Salvo Montalbano è un personaggio letterario e televisivo protagonista di una serie di romanzi polizieschi di Andrea Camilleri e delle serie televisive derivate. Montalbano è un commissario di polizia che vive e svolge le sue funzioni nell'immaginaria cittadina di Vigata, sulla costa siciliana.

I racconti sono caratterizzati dall'uso di un italiano fortemente contaminato da elementi della lingua siciliana e da un'ambientazione particolarmente curata, elementi ripresi anche nella trasposizione televisiva.

Il nome Montalbano venne scelto da Camilleri in omaggio allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, ideatore di un altro famoso investigatore, Pepe Carvalho: i due personaggi hanno in comune l'amore per la buona cucina e le buone letture«Andrea Camilleri: - Anche per Montalbano i libri sono importanti, come per Carvalho; l'unica differenza sta nel fatto che il mio commissario non li brucia. Sicuramente al tuo Carvalho i libri non hanno insegnato molto... Manuel Vázquez Montalbán: - Sì, certo. Per entrambi i libri sono importanti: per il tuo personaggio in senso positivo, per il mio in senso negativo, ecco perché finisce col bruciarli. Andrea Camilleri: - Però la scelta di quale libro bruciare equivale alla scelta di quale libro leggere...» (Hado Lyria, Dos Tardes con Camilleri, Editore Salamandra, 2003), i modi piuttosto sbrigativi e non convenzionali nel risolvere i casi e una storia d'amore controversa e complicata con una donna anch'essa complicata.

Il personaggio

Montalbano risulta essere nato a Catania il 6 settembre 1950, come si evince dal documento trovato nella borsetta dell'agente dei servizi deviati Elisabetta Gardini nel romanzo Acqua in bocca, scritto da Camilleri insieme a Carlo Lucarelli, ed esplicitamente in Una voce di notte. L'anno di nascita viene anche confermato dalla descrizione della partecipazione del futuro commissario agli avvenimenti del '68: «Nel '68 il futuro commissario, che aveva diciotto anni, fece scrupolosamente tutto quello che c'era da fare per un picciotto della sua età: manifestò, occupò, proclamò, scopò, spinellò, s'azzuffò. Con la polizia, naturalmente.»in A. Camilleri, Lo Yack in Un mese con Montalbano, Milano, 2004, pp. 258-259.

Laureato in giurisprudenza, inizia la sua carriera in polizia verso i trent'anni, conducendo un apprendistato che lo porta a diventare vicecommissario in un paesino di montagna, Mascalippa, in provincia di Enna, da dove verrà poi trasferito a Vigata, cittadina sul mare in provincia di Montelusa, due nomi di fantasia che corrisponderebbero rispettivamente alle reali Porto EmpedocleNella finzione letteraria Camilleri sceglie di non adoperare i toponimi reali delle città siciliane, ma trasforma ogni nome con suoni simili; ad esempio la Fiacca è Sciacca, Fela è Gela, la stessa Vigata, anche se elevata a capoluogo di provincia, richiama nel suono Licata: «Vigàta in realtà è Porto Empedocle. Ora, Porto Empedocle è un posto di diciottomila abitanti che non può sostenere un numero eccessivo di delitti, manco fosse Chicago ai tempi del proibizionismo: non è che siano santi, ma neanche sono a questi livelli. Allora, tanto valeva mettere un nome di fantasia: c'è Licata vicino, e così ho pensato: Vigàta. Ma Vigàta non è neanche lontanamente Licata. È un luogo ideale, questo lo vorrei chiarire una volta per tutte», cfr. Andrea Camilleri Nel 2003 l'amministrazione comunale di Porto Empedocle, per onorare il suo illustre cittadino e la fama derivatagli dal successo letterario, con il benestare dello scrittore il quale si è dichiarato onorato della richiesta, ha deciso di aggiungere al proprio nome ufficiale anche quello della città immaginaria, Porto Empedocle Vigata, creando forse uno dei pochi casi in cui la realtà geografica e politica si adatta alla fantasia letteraria, cfr. La Repubblica - Porto Empedocle diventa Vigata e Agrigento«Agrigento sarebbe la Montelusa dei miei romanzi, però Montelusa non è un'invenzione mia ma di Pirandello, che ha usato questo nome molte volte nelle sue novelle: l'Agrigento di oggi la chiamava Girgenti e anche Montelusa, e io gli ho rubato il nome, tanto non può protestare», cfr. Andrea Camilleri e che nella fiction TV si riferiscono a due città immaginarie localizzate nella zona di Ragusa, come si evince dalla carta della provincia che compare spesso al commissariato di Vigata (che nelle riprese della serie televisiva è stato collocato nel municipio di Scicli).

