La scuola senese di pittura fiorì nella città toscana di Siena soprattutto tra il XIV e XVI secolo. A partire dall'esempio bizantino, si sviluppò accogliendo precocemente (rispetto alla vicina Firenze) spunti dal gotico francese che, uniti a un vivace cromatismo e a una fecondissima capacità narrativa (che non disdegnava di rappresentare affetti ed altri elementi della quotidianità), ne fecero una delle scuole pittoriche più originali d'Italia, apprezzata molto anche all'estero.
Tra i suoi rappresentanti più importanti troviamo Duccio di Buoninsegna, che porterà diverse innovazioni nella scuola senese, ma soprattutto le cui opere prendono le mosse dall'esempio di Cimabue ma con risultati diversi dai maestri fiorentini coevi, il suo apprendista Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Bartolo di Fredi, Taddeo di Bartolo, Sano di Pietro, Stefano di Giovanni (il Sassetta), Giovanni di Paolo, Matteo di Giovanni, il Vecchietta e Francesco di Giorgio.
Nel XVI secolo ne fecero parte i manieristi Domenico di Pace Beccafumi e Giovanni Antonio Bazzi (il Sodoma).
Duecento
I primi dipinti conservati a Siena e nel territorio risalgono al periodo tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII. Opere come le croci dipinte di San Giovanni d'Asso (museo di Pienza), del convento di Santa Chiara (pinacoteca nazionale di Siena) o dell'abbazia di Sant'Antimo (museo di Montalcino) mostrano un forte sostrato romanicoSanti, in Duccio, Simone..., cit., p. 9..
La prima opera sicuramente datata (1215) è un dossale con il Paliotto del Salvatore, dove si nota già l'innesto di una forte influenza bizantinaIl dipinto si conserva presso la Pinacoteca nazionale di Siena (visita virtuale nella pinacoteca nazionale di Siena , sala 1).. Allo stesso autore anonimo (Maestro di Tressa), è attribuita la Madonna dagli occhi grossi, in origine sull'altare maggiore del duomo (1220-1230)Il dipinto si conserva nel Museo dell'Opera metropolitana del Duomo..
Il passaggio a Siena del fiorentino Coppo di Marcovaldo, prigioniero di Montaperti nel 1261, porta in città un più forte influsso delle eleganze grafiche bizantine, con la sua Madonna del Bordone (chiesa dei Servi, tavola oggi alterata da una ridipintura trecentesca dei volti di Maria e Gesù), che venne ripresa da Guido da Siena, figura famosa come primo esponente della scuola senese sebbene in larga parte ancora avvolta dal mistero. Tale autore firmò la Maestà di San Domenico (chiesa di San Domenico, Siena) verosimilmente negli anni sessanta del Duecento, sebbene la data apposta sulla tavola, oggi ritenuta una nota prettamente simbolica, riporti il 1221: sulla base di tale data venne sostenuta a lungo la priorità della scuola senese su tutte le altre toscane e italiane.
Contemporanei di Guido furono Dietisalvi di Speme e Guido di Graziano, caratterizzati da un energico ed espressivo bizantinismo: quest'ultimo risentì dell'influenza di Cimabue per la ricchezza di tonalità dei colori e la fluidità delle linee; gli sono attribuiti i dipinti con San Pietro in trono e con San Francesco della Pinacoteca nazionale di SienaPierini, cit., p. 19..
Le personalità pittoriche di questo periodo sono documentate anche nelle "biccherne", i dipinti commissionati dalle magistrature cittadine della Biccherna e della Gabella per decorare le coperte lignee dei libri contabili annuali.
In scultura si ebbe nel corso dello stesso secolo la realizzazione del pulpito del Duomo di Siena opera di Nicola Pisano (1266-1269), mentre il figlio, Giovanni Pisano venne incaricato della decorazione scultorea della facciata del duomo (1284-1297).
