La prepositura dei Santi Jacopo e Filippo è un luogo di culto cattolico di Scarperia, in provincia di Firenze. Sorge in Piazza de' Vicari, davanti al Palazzo dei Vicari.
Storia L'attuale Prepositura dei Santi Jacopo e Filippo non nasce come tale, poiché la chiesa che ne ha oggi il titolo, in origine dedicata a San Barnaba, fu edificata tra 1324 e 1326 dagli agostiniani insieme al convento, fondato dal bolognese Napoleone Galluzzi, che occupò una vasta area adiacente alle mura, nonostante l'avversione del clero della pieve di Fagna che aveva giurisdizione sull'abitato. Il chiostro fu realizzato entro la metà del Trecento su un solo lato, mentre i rimanenti tre lati sono stati aggiunti alla fine del XV secolo.
Il convento agostiniano ebbe un grande ruolo nel contesto della 'terra nuova', occupandosi di molte materie, dall'istruzione all'assistenza, all'amministrazione di altri enti religiosi, tanto da suscitare continue controversie con la pieve di Fagna che, nonostante una sentenza favorevole ad essa, non riuscì comunque a diminuire molto le sue attività. Il convento ebbe anche un certo prestigio culturale, seppur derivato da quello di Santo Spirito, culminato nella fondazione, nel 1486, di una scuola pubblica.
La chiesa fu fornita, tra 1615 e 1723, di altari laterali lapidei, secondo un progetto che si prolungò probabilmente più del previsto. Nel 1633 frate Luca Marconi commissionò un nuovo coro ligneo per il presbiterio.
Soppresso il convento in epoca napoleonica, nel 1808, nel 1812 l'attuale edificio divenne sede della parrocchia dei Santi Jacopo e Filippo e acquisì il titolo della vecchia prepositura, ponendosi in posizione più eminente rispetto alla precedente, in asse con il Palazzo dei Vicari. L'edificio ha subito un'importante ristrutturazione avvenuta tra 1868 e 1870 su progetto di Mariano Falcini, che ha comportò un ampliamento con l'aggiunta del coro dietro l'altare maggiore, la realizzazione di una nuova copertura a volta e di una decorazione parietale a riquadrature, oggi scomparsa. Altri affreschi, perduti, furono eseguiti da Ferdinando Folchi.
Dopo il terremoto del 1919 che provocò numerosi danni, nel 1929 iniziarono i lavori di ricostruzione e restauro della chiesa, che si volle riportare ad uno stile più vicino a quello originario medievale, con un nuovo tetto a capriate lignee. Tra lo stesso 1929 ed il 1932 fu ristrutturata la facciata di stile romanico-gotico, mentre il campanile neogotico, coronato da cuspide, inserito dove era l'ingresso al convento, fu ultimato nel 1935.
Il presbiterio è stato riallestito, con l'eliminazione della balaustrata settecentesca, negli anni sessanta del Novecento, dopo il Concilio Vaticano II.
Descrizione La facciata medievaleggiante è semplicemente intonacata nella parte inferiore e presenta al di sopra un paramento in pietra. Il portale è sormontato da un protiro pensile forse di origine tre-quattrocentesca ma probabilmente rifatto dopo il terremoto del 1919. All'interno sono due lunette decorate da affreschi anonimi settecenteschi, quella superiore con un Cristo in Pietà tra due angeli e quella sotto con la Madonna col Bambino tra sant'Agostino e Nicola da Tolentino (?). La parte superiore è aperta da una finestra circolare ed è conclusa da un coronamento di arcatelle cieche. L'abside, dalla irregolare muratura, reca la traccia della finestra ogivale.
L'interno a navata unica, con altari laterali architravati in arenaria realizzati tra settimo ed ottavo decennio del Cinquecento, è chiuso in fondo da un coro absidato affiancato da due cappelle minori, secondo uno schema tipico delle chiese degli ordini mendicanti. La chiesa conserva sulla parete destra solo un frammento degli affreschi che dovevano coprire più estesamente le pareti: una Maddalena ed una porzione di Crocifissione forse assegnabile a Bicci di Lorenzo e databile al primo Quattrocento.
