Lomicidio di JonBenét Patricia Ramsey è un delitto rimasto irrisolto commesso il 25 dicembre 1996 nel quale una bambina di sei anni venne trovata morta nella cantina di casa a Boulder, Colorado; inizialmente vennero sospettati gli stessi genitori e il fratelloquest'ultimo avrebbe agito per gelosia verso la sorellina, coccolatissima per il suo status di reginetta, e i genitori avrebbero coperto il suo coinvolgimento ma non è mai stato trovato il colpevole. Il caso attirò a lungo l'attenzione dei massmedia tanto che, da parte dei familiari della vittima e non solo, sono state intentate diverse cause per diffamazione contro gli organi d'informazione.

L'omicidio JonBenét Patricia Ramsey nacque ad Atlanta, Georgia il 6 agosto 1990 e quando aveva nove mesi la sua famiglia si trasferì a Boulder, Colorado. Il padre John Bennett Ramsey era un uomo d'affari ed ex membro della Marina Militare che aveva impiantato una società di distribuzione di personal computer di nome Access Graphics, acquistata dal colosso Lockheed Martin nel 1991. La madre, che John aveva sposato in seconde nozze, si chiamava Patricia Ann "Patsy" Paugh, ex giornalista pubblicista; in gioventù Patsy Ramsey aveva vinto il titolo di Miss West Virginia 1977, ma non era riuscita a vincere la successiva competizione di Miss America nell’anno 1978 ad Atlantic City. Dal primo matrimonio, John Ramsey aveva avuto tre figli: Elizabeth, Melinda e John Andrew. La figlia maggiore, Elizabeth, era deceduta nel gennaio 1992 in un incidente stradale in Ohio assieme al fidanzato https://it.findagrave.com/memorial/3760/elizabeth_pasch-ramsey/photo Fin da quando JonBenét aveva circa quattro anni, la madre faceva partecipare la figlia a concorsi di bellezza. L’ultima competizione cui JonBenét prese parte ebbe luogo dieci giorni prima dell’omicidio e la madre aveva già in programma per lei una successiva esibizione ad un concorso alle Hawaii nel mese di gennaio 1997. Nel 1993, a Patsy Ramsey era stato diagnosticato un carcinoma dell'ovaio in fase avanzata e si era sottoposta a due interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia, venendo dichiarata in remissione l'anno successivo. La donna avrà una successiva ricaduta nel 2002 e si spegnerà nel giugno 2006 all’età di cinquant’anni non ancora compiuti, nove anni e sei mesi dopo la morte della figlia.

La sera di Natale del 1996 la famiglia Ramsey tornò a casa verso le 22:00 da una cena presso amici. John e Patsy con alcune contraddizioni successive dichiararono di aver messo a letto i bambini mentre i genitori preparavano i bagagli in vista della partenza per una vacanza a Charlevoix in Michigan, programmata per il giorno successivo. In seguito, alcuni vicini testimonieranno di aver sentito l'urlo di un bambino la notte tra il 25 e il 26, ma i familiari dichiareranno di non aver notato nulla di strano che suggerisse la presenza di un intruso in casa. La madre dichiarerà di aver avuto certezza della sparizione della figlia la mattina del 26 dicembre quando, attorno alle 5:30 del mattino rinvenne sulle scale di servizio che conducevano alla cucina, la lettera lasciata dai rapitori che chiedevano il pagamento di 118000 $ per il rilascio della bambina. In seguito fu accertato che i fogli della lettera provenivano da un quaderno appartenente alla stessa madre e che la lettera era stata scritta con una penna appartenente alla madre ed in una calligrafia molto simile alla sua. La lettera del riscatto conteneva il seguente testo: Alle 5:52 la madre chiamò il 911 per denunciare il rapimento. L’operatrice del 911 udì ancora voci in sottofondo dopo che la cornetta del telefono venne abbassata. Una successivo esame nel nastro della telefonata permette di sentire almeno tre voci: una donna che esclama “Aiutami Gesù, aiutami Gesù!” e la voce di una persona giovane che domanda: “Beh che avete trovato?” venendo zittito subito dopo da un uomo adulto: “Non stiamo parlando con te!”.