In una località vicina a Vigata, Marinella (località balneare immaginaria il cui nome coincide con quello di una frazione di Porto Empedocle nella realtà), Montalbano si stabilisce in una villetta sul mare, che inizialmente affitta e poi acquista; abitualmente vive solo, salvo quando viene a visitarlo la fidanzata Livia Burlando, che vive a Boccadasse, un quartiere di Genova, e che appare come un filo rosso sempre presente nella sua vita.Un mese con Montalbano, pp. 49-59, 231-240.

La casa sarebbe invivibile, dato l'abituale disordine che caratterizza l'agire di Montalbano, se non ci fosse la preziosa adenzia [aiuto] della cameriera Adelina Cirrinciò, scorbutica ma, nonostante abbia due figli delinquenti arrestati spesso proprio dal commissario o dai suoi sottoposti, fedele donna di servizio. Adelina è una bravissima cuoca e lascia quasi sempre qualche piatto siciliano pronto nel frigorifero o nel forno per la cena del commissario; Montalbano infatti è un accanito buongustaioCampo Stefania. I segreti della tavola di Montalbano. Leone verde. 2009. EAN: 9788865803363., ma non è affatto abile in cucina. A pranzo, il commissario frequenta abitualmente il ristorante "San Calogero" (che nella serie TV è collocato nel ristorante "A Rusticana", a Ragusa)A Rusticana.; dopo il pensionamento del proprietario e la chiusura del ristorante (in Il giro di boa), troverà un adeguato sostituto nella trattoria "Enzo a Mare". I piatti preferiti di Montalbano sono quelli a base di pesce appena pescato, dei quali consuma sempre abbondanti porzioni (come gli antipasti di pesce e il pesce fritto) e i classici arancini siciliani, nella forma sferica tipica della Sicilia occidentale. Apprezza molto anche alcuni vini tipici siciliani (come il catarratto, il grillo, i Corvo, il nero d'Avola, il cerasuolo di Vittoria e il syrah) e il whisky. A volte il commissario, rincasando dopo la giornata di lavoro, non trova niente di preparato: in tali casi non si perde d'animo e cena a base di olive nere e formaggio caciocavallo. Talvolta accade anche di trovare il piatto principe di Adelina, la pasta 'ncasciata, che fa mugolare di piacere il commissario.

Tra Livia e Adelina c'è una perfetta incompatibilità di carattere, e quando è presente in casa l'una è sicuramente assente l'altra.

I più stretti collaboratori di Montalbano sono il suo vice Domenico Augello, giovane e impenitente "fimminaro", che Montalbano chiama con il diminutivo di Mimì, l'ispettore Giuseppe Fazio, solerte, efficientissimo e di grande aiuto nella ricerca di indizi, e l'agente Agatino Catarella, centralinista simpatico e tonto ma abile nell'uso del computer«Catarella è un picciliddro, un bambino dentro al corpo di un omo. E perciò ragiona con la testa di uno che non ha manco sette anni... Con ciò voglio dire che Catarella ha la fantasia, le alzate d'ingegno, le invenzioni di un picciliddro. Ed essendo picciliddro, queste sue cose le dice, senza ritegno. E spisso c'inzerta. Perché la realtà, vista con l'occhi nostri, è una cosa, mentre vista da un picciliddro è un'altra», cfr. Il giro di boa, p. 193..

