La storia di Livorno, se confrontata con quelle delle altre città toscane, è sicuramente tra le più originali nel panorama regionale, in quanto slegata da uno sviluppo medievale che è comune alla maggior parte degli altri centri.L. Moni, La costruzione di una città portuale: Livorno, Livorno 2002, p. 9.

Le origini dell'insediamento dal quale si è poi sviluppata la città sono comunque antiche e legate alla vicinanza con il principale scalo marittimo della Repubblica pisana. Tramontato il dominio di Pisa, i Medici decretarono l'ampliamento di Livorno, trasformando un piccolo villaggio nella più importante città italiana progettata e costruita tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo.Touring Club Italiano, Guida d'Italia. Toscana, Milano 2001, p. 399.M. Bevilacqua, Firenze e il Granducato: province di Grosseto, Livorno, Pisa, Pistoia, Prato, Siena, 2007, p. 28.

Principale porto del Granducato di Toscana e tra i più trafficati scali di tutto il bacino del Mediterraneo, Livorno divenne un rilevante centro economico animato da mercanti provenienti da qualsivoglia Nazione, come specificato dalle leggi livornine, che le conferirono i caratteri di città cosmopolita per eccellenzaG. Panessa, O. Vaccari, Livorno, il primato dell'immagine, Pisa 1992, p. 58., anche durante il successivo dominio lorenese.M. D'Angelo, "The Scale or Magazin of an Universall English Trade". Mercanti inglesi a Livorno in età moderna, in Mirella Mafrici (a cura di), Rapporti diplomatici e scambi commerciali nel Mediterraneo moderno, 2004, p. 329.

Dopo l'unificazione e la crisi economica conseguente all'abolizione del porto franco, la città accolse numerose fabbriche di rilevanza nazionaleMassimo Sanacore, La centralità storica di Livorno, in "Il Tirreno", cronaca di Livorno, del 30 agosto 2012., divenendo il maggiore centro industrializzato della Toscana.I. Tognarini, A. Varni, Le Voci del lavoro: 90 anni di organizzazione e di lotta della Camera del lavoro di Livorno, 1990, p. 285.

Fu duramente colpita dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale, che, assieme alla ricostruzione, cancellarono parte delle sue principali vestigia, conferendole un aspetto moderno.

Storia

Le origini Le origini di Livorno sono ignote e si perdono nella leggenda del mitologico tempio di Ercole, attorno al quale si sarebbe sviluppato l'abitato più antico della città.G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903, p. 9. Certamente il sito era frequentato sin dall'epoca preistorica, come documentato da alcuni reperti archeologici, quali cuspidi di freccia, lamine usate come coltelli, raschiatoi e punteruoli rinvenuti in varie zone del territorio comunale. Due giacimenti paleolitici furono scoperti nel 1939 nella zona di Santo Stefano ai Lupi e Monteburrone; in una grotta del Monte Tignoso, tra Ardenza e Montenero, furono rinvenuti manufatti neolitici, come ossa lavorate, frammenti di rame e di ceramica. In località Limone, ad est della città, furono ritrovati dei bronzi, che ToscanelliN. Toscanelli, Pisa nell'antichità, Pisa 1933-34, p. 576 e sgg. ritenne non anteriori al III secolo a.C.G. Nudi, Storia urbanistica di Livorno, Venezia 1959, pp. 16-19. Occorre ricordare anche oggetti dell'età del ferro e del bronzo scoperti nei pressi di Montenero e nell'odierna Fortezza Vecchia, al cui interno sono ancora individuabili tracce di capanne, sopra le quali si trova uno strato di reperti di epoca etrusca e romana.L. Cauli, G. Messeri, M. Taddei (a cura di), Archeologia e Territorio Livornese. Atti II Seminario, Livorno 2003, p. 42.

