Il Granatiere è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina e successivamente della Marina Militare.

Storia Il servizio nella Regia Marina e la seconda guerra mondiale Nel 1939 svolse una crociera lungo le coste della Spagna.

All'inizio della seconda guerra mondiale era caposquadriglia della XIII Squadriglia Cacciatorpediniere, che formava insieme ai gemelli Bersagliere, Fuciliere ed Alpino.

Il 7 luglio 1940, alle 12.35, lasciò Palermo insieme alle unità sezionarie ed alla VII Divisione incrociatori (Eugenio di Savoia, Duca d’Aosta, Attendolo e Montecuccoli), congiungendosi poi con il resto della II Squadra Navale (incrociatore pesante Pola, Divisioni incrociatori I, II e III per un totale di 7 unità e squadriglie cacciatorpediniere IX, X, XI e XII) che, dopo aver funto da forza di appoggio ad un'operazione di convogliamento per la Libia, si unì alla I Squadra e partecipò alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio; tuttavia la VII Divisione (e con essa la XIII Squadriglia) si congiunse in ritardo con il resto della formazione italiana, a scontro già in corso, avendo così un ruolo solo marginale nella battagliaGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. da 172 a 189.

Tra il 30 luglio ed il 1º agosto fornì scorta indiretta – insieme ad Ascari, Bersagliere e Fuciliere, agli incrociatori Pola, Zara, Fiume, Gorizia, Trento, da Barbiano, Alberto di Giussano, Eugenio di Savoia, Duca degli Abruzzi, Attendolo, Montecuccoli ed alle Squadriglie Cacciatorpediniere IX, XII e XV per un totale di 11 unità – a due convogli per la Libia, che videro in mare complessivamente 10 mercantili, 4 cacciatorpediniere e 12 torpediniere.

Intorno a mezzogiorno del 27 novembre salpò da Napoli insieme alle corazzate Giulio Cesare e Vittorio Veneto, al resto della XIII Squadriglia ed alla VII Squadriglia Cacciatorpediniere (Freccia, Dardo, Saetta), prendendo poi parte all'inconclusiva battaglia di Capo TeuladaGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. 231 e ss..

L'8 febbraio 1941 salpò da La Spezia insieme alle altre unità della XIII Squadriglia, alla X Squadriglia (Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco) ed alle corazzate Vittorio Veneto, Cesare e Doria per intercettare la formazione britannica diretta a Genova per bombardare tale città; l'indomani la squadra italiana si congiunse alla III Divisione incrociatori (Trento, Trieste, Bolzano) che con i cacciatorpediniere Carabiniere e Corazziere era partita da Messina, ma non riuscì né ad impedire il bombardamento, né ad individuare le navi inglesiGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. 253 e ss..

Nella mattina del 27 marzo rimpiazzò, con il resto della XIII Squadriglia, la X Squadriglia (Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco) nella scorta della corazzata Vittorio Veneto, che con varie altre unità – Divisioni incrociatori I (Zara, Pola, Fiume), III (Trento, Trieste, Bolzano) e VIII (Garibaldi e Duca degli Abruzzi), Squadriglie cacciatorpediniere IX (Alfieri, Oriani, Gioberti, Carducci), XVI (Da Recco, Pessagno), XII (Corazziere, Carabiniere, Ascari) – destinata a partecipare all'operazione «Gaudo», poi sfociata nella disastrosa battaglia di Capo Matapan, conclusasi con la perdita di tutta la I Divisione e dei cacciatorpediniere Alfieri e CarducciGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. 286 e ss.. Durante tale battaglia le navi della XIII Squadriglia scortarono la Vittorio Veneto, danneggiata da un aerosilurante, difendendola con il proprio fuoco contraereo.

Dal 19 al 21 maggio, funse da scorta indiretta, insieme agli incrociatori Duca degli Abruzzi e Garibaldi ed ai cacciatorpediniere Bersagliere ed Alpino, ad un convoglio per Tripoli (mercantili Preussen, Sparta, Capo Orso, Castelverde e Motia, navi cisterna Panuco e Superga, cacciatorpediniere Euro, Folgore, Fulmine, Strale e Turbine); il convoglio giunse a destinazione senza perdite, nonostante attacchi subacquei.

