Giacobbe (, , , )Cf. Cf. è stato, secondo la Bibbia, uno dei Padri dell'Ebraismo nonché eroe eponimo del popolo di Israele. Giacobbe significa "il soppiantatore".Cf. Il nome deriva da ʿāqēb ossia "tallone"; fu chiamato così poiché, « al momento del parto, teneva con la mano il calcagno del fratello gemello, nato per primo e quindi destinatario del diritto di primogenitura », che poi, esattamente, contestòCf. Antonio Borrelli, san Giacobbe Patriarca in santiebeati.it., così come sottrasse al fratello la benedizione paterna con l'inganno..

Venne soprannominato "Israele" da JHWH stesso, in quanto "lottò col Signore e vinse": dalla radice śri, lottare, ed El, Signore. Le sue vicende sono narrate nel libro della Genesi. Per tutte le Chiese cristiane è il Terzo e ultimo Patriarca, dopo il padre Isacco e il nonno paterno Abramo.

Etimologia

Il nome Giacobbe deriva da aqeb ossia "tallone"; infatti Giacobbe al momento del parto teneva con la mano il calcagno del fratello gemello []. Inoltre, con riferimento all’episodio in cui Giacobbe sottrasse con l’inganno la primogenitura al gemello, il nome si fa derivare dalla radice aqav che significa "soppiantare – tallonare". Infatti, in quell’episodio, Esaù esclama al padre Isacco: "Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato già due volte? Già ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!".

Per quanto riguarda il nome Israele, secondo quanto affermato nella Bibbia, esso deriva dalla radice shr, lottare, ed El, Signore.

Il nome, teoforico come altri nomi biblici (Elia, Emmanuele, ecc.), è l'unione di El (Dio) e sciarach: "chi combatte per il Signore" (cfr. Sabaoth che significa "Signore degli Eserciti").

Altre interpretazioni erano in voga negli anni '30 quando le leggi razziali naziste obbligarono ogni ebreo tedesco con primo nome non ebraico a registrarsi con un nuovo nome, aggiuntivo e davanti al nome proprio: "Israele" se maschio e "Sara" se femmina.

Racconto biblico Giacobbe era figlio di Isacco e di Rebecca, che non era riuscita ad avere figli per molti anni. Era inoltre fratello gemello di Esaù, che nacque però per primo. Esaù era il favorito di Isacco, mentre Giacobbe era il favorito della madre Rebecca. Mentre Esaù divenne un accanito cacciatore, Giacobbe mostrava un temperamento tranquillo.

Un giorno Esaù tornò a casa affamato e stanco e, pur di mangiare subito, vendette al fratello Giacobbe la primogenitura in cambio di un piatto di lenticchie ();Cf. in seguito, quando Isacco era in punto di morte, Giacobbe obbedì alla madre Rebecca, che aveva organizzato un piano per far carpire a Giacobbe stesso la benedizione prevista per Esaù, indossando una pelliccia di animale, così da poter passare per il fratello, che era molto pelosoGli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" osservano che "il famoso detto di Agostino per il quale il trasferimento della benedizione a Giacobbe non fu una menzogna ma un mistero, non rende giustizia al pathos del racconto. Giacobbe è un bugiardo, eppure egli è anche il portatore della promessa e della benedizione" e inoltre "Giacobbe è senza scrupoli [...] La maggiore evidente difficoltà sarà il contrasto tra la sua levigatezza e la pelosità di Esaù (cf.25,25)". ().. Per sottrarsi all'ira di Esaù, dopo la richiesta del padre Isacco, Giacobbe fuggì presso suo zio Labano.Secondo, invece, un'altra tradizione («sacerdotale»), contenuta sempre nel libro della Genesi, "il motivo della partenza di Giacobbe non è la collera del fratello come nella tradizione jahvista, ma l’obbligo di non sposare una donna straniera per conservare la purità del sangue e della fede" (Come affermato dagli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 87, ISBN 88-01-10612-2.).

