Ciociaria (AFI: ), meno comunemente Cioceria, è il nome con cui nell'Ottocento erano chiamati alcuni territori tra l'odierno Lazio e la Campania (antica Terra di Lavoro), senza limiti geografici ben definitiRoberto Almagià nellEnciclopedia italiana definisce la Ciociaria non solo come «regione indefinita», ma anche «priva di una propria individualità». Almagià R., Enciclopedia italiana, vol. X, Roma 1931, p. 384.. A partire dal ventennio fascista lo stesso nome è impropriamente usato dalla stampa locale, da associazioni promozionali e manifestazioni folcloristiche come sinonimo di provincia di Frosinone e dell'insieme delle tradizioni popolari del suo territorioAlonzi L., Il concetto di Ciociaria dalla costituzione della provincia di Frosinone a oggi, in «L'Italia ritagliata. L'identità storico-culturale delle regioni: il caso del Lazio meridionale ed orientale», Società Geografica Italiana, Roma 1997 (gli atti del congresso sono inediti ma delle anticipazioni sono state pubblicate in Arnone Sipari L., Spirito rotariano e impegno associativo nel Lazio meridionale: i Rotary Club di Frosinone, Cassino e Fiuggi, 1959-2005, Università degli Studi di Cassino, Cassino 2005, pp. 33-36).Vita ciociara , associazione culturale]. L'identificazione della Ciociaria con il territorio della provincia è fatta propria dalla stessa azienda di promozione turistica della provincia di Frosinone.

Geografia Come accade per molte denominazioni popolari, una descrizione geoantropica della Ciociaria che definisca i suoi confini e delle sue millantate peculiarità etniche non è mai stata veramente fornita. Il territorio interessato è sempre stato storicamente e amministrativamente denominato Latium adiectum, Campagna e Marittima o Campagna di Roma (queste due ultime denominazioni derivano dal nome dell'antica provincia romana di Campania) e gli studi storiografici e demologici che portarono alla luce gli aspetti sociali dei cosiddetti ciociari, all'inizio del XIX secolo, trattano la questione in modo marginale, senza disporre di documentazioni precise.

Il primo tentativo di dare un carattere scientifico alla questione fu fatto solo nel 1916 da Adele Bianchi che, in una pubblicazione dell'istituto geografico De Agostini, suggerì che «la Ciociaria comprende l'ampia Valle del Sacco, i Monti Ernici, il versante interno degli Ausoni e parte dei Lepini», grossomodo il circondario di FrosinoneBianchi A., La Ciocieria. Monografia corografica, in «La Geografia», vol. IV, 1916, pp. 85-99 e 230-252.. Pochi anni più tardi lo studio fu ripreso da alcuni intellettuali fascisti frusinati le cui tesi geografiche e etnologiche furono anche bandiera delle loro idee politiche, e che arrivarono a costruire l'antropologia di una «razza ciociara»«il tipo del Lazio Meridionale è dato in prevalenza dal "ciociaro" dalle membra vigorose e flessibili, dal viso regolare col naso dritto o leggermente curvo, gli occhi grandi e neri, la capigliatura folta, le sopracciglia marcate, l'aspetto fiero ma insieme dolce. Le donne godono fama di grande bellezza per vigore e nobilità dei lineamenti, la carnaggione binachissima, gli occhi profondi, le spalle e i fianchi robusti ma perfetti, l'incedere maestoso». Quadrotta G., Introduzione, in Pocino W., I Ciociari, Roma 1961, p. 14., apportando nuova confusione al problema.

Nel 1930 l'«Enciclopedia Italiana» riprese e rielaborò gli studi della Bianchi, considerando però Ciociaria anche parte del circondario di Sora e la valle del Gari e, discostandosi dalle opinioni degli 'intellettuali fascisti frusinati', ritenne esplicitamente l'area geografica descritta «priva di una propria individualità». Dal secondo dopoguerra invece, poiché nel Lazio fu conservato l'assetto amministrativo del regime, col termine "ciociaro" i governi locali promossero l'identità provinciale frusinate, e fu sollevato da diversi autori il problema di individuare se esistesse anche una «regione storica» ciociara e quali fossero le sue caratteristiche ed i suoi limiti; costoro avanzarono poi soluzioni molto divergenti fra loro.

