Età antica In età protostorica, i Colli Albani furono abitati da popolazioni indoeuropee di cultura villanoviana chiamati Latini, o Albani, che diedero vita ad una particolare civiltà, chiamata Civiltà Laziale.
Sono stati rinvenuti i resti di diversi insediamenti preistorici nel territorio dei comuni castellani, risalenti a varie epoche: al periodo laziale I e II A (1000 a.C.-830 a.C.) sono riconducibili i reperti rinvenuti ad Albano Laziale nelle località Tor Paluzzi, Castel Savello e Colle dei Cappuccini, sul Tuscolo, a Lanuvio, a Grottaferrata in località Boschetto e a VelletriPino Chiarucci, La Civiltà Laziale e gli insediamenti albani in particolare, in Pino Chiarucci (a cura di), Il Lazio Antico - Corso di Archeologia tenutosi presso il Museo Civico di Albano 1982-1983, p. 35.; al periodo laziale II B (830 a.C.-770 a.C.) risalgono i reperti del Villaggio delle Macine sulle sponde del Lago Albano, i resti riconducibili alla mitica Alba Longa tra Palazzolo e i Tofelli di Ariccia, e resti di vari abitati sciolti a Lanuvio.Pino Chiarucci, La Civiltà Laziale e gli insediamenti albani in particolare, in Pino Chiarucci (a cura di), Il Lazio Antico - Corso di Archeologia tenutosi presso il Museo Civico di Albano 1982-1983, p. 39. Al periodo laziale III (770 a.C.-730 a.C.) risalgono i resti delle necropoli di Marino Riserva del Truglio e Costa Caselle e di Grottaferrata Villa CavallettiPino Chiarucci, La Civiltà Laziale e gli insediamenti albani in particolare, in Pino Chiarucci (a cura di), Il Lazio Antico - Corso di Archeologia tenutosi presso il Museo Civico di Albano 1982-1983, p. 39-40., mentre all'ultima fase della Civiltà Laziale, la IV A e B (730 a.C.-580 a.C.) risalgono alcuni spettacoli reperti come un carro rinvenuto a Velletri e una cinquantina di sepolture nell'area di Marino.Pino Chiarucci, La Civiltà Laziale e gli insediamenti albani in particolare, in Pino Chiarucci (a cura di), Il Lazio Antico - Corso di Archeologia tenutosi presso il Museo Civico di Albano 1982-1983, p. 41-42. È in questo contesto che si affermano grandi città latine come Bovillae, situata presso la frazione Frattocchie di Marino, Aricia, ubicata in Vallericcia ai piedi di Ariccia, Tusculum, sul colle di Tuscolo in comune di Monte Porzio Catone, ed altri abitati minori come Mugillae, Corioli, Cobrium e Cabum.
Secondo la leggenda, riportata da Virgilio nell'Eneide, Enea, nipote del re troiano Priamo e figlio di Anchise e della dea Venere, fuggendo da Troia distrutta dagli Achei sbarcò, dopo grandi peregrinazioni, nel Lazio. Il luogo dello sbarco di Enea è collocato dagli archeologi tra Pratica di Mare e Torvaianica, dove sono stati rinvenuti reperti archeologici ricollegabili con la città latina di Laurentum, capitale del re Latino. Latino, all'arrivo di Enea, diede in sposa sua figlia Lavinia al troiano forestiero, piantando in asso il pretendente Turno, re di Ardea, che venne sconfitto dopo una guerra da Enea che fondò quindi una nuova città, Lavinio (in onore della consorte). Enea aveva un figlio, Ascanio (detto anche Iulo), che gli successe al trono e decise di fondare una nuova città, Alba Longa. Storici ed archeologici per secoli hanno dibattuto sulla collocazione di questa città, che divenne la capitale della Lega Latina delle 46 città confederate del Latium, ma oggi si tende a pensare che la città sorgesse sul lato settentrionale del Lago Albano, tra Marino e Palazzolo, dirimpetto all'attuale Albano.
Ai Castelli si concentravano i luoghi religiosi e politici più importanti della Lega Latina: su Monte Cavo, l'antico Mons Albanus, si venerava Giove Laziale; ad Aricia era venerata Diana, nel famoso tempio rinvenuto sulle rive del Lago di Nemi noto per l'usanza del rex Nemorensis; a Lanuvio era venerata Giunone Sospita. Le riunioni politiche della Lega si tenevano nel Locus Ferentinus, foro suburbano collocato secondo alcuniGirolamo Torquati, Studi storico-archeologici sulla città e sul territorio di Marino, pp. 4-21. presso il Caput Aquae Ferentinum nel Bosco Ferentano di Marino, e secondo altri presso Cecchina.
