Capodistria ( , ) è una città della Slovenia di abitanti. Affacciata sul mare Adriatico, è il principale porto del Paese nonché un importante centro industriale. È il capoluogo del comune cittadino omonimo (Mestna občina Koper/Comune Città di Capodistria), una delle quattro entità comunali slovene dove l'italiano è riconosciuto come lingua ufficiale.

Città di fondazione greca, fu poi romana, bizantina e per cinque secoli veneziana. L'eredità della Serenissima si rispecchia in alcuni dei più importanti monumenti che caratterizzano il centro storico rinascimentale, come il palazzo Pretorio, la cattedrale dell'Assunta e di San Nazario e la Loggia.

Situata ad una ventina di chilometri da Trieste, è unita all'Italia dal valico frontaliero di Scoffie. Capodistria è altresì collegata con la capitale Lubiana da un'autostrada e da una ferrovia.

Centro universitario, è sede della diocesi di Capodistria, suffraganea dell'arcidiocesi di Lubiana.

Geografia fisica Capodistria si affaccia su una baia, nota come vallone, lungo la costa nord-occidentale della penisola istriana. A nord dell'abitato, nella zona portuale, sfocia nel mar Adriatico il fiume Risano. È situata a 106 km a sud-ovest della capitale Lubiana e a 25 km a sud di Trieste.

Alture, monti principali e passi principali Golich (Golič), 890 m; Monte Caucizze (Kavčič), 882 e 879 m; Lipenico (Lipnik), 804 m; Coinico (Kojnik), 802 m; Monte dei Carpini (Gaber); Monte dei Tigli (Lime); Colle (Breg), 595 m.

Corsi, cascate e bacini d'acqua

Rio Ospo (Osp); Risano (Rižana); Torrente Cornalunga (Badaševica).

Clima

Storia

Età antica

Capodistria nasce da un antico insediamento costruito su un'isola nella parte sud-orientale della baia omonima, nell'Adriatico settentrionale, separata dalla terraferma dallo specchio lagunare di Valstagnon (o Stagnon). All'epoca dell'Antica Grecia la città era conosciuta col nome di Aegida; successivamente divenne nota coi nomi latini di Capris, Caprea, Capre o Caprista, dai quali deriva il moderno nome sloveno (Koper).

Età medievale

Divenne bizantina attorno alla metà del VI secolo. Nel 568, i cittadini romani della vicina Tergeste (l'odierna Trieste) fuggirono a Capodistria a causa di un'invasione dei Longobardi. In onore dell'imperatore romano d'Oriente Giustiniano II, Capodistria venne ribattezzata Giustinopoli. Tale nome restò in uso (accanto a quello romano di Capris) almeno fino alla seconda metà del X secolo. Nel 788 o 789 la città passò sotto il dominio dei Franchi.

I commerci tra Capodistria e Venezia sono documentati fin dal 932. Nella guerra tra la Repubblica di Venezia e il Sacro Romano Impero, Capodistria fu al fianco di quest'ultimo, e per questo venne ricompensata con lo status di città, garantitogli nel 1035 dall'imperatore Corrado II. A partire dal 1232, Capodistria appartenne ai Patriarchi di Aquileia, e nel 1278 si unì alla Repubblica di Venezia.

Età moderna Capodistria si sviluppò sotto il profilo sia demografico che economico e assunse una posizione di sempre maggior rilievo nell'Istria veneziana. Data la sua posizione, venne rinominata Caput Histriae, cui si affiancò successivamente il toponimo Capo d'Istria (donde deriva il nome autoctono italiano).

Agli inizi del Cinquecento la città aveva oltre 10.000 abitanti, ma la peste del 1553 li ridusse a circa 4.000. Nel Seicento la popolazione aveva raggiunto di nuovo i cinquemila abitantiRaoul Pupo, Il Lungo esodo, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 15 ISBN 88-17-00562-2 (ridottisi drasticamente nel 1630 ad appena 1.800 a seguito dell'epidemia di peste diffusasi in tutta l'Italia settentrionale). In due secoli perciò la popolazione crollò di quasi il 90% e la conseguenza fu la perdita di importanza di Capodistria rispetto a Trieste e ad altre città istriane.