Giacobbe lavorò, quindi, presso lo zio Labano, custodendone il bestiame, e si arricchì oltre misura truffando lo stesso zio con un espediente. Giacobbe infatti chiese a Labano, come compenso per il proprio lavoro, di poter ricevere le bestie striate, punteggiate e chiazzate, precisando: «In futuro la mia stessa onestà risponderà per me». In tal modo Giacobbe si arricchì facendo nascere gli animali striati, punteggiati e chiazzati, che avrebbe ricevuto in pagamento, solo da coppie di bestie robuste,"Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano, ne intagliò la corteccia a strisce bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami. Poi egli mise i rami così scortecciati nei truogoli agli abbeveratoi dell'acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista delle bestie, le quali si accoppiavano quando venivano a bere. Così le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono capretti striati, punteggiati e chiazzati. [...] Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai rami. Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Così i capi di bestiame deboli erano per Làbano e quelli robusti per Giacobbe. Egli si arricchì oltre misura" (). esponendo alla loro vista durante l'accoppiamento rami intagliati a strisce, secondo una credenza dell'epoca, lasciando a Labano solo quelli nati da coppie deboli (durante il cui accoppiamento, sempre secondo la credenza citata, non esponeva i rami intagliati a strisce)Gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" osservano che "Giacobbe ha una sua soluzione per allevare gli animali di colore raro. La pratica deve riflettere una convinzione popolare sui fattori esterni che influenzano il processo della nascita", come confermano anche gli studiosi dell'interconfessionale Bibbia TOB: "gli antichi pensavano che in questo modo si potesse influire sulle qualità dei nascituri". (; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 91, ISBN 88-01-10612-2).. Sposò, in seguito, prima Lia e poi Rachele, figlie di Labano e sue cugine, dalle quali ebbe otto figli; altri quattro figli li ebbe da due schiave, Zilpa e Bila. Dai dodici figli maschi di Giacobbe ebbero origine le dodici tribù di Israele.AAVV, Personaggi della Bibbia, Touring Club Italiano, 2014, pp. 78-97, ISBN 9788836564972.

Il sogno della scala di Giacobbe

Una notte, durante il viaggio che lo portò a nascondersi presso lo zio Labano per sfuggire al fratello Esaù, Giacobbe fece un sogno (): una scala da terra si protendeva sino in cielo, con angeli che ascendevano e discendevano.

Nel sogno Dio gli parlava, promettendogli la terra sulla quale stava dormendo e un'immensa discendenza nella quale tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette in lui e nei suoi successori.

La lotta con Dio (teomachia)

La notte prima dell'incontro ebbe una misteriosa lotta (teomachia)Rivista di storia e letteratura religiosa, Volume 41, Edizioni 1-3, Firenze, S. Olschki, 2005. Anteprima parziale su books.google.it. con Dio nelle sembianze di un uomo o un angelo,Cf. Andrea Barretta, Il guado di Iabbok. Scritti di antropologia trascendentale e filosofia della religione, Roma, Gruppo Albatros Il Filo, 2009. ISBN 88-567-0867-1; ISBN 978-88-567-0867-7. Estratto del testo disponibile online. URL consultato l'11-04-2011. fino all'alba. Vedendo che non riusciva a vincerlo, quest'uomo lo colpì al nervo sciatico rendendolo claudicante, ma Giacobbe continuò a lottare, finché l'uomo gli chiese di lasciarlo andare. A quel punto Giacobbe gli chiese la benedizione, e l'uomo gli diede il nome Israele (che in ebraico significa "uomo che vide la figura di Dio" o "uomo che lotta con Dio").Cf. commentario a in laparola.net.Tale evento è stato scelto come simbolo del dissidio tra pensiero filosofico e teismo da Claudio Ciancio et al., In lotta con l'angelo. La filosofia degli ultimi due secoli di fronte al cristianesimo, Torino, SEI, 2ª ed. 1991. ISBN 88-05-05086-5; ISBN 978-88-05-05086-4.

