Biografia La famiglia e i primi anni

Secondogenito di Bernardo Mattarella, politico della Democrazia Cristiana (DC), e Maria Buccellato, fu tenuto a battesimo da Pietro Mignosi, nella chiesa di Sant'Antonio di Padova a Castellammare del Golfo, con cui il padre aveva un rapporto profondo. Nel 1941 nacque il fratello Sergio, anche lui esponente della DC e Presidente della Repubblica Italiana dal 2015.

Sposò Irma Chiazzese dalla quale ebbe due figli: Maria e Bernardo, deputato all'Assemblea regionale siciliana nel corso della XIV legislatura per la Margherita e della XV legislatura per il Partito Democratico: dal 2006 al 2012.

Mattarella crebbe con istruzione religiosa, studiando a Roma all'istituto San Leone Magno, dei fratelli maristi. Dopo l'attività nell'Azione Cattolica, associazione in cui ricoprì anche incarichi nazionali, si dedicò alla carriera politica nella DC avendo fra i suoi ispiratori Giorgio La Pira e avvicinandosi alla corrente politica di Aldo Moro. Divenne assistente ordinario di diritto privato all'Università di Palermo.

Nel novembre del 1964 si candida nella lista DC alle elezioni comunali di Palermo ottenendo più di undicimila preferenze (quarto dopo Salvo Lima, Vito Ciancimino e Giuseppe Cerami). e divenendo consigliere comunale di Palermo nel pieno dello scandalo del Sacco di Palermo.

Gli incarichi regionali Alle elezioni regionali del 1967 fu eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana nella sua VI legislatura, nel collegio di Palermo, con più di trentaquattromila preferenze ( di preferenza su di lista pari al 13,92%), nonostante molti dubitassero delle sue possibilità visto che negli stessi anni il padre Bernardo stava venendo coinvolto in un acceso scontro giudiziario con il sociologo Danilo Dolci che lo aveva accusato di collusioni mafiose.

Durante i quattro anni successivi fece parte della Commissione Legislativa regionale, della Giunta per il Regolamento e della Giunta per il Bilancio venendo nominato, cosa inusuale per un deputato di prima nomina, relatore della legge sul bilancio di previsione della regione per l'anno 1970. Fu inoltre membro della Commissione speciale incaricata di riformare la burocrazia regionale, divenendo relatore della legge di riforma.

Sulle pagine del giornale Sicilia Domani, nel giugno 1970, Piersanti denunciò diverse criticità dell'Assemblea regionale. Il primo punto riguardava le pratiche clientelari dei deputati regionali, con una prassi che denominò "provincializzazione" dell'attività della Regione: i deputati regionali, troppo legati al territorio dove venivano eletti, risultavano incapaci di perseguire una linea politica organica per tutta la Sicilia in quanto troppo impegnati nel cercare di ottenere leggi e provvedimenti di spesa a favore dei propri collegi. A questo Mattarella cercava di porre rimedio proponendo una riforma elettorale con collegi più ampi di quelli provinciali. Il secondo punto critico riguardava l'eccessivo numero d'incarichi in Assemblea e Giunta regionale, che riducevano l'efficacia dell'azione di governo: per questo Mattarella proponeva una soluzione con il taglio degli assessorati da dodici a otto e delle commissioni legislative da sette a cinque, chiedendo di prevedere per l'ufficio di presidenza la nomina di due soli vice, un segretario e un questore. Mattarella chiedeva inoltre l'introduzione di criteri di rotazione degli incarichi a cui fossero posti anche dei limiti temporali. Terzo punto debole della regione riguardava la scelta degli assessori regionali, al tempo eletti dall'ARS in una votazione differente da quella del presidente di Regione, generando così un sistema che favoriva gli accordi sottobanco. Per il politico di Castellamare occorreva dunque che fosse il presidente a nominare la giunta, così da poter attingere anche a esterni, lasciando all'Assemblea un unico voto di fiducia da dare a tutta la giunta.

In quegli stessi anni Piersanti Mattarella si fa largo nella DC provinciale e regionale, grazie al sostegno di Aldo Moro e della sua corrente, favorendo l'elezione di Giuseppe D'Angelo alla segreteria regionale del partito. L'azione moralizzatrice di D'Angelo farà approvare al congresso regionale due ordini del giorno: il primo in merito al contrasto degli esattori privati dei tributi pubblici (i potenti cugini Salvo in primis) e il secondo riguardante un impegno più duro contro la mafia.

Sempre in questo periodo Mattarella contribuisce a fondare l'Associazione siciliana amministratori enti locali (ASAEL).

Mattarella verrà rieletto all'Assemblea regionale siciliana nella VII legislatura (1971) con più di quarantamila preferenze e nella VIII legislatura (1976) con quasi sessantamila preferenze, sempre nel collegio elettorale di Palermo.

Dal 1971 al 1978 è assessore regionale alla Presidenza con delega al Bilancio nelle diverse giunte presiedute da Mario Fasino, Vincenzo Giummarra e Angelo Bonfiglio.

