Biografia Una vita da educatore e da oppositore politico all' Austria Bartolomeo Venturini nacque a Magasa il 10 marzo 1822 da Giovanni Andrea di Bortolo, di professione contadino, e da Elena Mazza, nella casa patriarcale di via XXIV maggio. La famiglia in cui Bartolomeo crebbe, primo di due fratelli, gli fornì principi cattolici. Il ragazzo si dimostrò di buona intelligenza e decisamente orientato allo studio al punto che poté usufruire della formazione pubblica gratuita fornita dal Legato di Sebastiano Paride Lodron che dal 1600 permetteva a sei chierici della Val Vestino di accedere al seminario-ginnasio di Salò. Pertanto percorse con profitto i suoi studi ginnasiali parte a Salò presso il citato istituto Lodron o seminario di Santa Giustina e parte a Trento presso il seminario vescovile, dove pure assolse il corso teologico e fu ordinato sacerdote il 15 luglio 1845. Esordì nella sua vita sacerdotale quale cooperatore a Ala di Trento, ma notato per il suo ingegno e la disposizione all'istruzione fu nominato professore di religione dell'Imperial Regio Ginnasio di Rovereto. Ottenuta la laurea presso l'università di Padova in scienze umanistiche, si dedicò all'insegnamento scolastico sempre nello stesso Istituto dopo aver superato l'esame della commissione scolastica di Innsbruck abilitante all'insegnamento nelle scuole superiori dell'impero. Insegnante catechista, di italiano, latino e aritmetica furono tra i tanti suoi discepoli, nel periodo compreso fra il 1852 e il 1855 Paolo Cortella di StoroNato nella possidente famiglia Cortella di Storo, emigrò giovane a Brescia dopo aver disertato l'esercito austriaco. Di idee liberali combatté con Giuseppe Garibaldi nell'esercito meridionale del 1860 nella Brigata "Bologna" a Caiazzo, nel 1866 fu tenente nella 12 Compagnia del 2 Reggimento Volontari Italiani nell'invasione del Trentino e nel 1867 fu capitano nella campagna dell'Agro Romano., futuro ufficiale garibaldino nell'esercito meridionale e nell'invasione trentina di Giuseppe Garibaldi nel 1866, Antonio Giuseppe AndreoliAntonio Andreoli nacque a Turano di Valvestino il 14 maggio 1835 e vi morì il 29 aprile del 1897. Fu parroco a Lodrone nel 1866 e dal 1879 al 1892 a Turano., Pietro AndreoliNacque a Moerna il 1º agosto del 1833 e mori il 2 febbraio del 1907. Studiò dapprima presso il Convitto seminario di Santa Giustina a Salò, a Rovereto e presso il seminario vescovile di Trento. Dal 1860 al 1871 fu curato a Pinzolo beneficiato della Chiesa di San Lorenzo. Ebbe come cooperatore don Valentino Collini. Tenne per primo un registro di cronache e memorie locali. Trascrisse fedelmente i documenti con l'aggiunta di qualche commento e qualche riferimento storico sulle chiese di Pinzolo, all'erezione della curazia, alle antiche confraternite, riprese dalle pergamene e da antichi documenti conservati nell'archivio della parrocchia di Pinzolo. e Pietro Viani di MoernaNacque a Moerna il 24 ottobre del 1830 e morì il 3 ottobre del 1888. Fu curato di Bezzecca dal 1870 al 1874 beneficiato della chiesa di Santo Stefano. Nel 1874 ricevette il beneficio parrocchiale della chiesa di san Bartolameo in Canal San Bovo. in Val Vestino, futuri sacerdoti, e il giovane Oreste Barattieri di Condino che diventerà garibaldino e generale; nel 1858 Tommaso Mazza di Magasa e Pietro Fiorini di Gargnano, futuro avvocato mentre sua collega sarà Giacomo Stefani di Magasa insegnante supplente. Il 3 maggio 1852 fu tra i componenti della commissione esaminatrice del ginnasio che conferì l'attestato di maturità a Pietro Porta di Moerna di Valvestino che poi diventerà un devoto sacerdote e un noto botanico di fama europea. Nel 1853 fu nominato membro dell'Accademia Roveretana degli Agiati e tra il 1859 e il 1861 ne fu segretario agli atti, per lo più assente, fu sostituito e i verbali furono stilati da Francesco Fiorio. Di idee liberaleggianti, tra il 1854 e il 1858 fu in relazione con il roveretano Francesco Antonio Marsilli, significativo