Al primo altare è una tela con San Tommaso di Villanova, elemosiniere dell'ordine domenicano, dipinto già attribuito a Mirabello Cavalori, ma in realtà non cinquecentesco poiché documentato e realizzato su commissione del frate agostiniano Antonio Bevilacqua per l'altare fatto erigere appositamente e datato 1642 sui plinti alla base delle colonne. La tela, che mescola qualche ricordo ancora manierista con un naturalismo e un chiaroscuro pienamente secentesco, è più probabilmente opera di Sigismondo CoccapaniAlessandro Nesi, Sull’Elemosina del Beato Tommaso da Villanova della Propositura di Scarperia (Firenze): da Cavalori a Coccapani?, in "Commentari d'arte: rivista di critica e storia dell'arte", Vol. 18, Nº. 52-53, 2012, pagg. 86 - 93..
Tra i due altare si vede ancora un frammento di affresco del primo Quattrocento, composto a sinistra da quello che rimane di una Crocifissione e a destra da una Maddalena entro una nicchia trilobata ed ogivale, attribuiti a Bicci di Lorenzo o alla sua cerchia.
Il secondo altare destro, eretto a spese di fra' Bernardo Ravicioli nel 1733, è ornato da una tela di Matteo Rosselli con la Natività di Maria con i santi Jacopo e Filippo, dipinta tra 1633 e 1635 per la famiglia Consorti, originariamente all'altare maggiore della vecchia prepositura e posta per lungo tempo, forse fino al terremoto del 1919, all'altare maggiore anche di questa. La tela, ancora nella sua cornice intagliata e dorata, mostra, nella spazialità profonda e diagonale, nei contrasti chiaroscurali, nella monumentalità scenografica, un'acquisita conoscenza delle novità barocche e romane.La cappella a destra del presbiterio conservava all'altare un dipinto secentesco con la Madonna della Cintola, ora in un salone del convento. Oggi l'ambiente è adibito a battistero e nell'edicola si trova il tondo con ricca cornice lignea intagliata e dorata che include il bassorilievo marmoreo con la Madonna col Bambino, concordemente attribuito a Benedetto da Maiano e databile al 1495-96 circa e forse commissionato da fra' Domenico da Scarperia, proveniente dal convento di San Gimignano dove aveva lavorato precedentemente lo scultore fiorentino. L'opera presenta il tipico modellato dello scultore, monumentale ed insieme delicato, arricchito dalla corrispondenza di affetti tra Madre e Figlio. Il bassorilievo, che riprende la simile composizione della Tomba Strozzi in Santa Maria Novella a Firenze, fu anche probabile fonte di ispirazione per Michelangelo (la testa di questa Madonna è simile alle sue della Pietà vaticana e della Madonna di Bruges) che probabilmente poté vederlo nel suo breve soggiorno fiorentino del 1495-96Cristina Acidini Luchinat, Sulle tracce dell’arte rinascimentale in Mugello, in Barbara Tosti (a cura di), Giotto, Beato Angelico, Donatello e i Medici. Mugello culla del Rinascimento, catalogo della mostra, Firenze, 2008, pp. 56-57..
La cappella maggiore, poligonale e coperta da vele costolonate, era aperta in fondo in una bifora poi tamponata, forse dopo il terremoto del 1919. Essa presentava all'altare nell'Ottocento la Natività della Vergine del Rosselli ed oggi è ornata da un Crocifisso in legno la cui solenne drammaticità fa pensare che sia uscito forse dalla bottega di Baccio da Montelupo agli inizi del Cinquecento. Sotto la mensa era una cassa con il corpo di San Prospero martire, donato dal granduca Cosimo III alla vecchia prepositura e poi trasferita in questa chiesa dopo la soppressione della precedente. La parete destra si apre nella porta di accesso alla sacrestia sormontata da un architrave in lettere capitali che reca la data 1620 e dal busto di un angelo di provenienza ignota, della fine del XIV secolo o dell'inizio del successivo.
