Nel 1961 rilevò la Banca Privata Finanziaria (poi fusa nel 1974 con la Banca Unione nella Banca Privata Italiana) e sempre in quel periodo iniziò la sua concertazione con lo IOR, dopo aver conosciuto l'arcivescovo di Milano, il cardinale Giovanni Battista Montini (futuro Papa Paolo VI) . Nel 1972 entrò in possesso del pacchetto della Franklin National Bank, ma poco tempo dopo le banche divennero insolventi, tanto da dichiararne la bancarotta fraudolenta. Fu inoltre un membro della loggia massonica P2 (tessera n. 0501) ed ebbe chiare associazioni con Cosa nostra e con la famiglia Gambino negli Stati Uniti. Fu coinvolto nell'affare Calvi, e fu riconosciuto come il mandante dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, venendo condannato all'ergastolo.
Alla metà degli anni settanta, aveva un patrimonio stimato in oltre mezzo miliardo di dollari dell'epoca; la sua vicenda inoltre costituisce uno dei punti oscuri della storia politico-finanziaria dell'Italia. Avvelenato da un caffè al cianuro di potassio mentre era detenuto nel supercarcere di Voghera, morì all'ospedale della cittadina dell'Oltrepò dopo due giorni di coma profondo, il 22 marzo 1986.
Biografia Primi anni Michele Sindona nacque a Patti, in provincia di Messina, nel 1920, figlio di Antonino Sindona, un fioraio, specializzato nella confezione di corone mortuarie, e di Maria Castelnuovo, una casalinga. Studiò presso i gesuiti e, per potersi mantenere agli studi, lavorò fin dall'età di 14 anni, dapprima come dattilografo, poi aiuto contabile, e infine come impiegato presso l'ufficio imposte di Messina. Nel 1942 si laureò in giurisprudenza all'Università degli Studi di Messina, con una tesi su Il Principe di Niccolò Machiavelli.Giuseppe C. Marino, I Padrini, Newton Compton, 2006, pp. 343-384. A Messina, lavorò per un paio di anni in uno studio legale.
Attività finanziaria Dopo lo sbarco alleato in Sicilia nel 1943, Sindona entrò in contatto con ufficiali dell'AMGOT e fece fortuna con il contrabbando di generi alimentari. Nel 1946 si trasferì a Milano aprendo uno studio di consulenza tributaria e divenne consulente legale di molte associazioni che a lui facevano capo; inoltre esercitò come commercialista per società quali la Snia Viscosa, grazie all'interessamento dell'industriale Franco Marinotti, divenendo negli anni Cinquanta uno tra i commercialisti più ricercati. Si specializzò in pianificazione fiscale, acquisendo conoscenze nell'esportazione dei capitali e nel funzionamento dei paradisi fiscali. A ciò si aggiungono la sua intelligenza e la spregiudicatezza nelle operazioni di borsa rivelatesi a lui favorevoli, che gli permisero di accumulare una considerevole fortuna economica per la futura attività di banchiereGianni Simoni e Giuliano Turone, Il caffè di Sindona, ed. Garzanti, ISBN 978-88-11-62051-8, p.33-34.
Negli anni sessanta, Sindona importò a Piazza Affari gli strumenti di Wall Street: offerte pubbliche di acquisto (OPA), conglomerate, private equity. Divenne fiscalista e amico di Joe Adonis, legato a Lucky Luciano e alla famiglia Genovese, abitante a Milano in un attico di via Albricci dopo l'espulsione dagli Stati UnitiAlberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017, p. 323.. Nel 1954, tramite un parente acquisito della propria cugina, monsignor Amleto Tondini (che lavorava nella Segreteria di Stato della Santa Sede), Sindona entrò tra le conoscenze del cardinale Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano e futuro papa Paolo VI. Nel 1961 Sindona comprò la sua prima banca, la Banca Privata Finanziaria, proseguendo poi con la sua holding lussemburghese Fasco a ulteriori acquisizioni. Ben presto divenne socio dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano allora presieduta da Massimo Spada, e di banche internazionali come la Continental Illinois Bank di Chicago e la Hambros Bank di Londra (oggi sottodivisione della francese Société générale): l'alleanza con questi tre gruppi fu sancita dal loro ingresso nel consiglio d'amministrazione della Banca Privata Finanziaria ed, insieme a loro, acquisì anche il controllo della Finabank di Ginevra.Peter Tumiati, "Sindona Buys 50% of German Bank", The Financial Times, Londra, lunedì 22 ottobre 1973; p. 32 Nel 1968 acquistò da Giangiacomo Feltrinelli la quota di controllo della Banca Unione. Arrivò inoltre a possedere partecipazioni in altre aziende italiane e straniere"He's popped up again", The Economist, Londra, 22 luglio 1972: 91. The Economist Historical Archive, 1843-2012..