esponente del liberalismo trentino di metà Ottocento nonché letterato, membro della roveretana Accademia degli Agiati e fervente sostenitore del diritto ad una maggiore autonomia della zona di lingua italiana del sud Tirolo austriaco. Conobbe il filosofo e sacerdote Antonio Rosmini e ne tenne dopo la sua morte un elogio pubblico e una testimonianza con il dottor Antonio BalistaIl dottor Antonio Balista (Riva del Garda 1808 - Rovereto 1886) fu medico, consigliere comunale, podestà di Rovereto, socio dell'Accademia roveretana degli Agiati, e studiosoFrancesco Paoli, "Della vita di Antonio Rosmini-Serbati", Memorie, parte 2, 1884.. Il 14 dicembre 1855, nominato assieme a tre altri membri dell'Accademia degli Agiati di Rovereto stessa «ad oggetto che essa debba in tempo accettevole prendere tutte le necessarie misure a solennizzare condegnamente la funebre commemorazione della morte dell'emerito suo predecessore il sommo filosofo don Antonio de' Rosmini-Serbati». Fu curatore dell'istituto Lodron di Salò assicurandosi di eseguire le volontà dell'antico testatore Sebastiano Paride Lodron e la gestione del patrimonio a fini educativi dei giovani della Val Vestino.
Il suo nome compare per la prima volta nel cronache nelle 1859, nel pieno della seconda guerra di indipendenza. Il Trentino era allora in prima linea nella lotta per l’unità e l’indipendenza italiana dagli Asburgo ed in seguito al clima patriottico che si era instaurato per la vittoria delle truppe franco-piemontesi a San Martino e Solferino che portarono all'armistizio di Villafranca, gli studenti del Ginnasio organizzarono una rappresentazione teatrale e ad essi fu permesso sotto la responsabilità dei professori don Giovanni Cimadomo di Borgo Sacco, don Giovanni Bertanza di Limone sul Garda(Limone, 2 gennaio 1810 - 5 luglio 1889). Rimasto orfano, si trasferì a Rovereto dove compì i primi studi che finì nel Seminario di Trento dove fu ordinato sacerdote il 13 giugno 1831. Dopo alcuni mesi di cura d'anime a Brentonico assunse nel 1835 la carica di insegnante di umanità nel ginnasio-liceo di Rovereto, che tenne fino al 1860 quando fu posto in pensione perché la sua opera non fu trovata da parte del governo austriaco politicamente "troppo rassicurante". In effetti nel 1847 aveva preso parte del Congresso dei dotti di Venezia e nel 1848 era diventato segretario del Comitato nazionale di Rovereto, rivelando il suo acceso patriottismo. Benché ridotto in povertà il 15 luglio 1861 lesse come presidente dell'Accademia degli Agiati di Rovereto una comunicazione biografica di Francesco Antonio Marsilli, che lo mise sotto accusa della polizia austriaca. Per evitare il carcere il 28 marzo 1864 riparò a Limone. Dopo aver ricusato la nomina di professore nel liceo di Trapani, accettò quella di insegnante nel ginnasio di Salò. Con l'amnistia per i reati politici promulgata dal governo austriaco il 3 agosto 1867 tornò a Rovereto, dove fu bibliotecario civico, direttore del coro di San Marco. Era stato amico di Antonio Rosmini che egli venerò come un santo. Scrisse: "Versi, brindisi e romanze ed Epitalami" (per nozze); "Il canto di Abacucco profeta, fatto italiano" (Ib. 1840), Necrologie (di mons. P. Emanuele Sardagna, 1842, di don G.B. Manfrini, 1842), "Prospetto della storia del ginnasio Roveretano" (Ib. 1851); "Considerazioni morali ed estetiche sulla letteratura e in particolare sulla scuola di Ugo Foscolo" (1853); "La eloquenza del Vangelo, Cantico (1863)", "I castelli del Medioevo (1880)", "Della educazione umana" (1860); "Le Omelie di S. Giovanni Crisostomo" (1864); "La storia roveretana" (1965)., noto ex rivoluzionario del 1848 che era solito dichiarare: " È colpa nostra se nel 1848 il colpo non è riuscito: a noi tocca preparare la gioventù per una nuova riscossa " , e don Venturini di portare una margherita tricolore all'occhiello del bavero della giacca. Il conte Karl Sigmund von Hohenwart, nuovo governatore austriaco di Trento nel 1860, in base