L'azione di Mattarella come assessore al Bilancio è subito incisiva: nel 1971 vengono approvati otto rendiconti arretrati e negli anni successivi presenta e fa votare entro i termini di legge i bilanci di previsione evitando la prassi consolidata del ricorso all'esercizio provvisorio. Nella primavera del 1975 su suo impulso viene approvato a larghissima maggioranza, con i voti del PCI, il Piano regionale d'interventi per gli anni 1975-1980 (legge regionale n. 18 del 12 maggio 1975), primo tentativo di programmazione a lungo termine delle risorse regionali..

Il rapporto con Aldo Moro Negli anni 1970 Aldo Moro diventa per Piersanti Mattarella il punto di riferimento nella politica nazionale, quale erede e continuatore della linea storica e politica del cattolicesimo democratico che fu incarnata da Sturzo e da De Gasperi.

In un rapporto di amicizia e di stima via via crescente, Aldo Moro volle infatti che Mattarella, dopo il congresso nazionale del 1976, entrasse nel Consiglio nazionale della DC e, poi, nella Direzione nazionale, facendogli raggiungere una caratura politica da leader della sinistra democristiana siciliana e facendolo divenire punto di riferimento per il partito a livello nazionale.

Nel marzo del 1973 Mattarella riunisce la sua piccola corrente a Palermo, presso l'Hotel Villa Igiea, alla presenza di Aldo Moro, davanti a cui lo stesso Mattarella rivendica alla componente morotea di essere "interprete coerente e responsabile della funzione autenticamente popolare della DC, che non è mai stato un partito dei conservatori o di chi ha tutto conseguito, ma al contrario l'espressione, per la sua vera ispirazione cristiana, dell'esigenza di cambiamento, per il progresso civile, un più accentuato sviluppo democratico, una maggiore giustizia sociale".

Non è sorprendente, quindi, quanto l'agguato di via Fani a Roma prima, con il massacro della scorta di Moro da parte delle Brigate Rosse, e poi l'assassinio del presidente della DC dopo 55 giorni di prigionia, abbiano profondamente turbato Mattarella. La valenza simbolica dell'agguato, nel giorno in cui Moro si stava recando alla Camera dei deputati per il dibattito sulla nascita del nuovo governo Andreotti, che avrebbe visto per la prima volta a livello nazionale il voto favorevole dei comunisti e il loro ingresso in maggioranza, era del tutto evidente e sconvolgente per chi aveva anticipato quel tipo di convergenza politica a livello regionale appena poche settimane prima. Racconterà in proposito Leoluca Orlando, futuro sindaco di Palermo, che di Mattarella era all'epoca consigliere giuridico, quali erano state le sue preoccupazioni all'apprendere del tragico agguato del 16 marzo 1978 e del rapimento del suo maestro politico:

Il presidente della Regione Siciliana sarà poi a Roma, a piazza del Gesù, nella mattinata del 9 maggio 1978 in cui venne ritrovato il corpo di Aldo Moro, disteso nel bagagliaio di una Renault 4 rossa rimasta impressa nella memoria storica nazionale. Mattarella si recò sul posto, nella adiacente via Caetani, insieme ad altri dirigenti democristiani che avevano appreso la notizia, e racconterà sul Giornale di Sicilia dell'11 maggio 1978: «Una mano sollevò una punta della coperta e vidi il volto di Aldo Moro e, durante tutte le complicate e forzatamente lente operazioni degli artificieri, la commozione fu solo superata con la preghiera e con la consapevolezza che il colpo dato alle nostre istituzioni è talmente grave che è indispensabile iniziare subito con razionalità a operare per difenderle». La presidenza della Regione Siciliana

Fu eletto dall'ARS presidente della Regione Siciliana il 9 febbraio 1978 con 77 voti su 100, il risultato più alto della storia dell'Assemblea, . alla guida di una coalizione di centro-sinistra con l'appoggio esterno del Partito Comunista Italiano. Subito dopo l'elezione intervenne in assemblea dichiarando di accettare la carica con riserva e chiedendo che la seduta fosse rinviata. Il 14 marzo 1978, sciogliendo la riserva, dichiarò di accettare la carica di Presidente della Regione e chiese, in considerazione della richiesta del Partito Socialista Italiano impegnato nel proprio congresso regionale, che la seduta venisse rinviata.

Non ci fu però tempo di affrontare i temi programmatici, nei giorni immediatamente successivi, perché l'Assemblea regionale siciliana venne convocata in seduta straordinaria il 17 marzo a seguito del rapimento di Aldo Moro e dell'uccisione dei cinque agenti della scorta da parte delle Brigate Rosse in quello che rimane noto come massacro di via Fani a Roma. In quell'occasione Mattarella rivolse un accorato appello al popolo siciliano per la difesa dello Stato democratico in cui, dopo aver reso omaggio ai caduti, sottolineò:

Nei concitati giorni seguenti Mattarella, entrato in carica il 21 marzo 1978 quale Presidente della Regione Siciliana, pronuncerà le sue dichiarazioni programmatiche nella seduta dell'ARS del 3 aprile 1978, replicando nel dibattito assembleare il 5 aprile 1978.

Forma uno staff di alto profilo che comprende, tra gli altri, Maria Grazia Trizzino come capo di gabinetto, prima donna a ricoprire questo incarico, Rino La Placa, capo della segreteria e futuro deputato regionale, Leoluca Orlando, docente universitario e successivamente sindaco di Palermo, come consigliere giuridico, Salvatore Butera, economista, quale consigliere economico.