Le analisi antropologiche e toponomastiche, pubblicate dai primi anni sessanta furono tanto contraddittorie che si arrivò ad identificare la Ciociaria ora col territorio fra il Liri e i Castelli romaniDi quest'opinione anche l'artista frusinate Anton Giulio Bragaglia che nella prefazione a «I Ciociari, dizionario biografico» (Roma 1961) di Willy Pocino, individua il confine settentrionale della Ciociaria nel corso del fiume Aniene registrando inoltre che con ciociari a Roma si etichettano anche gli abitanti di paesi del sublacense. ora con parte dell'antica provincia pontificia di Campagna e MarittimaMerlini F., Grande Dizionario Enciclopedico, IV, Torino 1969, p. 117, s.v. «Ciociaria»., o persino con l'intera provincia di Frosinone o buona parte del Lazio meridionale. Altri studiosi, infatti, considerano la "Grande Ciociaria" come tutto il Lazio meridionale, includendo in essa le province di Latina e Frosinone per intero.

Distinzioni territoriali

Le caratteristiche sociali ed urbanistiche che caratterizzarono i paesi e le città tra Roma e Capua hanno spesso indotto alcuni autori a ricercare in miti locali e nella omogeneità economica e sociale del territorio una qualche imprecisa peculiarità fino al Bragaglia che evocava addirittura un «Regno Ciociaro»Bragaglia A. G., Cioce con le ali in Ciociaria, Amministrazione Provinciale di Frosinone, Frosinone 1957).

Sempre il Bragaglia ricorda: «per fortuna la terra nostra sta sempre sotto il segno di Circe».Bragaglia A. G., Ciociaria, Amministrazione provinciale di Frosinone, Frosinone 1957L'archeologo Giuseppe Marchetti Longhi ritiene che i confini della moderna Ciociaria coincidano con quelli dell'ex Circondario di Frosinone includendo però anche alcuni comuni dell'ex Circondario di Velletri; «alla confluenza delle due valli: del Cosa e, la maggiore, del Sacco, possiamo panoramicamente comprendere la zona, che chiamiamo Ciociaria».

L'antico Latium adjectum sarebbe quindi l'odierna Ciociaria, dice poi lo studioso, e la «civiltà» delle mura pelasgiche con l'uso della ciocia i fattori storici che contraddistinguerebbero questa parte del LazioMarchetti Longhi G., La Ciociaria dal V all'XI secolo, in «La Ciociaria. Storia. Arte. Costume.», Editalia, Roma 1972, p. 79). Nel Medioevo infine si stabilirono quei confini che fino all'unità d'Italia delimitavano le amministrazioni del Lazio. Dopo una serie di conflitti che videro contrapposti Bizantini e Longobardi prima, Stato Pontificio e Regno di Napoli poi, il fiume Liri e parte degli monti Ausoni divennero un confine che tagliava in due le attuali province di Frosinone e di Latina e che segnò fortemente le direttrici di sviluppo e modernizzazione, di fatto però più debole nel separare le identità culturali«Atlante Storico Garzanti», A. Garzanti Ed., Milano 1974..

Documentazione Il più antico documento che testimonia l'uso del nome Ciociaria per indicare una regione fisica risale al XVII secolo e consiste in un manoscritto in cui è registrato il toponimo CiocciarìaBeranger E. M. & Sigismondi F., Un inedito documento cartografico sulla Valle di Comino, in Il ducato di Alvito nell'Età dei Gallio, I (Atti), Banca della Ciociaria, Alvito 1997, pp. 37-52. Gli autori registrano la presenza, nella Biblioteca Apostolica Vaticana, di una descrizione cartografica dal titolo Descrizione della Ciocciaria e della provincia marittima, ancora oggi inedita.. Non esistono invece documenti nel regno di Napoli o in Terra di Lavoro che attestino l'espressione geografica entro i confini delle Due Sicilie e, nonostante il documento vaticano, per lungo tempo le fonti storiche tacciono. Perché l'espressione geografica diventi nota a scrittori, storici ed intellettuali si deve aspettare il pieno evo moderno.