Gli inquirenti appurarono che la somma richiesta dai presunti rapitori ammontava all'esatto valore di un bonus che John Ramsey aveva ricevuto quale gratifica natalizia dall'azienda di cui era presidente. Nonostante la lettera imponesse ai familiari di non avvisare nessuno, la madre telefonò immediatamente alla polizia, a parenti e amici ed al reverendo della loro chiesa, che arrivarono sul posto contaminando la scena. La polizia locale condusse una ricerca all'interno e all'esterno della casa, senza trovare segni evidenti di intrusione o di effrazione. All’arrivo del primo agente di polizia, alle ore 6:00 del mattino, la casa era circondata da un manto nevoso intatto, nonostante durante la notte avesse cessato di nevicare. Il padre prese accordi per prelevare il denaro.

Attorno alle ore 13:00 circa, la detective della polizia di Boulder Linda Arndt chiese a Fleet White, un amico dei Ramsey, di accompagnare John Ramsey a ispezionare la casa per controllare se ci fosse "qualcosa di insolito". John Ramsey e Fleet White iniziarono la ricerca nel seminterrato, dove Ramsey ritrovò il corpo della figlia. Nel palmo della sua mano sinistra era stato disegnato un cuoricino usando un pennarello rosso (non è mai stato appurato se quel disegno fosse stato fatto dall'assassino). Del nastro adesivo le copriva la bocca (in sede di autopsia fu rilevato che era stato con ogni probabilità posizionato post-mortem). Il collo e i polsi erano legati con una corda di nylon, stranamente lasciata molto allentata. Il manico rotto di un pennello lungo 10 cm appartenente a Patsy Ramsey era stato usato per avvolgervi attorno un capo della corda di nylon per formare una rudimentale garrota.

John Ramsey rimosse il nastro adesivo dalla bocca della figlia e trasportò immediatamente il corpo al piano superiore, dove apparve evidente il rigor mortis e l’odore di decomposizione. Uno dei detective spostò ancora il corpo, poggiandolo sul pavimento. John lo coprì con una coperta. Solo alle 13:50 la casa fu dichiarata scena del crimine e posta sotto sequestro. Alle ore 20:00 il medico legale effettuò un primo esame sul posto e alle 20:45 il corpo fu portato all'obitorio. L'autopsia venne svolta il giorno successivo. Il rinvenimento avvenne quasi otto ore dopo la denuncia di scomparsa. Molti criticano l'indagine sostenendo che i funzionari avevano permesso un andirivieni di familiari e amici sulla scena del delitto, cancellando e alterando le prove e che non avevano tentato di raccoglierle prima e dopo il rinvenimento del corpo di JonBenét, forse perché i loro sospetti erano stati immediatamente rivolti ai Ramsey. Alcuni titolari di questa inchiesta iniziarono a riferire tali sospetti ai media locali, che il 1º gennaio riportavano la notizia che il procuratore distrettuale pensava di non sbagliare quando evidenziava il fatto che il corpo della bimba fosse stato ritrovato in casa sua fosse un indizio molto forte.

Gli inquirenti notarono che le lenzuola del letto di JonBenét erano bagnate; numerosi testimoni confermarono che la bambina (all'epoca di 6 anni) soffriva di enuresi notturna, disturbo generalmente collegato a una situazione di ansia e/o sofferenza, comprensibile in una bimba che, così piccola, riceveva fortissime pressioni a causa delle ambizioni dei genitori. Emersero inoltre indiscrezioni - mai del tutto verificate - in merito a una forte depressione che avrebbe colpito Patsy Ramsey, a causa del cancro per il quale si stava curando e dei disturbi connessi. La scena del crimine appariva quantomeno singolare, posto che in casa non era stato rubato nulla e non furono rilevati segni di scasso su porte o finestre, circostanze che indussero a ritenere molto probabile che il responsabile dell'omicidio dovesse essere ricercato tra i familiari della bambina. Lo scantinato dove fu rinvenuto il cadavere era un locale pressoché in disuso e la sua ubicazione era ignota persino all'ex domestica, la quale più volte sostenne che la casa era particolarmente difficile da percorrere per qualcuno che non fosse di famiglia.