Sindona iniziò a speculare su scala internazionale con le maggiori valute correnti, costituendo la società "Moneyrex S.p.A." (Euromarket Money Brokers) insieme al broker milanese Carlo Bordoni, che diverrà il suo braccio destro come amministratore delegato della Banca Unione. Con i fondi della Hambros Bank, riuscì in breve ad assumere il controllo di diverse società, come la Venchi Unica (celebre industria torinese di cioccolati) e la Compagnia Italiana Grandi Alberghi (uno dei principali gruppi italiani operanti nel settore alberghiero), mentre nel 1968 lo IOR, per volere di Paolo VI (che intendeva vendere ad altri le partecipazioni societarie detenute dalla banca per risanare le finanze vaticane)Gianluigi Nuzzi, Vaticano S.p.A., Chiarelettere, 2009., gli cedette il pacchetto azionario di maggioranza della Società Generale Immobiliare (una delle principali società italiane ed internazionali nel campo immobiliare ed edilizio), della Ceramiche Pozzi (azienda leader nella produzione di porcellane) e delle Condotte d'Acqua (operativa nel settore dell'ingegneria e delle costruzioni): tuttavia Sindona portò queste imprese sull'orlo del fallimento per poi rivenderle a qualche acquirente sprovveduto o interessato. In quel periodo diventò socio in diversi affari (come la fondazione della Cisalpine Overseas Bank a Nassau, nella Bahamas) del banchiere Roberto Calvi, che aiutò ad assumere la presidenza del Banco Ambrosiano, e dell'arcivescovo Paul Marcinkus, nuovo dirigente dello IOR conosciuto tramite David M. Kennedy, presidente della Continental Illinois Bank che nel 1969 fu nominato segretario al Tesoro nell'amministrazione Nixon.
Nel 1971, dopo aver tentato la scalata alla Italcementi di Carlo Pesenti e aver rilevato con successo la finanziaria La Centrale (che deteneva partecipazioni azionarie in molte industrie e banche italiane), le fortune di Sindona iniziarono a rovesciarsi, a seguito del fallimento dell'OPAPeter Tumiati, "Bastogi Turns down Takeover Offer", Financial Times, Londra, 19 agosto 1971: 18. The Financial Times Historical Archive, 1888-2010. sulla Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, ridenominata nel 1972 in Bastogi Finanziaria, come era già in precedenza comunemente chiamataPeter Tumiati, "Refusal of Bid for Bastogi May Mean Control Battle", Financial Times, Londra, 20 agosto 1971: 20. The Financial Times Historical Archive, 1888-2010., cui si era opposto Enrico Cuccia, fondatore di Mediobanca e storico avversario di Sindona E l'8 settembre 2010, nel corso della registrazione di una puntata di La storia siamo noi di Giovanni Minoli, su Rai Due. In seguito, mutò la precedente affermazione dicendo di voler «fare riferimento ai gravi rischi ai quali il dottor Ambrosoli si era consapevolmente esposto con il difficile incarico assunto»: .
