Ginosa (Genóse in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia. Si erge sul primo gradino delle falde meridionali della Murgia tarantina, a s.l.m., e in passato ha fatto parte della comunità montana della Murgia Tarantina.

Geografia fisica Ginosa, con una superficie di che comprende anche il litorale di Marina di Ginosa, è l'ultimo comune della provincia jonica al confine con la Basilicata. L'ampio e diversificato agro spazia dalla gravina al mare, dalle pianure ai paesaggi di alta collina ai confini con il territorio di Matera e si estende alla murgia interrotta soltanto dalla zona Casale, fenditura della roccia calcarea di che circonda l'intero centro storico. In questi ambiti naturali si avvicendano vigneti e olivi. All'interno del suo territorio scorrono il Bradano e il Galaso.

Origini del nome

Diversi sono i pareri sull'etimologia. Ginosa, in origine Genusia (Γενουσία in greco), si ritiene sia stata fondata dagli abitanti provenienti da Genusium, l'odierna Cnosso dell'isola di Creta. Taluni studiosi tuttavia fanno risalire il suo nome alle genti provenienti dall'antica Illiria, dove scorre il fiume Genusus. L'ipotesi più diffusa sul significato del nome parla di Genusium (da genus in latino e gènos in greco), "generatrice di popoli". Tuttavia l'ipotesi più accreditata (alla luce di alcuni frammenti di Sesto Frontino) farebbe derivare il nome Ginosa da Genusia, in quanto le popolazioni locali erano devote al culto di Giano.

Storia

Genusia (Γενουσία in greco antico) fu un importante centro Peuceta (le cui origini risalgono a diversi secoli a.C.), il più vicino alla città di Taranto con cui a fasi alterne strinse relazioni commerciali, fino all'arrivo dei Romani che assorbirono gli Apuli nello stato unitario nascente e assoggettarono Taranto.

Il ritrovamento di una tavoletta in bronzo, che si conserva nel Museo Nazionale di Napoli, rivela che Ginosa nel 394-395 dell'era volgare (sotto il II consolato di Onorio e il III di Arcadio), è stata governata da un certo Flavio Successo Ornato.

Altri vasi antichi rinvenuti a Ginosa raffigurano il Marchese Arditi, il Visconti e il Miani, il quale rilevò sei delle fatiche di Ercole. Questi vasi furono per un tempo esposti nel palazzo reale di Capodimonte, e poi trasportati al Museo Nazionale di Napoli.

Subito dopo la metà dell'XI secolo Ginosa diviene possedimento e roccaforte di Roberto il Guiscardo, come testimoniato anche dal Castello, edificato a iniziare da quel periodo per essere punto di controllo di tutto l'arco Jonico tarantino contro incursioni saracene.

Nel 1085 Ginosa entra a far parte della Contea di Lecce, per poi essere conquistata dai Sanseverini ed annessa al Principato di Taranto e fortificata da Manfredi, figlio di Federico II. In quel periodo Luigi Dei Conti Miani, in una Breve monografia di Ginosa, ristampata nel 2002 ad opera di Carli Edizione, raccoglie alcuni documenti del tempo e le foto dei vari vasi antichi da lui rinvenuti.

Morto Giovanni Antonio Orsini, ultimo principe di Taranto, nel 1463 il feudo di Ginosa passa al demanio, e il Re Ferdinando I lo dona a Pirro del Balzo che lo rifiuta. Il Re decide quindi di concederlo a suo figlio Federico, che ne stabilisce per la prima volta i confini.

Una volta salito sul Trono di Napoli nel 1496, Federico dona il feudo ad Antonio Grisone, cui succede il nipote Antonio Enio nel 1515. Ginosa passa dunque ai Doria nel 1556, ai Grillo nel 1606, agli Spinola marchesi di Los Balbases e Alcañices nel 1629. L'ultimo erede di questa famiglia lascia il feudo ginosino alla regina di Spagna, che ancora possiede una vasta tenuta nel territorio di Ginosa, attualmente sottoposto a bonifica. (Da La Provincia Del Jonio Notizie storico-geografiche con prefazione di S.E. On. Giovanni Calò Taranto Tipografia Lodeserto 1924).