Età contemporanea

Venezia controllò Capodistria fino al suo tracollo nel 1797. In seguito al Trattato di Campoformio la città passò all'Impero austriaco dal 1797 al 1803. Nel 1803 Capodistria fu occupata dai Francesi, e quindi posta sotto il governo di Trieste. Nel 1805, per decisione di Napoleone, la città passò sotto il Regno Italico. Dopo la sconfitta di Napoleone nel 1813 e la caduta del Regno Italico, ritornò sotto il dominio dell'Impero austriaco. L'amministrazione austriaca, che seguì alla caduta di Venezia e al periodo napoleonico, non la riconfermò come capoluogo istriano, che divenne dapprima Pisino e poi, in sede definitiva, Parenzo. Durante gli anni della riscoperta del sentimento nazionale, Capodistria fu il punto di riferimento del movimento unitario dell'Istria. Qui infatti vi era concentrato il principale nucleo del Comitato istriano dove si riunivano i patrioti più ardenti e che, dopo il 1857, operava come sede della Società Nazionale. Di Capodistria furono Carlo Combi e Antonio Madonizza (tra i più importanti istriani del Risorgimento e due degli Italiani più attivi nella lotta contro lo Stato asburgico), ma soprattutto uno dei precursori del movimento risorgimentale italiano, Gian Rinaldo Carli, che già nel 1765 pubblicava articoli prospettanti una non lontana indipendenza dell'Italia.

Il mancato e tanto sperato arrivo delle truppe italiane nel 1866 fece conseguentemente sviluppare un forte sentimento irredentista rappresentato, fra gli altri, da Tino Gavardo, Pio Riego Gambini, ma soprattutto Nazario Sauro che, dopo esser fuggito nel 1915 a Venezia per arruolarsi nella Regia Marina, fu catturato dalle autorità austriache durante un'incursione italiana e giustiziato sul patibolo a Pola il 10 agosto 1916.

A un patriota capodistriano, il generale Vittorio Italico Zupelli, già distintosi nella Guerra italo-turca (1911-1912), fu affidato il ministero della guerra italiano durante il primo conflitto mondiale (1915-1918). Capodistria fu un centro dell'irredentismo italiano nell'Istria asburgica. Nel novembre, 1918 finita la guerra, nella quale i volontari italiani di Capodistria furono in numero inferiore soltanto a quelli di Trieste e Pola, le truppe italiane furono accolte festosamente dalla popolazione.

Nel 1919 Capodistria passò, come tutta la Venezia Giulia, al Regno d'Italia, e successivamente venne inserita nel circondario di Capodistria della provincia dell'IstriaRegio Decreto 18 gennaio 1923, n. 53, art. 1. Nel 1923 furono aggregate al comune di Capodistria parti delle frazioni di Scoffie e Valle Oltra, già appartenenti al comune di MuggiaRegio Decreto 31 ottobre 1923, n. 2549 (in sostituzione dell'art. 3 del R.D. 18 gennaio 1923, n. 53).

Con la fine della seconda guerra mondiale e il trattato di pace del 1947, Capodistria fu compresa nella zona B del "Territorio Libero di Trieste" (TLT) amministrata dalla Jugoslavia. Metà della popolazione italiana autoctona prese la via dell'esodo già tra il 1947 e il 1954, prima ancora che si firmasse il Memorandum di Londra del 1954, ma quando già era chiaro che la città non sarebbe più ritornata alla sovranità italiana. La parte restante della popolazione italiana esodò infine negli anni successivi al 1954, sostituita dall'afflusso in città di popolazioni dalla Slovenia e dal resto della Jugoslavia. Solo una piccola parte degli italofoni rimase nella Capodistria jugoslava, fondando la locale Comunità degli italiani, in cui si riorganizzarono.

