Il monastero di Santa Maria a Rosano si trova a Rosano nel comune di Rignano sull'Arno, in provincia di Firenze, all'interno del territorio della Diocesi di Fiesole.

È un'abbazia femminile dell'Ordine di San Benedetto; conta circa 50 monache. L'Ufficio divino è celebrato in canto gregoriano, e in latino. Il monastero ha più volte ospitato Papa Benedetto XVI quando era ancora Cardinale.

Storia Il monastero si vuole fondato nell'anno 780, come si legge nell'iscrizione cinquecentesca incisa sull'architrave del portale della chiesa, che recita: “ANNO DOMINI DCCLXXX EDIFICATUM FUIT". La datazione è oggi comunemente accettataLa data era già stata letta da E. Repetti, in Dizionario..., vol. IV, pag. 819, ed è oggi accettata: cfr. A. Beni, Storia e Spiritualità del Monastero di Santa Maria di Rosano, 780/1980, in Dodici secoli dell'abbazia di Santa Maria di Rosano, Firenze, 1981., anche se le prime notizie certe provenienti da documenti risalgono solo all'inizio del secolo XI. In questo secolo, nel 1040, il Monastero diventa un bene allodiale dei Conti Guidi ed alla fine di esso, nel 1099, vi fu eletta badessa Berta, figlio del Conte Guido che elargì generose donazioni all'Abbazia. Con esse la religiosa iniziò i lavori per una più grande chiesa, che fu consacrata il 25 marzo 1130, un anno dopo la morte della badessa. Nel 1143 il Monastero fu distrutto dai fiorentini nella guerra contro i Conti Guidi, ma fu prontamente ricostruito. Nel 1204 i Guidi persero definitivamente il patronato del monastero a favore dei Da Quona.

La chiesa fu ristrutturata sotto l'abbaziato di Dianora da Filicaia a partire dal 1502, periodo al quale risale l'elegante presbiterio rinascimentale coperto da una cupola ed il chiostro, l’imponente refettorio, la vasta cucina dalla cappa slanciata, il pozzo a gradini di pietra e le grandi sale del piano terreno, le uniche architetture di questo stile nel territorio rignanese. L'iscrizione sull'architrave del portale reca la data 1523, forse indicante la fine di questi lavori. La ristrutturazione architettonica era completata da una mostra d'altare lignea al di sopra dell'altare romanico esistente, conclusa da un frontone spezzato e ornata da una pala forse di Giovanni Larciani che risulta dispersa. Di questa sistemazione rimane il ciborio dipinto dallo stesso pittore, oggi collocato nella stanza delle reliquie.

Un altro intervento, forse più decorativo che architettonico, si ebbe nel tardo Cinquecento per volontà del vescovo Francesco Cattani da Diacceto e si concluse nel 1583 con la riconsacrazione della chiesa, come si legge anche in una lapide rimasta in chiesa.

Tra il 1707 e il 1709, durante il vescovado di Orazio Maria Panciatichi, la chiesa fu ristrutturata con l'occultamento della cripta e fu modernizzata con l'apertura di una finestra rettangolare in facciata e l'aggiunta di una volta a stuoia. Anche il coro assunse una veste barocca su disegno di Antonio Maria Ferri e fu arricchito dal nuovo altare di Giovacchino Fortini, dalla nuova pala d'altare di Tommaso Redi, autore anche degli affreschi della parete di fondo e della volta della navata. Giovanni Maria Portogalli eseguì invece gli stucchi distribuiti per tutta la chiesaLucia Bencistà, Rignano sull'Arno. Rileggendo il territorio tra arte e storia, in Arte e Restauro a Rignano sull'Arno, a cura di Lucia Bencistà, Elia Bruttini, Carlo Fabbri, Lucia Fiaschi, San Giovanni Valdarno, 2025, pagg. 58 - 59..

Gli elementi decorativi barocchi sono stati quasi tutti rimossi nei 'restauri' moderni del 1965 che volevano ritrovare l'aspetto medievale della chiesa. Questi lavori, come altri simili interventi discussi e discutibili, hanno avuto almeno il merito del recupero e della riapertura della cripta.