I risultati dell'autopsia rivelarono che JonBenét era morta per strangolamento e che presentava una massiccia frattura del cranio di circa 20 cm, causata da un corpo contundente smussato (non c'era lacerazione cutanea). La garrota con cui la bambina era stata strangolata era stata ricavata da un pezzo di corda tweed avvolta attorno al manico rotto di un pennello appartenente alla madre e lo strangolamento era avvenuto da dietro, come se l'assassino non avesse voluto guardare in faccia la vittima. Inoltre furono trovate delle abrasioni alla parte posteriore del dorso e alle gambe, che vennero attribuite al trascinamento del corpo. Il nastro adesivo con cui la bambina era stata imbavagliata appariva intonso, suggerendo che fosse stato applicato dopo la morte, dal momento che non vi erano tracce di saliva che lasciassero supporre il tentativo della vittima di strapparselo via e comunque tale reperto era stato manomesso dai primi soccorritori che, non appena rinvenuto il cadavere, l'avevano rimosso. La corda con cui i polsi della vittima erano stati legati era stata stretta approssimativamente e lasciando oltre un metro di spazio alle braccia per muoversi liberamente. Inoltre, non c'era alcuna prova di stupro "convenzionale", anche se la violenza sessuale non poteva essere esclusa poiché vi erano segni ambigui, alcuni vecchi di settimane altri risalenti al momento del decesso.

La causa ufficiale della morte fu asfissia causata dallo strangolamento associata a un trauma cranico cerebrale. Le setole del pennello vennero ritrovate in una vasca in cui Patsy Ramsey teneva degli strumenti per dipingere, ma la parte bassa dello strumento non fu mai rinvenuta, nonostante la ricerca in tutta la casa dalle forze dell'ordine nei giorni successivi al delitto. L'autopsia rivelò inoltre che JonBenét aveva mangiato ananas una o due ore prima di essere uccisa, anche se i genitori sostennero che la bambina era già addormentata quando la famiglia aveva fatto ritorno a casa attorno alle 22:00 e che durante la cena cui avevano partecipato non erano stati serviti piatti a base di ananas.

Foto della casa, scattate il giorno in cui fu ritrovato il corpo di JonBenét, mostrano sul tavolo della cucina una ciotola contenente ananas con dentro un cucchiaio, sul quale la polizia affermò di avere rilevato le impronte di Burke, il fratello all'epoca di nove anni, e di Patsy. Tuttavia sia Patsy che John dissero di non ricordarsi di aver messo la ciotola sul tavolo, né di avere dato da mangiare dell'ananas a JonBenét; inoltre sostennero fermamente che Burke aveva dormito tutto il tempo, svegliandosi diverse ore dopo l'arrivo della polizia. Alcune fonti riferirono che non vi erano impronte nei terreni innevati circostanti la casa, ma alcuni giornalisti scoprirono che la neve intorno alle porte della casa era stata spazzata via ed in ogni caso tale elemento si sarebbe rivelato di scarsa utilità, posto l'arrivo a casa Ramsey, fin dalle prime ore del mattino, di numerosi amici e parenti, che si erano mossi in casa e nelle immediate vicinanze. La polizia non riportò segni di effrazione, anche se una finestra del seminterrato, rotta prima di Natale, non era stata sistemata anche se era protetta da una grata di metallo e circondata da ragnatele intatte e alcune porte erano aperte, circostanze che vennero diffuse solo un anno dopo.

I funerali di JonBenét Ramsey si svolsero il 31 dicembre, presso la Peachtree Presbyterian Church ad Atlanta.

Le indagini