Secondo lo scrittore Nick Tosches questo fallimento mandò in frantumi il Grande Disegno che si attribuisce a Sindona e ai suoi alleati politici ed economici italiani e statunitensi, con una supposta benevolenza della Santa Sede: la nascita di un fronte compatto di finanza bianca, legato alla DC di Giulio Andreotti, di Flaminio Piccoli e in parte di Amintore Fanfani, ai quali la finanza laica tradizionale italiana era ostile, preferendo loro Mariano Rumor, Emilio Colombo e Ugo La Malfa. La cosiddetta Bastogi infatti controllava pacchetti azionari della Pesenti, della Pirelli, della Centrale e della SNIA. La Bastogi doveva essere fusa con la Centrale stessa, mentre Sindona tentava la scalata alla BNL e alla Italcementi, che a sua volta aveva il pacchetto azionario di maggioranza della stessa Bastogi, nonché il controllo della RAS e quote determinanti nel c.d.a. della Montedison di Eugenio Cefis. Se il piano fosse riuscito, Sindona avrebbe preso il posto di Cuccia, e la nuova Bastogi-Centrale quello di Mediobanca. Da questo momento in poi le vicende sindoniane sono anche conseguenza della faida politico-bancaria da lui innescata per conto terzi. Certamente questo progetto è il punto più elevato della sua strategia di finanziereNick Tosches, Il Mistero Sindona, Padova 2009 (ed. orig.: Power on earth, 1986): introduzione di Gianni Barbacetto, pp. 9 ss; pp. 314-325..
Nel 1972, per rilanciare la sua figura dopo il fallimento dell'OPA Bastogi, entrò in possesso del pacchetto di controllo della Franklin National BankSindona Takes over Franklin National Bank by Peter Tumiati. The Financial Times (London, England), Thursday, July 13, 1972; pg. 24. di Long Island, nell'elenco delle prime venti banche statunitensi"Of Secrecy and Wealth", Financial Times, Londra, 17 luglio 1972: 12. The Financial Times Historical Archive, 1888-2010..
Nel 1974, Sindona venne salutato come "salvatore della lira" da Giulio Andreotti, e nominato "uomo dell'anno" dall'ambasciatore americano in Italia, John Volpe. Ma nell'aprile dello stesso anno, un crollo del mercato azionario portò al cosiddetto "crack Sindona" con il fallimento della Banca Privata ItalianaCarlo Lucarelli, Misteri d'Italia, I casi di Blu Notte, Giulio Einaudi editore, Torino, 2002, p. 8. Anche i profitti della Franklin Bank crollarono del 98% rispetto all'anno precedente e Sindona accusò un calo di 40 milioni di dollariThe Italian magic has failed secondo "The European touch", in Economist, Londra, 9 marzo 1974: 96+. The Economist Historical Archive, 1843-2012., iniziando a perdere la maggior parte delle bancheRobert Graham, "Tighter Control of Sindona Concern by Banco Di Roma", The Financial Times, Londra, 17 luglio 1974. acquisite nei 17 anni precedenti"Signor Sindona sells bank", Times, Londra, 5 settembre 1974: 17. The Times Digital Archive.. L'8 ottobre 1974 la Franklin National Bank venne dichiarata insolvente per frode e cattiva gestioneAnthony Robinson, "Sindona Bank Rescue Plan", Financial Times, Londra, 17 settembre 1974: 24. The Financial Times Historical Archive, 1888-2010., a causa delle speculazioni in valuta straniera e a una pessima politica di gestione dei prestiti.
Corruzione e bancarotta fraudolenta Sindona passò dall'essere un mago della finanza internazionaleRobert Graham, The Sindona Story, The Financial Times, Londra, England), 10 ottobre, 1974; p. 6. a essere uno dei più grandi e potenti criminali"Worse and worse", The Economist, Londra, 5 ottobre 1974; p. 106.. L'insuccesso dell'OPA sulla Bastogi nel 1971 determinò una perdita irreparabile, che fu una delle cause scatenanti del crack della Banca Privata Italiana: Sindona aveva comprato le azioni della Bastogi a caro prezzo e, dopo il fallito assalto, le aveva dovute rivendere con uno sconto del 40%, determinando una crisi di liquidità delle sue banche. Per recuperare le perdite, aveva cercato di varare l'aumento di capitale della società finanziaria "Finambro" (da lui appositamente rilevata) attraverso il complesso sistema dei "depositi fiduciari" (precursore delle moderne operazioni bancarie back to back), che però fu bloccato dal ministro del Tesoro dell'epoca, Ugo La Malfa e dal governatore della Banca d'Italia, Guido Carli, perché considerata un'operazione poco trasparente.