l'assedio e Afḍal Khān, in possesso di una forte cavalleria ma senza attrezzature indispensabili per un assedio, incapace quindi di conquistare il Forte. Dopo due mesi, Afḍal Khān spedì un suo inviato da Shivaji suggerendo un incontro privato tra i due fuori dal Forte per giungere a una soluzione.Gier, The Origins of Religious Violence, 2014, p. 17.
I due s'incontrarono in una capanna ai piedi del forte Pratapgad il 10 novembre 1659. Nell'accordo preliminare si era convenuto che i due si sarebbero incontrati armati solo con una spada, scortati da un solo attendente. Shivaji, sospettando che Afḍal Khān lo avrebbe arrestato o attaccato,Sarkar, Shivaji and His Times, 1920, p. 70. o progettando di attaccarlo lui stesso,Haig & Burn, The Mughal Period, 1960, p. 294. indossava un'armatura sotto i suoi vestiti, celava un bagh nakh ("artiglio di tigre" in metallo) sul braccio sinistro, e aveva un pugnale nella mano destra.Haig & Burn, The Mughal Period, 1960, p. 22.
I resoconti variano su chi dei due abbia inferto il primo colpo: Le cronache maratha accusano Afḍal Khān di tradimento, mentre quelle persiane ritorcono l'accusa su Shivaji.Pagadi, 1983, p. 29. Nel corpo a corpo, la spada di Afḍal Khān fu fermata dalla corazza di Shivaji, mentre le armi di Shivaji inflissero colpi mortali al generale; Shivaji fece poi sparare un colpo di cannone per segnalare alle sue truppe nascoste di attaccare i soldati di Bijapur.Haig & Burn, The Mughal Period, 1960. Nella susseguente battaglia di Pratapgarh combattuta il 10 novembre 1659, le forze di Shivaji ottennero una vittoria decisiva su quelle del Sultanato di Bijapur. Più di soldati dell'esercito di Bijapur sarebbero stati uccisi e, tra essi, un sardar di alto rango, inoltre due figli di Afḍal Khān e due capi maratha furono presi prigionieri.Sarkar, Shivaji and His Times, 1920, p. 75.
Dopo la vittoria, una grande parata fu tenuta da Shivaji sotto Pratapgarh. I nemici catturati, sia ufficiali, sia soldati, furono liberati e fatti tornare a casa con dei soldi, viveri e altri doni concessi loro. I Maratha furono trattati di conseguenza.
Assedio di Panhala Dopo aver sconfitto le forze di Bijapur, l'esercito di Shivaji marciò su Konkan e Kolhapur, impadronendosi del Forte di Panhala e infliggendo nel 1659 una nuova sconfitta ai soldati di Bijapur mandatigli contro, agli ordini di Rustam Zaman e Faḍl Khān.Sarkar, Shivaji and His Times, 1920, p. 78. Nel 1660 ʿĀdil Shāh ordinò al generale Siddi Jawhar di attaccare la frontiera meridionale dei domini di Shivaji, alleandosi con i Mughal che dovevano attaccare da settentrione.
A quel tempo, Shivaji era accampato nel Forte di Panhala con le sue forze. L'esercito di Siddi Jawhar assediò quindi Panhala a metà anno, tagliando le vie di rifornimento al Forte. Durante il bombardamento di Panhala, Siddi Jawhar acquistò granate dai Britannici a Rajapur (Maharashtra e assoldò anche alcuni artiglieri britannici per il bombardamento del Forte, ostentando una bandiera usata dai Britannici. Ciò fu visto come un atto sleale e irritò Shivaji, che in dicembre si sarebbe vendicato, saccheggiando l'insediamento agricolo inglese di Rajapur e catturando quattro dei suoi fattori e imprigionandoli fino a metà del 1663.Sarkar, Shivaji and His Times, 1920, p. 266.
Dopo mesi d'assedio, Shivaji negoziò un accordo con Siddi Jawhar, consegnò il Forte il 22 settembre del 1660 e si ritirò a Vishalgad; Shivaji riprese Panhala nel 1673.
Battaglia di Pavan Khind Si discute sulle circostanze del ritiro di Shivaji (accordo o fuga) e della sua destinazione (Ragna o Vishalgad), ma il racconto popolare fornisce dettagli sul suo movimento notturno per Vishalgad e sul sacrificio della retroguardia che gli consentì di fuggire. Secondo questi racconti, Shivaji fuggì da Panhala col favor delle tenebre, e fu inseguito dalla cavalleria nemica, mentre il Sardar maratha Baji Prabhu Deshpande di Bandal Deshmukh, con 300 cavalieri, si sarebbe offerto di combattere fino alla morte per trattenere il nemico a Ghod Khind ("burrone del cavallo") e dare a Shivaji e al resto delle sue forze una possibilità di raggiungere la salvezza nel Forte di Vishalgad.{Sardesai, 1957.
Nella successiva battaglia di Pavan Khind, la più esigua forza maratha bloccò le più numerose forze nemiche, dando il tempo necessario a Shivaji di fuggire. Baji Prabhu Deshpande fu ferito, ma continuò a combattere fin quando udì il colpo di cannone esploso da Vishalgad, che segnalava l'arrivo di Shivaji nel Forte la sera del 13 luglio 1660. Ghod Khind (khind significa "uno stretto passo montano"), chiamato in seguito Paavan Khind ("passo sacro") in onore di Bajiprabhu Deshpande, Shibosingh Jadhav, Fuloji, e di tutti gli altri soldati che combatterono lì.
Conflitto coi Mughal