Dal manipolo di pittori attivi in città allo scorcio del secolo, scaturì dall'esempio cimabuesco la personalità ben più alta e complessa di Duccio di Buoninsegna. Tra le sue prime opere figurano la Madonna di Crevole (dall'eremo di Montespecchio, oggi nel Museo dell'Opera metropolitana del Duomo, 1280 circa) e la Madonna dei Francescani (Pinacoteca nazionale, 1290 circa)I due dipinti sono attribuiti a queste date da Pierini, cit., p. 20.), nelle quali si avverte il progressivo inserimento di elementi della pittura gotica e di una maggiore spontaneità nei gesti del Bambino. Del 1288 è la vetrata circolare del Duomo, oggi nel Museo dell'Opera metropolitana, della quale Duccio fornì il disegno e sulla quale intervenne poi a pennello.
Prima metà del Trecento
Duccio di Buoninsegna realizzò tra il 1308 e il 1311 la pala d'altare della Maestà del Duomo, conservata nel Museo dell'Opera metropolitana del Duomo, con predella e coronamento e decorata anche sul retro con scene della Passione di Cristo. Allo stesso autore è attribuito da alcuniPierini, cit., p.45. anche l'affresco con Resa del castello di Giuncarico del Palazzo Pubblico. La sua arte era caratterizzata dalla fusione di diverse tradizioni: la contemporanea pittura bizantina dei Paleologi, le figure monumentali di Cimabue, rese con le linee morbide ed eleganti e con la raffinata gamma cromatica della pittura gotica.
Seguaci di Duccio furono il nipote Segna di Bonaventura (Madonna con Bambino della chiesa dei Servi) e Ugolino di Nerio (Vergine dolente e Crocifissione nella Pinacoteca nazionale).
La Maestà del Palazzo Pubblico, affresco nella "sala del Mappamondo" del Palazzo Pubblico, venne eseguita da Simone Martini che fu probabilmente allievo di Duccio, tra il 1312 e il 1315. La Maestà di Simone Martini è più vicina al gusto gotico, già acquisito dagli orafi senesi, e tiene conto delle novità giottesche nella rappresentazione dello spazio, la cui profondità è resa mediante la raffigurazione prospettica del baldacchino e dalla disposizione delle figure intorno al tronoPierini, cit., pp.47-50.. A Simone Martini è ancora attribuita la Madonna con Bambino da Lucignano d'Arbia e la tavola con il Beato Agostino Novello, entrambi nella Pinacoteca nazionale. Nel 1328, tornato a Siena, Simone Martini eseguì un altro affresco nella "sala del Mappamondo", Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi. Nel 1333 firmò insieme al cognato Lippo Memmi (autore anche della Madonna del Popolo nella chiesa dei Servi) l'Annunciazione tra i santi Ansano e Massima per l'altare di sant'Ansano nel duomo, oggi agli Uffizi.
A Pietro Lorenzetti, anch'egli della scuola duccesca e sensibile alle novità giottesche, si deve la Pala del Carmine della Pinacoteca nazionale (1329), pala d'altare raffigurante la Madonna con Bambino e santi, caratterizzata come altre sue opere dai gesti spontanei e dai colloqui di sguardi delle figure sacre. Insieme al fratello Ambrogio eseguì nel 1335 gli affreschi sulla facciata dell'ospedale di Santa Maria della Scala, perduti nel Settecento. Del ciclo di affreschi della sala capitolare della chiesa di San Francesco (1336-1337) restano, oggi staccati, la Crocifissione, conservata in una cappella della chiesa, e il Cristo risorto, nel Museo diocesano. Dello stesso periodo l'affresco mutilo della chiesa di San Domenico con un cavaliere presentato alla Vergine da san Giovanni Battista. Nel 1342 era terminata la pala d'altare con la Natività della Vergine per l'altare di San Savino nel Duomo, oggi nel Museo dell'Opera metropolitana del Duomo.
Al fratello di Pietro, Ambrogio Lorenzetti, si devono gli affreschi dell'Allegoria del Buon governo e del Cattivo governo, nella "sala della Pace" del Palazzo Pubblico (1337-1339 e ancora la Madonna del Latte nel Museo diocesano, affreschi con scene dalla Vita di San Francesco nella chiesa del santo, e la Maestà di Sant'Agostino, lunetta affrescata nella chiesa di Sant'Agostino. La sua Annunciazione, oggi agli Uffizi, mostra precoci ricerche spaziali (mattonelle del pavimento) e figure con volumi pacati e gravi.