Al tempo di Tullo Ostilio, attorno al 638 a.C. secondo la tradizione, scoppiò una controversia tra i romani e gli albani per via del fatto che questi ultimi effettuavano ruberie a danno delle terre dei primi. Tullo Ostilio pensò bene di risolvere la questione militarmente, per cui del resto gli deriva il cognomen, e invase i territori degli albani. Per evitare lo spargimento di sangue, si decise di far affrontare i tre fratelli Orazi (per Roma) e tre fratelli Curiazi (per Alba) che avrebbero deciso le sorti dello scontro. Rimase infine vivo solo un Orazio e Alba venne conquistata dai romani.
Storicamente la città di Alba venne rasa al suolo e il suo re squartato vivo, mentre i profughi di Alba furono installati a Roma nell'area della Subura attorno al Quirinale e tutti gli istituti religiosi di Alba (dai Pontifices Albani alle Virgines Albanae) passarono a Bovillae, i cui abitanti si fregiarono del titolo di Albani Longani Bovillenses oltre che di quello di municipium romano.
Quando nel 510 a.C. a Roma cadde la monarchia, la Lega Latina assieme agli Etruschi di Porsenna si allearono per rimettere Tarquinio il Superbo sul trono. Anche i Volsci di Velitrae parteciparono a questa alleanza.Dionigi d'Alicarnasso, Ρομαικη Αρχαιη, lib. V v. 41.,Nella battaglia del Lago Regillo (499 a.C. o 496 a.C.), combattuta presso Frascati, i Latini vennero sbaragliati dai Romani, e i Volsci continuarono ad essere ostili a Roma. Nel 491 a.C. infatti il Senato inviò il console Aulo Virginio Tricosto Celimontano a sconfiggere i Volsci: si tenne una battaglia campale in prossimità di Velitrae, al termine della quale i Volsci sconfitti fuggirono in città seguiti dai Romani, che saccheggiarono e conquistarono la città, nella quale fu installata una colonia romanaDionigi d'Alicarnasso, Ρομαικη Αρχαιη, lib. VI v. 42; Tito Livio, Ab Urbe condita, lib. IV v. 30..
Nel 443 a.C. però i coloni romani di Velitrae si schierarono insieme ai Volsci contro Roma, attirandosi contro l'ostilità romana sotto forma prima dei tribuni Lucio e Spurio Papirio che nel 381 a.C. sconfissero veliterni e prenestini in una battaglia campale ai piedi delle mura cittadineTito Livio, Ab Urbe condita, lib. VI v. 12-13., poi nel 379 a.C. di Marco Furio Camillo e quindi nel 377 a.C. di Lucio Quinzio Cincinnato, che espugnò Velitrae ancora una volta. Tuttavia, ancora nel 365 a.C. i Romani dovettero assediare Velitrae, finché nel 338 a.C. i Romani non presero seri e definitivi provvedimenti contro la perennemente ribelle Velitrae, ordinando di deportare i cittadini più notevoli e radere al suolo le mura cittadine.
Con Roma il territorio dei Castelli venne attraversato da una serie di strade consolari. La prima fu la Via Latina (oggi Anagnina), in origine diretta al passo del Monte Algido sotto Rocca Priora e poi proseguita verso il compitum Anagninum, ai piedi di Anagni, dove si incontrava con la Via Casilina (che attraversava l'antica Labicum, oggi Colonna) diretta verso Casilinum. Poi venne la Tuscolana, diretta a Tusculum, che oggi si ferma a Frascati. Infine, nel 312 a.C., il console Appio Claudio Cieco fece costruire la Via Appia, che attraversava Bovillae, Aricia e Lanuvium diretta a Terracina e a Capua.
Durante le guerre contro i Volsci, spesso le legioni romane si trovarono a combattere nella Valle Latina ai piedi del Tuscolo. Il dittatore Cincinnato liberò dall'assedio dei Volsci un esercito romano asserragliato sull'Algido, mentre anni dopo il traditore Coriolano, nativo forse del borgo di Corioli non meglio identificato su un'altura dell'Agro ai piedi dei Colli Albani, assediò e saccheggiò Bovillae alleata di Roma.