A seguito del Trattato di pace del 1947, il territorio che faceva parte della Zona B ebbe un amministratore apostolico, scelto fra il clero sloveno residente in Jugoslavia. Soltanto nel 1964 l'amministrazione apostolica fu affidata a un vescovo, nella persona di mons. Janez Jenko. Egli era anche amministratore apostolico della parte dell'Arcidiocesi di Gorizia in territorio sloveno e della diocesi di Fiume non assegnata alla Croazia.

Nel 1975 fu stipulato il Trattato di Osimo, che sanciva con accordo bilaterale tra l'Italia e la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia la fine della zona A e della zona B, con Capodistria che restava jugoslava. Nel 1977 intanto la Santa Sede separò anche giuridicamente le due diocesi di Trieste e Capodistria. Si trattava in realtà di due diocesi nuove, con nuovi confini. Alla nuova diocesi di Capodistria fu assegnato il territorio sloveno della ex-zona B, la parte della diocesi di Fiume in Slovenia e il territorio sloveno dell'arcidiocesi di Gorizia. Il nuovo vescovo di Capodistria fu mons. Janez Jenko, già amministratore apostolico. Il territorio della diocesi di Capodistria veniva così a coincidere con i nuovi confini politici definitivamente sanciti con il Trattato di Osimo. Nel 1970 iniziò a trasmettere TeleCapodistria, dopo che già nel 1949 era sorta RadioCapodistria, organo della minoranza italiana, il cui segnale è ricevibile in Italia, Slovenia e Croazia.

L'indipendenza slovena è del 1991. Nel 2003 vi è stata fondata l'Università del Litorale, che rappresenta, assieme al prestigioso Centro di Ricerche Scientifiche di Capodistria, il terzo polo universitario della Slovenia. Nel 2011 un referendum ha sancito l'autonomia comunale dell'insediamento di Ancarano.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili Palazzo Pretorio, in stile gotico veneziano: si trova nel centro cittadino, nella storica piazza del Duomo, oggi piazza Tito (Titov Trg), ed è attualmente il palazzo comunale della città Palazzo della Loggia, risalente all'epoca medievale e ampliato durante il dominio veneziano Fondaco o Fontico, magazzino del grano durante la dominazione veneziana: presenta sulla facciata quattro finestre, due gotiche e due rinascimentali, oltre a numerosi stemmi in pietra che celebrano i provvedimenti annonari delle autorità veneziane Palazzo Brutti, sede della biblioteca "Srečko Vilhar" Palazzo Carli, dove nacque, nel 1720, l'economista Gian Rinaldo Carli Palazzo Belgramoni-Tacco, sede del museo regionale Palazzo Gravisi-Buttorai, sede della Comunità Nazionale Italiana di Capodistria Palazzo Tiepolo Gravisi, sede del Centro di Ricerche Scientifiche di Capodistria Palazzo Gravisi-Barbabianca Palazzo Vianello, sede del consolato d'Italia Ginnasio "Gian Rinaldo Carli", già Collegio dei Nobili Porta della Muda, unica porta superstite delle dodici che componevano la cinta muraria cittadina Fontana Da Ponte, restaurata nelle forme attuali nella seconda metà del XVII secolo, richiama il ponte delle Guglie di Venezia Magazzino di San Marco o Taverna, antico magazzino del sale Casa Carpaccio, dimora del pittore Benedetto Carpaccio Case "a gheffo" (tipiche costruzioni con piano superiore sporgente) Casa veneziana

Architetture religiose Cattedrale dell'Assunta e di San Nazario, costruita nella seconda metà del XII secolo in stile romanico, sede della diocesi di Capodistria Rotonda dell'Assunta, risalente all'XI secolo, il più antico edificio di culto della cittadina Chiesa di San Basso Chiesa di San Giacomo Chiesa di San Biagio Chiesa e convento di San Francesco d'Assisi Chiesa di San Nicolò Chiesa della Santissima Trinità Chiesa e convento di Santa Clara Chiesa e convento di Santa Marta Chiesa di Sant'Anna Oratorio di San Tommaso

Società Etnie e minoranze straniere