Il 3 giugno prese il mare da Palermo per far parte, insieme a Bersagliere, Fuciliere ed Alpino ed agli incrociatori Duca degli Abruzzi e Garibaldi, della scorta indiretta del convoglio «Aquitania» (mercantili Aquitania, Caffaro, Nirvo, Montello, Beatrice Costa e la nave cisterna Pozarica, in rotta Napoli-Tripoli con la scorta dei cacciatorpediniere Dardo, Aviere, Geniere e Camicia Nera e della torpediniera Missori); il 4 giugno, mentre le navi si trovavano ad una ventina di miglia dalle isole Kerkennah, furono attaccate da aerei che colpirono il Montello, che esplose senza lasciare superstiti, e la Beatrice Costa, che, irrimediabilmente danneggiata, dovette essere abbandonata ed affondata dal Camicia NeraGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. 469-470.

Il 28 luglio uscì in mare unitamente al Bersagliere ed all'VIII Divisione incrociatori (Garibaldi e Montecuccoli) per proteggere gli otto convogli in navigazione tra Italia e Libia; un sommergibile inglese silurò il Garibaldi, arrecandogli gravi danniGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 475.

Il 24 settembre 1941, insieme a Bersagliere, Fuciliere e ad un altro cacciatorpediniere aggregato alla XIII Squadriglia, il Gioberti) lasciò Napoli insieme alle corazzate Vittorio Veneto e Littorio ed alla XIV Squadriglia Cacciatorpediniere (Folgore, da Recco, Pessagno) per intercettare un convoglio britannico, ma non vi riuscì.

L'8 ottobre, alle 22.20, salpò da Napoli per scortare in Libia, insieme a Bersagliere, Fuciliere ed Alpino (sui poi si aggiunse la vecchia torpediniera Cascino proveniente da Trapani), il convoglio «Giulia», composto dalla nave cisterna Proserpina e dai trasporti Giulia, Bainsizza, Nirvo, Zena e Casaregis; il Bainsizza ed il Nirvo, colti da avarie, dovettero però riparare a Trapani mentre il 12 ottobre, alle 22.25, aerosiluranti inglesi dell'830° Squadron attaccarono il convoglio ed affondarono lo Zena ed il Casaregis (rispettivamente in 34°52' N e 12°22' E e 34°10' N e 12°38' E): il convoglio «Giulia» fu il primo convoglio a cadere vittima delle decrittazioni operate dall'organizzazione Ultra.

Nella mattinata dell'8 novembre 1941 il Granatiere salpò da Messina insieme alla III Divisione (Trento e Trieste) e ad Alpino, Fuciliere e Bersagliere per fungere da scorta indiretta del convoglio «Duisburg»: tale convoglio, formato dai trasporti Duisburg, San Marco, Sagitta, Maria, Rina Corrado, Conte di Misurata e Minatitlan (con a bordo in tutto 34.473 t di rifornimenti, 389 automezzi, 243 uomini) era diretto a Tripoli con la scorta dei cacciatorpediniere Maestrale, Grecale, Libeccio, Fulmine, Euro ed Alfredo OrianiGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. 482 e ss.Alberto Santoni su Storia Militare n. 207 – dicembre 2010, p. 24-25. Nella notte successiva, il convoglio fu attaccato e distrutto dalla "Forza K" britannica (incrociatori leggeri Aurora e Penelope e cacciatorpediniere Lance e Lively): vennero affondati tutti i mercantili e il Fulmine, mentre il Grecale riportò gravi danni. Il Granatiere non ebbe alcuna parte nel combattimento.

Il 21 novembre 1941 uscì in mare per scortare a Messina, insieme all'incrociatore leggero Garibaldi, ai cacciatorpediniere Vivaldi, da Noli, Alpino, Fuciliere, Corazziere e Carabiniere ed alla torpediniera Perseo, l'incrociatore leggero Duca degli Abruzzi, gravemente danneggiato da aerosiluranti durante una missione di scorta indiretta a due convogli per la Libia.