Nel 1857 Ginosa viene colpita da un terremoto con epicentro in Basilicata che provoca la morte di 19 persone. Il podestà Francesco Miani, accorso in aiuto dei feriti, viene premiato dal re Ferdinando II delle Due Sicilie con una medaglia al valore.

Successivamente all'Unità d'Italia del 1861 Ginosa è vittima di diversi episodi di brigantaggio, ad opera delle bande di Carmine Crocco, Rocco Chirichigno detto Coppolone e Antonio Locaso detto il Crapariello.

Il 2 marzo 2011 la frazione Marina di Ginosa viene colpita da un'alluvione che provoca ingenti danni alle case, alle opere e alle strutture alberghiere. Le circa 400 famiglie residenti in contrada Marinella si vedono costrette a lasciare le proprie abitazioni dichiarate inagibili, per poi farvi gradualmente ritorno solo diversi mesi più tardi.

Il 7 e l'8 ottobre 2013, giorni della festa patronale cittadina, Ginosa viene colpita da una nuova violenta alluvione. Il nubifragio questa volta provoca quattro vittime, e distrugge le due arterie stradali principali del territorio, la statale verso Marina di Ginosa e la provinciale per Montescaglioso. L'amministrazione dichiara il lutto cittadino.

Archeologia Archeologia preistorica Nuove documentazioni paletnologiche, condotte dai ricercatori dell'Università degli Studi di Bari, documentano un'insolutaPebble Culture di tradizione olduvaiana difficilmente databile e temporaneamente abbinata per alcuni aspetti all'Acheuleano ., con lo studio di choppers (strumenti su ciottolo) e bifacciali amigdaloidi, registrando con questi ultimi la presenza di H. heidelbergensis. Frequentazioni successive vengono datate tra i 55-39 000 anni fa del Paleolitico medio finale, con gli scavi paletnologici condotti dai ricercatori dell'Università degli Studi di Siena presso il noto Riparo l'OscurusciutoBoscato P., Gambassini P., Ronchitelli A., Abri l'Oscurusciuto à Ginosa (Taranto-Italie du Sud): un nouveau site moustèrien, in Acts of the XIVth UISPP Congress, University of Liège, Belgium, 2-8 september 2001. frequentato da H. neanderthalensis. Scavi della Soprintendenza Archeologica della Puglia documentano la continuità abitativa delle gravine e lì dove sorge l'attuale centro abitato durante l'Età del bronzo medio e l'Età del ferro.

Archeologia e storia Rinvenimenti archeologici sono attribuiti all'etnico dei Peuceti, a partire dal VI-V secolo a.C (evidenti sono i rinvenimenti in località Follerato e Passo di Giacobbe). Noto nella letteratura archeologica è il ceramografo apulo che va sotto il nome di Pittore di Ginosa, autore di pitture vascolari a figure rosse, attivo nel IV secolo a.C. (330-320 a.C.) opera il Maestro di GinosaD. Williams, Three Groups of fourth Century South Italian Jewellery in the British Museum, in RM, 95, 1988, pp. 75-95., orafo a cui sono attribuiti il diadema con "nodo erculeo" e una coppia di orecchini con disco e pendente conico, esposti attualmente tra gli ori del Museo Archeologico di Taranto.

Con l'installazione delle vicine colonie greche di Taranto e Metaponto, la pianura ginosina divenne di dominio conteso dalle due grandi poleis. Con l'avvento delle legioni romane l'altopiano ginosino si ellenizzò anche etnicamente, questo principalmente per via delle due distruzioni che subì Metaponto.

Fu oppidum romano come colonia militare. In epoca imperiale, nel 395 d.C., ottenne il riconoscimento di Municipium con decretum de patrocinio sotto i consoli Anicio E. Olibrio e Anicio Probino e il patronato del senatore Flavio.

Ginosa, in epoca romana, ebbe importanza per tre motivi: la sua vicinanza alla via Appia che la fece una sorta di fortino militare; la sua piana, che in mano a pochi latifondisti, costituì un solido granaio per Roma; le capacità organizzative nell'approvvigionamento dell'esercito romano.