L'apertura della Via Aemilia Scauri, nel 109 a.C. fu un avvenimento di indubbio rilievo, che coincise con l'avvio della colonizzazione romana. Tracce evidenti di questo passaggio si possono ritrovare nei toponimi di Ardenza (da Ardentia), Salviano (da Salvius) e Antignano (da Antonius o, secondo alcuni, Ante ignem, ovvero la località posta prima dei fuochi di segnalazione per le navi dirette a Porto Pisano).G. Nudi, cit., p. 22. Nel tardo impero, nell'area di Santo Stefano ai Lupi si trovava una zona sepolcrale, forse connessa alla presenza, presso il vicino Porto Pisano, di una non meglio definita località denominata "Triturrita" descritta da Claudio Rutilio Namaziano nel 416 d.C.G. Nudi, cit., pp. 22-24; P. Vigo, Livorno. Aspetti storici-artistici, Bergamo 1915, p. 15-24.

Medioevo Livorno sotto la Repubblica di Pisa Porto Pisano Livorna è attestata per la prima volta in un documento del 13 novembre 1017, nel quale il vescovo di Pisa concesse l'omonimo castello ed un piccolo agglomerato di case alla famiglia pisana degli Orlandi. Sicuramente questo piccolo villaggio, posto intorno ad una cala naturale a pochi chilometri a sud della foce dell'Arno, collaborava già da tempo col vicino Porto Pisano, ovvero con il principale scalo marittimo di Pisa.S. Ducci, "Portus Pisanus". Torna alla luce l'antica vocazione marinara di Livorno, in "CN Comune Notizie", n. 68, luglio-settembre 2009, pp. 5-11.

Porto Pisano si estendeva in una vasta insenatura a nord di Livorno (il Sinus Pisano) ed era unito a Pisa mediante una strada carrabile che aveva origine dalla zona di Santo Stefano ai Lupi, dove si trovavano una pieve (citata già nel 949) e un'importante fonte d'acqua sorgiva per il rifornimento delle navi.S. Ceccarini, Fiorentina: storia di un territorio. Parte I, in "Il Pentagono", n. 2, marzo-aprile 2013, p. 8. Oltre alla chiesa di Santo Stefano, tra i secoli X e XI, nella giurisdizione politica conosciuta col nome di Piviere di Pian di Porto rientravano una serie di pievi: San Paolo all'Ardenza (scomparsa), Santa Giulia (scomparsa), Sant'Andrea di Limone e San Martino a Salviano.G. Nudi, cit., p. 30.

Non distante da Santo Stefano ai Lupi, in località Stagno, si trovava inoltre l'Ospedale di San Leonardo, un importante complesso dotato di ostello per pellegrini, cimitero e chiesa, fondato nel 1154 dall'arcivescovo di Pisa.F. Zucchelli, G. Zucchelli, La comunità di San Leonardo di Stagno nei secoli XII e XIII, Livorno 2006. Un altro ospedale, quello di San Benedetto, sorse nell'area di Porto Pisano intorno al 1304, rimanendo attivo probabilmente fino all'inizio del secolo successivo.G. Ciccone, I primi ospedali di Livorno. San Ranieri, San Benedetto, Sant'Antonio. Parte II, in "Il Pentagono", n. 2, febbraio-marzo 2010, pp. 12-13.

Il Castrum Liburni

Un evento documentato è la donazione che la contessa Matilde di Canossa fece nel 1103 all'Opera del Duomo di Pisa del Castrum Liburni e la sua curtis, vale a dire di un centro fortificato privo di una propria giurisdizione e un centro abitato relegato al diritto feudale.G. Nudi, cit., p. 41; M. Ferretti, La Fortezza Vecchia, Livorno 2006, p. 13. Diciotto anni dopo l'Opera lo vendette all'arcivescovo della città. Livorno seguì così il destino della repubblica pisana, venendo distrutta per ben dodici volte, tra il 1114 e il 1368, per cause belliche.G. Nudi, cit., p. 42.

A differenza delle altre città toscane, che vivevano stagioni di grande vivacità artistica, all'epoca Livorno rimase ai margini della storia. L'abitato, dal quale partiva la carrareccia (via Carraia) per Porto Pisano, era composto da un pugno di abitazioni e alcune strutture fortificate, successivamente inglobate nella Fortezza Vecchia: una torre quadrata, risalente al X-XI secolo, e una torre circolare (impropriamente chiamata Mastio di Matilde), costruita tra il XIII e XIV secolo.