Alle 17.40 del 13 dicembre salpò da Taranto insieme alle corazzate Littorio e Vittorio Veneto, ai tre cacciatorpediniere sezionari ed alle torpediniere Centauro e Clio (formazione poi rinforzata con l'invio dei cacciatorpediniere Vivaldi, Malocello, da Recco, da Noli e Zeno) fungere da forza di copertura dell'operazione «M 41» (tre convogli per la Libia composti da 6 mercantili, 5 cacciatorpediniere ed una torpediniera), che però fu funestata dagli attacchi sottomarini, che affondarono due trasporti (il Fabio Filzi ed il Carlo del Greco) e danneggiarono seriamente la corazzata Vittorio Veneto.

Il 16 dicembre fece parte, insieme alle corazzate Andrea Doria, Giulio Cesare e Littorio, agli incrociatori pesanti Trento e Gorizia ed ai cacciatorpediniere Bersagliere, Maestrale, Fuciliere, Alpino, Corazziere, Carabiniere, Oriani, Gioberti ed Usodimare, della forza di appoggio all'operazione di convogliamento per la Libia «M 42» (due convogli composti in tutto dai mercantili Monginevro, Napoli, Ankara e Vettor Pisani scortati dai cacciatorpediniere Saetta, Da Recco, Vivaldi, Da Noli, Malocello, Pessagno e Zeno, entrambi partiti da Taranto e diretti a Bengasi – l’Ankara ed il Saetta – e Tripoli – le altre unità –); le navi giunsero indenni a destinazione il 18, mentre il gruppo d'appoggio prese parte ad un inconclusivo scontro con una formazione britannica che prese il nome di prima battaglia della Sirte, nella quale comunque il Granatiere non ebbe un particolare ruoloGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 342 e ss.. Dopo la fine della battaglia, intorno alle sei del mattino del 18 dicembre, il Granatiere, mentre manovrava ad alta velocità, entrò in collisione con il Corazziere: entrambe le navi ebbero vittime (sul Granatiere ci furono, a seconda delle fonti, dai 3 ai 20 morti. Sono comunque evidenti alcuni errori nell'inquadramento dell'episodi, quali la sua collocazione durante la battaglia di Capo Matapan e l'attribuzione dello speronamento ad una nave nemica.) e danni gravissimi con la reciproca asportazione della prua, dovendo rientrare a rimorchio a Navarino, dove, dopo iniziali riparazioni, proseguì per TarantoGianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 219Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 346.

I successivi lavori di riparazione e ricostruzione della prua furono molto lunghi, protraendosi sino al settembre 1942. Nel corso di tali lavori il Granatiere subì anche modifiche quali l'eliminazione del pezzo illuminante e l'imbarco di 4 mitragliere da 20 mm.

Alle 22.15 del 15 novembre il Granatiere ed il Bersagliere lasciarono Taranto di scorta alla grande e moderna motonave cisterna Giulio Giordani: si trattava dell'ultima nave cisterna inviata in Libia, con un vitale carico di 7400 tonnellate di carburante e 35 di lubrificantiGiorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 533-534. Alle otto di sera del 17 novembre aerosiluranti britannici, informati dall'organizzazione Ultra, attaccarono il convoglio a settentrione di Misurata: Granatiere e Bersagliere cercarono di occultare la grossa motocisterna nelle cortine fumogene, ma due siluri la centrarono trasformandola in un rogoAldo Cocchia, Convogli. Un marinaio in guerra 1940-1942, p. 291. Il Granatiere trasmise alla base il seguente messaggio «Petroliera colpita sta affondando, rimango zona per ricuperare naufraghi fino all'alba» cui Supermarina rispose «Tentate con ogni mezzo salvataggio petroliera. Se affonda, ultimato recupero naufraghi, dirigete Messina per rotta levante aut ponente secondo condizioni mare. Nessuna possibilità rifornimento Tripoli». Dopo inutili tentativi di salvataggio della nave ai due cacciatorpediniere non rimase che raccoglierne i naufraghi e rientrare alla base.

Il 22 marzo 1943 il Granatiere fu colpito e seriamente danneggiato durante un pesante bombardamento aereo statunitense su Palermo: rimasero uccisi 42 uomini dell'equipaggio della nave, mentre altri 24 furono feriti.