Più Roma espandeva il suo dominio, più i Castelli subivano sempre meno sconvolgimenti militari. L'ultimo esercito nemico che entrò ai Castelli fu quello di Annibale quando, dopo la vittoria di Canne nell'inverno 204 a.C., si accampò nella località ancora oggi conosciuta come Campi d'Annibale, ai piedi di Monte Cavo in comune di Rocca di Papa.
Durante la sua dittatura, Silla ordinò di centuriare la terre tra Bovillae, Tusculum e Gabii in favore dei veterani delle legioni d'Oriente, e fece anche fondare l'accampamento di Castrimoenium grossomodo nell'area dove sorge oggi Marino.
Settimio Severo, nel 193 d.C., fece installare la Legio II Parthica nei Castra Albana, che sorgevano lungo l'Appia dove oggi sorge Albano moderna. Già al tempo di Gaio Mario invece era sorto un altro castrum, in seguito elevato al grado di municipium: Castrimoenium, in corrispondenza dell'attuale Marino. In età severiana forse anche a Castrimoenium si stanziarono militari orientali, poiché nel 1962 presso la stazione ferroviaria di Marino è stato rinvenuto il celebre mitreo di Marino.
Importanti personalità ebbero ville o residenze ai castelli: fra questi Marco Tullio Cicerone (sotto Tusculum, nell'attuale comune di Grottaferrata), l'imperatore Domiziano (con una gigantesca tenuta che abbracciava l'intero Lago Albano, anche se il palazzo sorgeva all'interno della Villa Pontificia di Castel Gandolfo), Seneca (sul crinale del Lago Albano), Ottone Vitellio (sopra Monte Gentile, ad Ariccia) e Gaio Giulio Cesare (affacciato sul Lago di Nemi), Publio Clodio Pulcro (all'Ercolano sotto Castel Gandolfo) e Pompeo Magno (dentro l'attuale Villa Doria ad Albano), Claudio Mamurra e Quinto Voconio Pollione (nelle campagne di Marino), Lucullo (sull'attuale Frascati). Altri resti di ville spuntano un po' dovunque, ma spicca fra le altre la villa romana sotto Genzano appartenuta all'imperatore romano Antonino Pio, e quella sul crinale settentrionale del Lago Albano.
Medioevo (476-1500) Alto Medioevo (476-1000)
Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, i fondi privati divenuti lentamente tutti di proprietà imperiale vennero concessi alla Chiesa Romana, che divenne così la principale proprietaria fondiera dei Castelli e dell'Agro Romano.
Nel frattempo, nascevano le sedi suburbicarie: ai Castelli, si ha menzione delle diocesi di Frascati (anche se prima come diocesi di Labicum, poi di Tusculum, infine di Frascati) e di Velletri già dal 313 d.C., mentre sulla diocesi di Albano inizieranno ad emergere fonti dall'inizio del V secolo.
Il Cristianesimo è penetrato ai Castelli fin dai primi tempi, poiché secondo la leggenda l'incontro tra San Pietro e Simon Mago avvenne ad Ariccia, mentre alcuni studiosi sostengono che Tusculum sia stata evangelizzata dai Santi Pietro e Paolo. Catacombe e luoghi di culto paleocristiani sono in molti luoghi: sotto Grottaferrata, ci sono le catacombe di Ad Decimum; sull'Appia a Frattocchie nel XVIII secolo venne individuata una catacomba, oggi distrutta; ad Albano, sotto Santa Maria della Stella, sorgono le catacombe di San Senatore.
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, la maggior parte delle città romane iniziarono a decadere, a causa anche delle frequenti invasioni barbariche: nel 410 i Visigoti di Alarico saccheggiarono le località lungo la via AppiaEmanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte II cap. XXV p. 231., mentre durante la Guerra Gotica (535-553) i Bizantini si accamparono presso Alghedion, fortezza posta secondo molti presso il passo dell'Algido in territorio di Rocca Priora, saccheggiando da quella posizione la Campagna Romana. La tradizione vuole che nel 536 il generale bizantino Belisario entrò in Velletri e concesse la libertà da Bisanzio ai cittadini: si formò così la prima parte del motto cittadino, Est mihi libertas imperialis; la seconda parte (Est mihi libertas papalis et imperialis) venne coniata quando nel 730 anche il Papa concesse piena autonomia ai velletrani.