Descrizione Il patronato feudale del XII secolo è presumibilmente all'origine del fatto che la chiesa abbaziale mostra maggiore accuratezza e ricercatezza rispetto a molte chiese plebane romaniche della zona. Inoltre, sebbene sia stata restaurata più volte, la chiesa conserva le strutture dell'edificio del XII secolo. La semplice facciata romanica aperta da un piccolo oculo e dal portale rinascimentale, si mostra in un piccolo cortile, affiancata dalla torre campanaria, a cinque ordini di aperture, che si richiama a tipologie lombarde, ma con una qualità costruttiva superiore a quella di altri campanili coevi della zona.

L'interno è articolato in tre navate scandite da pilastri quadrilateri, concluse, in origine, da un'abside semicircolare, come in molte pievi del Valdarno superiore e del Casentino, sorte attorno al Pratomagno. Ma ciò che distingue la chiesa abbaziale è la presenza della cripta, con conseguente presbiterio rialzato, che la lega direttamente, dal punto di vista formale, ai più importanti cantieri religiosi fiorentini.

A destra presso l'ingresso si trova il fonte battesimale, voluto, come si legge nell'iscrizione sulla specchiatura frontale, dalla badessa (tra 1422 e 1440) Caterina di Guido da Castiglionchio, committente anche del trittico di Giovanni dal Ponte ancora in chiesa, e realizzato nel 1423. Sopra l'iscrizione, in lettere capitali umanistiche, è una croce greca, mentre gli altri specchi, incorniciati da un motivo a punta di diamante, sono ornati da rosette entro cerchiAnnarita Paolieri, Lapicida di ambito toscano, Fonte battesimale, in Arte e Restauro a Rignano sull'Arno, a cura di Lucia Bencistà, Elia Bruttini, Carlo Fabbri, Lucia Fiaschi, San Giovanni Valdarno, 2025, pagg. 128 - 129..

La cripta si presenta divisa in cinque navatelle da colonnette di pietra serena che sostengono capitelli di notevole pregio plastico per il contado, struttura che si presenta simile a quella di San Miniato al Monte. Richiama quell'Abbazia cittadina con tutta evidenza anche l'altare, confrontabile con quelli presente in chiesa e in cripta ed anche con quello del Battistero. Risalente forse al quarto decennio del XII secolo, poco dopo il completamento della chiesa, l'altare è infatti decorato sul fronte con fiorentinissimi intarsi in marmo bianco e verde, aperto al centro da una fenestrella confessionis, destinata a contenere reliquie. L'altare fu spostato dal presbiterio in questa posizione a seguito dei restauri degli anni sessanta del Novecento, ma non è chiaro quale fosse la sua originaria collocazione. Il manufatto, seppur importante nella sua rarità, è purtroppo conservato solo nella parte anteriore, mentre il retro è frutto di rimaneggiamenti non del tutto riuscitiNicoletta Matteuzzi, Lapicida di ambito fiorentino del XII secolo, Altare intarsiato, in Arte e Restauro a Rignano sull'Arno, cit., San Giovanni Valdarno, 2025, pagg. 96 - 99..