Negli stessi anni la scultura con Tino da Camaino, Goro di Gregorio e Giovanni d'Agostino mostra la volontà di procedere sulla stessa strada della pittura gotica di Simone Martini, con atteggiamenti sinuosi ed eleganti e ritmo sciolto dei panneggi.
Ha avuto luogo alla National Gallery di Londra la mostra Siena: the rise of painting, 1300-1350 nel 2025, nella quale per la prima volta sono stati riuniti alcuni capolavori sparsi nei musei d texani, di New York e Madrid, e a molte altre opere degli artisti senesi della prima metà del Trecento, oltre ai grandi maestri Duccio di Boninsegna, i fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Simone Martini.
Seconda metà del Trecento
Nella seconda metà del Trecento si susseguirono diversi pittori che elaborarono i modelli di Simone Martini e dei Lorenzetti, come il miniatore Niccolò di ser Sozzo (Assunta del Caleffo bianco, nell'Archivio di Stato)Scheda biografica e riassunto critico su Niccolò di ser Sozzo Tegliacci sul sito Getty.edu; sul sito VirtualUffizi.com o Luca di Tommè (polittico di Sant'Anna Metterza), che firmarono insieme il polittico con Madonna con Bambino tra i santi Giovanni Battista, Tommaso, Benedetto e Stefano, datato al 1362.
A Bartolomeo Bulgarini (per la critica forse coincidente con Ugolino Lorenzetti e con il Maestro d'OvilePierini, cit., p.67.) è attribuita una Assunta della Pinacoteca nazionale, rivestita d'oro, a Lippo Vanni, miniatore e pittore, si devono l'affresco monocromo della Battaglia della Val di Chiana, nella "sala del Mappamondo" del Palazzo Pubblico, e il ciclo di Storie della Vergine affrescato nella chiesa di San Leonardo al Lago.
Di poco successivo è Bartolo di Fredi (Adorazione dei Magi, nella Pinacoteca nazionale, che dispiega un vivace tono narrativo e il gusto per la descrizione dei particolari lussuosi), che tenne bottega insieme ad Andrea di Vanni, quest'ultimo partecipe di un vero e proprio revival dei modi di Simone Martini (affresco Santa Caterina e devota nella chiesa di San Domenico, del 1390), a cui partecipò anche Jacopo di Mino del Pellicciaio (Incoronazione di santa Caterina d'Alessandria, nella Pinacoteca nazionale), mentre Paolo di Giovanni Fei fondeva la spazialità di Pietro Lorenzetti con l'eleganza dei gesti di Simone Martini (Natività della Vergine della Pinacoteca nazionale).
A cavallo tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo Taddeo di Bartolo è autore di una Annunciazione del 1409, che riprende in parte quella celebre di Simone Martini, distendendola in forme più ampie e pacate e con un sapiente equilibrio cromaticoPierini, cit., p.72. e negli stessi anni affresca la "cappella dei Nove" nel Palazzo Pubblico, dove sono raffigurati con precoce spirito umanistico uomini famosi dell'antichità con cartigli in latino, presi come esempi di buon governo. Negli stessi anni la "sala di Balia", sempre del Palazzo Pubblico, venne affrescata dal forestiero Spinello Aretino insieme al figlio Parri, con Storie di papa Alessandro III, senese, mentre la volta venne affrescata con figure di santi da Martino di Bartolomeo.
Nella seconda metà del secolo la scultura abbandonò la lezione dei maestri del periodo precedente per tornare ai modelli di Nicola e Giovanni Pisano: tra gli scultori senesi ci fu anche Piero d'Angelo, padre di Jacopo della Quercia.
Quattrocento
Nel XV secolo la pittura senese seguì la propria tradizione, accogliendo solo superficialmente l'impostazione prospettica e i nuovi schemi compositivi provenienti da Firenze: i modelli restarono l'Annunciazione di Simone Martini e l'affresco del Buon governo di Ambrogio LorenzettiRoberto Longhi aveva definito questa caratteristica della pittura senese quattrocentesca come "gotico ombreggiato di rinascimento" (riportato daPierini, cit., p.80).. Ne nacquero opere di estrema eleganza, in bilico tra gotico e rinascimento, rispondenti a una società cristallizzata che non smetteva di rimpiangere il suo glorioso passato.