Alla metà del Duecento è rintracciabile la prima menzione della chiesa di San Giovanni Battista; un'altra antica chiesa fu quella di Santa Maria e Giulia (demolita nel 1527 per fare spazio alla costruzione del fossato della Fortezza Vecchia), che il Vigo ritiene citata come Santa Maria già nel 1160 e che, secondo la tradizione cronachistica, ebbe il secondo titolo a seguito della distruzione della chiesa di Santa Giulia (1268). Di origine medievale era anche la chiesa di Sant'Antonio, demolita negli anni 1940 del XX secolo. Livorno disponeva anche di un ospedale, detto di Sant'Antonio, che all'epoca aveva comunque una capienza molto limitata.G. Nudi, cit., pp. 64-66.

Fuori dall'abitato, a sud, si trovava la chiesa di San Jacopo in Acquaviva; a nord, invece, insistevano una serie di torri poste all'imboccatura di Porto Pisano. Un'altra torre sorgeva al largo della costa per indicare le pericolose Secche della Meloria.

Lo sviluppo urbano

Dopo le distruzioni subite dal villaggio ad opera di Carlo d'Angiò nel 1267, dei genovesi a seguito della battaglia della Meloria del 1284 e ancora ad opera dei genovesi e dei lucchesi nel 1285, i pisani si dedicarono al riordinamento edilizio dell'area portuale.G. Panessa, O. Vaccari, cit., pp. 12-13.

A causa del naturale insabbiamento dell'antico Porto Pisano, decisero comunque di favorire lo sviluppo dello scalo labronico con la costruzione di un maestoso faro (1303) e di una fortificazione a pianta quadrata, detta "Rocca Nuova" o "Quadratura dei Pisani", che intorno al 1377 sorse attorno alle torri preesistenti.Esisteva anche una seconda fortificazione, detta "Rocca Vecchia" e posta all'estremo meridionale dell'abitato, della quale però non si hanno più testimonianze. In ogni caso, l'abitato restò privo di mura fino agli ultimi anni del secolo.

Nel contempo, gli statuti pisani stabilirono un regime giuridico a favore di tutti coloro che si fossero stabiliti a Livorno o Porto Pisano; si trattava sostanzialmente di un'esenzione da ogni tassa, in cui può essere letto un embrione di quelle immunità che, nella storia di Livorno, raggiunsero il loro apice con le Leggi livornine alla fine Cinquecento.G. Nudi, cit., pp. 45-47.

Nel 1392 il governo del doge pisano Pietro Gambacorti decretò la fortificazione della "Terra di Livorno", che divenne così un castello munito sul mare a difesa dell'approdo del "Pamiglione" (Darsena Vecchia). Le mura erano di pietra del monte della Verruca e abbracciavano l'intero borgo medievale che si era sviluppato intorno al Pamiglione e lungo la via Maestra del Borgo (attuale via San Giovanni). Il loro andamento seguiva, grossomodo, quello degli attuali scali delle Ancore, piegavano verso sud poco prima dell'odierna via del Porticciolo e di nuovo piegavano verso occidente parallele alla via Fiume per arrivare al Pamiglione. Qui si ricongiungevano ad una fortificazione nota come Rocca Vecchia, correvano parallele alla riva dell'approdo e terminavano poco prima della Quadratura dei Pisani, nella cui area antistante si apriva il cosiddetto Varatoio, ove venivano costruiti e varati, appunto, i navigli. Sulla darsena del Pamiglione si trovava la Porta a Mare, mentre all'altro capo del borgo, alla fine della via San Giovanni, si ergeva una massiccia torre triangolare, in corrispondenza della quale la Porta a Terra o Ghibellina dava accesso all'aperta campagna del "Campo Galeano" (attuale piazza del Municipio). Un bivio conduceva verso nord-est a Pisa e verso sud-est a Salviano. Una cortina fortificata circondava anche il lato meridionale e occidentale del Pamiglione, lungo il molo.P. Talà, M. De Luca, Le mura intorno: sulla traccia delle antiche fortificazioni di Livorno, Pontedera 2000, pp. 45-46.

Tuttavia, non è stata tramandata alcuna pianta medievale di Livorno; le piante più antiche risalgono al XVI-XVII secolo.G. Nudi, cit., p. 39.