Il presbiterio mostra ancora la veste rinascimentale datogli all'inizio del Cinquecento al tempo della badessa Dianora da Filicaia, scomparse le decorazioni del primo Settecento. Un arco trionfale sorretto da pilastri scanalati con capitelli compositi introduce ad un vano rettangolare diviso orizzontalmente da plastiche modanature classicheggianti e coperto da una cupola. L'altare moderno, essenziale, vuole ricordare l'originario altare romanico oggi in cripta. Alla parete destra è posto il trittico con l'Annunciazione tra i santi Lorenzo e Benedetto e Giovan Battista e Nicola dipinta da Giovanni da Ponte. L'iscrizione in basso riporta la data 1434 e il nome della committente, la badessa Caterina da Castiglionchio, che nel 1423 aveva già dotato la chiesa del fonte battesimale. Al di sotto era la predella, oggi mancante. L'opera, in origine probabilmente collocata all'altare maggiore, mostra nell'Annunciazione uno stile di accesa eleganza tardogotica memore, finanche nella figura dell'arcangelo Gabriele, degli esempi di Lorenzo Monaco. Nei santi ai lati è una maggiore severità e una solidità plastica acquisita dall'esempio di Masaccio, ma inserita in un contesto più prezioso e meno razionaleFederica Ambrosiano, Giovanni dal Ponte, Annunciazione e santi, in Arte e Restauro a Rignano sull'Arno, cit., San Giovanni Valdarno, 2025, pagg. 130 - 131.. La parete sinistra è ornata da un affresco venuto alla luce durante i restauri del 1965 raffigurante il Miracolo di San Romolo dell'acqua negata al santo che diventa sangue, assegnabile ad Alessandro Fei del Barbiere e databile alla metà degli anni ottanta del Cinquecento, forse cronologicamente vicino alla riconsacrazione della chiesa avvenuta nel 1583. L'affresco, forse incompiuto, non aveva necessariamente un pendant alla parete destra e potrebbe essere la testimonianza di un'impresa decorativa non portata a termine. La cupola, che rappresenta la Gloria di san Benedetto con santa Scolastica e santa Gertrude, e gli spazi ai lati delle monofore subito al di sotto furono affrescate da un ignoto pittore nel 1763.In fondo al presbiterio spicca la rara e magnifica Croce dipinta con storie della Passione del cosiddetto Maestro di Rosano, un artista anonimo la cui cultura figurativa è stata variamente interpretata, sebbene si propenda ad identificarlo con un pittore della Toscana sudorientale, forse di Arezzo e a sottolinearne il legame con l'ambiente artistico, religioso ed intellettuale romanoStefano Riccioni, Autore ignoto, Crocifissione di Gesù e storie della Passione, in Arte e Restauro a Rignano sull'Arno, cit., San Giovanni Valdarno, 2025, pagg. 92 - 95.. L'opera, datata tra la fine dell'XI secolo e la prima metà del successivo, è stata restaurata dall'Opificio delle Pietre Dure nel 2006 praticamente per la prima volta, conservando quindi la vernice originale su tutta la superficie pittorica. In occasione del restauro si scoprì anche una cavità sul retro della Croce ospitante una reliquia, un frammento di osso e una piccola Croce in pietra, del tipo di quelle che i crociati riportavano dalla Terrasanta. Considerando la cronologia dell'opera, il crociato che portò la piccola croce potrebbe essere Guido Guerra V dei conti Guidi, padre di quella Sofia (poi diventata badessa) monacatasi nel 1130, anno che coincide con la consacrazione della nuova chiesa e con una generosa donazione della grande famiglia.

Nella cappella del campanile si trova una tavola con l'Annunciazione di Jacopo di Cione (1365 circa), fratello di Andrea di Cione, noto come l'Orcagna, più incline, rispetto alla monumentale severità del fratello, a minuti preziosismi, a un tono più delicato e alla delineazione di figure più morbide e dolcemente espressiveFederica Ambrosiano, Jacopo di Cione, Annunciazione, in Arte e Restauro a Rignano sull'Arno, cit., San Giovanni Valdarno, 2025, pagg. 104 - 105..

La Stanza delle Reliquie conserva un tabernacolo a tempietto attribuito all'intagliatore Nanni Unghero, ornato di sportelli dipinti di Giovanni di Lorenzo Larciani (eccetto uno col Battesimo di Cristo dell'inizio del XVIII secolo), realizzato tra 1524 e 1526 circa per l'altare maggioreFabrizia Landi, Tabernacolo a tempietto, in Arte e Restauro a Rignano sull'Arno, cit., San Giovanni Valdarno, 2025, pagg. 150 - 151.. In sagrestia è conservata una tavola anch'essa di Alessandro Fei con Cristo davanti a Pilato, dipinta nel 1590 e in origine al primo altare sinistro, dove è rimasto fino ai restauri del 1965.

Preceduto dall'antirefettorio, nel quale si trova una Annunciazione di Tommaso Redi del 1707, che si trovava, fino ai restauri del 1965, nella parete di fondo del presbiterio in chiesa, il refettorio del monastero è un ambiente realizzato negli ampliamenti del primo Cinquecento. In esso è un Crocifisso ascrivibile alla bottega dei Del Tasso e databile tra fine Quattrocento ed inizio CinquecentoManola Rosadini, Bottega dei Del Tasso, Crocifisso, in Arte e Restauro a Rignano sull'Arno, cit., San Giovanni Valdarno, 2025, pagg. 152 - 153.. Nel giardino del monastero una piccola cappella di recente costruzione accoglie una tela con San Benedetto che impone il silenzio, probabilmente opera di Giovan Battista Naldini e databile intorno al 1680.