Nei testi e nella letteratura per la prima volta si parla di Ciocerìa dal 1833, così si ritiene che il toponimo sia effettivamente entrato nell'uso comune, senza precise connotazioni geografiche, a partire dalle invasioni francesi nello Stato Pontificio, quando fu istituito anche nelle province romane l'obbligo di prestare il servizio di leva, situazione che portò a Roma i contadini e pastori delle periferie, che in città furono denominati, in base ai loro costumi, ciociàri (dalla ciocia)Scotoni L., Un nome territoriale recente: la Ciociaria (Lazio), in «La geografia delle scuole», XXII (1977), n° 4, pp. 199-207..

A partire dal XVIII secolo il termine a Roma divenne d'uso comune, con cui si appellavano gli abitanti di alcuni comuni non assimilabili direttamente all'economia della capitale, prevalentemente collocati a sud della valle del Tevere, in evocazioni generiche delle tradizioni del Lazio. I toponimi Campagna di Roma e Campagna e Marittima che ricalcano direttamente il nome imperiale Campania, con cui erano conosciuti alcuni territori della Regio I, furono però da sempre le uniche denominazioni adottate per indicare i territori del Lazio meridionale, assieme al classicheggiante Latium dei cartografi e degli umanistiNella galleria delle Mappe del Vaticano la Campagna di Roma è rappresentata assieme alla Sabina sotto la denominazione classica di Latium et Sabina.

La mappa risale al 1636, commissionata sotto il pontificato di Urbano VIII, e fu realizzata da Luca Holstenio che coprì il precedente lavoro di Ignazio Danti. Nel 1602 Giovanni Antonio Magini disegnava invece una mappa della Campagna di Roma identificandola con l'antico Latium. Nel 1595 Abraham Ortelius digegnava una carta del Latium in cui distingueva un Latium vetus nel territorio dei Castelli Romani e un Latium novum fra questi e il fiume Liri. Cfr. la carta del Magini . Almagià R., Le pitture murali della Galleria delle carte geografiche, in «Monumenta Cartographica Vaticana», Città del Vaticano 1952.Il Latium cartografico degli umanisti, compreso entro i confini pontifici, faceva riferimento ad un passo di Strabone (V, 4) e di Plinio (III, 9) nei quali si distinguono il Latium Antiquum dal Novum:

Nell'uso ufficiale romano la Regio I però è sempre connotata come Campania, almeno dal II secolo fino alla riforma territoriale di Diocleziano e al basso medioevo. Migliorati L., La storia antica, in «Atlante storico-politico del Lazio», Laterza ed., 1996, p. 23-25. e, successivamente nei territori del regno delle Due Sicilie, al toponimo Terra di Lavoro, fino al 1927. L'aggettivo campanino era inoltre il vocabolo con cui si qualificavano gli abitanti della Campagna e con cui si indicava tutto ciò che riguardava l'omonima provincia pontificia, con pertinenza geografica ed amministrativaMuratori L. A., Antiquitates Italicae Medii Aevii, vol. I, Arezzo 1773, pp. 282-283.«Atlante Storico Mondiale», De Agostini, Novara 1993.Pagano G., Pietro delle Vigne in relazione col suo secolo, ne «Il propugnatore», XVI parte II, Gaetano Romagnoli ed., Bologna 1883, p. 19.

Ciociaria «pastorale»

Una primitiva sistemazione geografica, della fine del XIX secolo, è tracciata nell'opera di uno storico romano, dove si accenna vagamente alla Ciociaria così come si conosceva nello Stato Pontificio. David Silvagni, che però non si interessa direttamente del problema, ne «La Corte Pontificia e la Società Romana» fa propria un'interpretazione di Carlo Maria CurciCurci C. M., Il vaticano regio, Fratelli Benesci Editori, Roma-Firenze 1883, p. 279, e sull'orme di costui nota che «è la parte più montuosa e incolta del circondario di Frosinone e Sora», cioè i Monti Ernici del Lazio odierno, ma poi chiama «ciociari» tutti i cardinali originari delle diocesi cattoliche tra Anagni e Terracina, evitando l'accezione sociale che aveva avuto fino ad allora il nome popolare dei pastori laziali.