Al tramonto dell'Impero l'intera piana fu abbandonata sia perché le ville fortificate presenti non erano in grado di difendere questo ampio territorio dalle scorribande germaniche prima e saracene poi, sia perché la popolazione si era contratta per via delle carestie. La popolazione si rifugiò quindi nelle gravine, nacque così l'abitato che, influenzato dal cristianesimo, assorbì l'arte dell'affresco rupestre, commissionato ad artisti che hanno lasciato pregevoli affreschi di carattere bizantino, molti dei quali scomparsi per le intemperie, l'incuria e le razzie dei predoni. La dominazione effimera bizantina fu definitivamente scacciata con l'avvento dei Normanni che per controllare la costa dagli assalti saraceni fecero costruite torri di avvistamento lungo il litorale.

Con l'avvento normanno si instaurò un regime feudatario, Ginosa diventò un feudo di terza categoria e non riuscì mai a consolidare su di sé una baronia stabile.

Con il finire del Medioevo inizia il lento declino della civiltà rupestre. La gente lentamente abbandona la gravina, in seguito al terremoto avvenuto il 16 dicembre del 1857, per spostarsi sulla collina dove sorge l'odierno abitato dall'architettura "spontanea", fatta di forme e dimensioni estremamente irregolari: delle case "lamiate" alle case "soprane" della zona Popolicchio. È in questo momento storico che il "vivere in grotta" diviene, dal punto di vista sociale, un elemento discriminante.

Simboli

Lo stemma della Città di Ginosa è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 3 ottobre 2005.

Il gonfalone è un drappo di giallo con la bordatura di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

Il principale monumento di Ginosa è il Castello normanno, in zona orologio, fatto costruire nel 1080 da Roberto il Guiscardo per difendersi dalle incursioni saracene. Il castello di Ginosa originariamente era munito di tre torri merlate e di un ponte levatoio, elementi architettonici che furono demoliti nel XVI secolo, quando il comune ionico divenne baronia della potente famiglia Doria. Così il Castello acquisì l'aspetto di un grande palazzo che ancora oggi si erge poderoso a dominio di tutto l'antico abitato. Il Castello normanno compare anche nello stemma araldico che simboleggia il comune.

Sono inoltre da vedere:

Piazza Orologio, nel centro storico. Chiesa Matrice, o Chiesa Madre, costruita nel 1554 per l'interessamento di un presidio militare francese. Il tempio fu dedicato ad uno dei santi più celebri e popolari della Francia: San Martino da Tours. La linea architettonica della chiesa esprime il Cinquecento, cioè quello stile architettonico che, messo da parte il gotico, col culto dell'arte classica si ricollega all'architettura romana, augustea. Le gravine: Casale, Rivolta, Valle dell'Arciprete l'Oscurusciuto, Canale San Giuseppe, Torrente Lagnone Tondo, Palombaro, Torrente Gravinella, Canale Cecera, Selva Venusio, Difesella, Gravina Grande, Passo di Giacobbe, Gravinella di Cavese, San Pellegrino, Fosso dell'Alloro e Gravinella del cacciatore. Ex Caserma Francese: struttura architettonica e piccolo complesso abitativo del XVII secolo, sito a ridosso della circumvallazione sud, convertito in caserma di cavalleria sotto la dominazione francese in età murattiana, e successivamente rivenduto a privati. La costa di Marina di Ginosa Lago Salinella lago costiero retrodunale al confine tra la Puglia e la Basilicata, occupante il tratto terminale dell'antico alveo del fiume Bradano dove è possibile fare birdwatching. Pineta Regina che è possibile visitare a cavallo presso il maneggio Family Horses che offre anche un percorso lungo la fantastica costa ionica. Il monumento ai caduti (1922), ad opera di Antonio Bassi, ubicato all'ingresso del cimitero comunale La statua del monumento ai caduti (1978), di Tommaso Gismondi, ubicata nella centralissima piazza Marconi A Ginosa si trova anche la Torre idrica di Ginosa, una torre idrica dell'Acquedotto pugliese alta .

Chiese rupestri All'interno del progetto "Itinerari culturali del medioevo pugliese" del Ministero dei beni culturali, sono state censite anche tutte le chiese rupestri che si trovano nel comune di Ginosa. Esse sono: Chiesa rupestre a "campana" in località Rivolta Chiesa rupestre dell'Ecce Homo Chiesa rupestre di S. Barbara Chiesa rupestre di S. Bartolomeo