ai rapporti di polizia e di confidenti passò in rassegna le opinioni politiche degli insegnanti delle scuole governative ginnasiali di Trento e Rovereto tramite un'inchiesta. Al termine di essa, a Trento sospese il direttore del ginnasio dall'insegnamento mentre dall'indagine al ginnasio di Rovereto scaturiva che il professor Venturini, ritenuto dai più uno dei migliori insegnanti dell'istituto, era "noto per le sue perverse opinioni politiche e per il suo influsso dannoso sui giovani...nemico furbo matricolato del Governo...uomo che dimentica anche la sua qualità di prete e di insegnante di religione"Antonio Zieger, La lotta del Trentino per l’unità e per l’indipendenza (1850-1861), 1936, pagina 141. e così nel marzo del 1860 l'Imperial Regio Governo austriaco vista la slealtà dei docenti nei confronti dell'Impero asburgico, inviò una protesta formale al principe vescovo Tschiderer affinché volesse rimuovere il professor Venturini dall'istruzione religiosa agli studenti ritenendolo responsabile di quanto accaduto nella rappresentazione studentesca e del mancato invito agli ufficiali austriaci.
Il vescovo de Tschiderer, noto per le sue idee filoasburgiche e antiliberali, senza cercare di conoscere il fatto e ascoltare la versione del Venturini, passò il dispaccio al decano di Rovereto monsignor Antonio Strosio, arciprete decano di San Marco in Rovereto e strenuo difensore di Antonio Rosmini, che ripugnante lo consegnò al VenturiniLivio Marchetti, Il Trentino nel risorgimento, 1913.. Don Venturini e don Bertanza, furono rimossi dall’impiego per sospetto d’italianità: il primo licenziato senza che fosse intrapresa una regolare procedura disciplinare e il secondo costretto al pensionamento dopo 25 anni di servizio irreprensibile con la paga ridotta della metà dell'ammontare complessivo. Quasi nel medesimo tempo alcuni studenti ginnasiali coinvolti nei festeggiamenti subirono la stessa sorte, vennero espulsi da tutte le scuole dell'Impero sotto la taccia di propaganda antiaustriaca. Non mancarono voci nella cittadina che attribuirono il fatto a una denuncia fatta da qualche collega dei colpiti. Il fatto suscitò scalpore e commozione e tutte le autorità cittadine e il Municipio s'interessano inutilmente con il governo tirolese per evitare ai due il licenziamento.
I due professori privati di ogni sostentamento economico e caduti in miseria, ebbero dalle famiglie dei loro allievi calorosissime manifestazioni di carità, d’affetto e di consenso: tutti andarono a gara per procurar loro lezioni private e per soccorrerli e confortarli nella sventura occorsa. Il professor Bertanza era il più anziano dei professori del ginnasio, ed anche il più conosciuto e il più amato. Aveva a carico suo, oltre la vecchia madre, una sorella nubile, la nuora di un fratello suo con un figlio e un altro figlio di una sorella. Anche Venturini si trovò improvvisamente in ristrettezze economiche non potendo contare sull'aiuto della sua famiglia di poveri contadini. Nonostante tutto, essi ebbero cordiale aiuto morale e materiale dalla popolazione roveretana al punto che questa voleva protestare pubblicamente contro la decisione governativa. Gli studenti di Rovereto, che ogni anno, durante il carnevale, erano usi inscenare una rappresentazione teatrale, manifestarono la loro solidarietà rinunciando in segno di lutto e per evitare la presenza di ufficiali austriaci fra gli spettatori. Contemporaneamente vari impiegati amministrativi furono trasferiti e lo stesso vescovo de Tschiderer fu invitato a giustificarsi e a dare spiegazioni all'arciduca Francesco Giuseppe I d'Austria sulla condotta del clero. Egli cercò di salvare il suo seminario con asserzioni generiche e vaghe: ma le giustificazioni date non trovarono molto credito presso il governatore che interessò direttamente il ministero viennese del culto, dell'istruzione e quello dell'InternoAntonio Zieger, La lotta del Trentino per l’unità e per l’indipendenza (1850-1861), 1936..