La cappella a sinistra della maggiore aveva all'altare una scultura con San Nicola da Tolentino. All'interno dell'edicola è oggi un tabernacolo eucaristico proveniente dalla vecchia prepositura, collocato nella cappella nel 1924 ed attribuito a Domenico Rosselli, con una datazione al 1460 - 65 circa. Lo stemma che vi si vede potrebbe essere quello della famiglia Tommasi. L'altare moderno sottostante recupera elementi della balaustra settecentesca già nel presbiterio.
Il secondo altare sinistro reca alla base un'iscrizione con il nome del committente fra' Giuseppe Maria Landi e la data 1727, essendo quindi l'ultimo altare messo in opera in chiesa. L'edicola presentava un'interessante sistemazione, con una tela della Madonna del Carmine aperta ad ospitare il tondo di Benedetto da Maiano. Oggi vi si vede una tavola proveniente dall'oratorio della Madonna del Vivaio, riconducibile alla mano di Giovanni Balducci e raffigurante l'Annunciazione. La pala, di collocazione originaria ignota ma forse eseguita per l'oratorio della Compagnia dell'Annunziata che si apriva nel chiostro del convento agostiniano, è di incerta cronologia ma sicuramente antecedente il 1594, anno del suo trasferimento a Roma. La ripresa dei modelli sarteschi e soprattutto il delicato cangiantismo dei colori pastello e l'innaturale torsione delle figure sono elementi tipici del pittore.
Il seguente altare, il primo ad essere realizzato, presenta due stemmi nei plinti dell'edicola, riferibili alla famiglia Lorenzi, mentre nella base dell'altare è un altro stemma marmoreo, dei Medici con la presenza dei simboli papali, da riferirsi quindi a Leone X o a Clemente VII. L'altare reca un'altra tela firmata Matteo Rosselli con la Crocifissione tra i santi Giovanni Evangelista, Francesco d'Assisi, la Vergine e Carlo Borromeo, con cornice in legno intagliato e dorato. Il dipinto, che unisce il tono devozionale ad un cromatismo pastoso veneteggiante, è identificabile con quella commissionata dallo scarperiese Antonio Puccini nel 1617, a questo altare fino dall'origine.
La sacrestia è fornito di un bancone ligneo intagliato donato anch'esso da fra' Bernardo Ravicioli nel 1734 e di un lavabo marmoreo con decorazioni classicheggianti incastrato per metà nella parete, forse dell'inizio del XVI secolo, già fonte battesimale della vecchia prepositura. Due mensole lignee sopra il bancone sostengono due angeli e furono donati nel 1615/16 da Niccolò Giugni, come recitano le iscrizioni sotto gli stemmi. In sacrestia è conservato un Crocifisso ligneo attribuito a Jacopo Sansovino, databile alla giovinezza dell'artista nei primi anni del Cinquecento, derivato, per il morbido modellato e l'assenza della sofferenza esibita in favore di una bellezza classicheggiante, da quello di Michelangelo in Santo Spirito a Firenze.
L'ex Convento agostiniano A destra della facciata, oltre il campanile, è l'ex convento agostiniano, dal quale si può accedere al chiostro costruito in due fasi: il lato verso la chiesa risale ai decenni centrali del Trecento e presenta colonne con capitelli coevi fogliati e figurati quelli ai lati, uno dei quali che raffigura negli angoli teste di animali, una con mitria episcopale, interpretabili come i simboli degli Evangelisti (Marco è stato il primo vescovo di Alessandria). Gli altri tre lati del chiostro furono realizzati alla fine del Quattrocento, forse perché il cantiere era rimasto interrotto per motivi finanziari o a seguito di una ricostruzione. Questo lato presenta colonne con capitelli ionici quattrocenteschi.