Da questo episodio nasce il divieto, previsto dalle norme di casherut, di cibarsi di carne (ovviamente di animali permessi) attraversata da tagli al nervo sciatico. Osservano gli esegeti della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme)Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 86-87, ISBN 978-88-10-82031-5. come in questo racconto, di tradizione «jahvista», "si tratta di una lotta fisica, un corpo a corpo con Dio, in cui Giacobbe sembra dapprima trionfare. Quando ha riconosciuto il carattere soprannaturale del suo avversario, forza la sua benedizione".Gli studiosi del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" () affermano che "si tratta di un antico racconto, con motivi popolari ben conosciuti [...] Nell'attuale forma del testo questo racconto misterioso è applicato a Giacobbe ed è costruito come una lotta con Dio".

Giacobbe e il figlio Giuseppe La storia di Giacobbe si intreccia con quella del suo undicesimo figlio, nonché il suo prediletto, Giuseppe. Quando quest'ultimo, dopo essere stato venduto dai fratelli, divenne ministro del faraone, fece trasferire le Tribù di Israele, e Giacobbe stesso, in Egitto per salvarli dalla lunga carestia, apparsa in sogno al faraone, sotto forma di 7 vacche magre - sogno che Giuseppe interpretò. Giacobbe prima di morire rivolse a ciascuno dei suoi figli diverse benedizioni e fu inumato accanto agli altri patriarchi, Abramo e Isacco, nella cava sita nel campo di Macpela.

Come tutti i patriarchi veterotestamentari, Giacobbe è venerato come santo dalla Chiesa cattolica il giorno 24 dicembre.

La discendenza di Giacobbe Alcuni passi biblici - come rilevano anche gli esegeti del cattolico Nuovo Grande Commentario Biblico, della Bibbia TOB e della Bibbia di Gerusalemme - divergono in merito al numero di famigliari che entrarono in Egitto con GiacobbeNotano infatti gli studiosi del Commentario come "la lista ha diverse discrepanze, che fanno pensare che si tratti di una composizione posteriore. Nel contesto, essa si propone di descrivere la famiglia al tempo della migrazione di Giacobbe, ma 10 figli sono attribuiti al giovane Beniamino (v. 21). Figlie e nipoti sono menzionate nel v. 7, ma solo una di ognuno ricorre nell'elenco. Nel v. 26 il numero è 66. Nel v. 27 il numero 70 (DI 10,22) si deve spiegare contando Giacobbe, Giuseppe, e i suoi due figli. Il numero 70 era inteso, probabilmente, come un numero arrotondato, ma l'elenco cerca di riempirlo"; anche gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB ritengono che "il totale di 70 può forse rievocare anche i 70 anni della cattività a Babilonia. A spiegare la divergenza tra il totale di questo e la cifra 66 del precedente, non basta il fatto che nel v. 27a non siano contati i due figli di Giuseppe. Il numero 66, probabilmente più antico esclude anche Er e Onan, morti già prima della partenza di Giacobbe. Un'altra tradizione raccolta dalla traduzione greca e dagli Atti degli Apostoli (7,14), conta invece 75 persone", cosa rilevata anche dagli studiosi della Bibbia di Gerusalemme: "[in Es1,5 la Bibbia LXX] ha: «settantacinque (cf. Gen 46,27+)". (; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 121, ISBN 88-01-10612-2; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 125, ISBN 978-88-10-82031-5.).:

: Tutte le persone che entrarono con Giacobbe in Egitto, uscite dai suoi fianchi, senza le mogli dei figli di Giacobbe, sono sessantasei. I figli che nacquero a Giuseppe in Egitto sono due persone. Tutte le persone della famiglia di Giacobbe, che entrarono in Egitto, sono settanta. Esodo : Tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta, Giuseppe si trovava già in Egitto. Atti : Giuseppe allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque persone in tutto.

Sepoltura di Giacobbe Simili divergenze si trovano in merito al luogo della sepoltura di Giacobbe:

: I suoi figli lo portarono nel paese di Canaan e lo seppellirono nella caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva acquistato, come proprietà sepolcrale, da Efron l'Hittita, e che si trova di fronte a Mamre.