Lonnipotenza è il potere di esercitare un potere illimitato per creare, fare e causare ogni cosa si vuole senza limiti. Nelle religioni monoteistiche questo attributo è proprio di Dio.
Secondo le religioni monoteistiche dell'Occidente, questo potere racchiude anche l'onnipresenza e la benevolenza.
L'analisi di tale concetto ha dato luogo alla costituzione di innumerevoli paradossi logici che tutt'oggi sono oggetto di dibattito tra studiosi di logica e teologia.
Storia Nell'Antico Testamento, il popolo eletto che segue le indicazioni del Signore degli Eserciti (Dominus Deus Sabaoth) vince regolarmente i popoli nemici in battaglia (es. i Leviti con l'Arca dell'alleanza nella conquista di Gerico) .
L'onnipotenza di Dio è menzionata nella Tradizione apostolica di sant'Ippolito di RomaCitazione: " un diacono discenda nell'acqua insieme con colui che deve essere battezzato. Quando questi discende nell'acqua, colui che battezza gli imponga la mano sul capo chiedendo:" credi in Dio Padre onnipotente? Colui che viene battezzato risponda:" Credo"." Come citato in La tradizione apostolica, XXI, Milano 1995, p. 82 e in altre formule battesimali.
Più tardi, si ritrova anche nel Credo niceno (" Credo in uno solo Signore Dio, Padre onnipotente...").
Accezioni di Onnipotenza Fra le diverse professioni di fede, e a volte anche all'esterno delle stesse, il termine onnipotenza è stato utilizzato per delineare un ampio numero di prese di posizione al riguardo. Queste includono che: Dio sia in grado di fare qualunque cosa. Di conseguenza la risposta alla domanda "Dio può fare x?" è sempre "sì" indipendentemente da cosa sia "x". Comunque ciò porta a delle ovvie contraddizioni ed è un punto di vista sostenuto raramente dai teologi. Dio sia in grado di fare qualunque cosa che sia logicamente possibileTommaso d'Aquino, Summa Theologica . Dio sia in grado di fare qualunque cosa decida di compiere.Sant'Agostino, La città di Dio Dio sia in grado di fare qualunque cosa sia in accordo con la Sua stessa natura (pertanto, se tutto quello che dice è vero, viene da Sé che non è in grado di mentire) assumendo che sia nella natura di Dio essere coerente e che, perciò, risulterebbe incoerente infrangere le proprie leggi senza un motivo per cui farlo.Questo è un tema ricorrente all'interno del lavoro di Polkinghorne. Vedi Scienza e Religione.
Sotto alcune definizioni filosofiche del termine "Dio", i sensi 2, 3 e 4 possono risultare equivalenti. Generalmente si prende per assunto che Dio possa intervenire soprassedendo alle normali leggi della fisica, non essendo queste parte integrante della sua natura, ma unicamente i principi su cui ha fondato il mondo. Comunque alcuni studiosi moderni (tra cui John Polkinghorne) ritengono che sia nella natura di Dio essere coerente e pertanto risulterebbe contraddittorio andare contro le sue stesse leggi a meno che non ci sia una buona, ed estremamente importante ragione per farlo.
Definizione della Scolastica Tommaso d'Aquino riconobbe le difficoltà nella comprensione del potere divino. Infatti scrisse che "Tutti sono d'accordo nel riconoscere che Dio è onnipotente. Ma il difficile sta nell'assegnare la ragione dell'onnipotenza".Somma Teologica, I, quaestio 25, articolo 3. Nella Scolastica, l'onnipotenza viene considerata come limitata ai poteri del Dio stesso, opposta all'idea delle infinite capacità. Ci sono sicuramente delle cose che un Dio non è in grado di fare. I teologi medievali diedero particolare attenzione ad alcuni triviali esempi di restrizione del potere divino. L'asserzione "Dio può fare qualunque cosa" è valida soltanto con una condizione preliminare "che implica la perfezione del vero potere". Questa soluzione della Scolastica sostiene che azioni come il camminare possano essere compiute dagli uomini ma non da Dio. Piuttosto che una prerogativa del potere, atti di questo genere, sono possibili solamente in quanto essi sono difetti del potere umano. L'abilità di peccare, per esempio, non è un potere bensì un difetto o un'infermità di poco conto. Per rispondere alle domande se Dio fosse in grado di realizzare l'impossibile (come creare dei cerchi quadrati) Tommaso d'Aquino afferma che "Nulla che implichi contraddizioni rientri all'interno del potere di Dio".:
Come per la volontà e l'intelletto, Dio si identifica anche con la sua potenza. Potenza e essenza di Dio coincidono. Dio è Atto puro privo di potenza: la sua potenza esiste in lui perché subito, istantaneamente si traduce nell'operare il relativo atto:
C.S. Lewis ha adottato una posizione convenzionale all'interno della sua opera The Problem of Pain (Il Dilemma del Dolore). Lewis seguì la visione di d'Aquino sulla contraddizione:
In psicologia
Il primo freudianesimo ha visto una sensazione di onnipotenza come intrinseca alla prima infanzia. "Come hanno dimostrato Freud e Ferenczi, il bambino vive in una sorta di megalomania per un lungo periodo... la 'fantasia di onnipotenza'".Edmund Bergler, in J. Halliday & P. Fuller (curatori),The Psychology of Gambling, Londra, 1974, p. 176 Alla nascita, "il bambino è tutto per quanto egli ne sappia - "onnipotente... ogni passo che fa verso la formazione dei propri limiti e confini sarà per lui doloroso perché dovrà perdere questa sensazione originale quasi-divina di onnipotenza".Robin Skinner & John Cleese, Families and how to survive them, Londra, 1994, p. 91.