Il commissario, da parte sua, ha un rapporto di amore-odio con la moderna tecnologia: ne riconosce i grandi vantaggi, ma la sente estranea a quella che ormai è la sua età. Divertenti sono le sue considerazioni, che riflettono le idee del suo creatore, che egli fa proprio a proposito dei telefonini:

Complesso il suo rapporto con la religione: Montalbano non è sicuramente un credente, ma nemmeno un mangiapreti, anche se, con l'avanzare dell'età, romanzo dopo romanzo, diventa sempre più introverso e sgomento di fronte ai problemi dell'età e ai piccoli inconvenienti come i vuoti di memoria, a cui deve rimediare vergognandosi e prendendo appunti, e con le grandi paure improvvise, come quando (ne La luna di carta) al risveglio gli compare ossessivamente nel cervello «non un pinsero completo, ma un principio di pinsero, un pinsero che accomenzava con queste ‘ntifiche parole: Quanno viene il jorno della tò morti...». Forse per il non credente Montalbano è questo il ricordo della preghiera dell'"Ave Maria" recitata da bambino («... e nell'ora della nostra morte»)? Ed era una sorta di "Padre nostro" quello che invocava quando ne Il giro di boa, credeva di essere stato colpito da un infarto («mentre il dolore diventava una specie di trapano rovente nella carne viva, litaniò dintra di sé: "Patre mio, patre mio, patre mio..." Litaniava a sò patre morto [...] Ma sò patre non ascutò la priera»)?Il giro di boa, p. 237.

A un certo punto (in La pazienza del ragno) il commissario accetta, nonostante sia e si dichiari non credente, di fare da padrino di battesimo a Salvo Augello, figlio del suo vice MimìA. Camilleri, Par condicio in Un mese con Montalbano, Sellerio ed.. Compirà la stessa scelta in Una lama di luce, con il figlio di Pasquale Cirrinciò (uno dei due figli di Adelina), anch'egli chiamato Salvo: ciò è segno della sua adesione, se non ai fondamenti dottrinari, almeno alle forme sociali del cattolicesimo più diffuse tra la popolazione italiana.

Carattere

Montalbano è un commissario sui generis, «maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito»A. Camileri, La luna di carta, Sellerio ed., con innata abilità nel dipanare intrighi complicati e difficoltosi. Sebbene il suo mestiere glielo permetta, solitamente rifugge dall'uso delle armi, ma quando è costretto a usarle lo fa con abilità e precisione. Coerentemente al suo carattere introverso, preferisce condurre le sue indagini da solo e spesso risponde scontrosamente alle richieste di chiarimenti dei suoi collaboratori. Non è certo esente da debolezze tipicamente umane, come la propensione per la buona cucina, soprattutto quella a base di pesce, e da manie e fissazioni, come il desiderare assoluto silenzio durante il pasto.

Ci sono giornate in cui il commissario è intrattabile, come sanno bene i suoi collaboratori, che in quelle occasioni stanno alla larga da lui; ad esempio Montalbano è fortemente meteoropatico«Che la giornata non sarebbe stata assolutamente cosa il commissario Salvo Montalbano se ne fece subito persuaso non appena le persiane della càmmara da letto. Faceva ancora notte, per l'alba mancava perlomeno un'ora, però lo scuro era già meno fitto, bastevole a lasciar vedere il cielo coperto da dense nuvole d'acqua e, oltre la striscia chiara della spiaggia, il mare che pareva un cane pechinese», cfr. La voce del violino, p. 9. e si rabbuia e si irrita molto facilmente quando il tempo si fa tinto [brutto]. Odia parlare in pubblico e quando è costretto a farlo appare impacciato e dall'eloquio sconnesso, sembra essere «... pigliato dai turchi, balbuziente, esitante, strammàto [squilibrato], stunàto, perso, ma sempre con gli occhi spiritati».Il cane di terracotta, p. 69. Non ama mettersi in primo piano di fronte ai media e anzi si sente sprofondare dall'imbarazzo quando, in alcune occasioni, viene premiato in cerimonie ufficiali per i brillanti risultati delle sue indagini.

Assolutamente privo di ambizione, giunge al punto di rifiutare le promozioni e fa di tutto per evitarle. L'unica cosa che Montalbano davvero desidera fare bene e nella quale sa di essere abile è il suo lavoro, e non vuole avere contatti con la classe politica, che apprezza ben poco. Con grande abilità riesce a districarsi nella burocratica macchina dell'apparato statale, servendo lo Stato con grande lealtà e non lesinando critiche feroci ai suoi colleghi per comportamenti poco onorevoli.