Freud considerava che nel nevrotico "l'onnipotenza che attribuisce ai suoi pensieri e sentimenti... è un riconoscimento sincero di una rimanenza della vecchia megalomania dell'infanzia".Sigmund Freud, Case Histories II (PFL 9) p. 113 Per alcuni narcisisti, il "periodo di narcisimo primario, che soggettivamente non aveva bisogno di alcun oggetto ed era completamente indipendente... può essere mantenuto o regressivamente riacquistato... comportamento 'onnipotente'".Otto Fenichel, The Psychoanalytic Theory of Neurosis, Londra, 1946, p. 509-10.
Il pediatra e psicoanalista Donald Winnicott ha avuto una visione più positiva di una fede nella prima onnipotenza, reputandola come essenziale per il benessere del bambino, e affermando la necessità di un'assistenza materna "sufficientemente buona" per permettere al bambino di "far fronte all'enorme shock per la perdita di tale onnipotenza".Adam Phillips, On Flirtation, Londra, 1994, p. 18. - in opposizione a quelle forze che "prematuramente lo costringono fuori del suo universo narcisistico".
Rifiuto o limitazione Alcuni monoteisti rifiutano l'idea che una divinità sia o possa essere onnipotente, o ritengono che, scegliendo di creare creature con il libero arbitrio, la divinità ha optato di limitare la sua onnipotenza divina. Nell'Ebraismo conservatore e quello riformato, come anche in alcuni movimenti all'interno del Cristianesimo protestante, tra cui quello della "Teologia del Processo" e del "Teismo Aperto", le divinità si dice agiscano nel mondo mediante la persuasione e non per costrizione (nel teismo aperto, questa è una questione di scelta: una divinità potrebbe agire miracolosamente e forse a volte fa così - mentre per la Teologia del Processo è una questione di necessità: le creature hanno poteri inerenti che una divinità non può, nemmeno in linea di principio, escludere). Le divinità si manifestano nel mondo attraverso l'ispirazione e la creazione di possibilità, non necessariamente con miracoli o violazioni delle leggi della natura.
Il rifiuto dell'onnipotenza spesso procede da considerazioni filosofiche o scritturali, discusse qui di seguito.
Motivi filosofici La Teologia del Processo rifiuta l'onnipotenza illimitata su basi filosofiche, sostenendo che l'onnipotenza come classicamente intesa sarebbe meno che perfetta ed è quindi incompatibile con l'idea di una divinità perfetta. L'idea è radicata nella dichiarazione spesso trascurata di Platone che "essere è potere".
Da questa premessa, Charles Hartshorne sostiene ulteriormente che:
L'argomentazione può essere affrontata in questo modo: 1) Se un essere esiste, allora deve avere una certa tendenza attiva. 2) Se un essere ha una certa tendenza attiva, allora ha una certa potenza di resistere al suo creatore. 3) Se un essere ha il potere di resistere al suo creatore, allora il creatore non ha potenza assoluta.
Ad esempio, sebbene uno possa controllare un budino di gelatina quasi completamente, l'incapacità di quel budino di mostrare una qualche resistenza rende il potere di quella persona piuttosto insignificante. La potenza si può dire grande solo se viene esercitata su qualcosa che ha modi di difesa e un proprio fine. Se il potere di una divinità deve considerarsi grande, deve certo essere esercitato su esseri che hanno almeno qualche modo di difesa e scopo. Quindi, se una divinità non ha potere assoluto, deve almeno incorporare qualche caratteristica di potenza e qualche caratteristica di persuasione. Questo punto di vista è conosciuto come "Teismo Dipolare".Nella "Teologia del Processo", il Teismo Dipolare è quella posizione che, per concepire un Dio perfetto, lo si deve concepire che incorpori il "buono" con caratteristiche a volte opposte e quindi non possono essere concepite che incorporino soltanto una serie di caratteristiche. Per esempio, ecco alcune caratteristiche associate a Dio: Uno — Molti Trascendente — Immanente Eterno — Temporale Mutabile — Immutabile Misericordioso — Giusto Semplice — Complesso Il Teismo Dipolare afferma che in ogni coppia, entrambe le caratteristiche contengono un qualche elemento di bene. Pertanto, al fine di inglobare tutte le perfezioni, Dio deve comprendere il bene in entrambe le caratteristiche e non può essere limitato ad una, perché un Dio limitato da una ne soffrirebbe i relativi limiti e mancherebbe di bene nell'altra. Per esempio, vi è del "bene" nell'essere giusto e anche del bene nell'essere misericordioso. Nell'essere giusto, Dio determina che il bene viene ricompensato e il male punito. Nell'essere misericordioso, Dio perdona coloro peccano. Ne consegue, quindi, che un Dio che fosse solo giusto o solo misericordioso sarebbe meno che perfetto. Il teismo dipolare sostiene che un Dio perfetto deve incorporare il bene in entrambe tali caratteristiche. Quindi, un Dio perfetto ha le caratteristiche "buone" della giustizia e le caratteristiche buone della misericordia. In alternativa, c'è del bene nell'avere il potere assoluto e del bene nel guidare con la persuasione. Un Dio che sia perfetto non può governare unicamente con la predestinazione, perché poi gli mancherebbe il bene di un Dio che guidi con la persuasione. Dio deve dunque incorporare il "bene" in termini di potenza e di persuasione. Da questa conclusione, alcuni rifiutano l'esistenza di un Dio onnipotente.
Le opere più popolari che propongono questo punto sono di Harold Kushner (nell'Ebraismo). La necessità di una visione modificata dell'onnipotenza è stata anche articolata da Alfred North Whitehead nei primi anni del XX secolo e sviluppata dal filosofo statunitense Charles Hartshorne che ha sostenuto le sue tesi nel contesto del sistema teologico noto come "Teologia del Processo".